Pieve a Elici 2018

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ZetaZeta
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Pieve a Elici 2018

Messaggio da ZetaZeta » 02 ago 2018 07:42

Lunedì scorso Dindo e De Maria, abituali ospiti della stagione organizzata dalla benemerita Associazione Musicale Lucchese, hanno proposto tre interessantissimi brani: le 12 Variazioni in sol maggiore per violoncello e pianoforte, WoO 45 sul tema ‘See the conqu’ring hero comes’ dell’oratorio Giuda Maccabeo di Georg Friedrich Händel, di Beethoven, i Fünf Stücke im Volkston, op. 102 di Schumann e la Sonata in fa diesis minore per violoncello e pianoforte, op. 52 di Giuseppe Martucci. A mio modo di vedere, il duo ha saputo restituire con la consueta eleganza il carattere di colto intrattenimento dei primi due brani e la sensibilità tardoromantica (1880) del brano di Martucci, di cui De Maria ha già suonato il concerto n.2 alla stagione fiorentina, che si conferma l'autore più vicino a Brahms tra gli italiani dell'Ottocento. Applausi meritatissimi e due bis, il cigno dal "Carnevale degli animali" di Saint Saens e lo scherzo dalla sonata di Sciostakovic.



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Giulio Santini
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Re: Pieve a Elici 2018

Messaggio da Giulio Santini » 27 ago 2018 11:34

Iersera la stagione 2018 del festival cameristico si è conclusa con l'esecuzione dell'integrale paganiniana dei Ventiquattro capricci per violino solo, op. 1. Solista il russo, da diversi anni trapiantato in Italia, Pavel Berman (che si esibisce suonando lo Stradivari che fu di David Ojstrach tra gli anni Cinquanta e Sessanta). Sul valore musicale come pezzi da concerto della maggioranza di essi capricci avrei di che dubitare; però sarebbe anche particolarmente stucchevole, e forse poco utile per chi ascolta, una loro esecuzione che scadesse nel virtuosismo piu spregiudicato. Sicché, in un'integrale come quella di cui si scrive, che ai non violinisti (io "ex quibus") può risultare facilmente poco accattivante, risulta migliore di altri un approccio misurato ed elegante come quello da cui è emersa la valentia dell'interprete insieme ai pregi e ai difetti del lavoro paganiniano: la possibilità di concentrarsi più spassionatamente sul quale ha compensato, credo, quanto si poteva imputare alla monotonia del programma (soprattutto nella prima parte). Questa mia opinione positiva, suffragata anche da chi, più esperto di me, mi accompagnava, è stata condivisa dal foltissimo pubblico: che ha applaudito cordialmente alle tre interruzioni e con quasi entusiastico calore al termine, pur senza che l'artista, richiamato diverse volte, ritenesse di concedere fuori programma.

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