Salonen 30,31-Gatti 1: Firenze Capitale del Capodanno

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daphnis
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Salonen 30,31-Gatti 1: Firenze Capitale del Capodanno

Messaggio da daphnis » 03 gen 2019 11:05

Passa agli annali di coloro che, da esecutori o da ascoltatori, l'hanno vissuta, la tre giorni trascorsa a Firenze a cavallo dell'Anno Vecchio e del Nuovo.
Si deve esser grati due volte al Maggio Fiorentino: per aver chiamato Esa Pekka Salonen al locale Teatro a dirigere l'orchestra del Maggio in un programma favoloso, il 30 ed il 31 dicembre. E per l'ospitalità offerta alla Scuola di Fiesole per il tradizionale Concerto del Primo dell'Anno, tenuto dalla Orchestra Giovanile Italiana preparata (in 4 giorni intensi d'incontro e prove) e diretta da Daniele Gatti.
E a Salonen ha da esser grata l'orchestra del Maggio. Daphnis et Chloe di Ravel, Pollux dello stesso Salonen e il Sacre du Printemps di Stravinsky sono state le tre tappe, percorse in entrambi gli ultimi giorni del 2018, nei quali davanti ad un pubblico in letterale estasi, Salonen ha "fatto propria" l'orchestra, insufflandole quel "rapporto con il suono" che fa dell'"enorme" Maestro finlandese un unicum nel panorama direttoriale mondiale. "Rapporto con il suono", così come lo si è ascoltato da Salonen in tutto il programma eseguito - e come lo si ascolta da... tutta la carriera del sempre-giovane musicista finnico, eternamente adolescenziale nello scatto fisico della figura, che ha, ad avviso di chi scrive, un solo precedente storico: non tanto il pur ammirevole senso della struttura ereditato dal pur grande Boulez (un aspetto che Salonen, a sessant'anni - che paion 35!- ha ormai trasceso in felice libertà di tempi e dinamiche) ma la capacità di farsi uomo-suono che è stata di Herbert Von Karajan, e di nessun altro - se non oggi, proprio Salonen, allo stesso livello di osmosi , emanazione del suono stesso.
Detto, questo, si immagini cosa è sortita l'esecuzione del meraviglioso balletto integrale Daphnis et Chloé. In tutta serenità, e con il suo gesto bellissimo a vedersi, Salonen si è concesso, pur ad un livello esecutivo già formidabile, la prima serata, il giorno 30 alle 20, per sistemare due o tre dettagli in orchestra (es.nella parte iniziale c'è un passaggio in salita all'acuto del corno, ripetuta due volte, che Ravel ha oggettivamente scritto ai limiti fisici dello strumento, non è più la nota di un corno, ma il sovracuto d'un soprano leggero: il 31 l'esecuzione del passaggio era perfetta). Ma il rito del suono c'era già tutto dalla prima volta, fatto proprio in maniera esaltante (per loro stessi, e per chi ha ascoltato) dall'orchestra e dal coro: dall'inverosimile pianissimo iniziale alle liquescenze del Lever du Jour fino al selvaggio "finale a singulto" (coro pazzesco, qui!) della conclusiva Danse Gènèrale.
La prima esecuzione italiana di Pollux, nella "ritualità" tematica concepita dall'autore-direttore, si è perfettamente inserita nel programma: composto (lo spiegava lo stesso Salonen in una spiritosissima ed intelligente nota lasciata sul programma) "sul ritmo di un mantra che ho ascoltato qualche mese fa durante il pranzo in un ristorante nell'11° arrondissement di Parigi" eseguito da una banda post-grunge, e trascritto su un tovagliolo di carta(!), il lavoro, testimoniando il talento del Salonen-compositore (lui "è" un compositore che dirige) avrà, pare, un seguito logico in un Castor tanto estroverso quanto il"fratello" in musica è misterioso e rituale.
