7 Dicembre 2018 - Attila

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umangialaio
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da umangialaio » 07 dic 2018 20:48

Dei quattro protagonisti l'italiano è l'unico con accento generico.

U



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massenetiana
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da massenetiana » 07 dic 2018 21:06

Mi complimento con il sovrintendente Alexander Pereira, il regista, il direttore Chailly e i cantanti per aver proposto al mondo intero una prima straordinaria. Grazie a loro questa sera ho goduto, e tanto.
Innanzitutto ottimo lavoro da parte di Livermore: regia e scenografia bellissime, adeguate e molto curate nei dettagli, con immagini epiche (quella di Attila che taglia la mano ad Odabella la guarderei sempre), sono contentissima di poter ammirare un regista molto amato dagli appassionati.
Straordinari anche i cantanti: Abdrazakov è stato bravissimo, sia come cantante che come interprete ed attore, oltre ad essere un basso spettacolare, nel ruolo di Attila secondo me da stasera è ufficialmente addirittura il nuovo Ramey, per voce possente, grande presenza scenica e notevole abilità di interprete. Non avrei mai immaginato di poter affermare una cosa del genere, sinceramente.
Grandissima anche la Hernandez: ottimo debutto, alla Scala e nell'Attila, per la 40enne spagnola, che mi ha convinto anche lei sia come cantante che per l'interpretazione, sono contentissima non solo per lei che essendo nel fiore della carriera e per aver saputo interpretare benissimo un ruolo difficile può fare strada, ma anche per la Spagna che dopo il dominio dei vari Kraus, Caballé, Berganza, Carreras e Domingo ha bisogno di recuperare cantanti di livello.
Bravi anche Sartori come Foresto, Petean nella parte di Ezio e il "nostro" Francesco Pittari nel ruolo di Uldino.
Molto emozionante anche la direzione di Chailly.
Questa sera ho provato emozioni fortissime, una prima da ricordare. :clap:
Ultima modifica di massenetiana il 07 dic 2018 22:01, modificato 1 volta in totale.
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cavalieredanese
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da cavalieredanese » 07 dic 2018 21:30

Mi è sembrato che nel prologo la direzione d'orchestra tenesse i tempi troppo lenti e mettesse in difficoltà i cantanti con note troppo lunghe. In televisione Abrazakov, la Hernandez e Sartori sembravano comunque validi, un pochino meno Petean. Bisognerebbe sentire chi era in teatro cosa ne pensa.

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notung
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da notung » 07 dic 2018 21:33

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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da ugo54 » 07 dic 2018 22:23

Sembrava di essere al cinema. come in Don Pasquale.
Grande regia.
Mi pare un buonissimo Chailly, che cura parecchio e assai i particolari strumentali. Va bene il "quarantotto" ma c'è anche da lasciare cantare, e magari con qualche espressività.
Abdrazakov ha emissione di una tale pastosità che sembra miele alle orecchie.
Hernandez guerresca e trucibalda il giusto e buona in acuto, valida da D05 a SI2, qualche intoppino nelle colorature
Petean, corretto in accento e legato.
Sartori......timbro sfibrato, acuti "spinti" e arcifibrosi, colori?, nisba!!!, meglio nel secondo e terzo atto.
Danilo si deve essere divertito. :clap:
Ciao a tutti

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UltrasFolgoreVerano
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 08 dic 2018 00:10

Ho visto solo un’oretta dell’opera. Attila davvero potente, molto bravi Hernandez e Petean, un gradino sotto Sartori.

Banale la regia di Livermorme, sopratutto per come muoveva le scene di gruppo per nulla credibili. Dovrò comunque vedere tutta l’opera per un giudizio completo.

Qualcuno sa quando la rifaranno vedere in tv? Grazie!

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massenetiana
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da massenetiana » 08 dic 2018 00:11

UltrasFolgoreVerano ha scritto:
08 dic 2018 00:10
Ho visto solo un’oretta dell’opera. Attila davvero potente, molto bravi Hernandez e Petean, un gradino sotto Sartori.

Banale la regia di Livermorme, sopratutto per come muoveva le scene di gruppo per nulla credibili. Dovrò comunque vedere tutta l’opera per un giudizio completo.

