Capodanno. Quale concerto? (Conosce la partitura?)

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marcob35
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Capodanno. Quale concerto? (Conosce la partitura?)

Messaggio da marcob35 » 03 gen 2019 15:14

Capodanno è il giorno dei concerti. Il giorno dei concerti di Capodanno. Di ogni foggia, taglia, misura.
Extra-lusso, lusso, standard, parrocchiale, fate-un-po'-come-ve-pare. Basta sia Concerto di Capodanno.
Di solito con Marcia di Radetzky alla fine, accompagnata sempre male dal pubblico, nonostante gli sforzi dei maestri direttori. Palermo o Cortina, Decimomannu o San Daniele del Friuli (almeno c'è il prosciutto).
All'estero ovunque, Vienna ovviamente ma contarli crediamo sia impossibile, sebbene quasi tutti discendano dalla città imperiale. Ci provano in mille, anno dopo anno, ad usura ed usurati: che sia Gelmetti o una star internazionale, fa lo stesso. Va bene allo stato puro (valzer e polche) o fritto misto con "Libiam libiamo" (sempre battere le mani, fuori tempo, please!).

C'è la versione anche seria, senza fronzoli, con una sana sinfonia romantica in Laguna o terraferma, ma sempre Concerto di Capodanno sarà e dovrà essere.
Con collegamenti radio e televisivi, mondovisione e repliche sparse tanto che il palinsesto delle emittenti, il primo dell'anno è un rifrullo di quelle trasmissioni, in diretta, in differita, in replica.

In Italia però-dal 2004 (auspice Berlusconi via il giornalista Fabrizio del Noce)-la concorrenza di quello veneziano ha preso via via il volo, sebbene le prime edizioni lasciassero molto a desiderare, nonostante i nomi illustri come direttori e cantanti.
Era la consistenza stessa dell'evento, la sua "diversità" a creare i due opposti partiti di "filo-viennesi" e "filo-serenissimi", con qualcuno che cercava di stare nel mezzo, aiutato dai videoregistratori o repliche.

Il succo della faccenda è noto a chi comunque è lì, il primo gennaio, in terra austriaca o italiana (ma il caso vuole che Venezia non sia poi tanto lontana-non solo geograficamente-da quell'altra città).
Ogni anno le due fazioni sui Social denigrano il concerto non gradito, vantando i pregi del proprio preferito. Se gli uni criticano l'apparenza seriosa di Beethoven o Dvorak ma guarnita di va' pensieri e coppe violette, gli altri asseriscono-con forza (ed una punta di verità data dell'illustre passato)-che solo e soltanto gli Strauss del valzer abbian dignità nella circostanza (e i Filarmonici viennesi ci tengono moltissimo a quel concertone).

Poi la differenza viene fatta anche dal maestro direttore che nel caso di Vienna, varia con le dinamiche note e che ha consentito nel tempo di vedere una rassegna super illustre scorrere sul podio. Abbado, Mehta, Muti, Karajan, Keliber (sì, Carlos, quello che a Firenze se lo dimenticano di proposito ma lo sanno, eh!).
Quest'anno è stato punto del contendere il superbo Christian Thielemann che apprezzatissimo per i più, ha invece altri super-annoiato anche se (dicono i non-amici) è bravo e tutto, ma "non mi dice nulla": e la critica finisce lì, mentre si dovrebbe dire molto puntualmente in "cosa" non va, e dove e per come, altrimenti la critica non serve a un bel niente. Livello stadio.

Non nuova la memoria per questo sito, ancora ricorderò cosa mi accadde-io ventenne-alla Scala un bel giorno.
Una volta dunque trovai cose che secondo me nel concerto cui assistevo "non andavano", non "mi tornavano", non "mi emozionavano". Lo dissi a voce alta. Nel palco c'erano persone. Una mi chiese se "conoscessi" la partitura. Non la "conoscevo" come lui intendeva.
Sul podio Claudio Abbado. Con me-bacchettante-il fratello Marcello Abbado, tutt'oggi vivente, padre di Roberto ed allora direttore del Conservatorio milanese oltre che padrone della situazione musicale della città.

Buon anno!


Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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