Il Sacre di Stravinsky è, fin dagli anni giovanili trascorsi a Los Angeles, il capolavoro (di suo, e nella lettura) identificativo di Salonen. Mai - e qui davvero siamo all'assoluto - è esistito interprete in grado di riprodurne con tale evidenza plastica ed espressiva, oggi per noi, l'urto di novità che lasciò basiti gli ascoltatori alla famosa prima esecuzione. E' una questione di ritmi, sì, ma ancora una volta, di suono: inaudita profondità di suono. Con la sua Philarmonia, Salonen l'ha eseguito, per anni, su tempi travolgenti. Ora va oltre: scava nel suono fino a farlo provenire "dal cuore della terra": ed è un suono che lascia attoniti. Vale citare, in tutta semplicità, la frase uscita identica da diversi ascoltatori. Avevamo alle nostre spalle alcuni studenti di Fiesole e in altra parte della sala gruppi di conoscenti venuti da Milano, e poi ascoltatori locali: "Mai sentito il Sacre così" era la frase di tutti. Sì, mai - e per davvero - il capolavoro ha trovato identificazione interpretativa portata a tal punto. Va da sé che le due serate segnano, crediamo, per l'Orchestra (e il coro) del Maggio Fiorentino un momento da passare agli annali dell'istituzione e dei suoi complessi: una soddisfazione incomparabile, siamo certi, mostrarsi al pubblico in tale splendore. A nostra memoria, mai abbiamo ascoltato da un'orchestra italiana i suoni ed "il suono" sortito in questi giorni nell'evocazione di Salonen perfettamente fatta propria dai complessi fiorentini. Bravi, strabravi. E sarebbe bene che il messaggio passasse là dove l'esistenza quotidiana di questi meravigliosi complessi è resa storicamente difficile da governanti miopi, di qualunque colore... Bisognerebbe rendersi conto di che patrimonio siano, le nostre orchestre, i nostri cori.
E patrimonio è la giovinezza meravigliosa dei ragazzi di Fiesole, l'Orchestra Giovanile Italiana con la quale Daniele Gatti ha instaurato, e mandato "in concerto", un rapporto di commovente scambio reciproco, la loro freschezza e il magistero di lui unitisi nella magnifica esecuzione del breve (era come un "brindisi italiano") ma intensissimo programma eseguito,sempre all'Opera fiorentina, la mattina di Capodanno: Italiana di Mendelssohn (un antico amore di Gatti, che vi scova sempre nuove inquietudini romantiche assieme alla classica bellezza), una sbalorditiva, da parte dei ragazzi, esecuzione delle Fontane di Roma - acqua e mito che parevano plasticamente realizzarsi, lì, sul momento (invece frutto di lavoro e di prove). E la sinfonia dai Vespri Siciliani che accende il desiderio di ascoltare il Maestro milanese nell'intera opera. Apriva il cuore guardare i ragazzi, sotto il gesto del direttore, mentre li si ascoltava. Andrebbero citati tutti - tutti quegli occhi, quella passione fisicamente evidente. Ma, se di occhi e passione parliamo, è impossibile non nominare l'incredibile "spalla", Michele Pierattelli crediamo il nome (sembra, per dare idea, l'alter ego italiano del primo violino biondo dei russi di Currentzis) da brivido nella fisicità dell'espressione ( e nel suono limipidissimo sortito in particolare in Respighi) e nelle lacrime conclusive di commozione, reazione alle pacche ricevute da colleghi e direttore: simbolo d'un programma allestito ed eseguito in comunione di spirito, davanti ad una platea di nuovo affollatissima e festante. Fuori, la Firenze di Capodanno è stata, per i tre giorni, uno splendore di sole, azzurro e di tinte riflesse nell'Arno. Dentro, il teatro scintillava di tutti i colori della grande musica. Chi c'era e ha vissuto può confermare, e non dimenticherà.



marco vizzardelli
Ultima modifica di daphnis il 04 gen 2019 18:18, modificato 3 volte in totale.



tebamassi65
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Re: Salonen 30,31-Gatti 1: Firenze Capitale del Capodanno

Messaggio da tebamassi65 » 03 gen 2019 16:31

Ringrazio da fiorentino, per questa bellissima recensione di Marco. Ero in teatro e la condivido in toto. Tutto veramente e senza esagerare memorabile!

ZetaZeta
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Re: Salonen 30,31-Gatti 1: Firenze Capitale del Capodanno

Messaggio da ZetaZeta » 04 gen 2019 21:39

Anche io c'ero il 30 e non posso che concordare pienamente. Salonen ci vorrebbe più spesso... comunque un vero botto di fine anno del Maggio, musicalmente parlando. :clap: :clap: :clap: :clap:

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