Qualcuno sa quando la rifaranno vedere in tv? Grazie!
Hanno detto su Rai1 che sarà disponibile su Raiplay per 15 giorni.
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UltrasFolgoreVerano
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 08 dic 2018 00:39

Grazie!

daphnis
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da daphnis » 08 dic 2018 00:40

Per una volta, lode alla Rai Tv che, gran merito della professionalissima Milly Carlucci, ha reso buon servizio alla Prima scaligera, evitando di far parlare improbabili bagonghi, e lasciando la parola a persone motivate.

marco vizzardelli
Ultima modifica di daphnis il 08 dic 2018 01:11, modificato 3 volte in totale.

daphnis
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da daphnis » 08 dic 2018 00:59

Ero presente, in platea, alla riuscitissima e già compiuta prova generale e ho visto e ascoltato in tv la prima, e l'una e l'altra visione ascolto (spettacolo anche telegenico!), messe insieme. mi convincono su un dato di fatto. L'Attila inaugurale della stagione 2018-19 del Teatro alla Scala ha un trionfatore. Si chiama Davide Livermore. E' il primo regista d'opera che, da anni a questa parte sia riuscito ad entrare, diritto diritto, nel cuore del particolare (avrei una serie di altri aggettivi, ma amen) pubblico milanese, e sta avvenendo da diversi spettacoli, cioé non solo adesso. Per certi versi, e attenzione è un elogio, una regia di Livermore è come, tornati ragazzi, leggere un libro di Salgari. Ti trasporta in un mirabile, intelligente, astuto (nel miglior senso del termine. Disse Gesù: siate astuti...), appassionato, colto, divertente, moderno ma antico immaginario teatrale. Due inaugurazioni di questi giorni citano anni di guerra e fascismo (ma alla Scala, c'è ben altro): purtroppo, il Rigoletto di Daniele Abbado a Roma è triste, nero e punitivo come la faccia di Maurizio Martina e i litigi del Pd, nonostante la strepitosa direzione di Daniele Gatti, l'Attila di Davide Livermore è, invece, un romanzo tripudiante di colori e narrazione e scenografia antico-sovrapposta a moderna, di teatro tradizionale e di tecnologia d'avanguardia, accompagnato ma non pareggiato dallla puntuale, studiosa, curatissima, direzione musicale di Riccardo Chailly, che è lodevole per studio ma ancorata ad una paletta di colori, resi peraltro benissimo dall'ottima orchestra in buica scaligera, limitata al bianco e al nero su dinamiche proiettate sul forte, su fraseggio martellato e monotono, su cabalette pervicacemente non staccate che trasformano Attila in un pre-Simon Boccanegra, che non è. Direzione ipercurata, iperstudiata ma, al solito, tutta di "testa". L'anima si cercherebbe invano. Si ascolta, ripetiamo, un'orchestra qui di suo impeccabile, così come un grande coro preparato da Casoni. E un buonissimo cast. Ma, dalla buca, la disciplinata musica resta indietro rispetto al tripudio di immagini, ricordi, flash-back (il padre di Odabella assassinato in video, che ritorna in palco e porta simboli religiosi, è strepitoso), cinematografia (Visconti, Cavani), colori (dal bianco e nero da film, a Raffaello che prende vita nell'apparizione del Papa (e quanto definitivamente incongruo Paolo Isotta che ha scritto boiate senza sapere...), nel cavallo nero di Attila e nel cavallo bianco del Pontefice Leone, perfetti segnali scenici e segni di passione del regista, che ci consegna, dall'inizio al termine, fino all'ineluttabile bagno di sangue del cattivo-buono Attila, uno spettacolo fascinoso e appassionante.
Il cast: Abradzakov-Attila è già storia ed è attualità nella bellezza del canto e nell'autorevolezza d'immagine e recitazione. Sartori-Foresto è una certezza di professionalità. Odabella-Hernandez un (finalmente!) atto di coraggio premiato della Scala, scommessa vinta su una voce (timbro particolare, d'un genere che ci affascina) e un temperamento, fuori da schemi e da consuetudini. Petean porta a casa Ezio (ma Simone Piazzola, a Bologna con la travolgente direzione di Michele Mariotti, era un'altra cosa...) anche se Chailly gli rende pesante anziché volatile la cabaletta, costringendolo a forzare.
Inaugurazione di gran tono (e bravo e patriottico il pubblico della prima, ma: se al posto del Presidente Mattarella giustamente ovazionato si fossero presentati, in coppia, Salvini e Di Maio, come avrebbero reagito platea, palchi e gallerie? Ci meditino, Toto e Tata). Riccardo Chailly non ci sembra aver pareggiato il suo top-inaugurale (Giovanna d'Arco) ma si sente che ce l'ha messa tutta. E Davide Livermore ha dato all'esito una marcia in più.

marco vizzardelli

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