Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

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marcob35
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Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da marcob35 » 12 lug 2018 07:57

Cari frequentatori del forum che girate il Bel Paese e che stilate classifiche sul miglior spettacolo d'opera... Dove eravate ieri sera, 11 giugno (e sarete domani venerdì 13). A Firenze?
Mi auguro per voi di sì...
direbbe "Baudolino", parsimonioso ed eccellente utente di questo Forum...

Chissà, diranno adesso i lettori: al mare, in montagna, che importa?
Perché-egregi signori-dopo l'avvenimento di cui alle cronache entusiastiche e trionfali per Mehta, il copione si è ripetuto in qualche misura-come era ovvio attendersi-a 50 anni dal debutto dell'allora giovin Riccardo. Oggi che finalmente i suoi corvini capelli iniziano ad imbiancarsi, l'entusiasmo dopo quello più che genuino per il collega indiano del 28-30 giugno scorsi-è piombato nella sala da 1800 persone del Teatro, pressoché esaurito, con molti invitati, sovrintendenti, VIP e persone abbronzate o sulla via dell'abbronzatura a sentir i loro discorsi.

Va detto che malgrado l'eccellenza del cast [*], con punte di consenso per Lady, Macbeth, Macduff e Malcom molto applauditi-applauditissimi tutti, e la resa strabiliante tanto di orchestra che coro (pubblicamente elogiati nel solito discorsetto che il Maestro ha voluto offrire alla fine), l'attenzione era tutta concentrata su Riccardo Muti dopo i suoi precedenti ritorni con la Cherubini e il Maggio (concerti sinfonici).

Ed il pubblico fiorentino non si è risparmiato dal sonoro "Ben tornato Maestro!" e alla fine "Ritorna", tosto sdegnati dal Maestro che ha attaccato quasi infastidito ma arrivando da divo sempre dopo i cantanti ed una piccola pausa, loro seduti, per ricevere le ovazioni meritate (in fondo era una festa per il suo cinquantesimo).
Comunque si è trattato di una splendida esecuzione. Certo il Macbeth di Abbado è assai più raffinato e nobile, ma gli "effetti" che Muti riesce a tirar fuori in quest'opera eccezionalmente bella e geniale, sono incontestabili.
E' il Muti più credibile (quello del Verdi giovanil-prima maturità) che gli si addice meglio, malgrado egli "maledica" i critici (nel discorso finale).

Nessun dubbio che chi era un tempo a Firenze non sia stato incantato da Riccardone e così quando egli andò lungamente alla Scala. Io stesso sarei diventato un suo fan.
Del resto (lo testimonia il volume Riccardo Muti al Comunale di Firenze, Edizioni ETS, 2009), non vi è nessun dico nessun critico che si scagliasse contro il giovane Muti (da Isotta a Pinzauti, da D'Amico a Mandelli, al pur cauto Mila, a Courir, alle firme de "l'Unità", a Celli ed Arruga... Tutti.).

La gestualità per esempio (che denota un perfetto stato di salute e forma fisica), con l'ormai sottolineare una domanda ed una risposta ai violini, con una gesticolazione degna di Antonio De Curtis etc., come la foga mimica del viso possono ahimè esser gustate solo da file ravvicinate e di platea (a lato sinistro).
Ma assicuriamo che Muti val bene una Messa...

Ha elogiato il primo flauto al pubblico dopo una perfetta nota lunghissima al terzo atto, si è infastidito ma non ha fatto tacere lo spettacolo per un cellulare (di servizio del teatro che ha squillato proprio in zona "ppp", scena "Ondine e Silfidi", era successo all'attacco della Sinfonia del Tell u.s.), per poi alla fine attaccare il discorso di chiusura, come fece quando venne con la Cherubini.

Elogio alle masse per una strepitosa esecuzione e livello di esecuzione, (l'interpretazione-del direttore-"la lasciamo ai cosiddetti critici" [e qui gongolava "arzuto e pettorillo"], ed ha aggiunto: "Ero nessuno, e mi avete accolto ventisettenne, vedo tanti giovanotti di allora qui invecchiati come me, e ci siam tutti però ed ancora e a voi pubblico di Firenze tutto debbo. Sennò che carriera avrei fatto?".
Notazione istrionica ma verissima ché Muti usò Firenze come trampolino personale di lancio per lidi oltre oceanici, lasciando ad altri (anzi ad un altro, il cui cognome inizia con "M") un lavoro durato decenni, in cui l'orchestra si è affinata sino a diventar in grado di suonare meravigliosamente come ier sera appunto.

Ed ha concluso con un lungo appello, il sogno della vita sua, i resti di Cherubini traslati a Firenze!
Ha insinuato addirittura che averlo chiesto all'ex ministro Franceschini è stato vano, che averlo detto al Presidente Mattarella tiene da fare (poveretto), all'attuale sindaco di Firenze (diplomato in violino) e con qualche problema per le prossime elezioni locali (ndr), tanto che non ci sia riuscito [il Muti] ancora.
Lancia alla sensibilità dei fiorentini riportare le ossa del più grande musicista della storia musicale, quello che piaceva a Beethoven sommamente.
"Io-giura-tornerò e con l'orchestra e coro del Maggio, suonerò a Santa Croce il "Requiem" che lui scrisse per se stesso...". Poi morirà contento (Muti).

Malizioso ha aggiunto: "Dante però non ve lo diamo...".
Con baci e braccia aperte se n'è quindi ito tra gli applausi del pubblico.
Ed ha, ammettiamolo, da un lato confortato i vecchi di lui appassionati e convertito coloro che mai l'hanno sempre molto amato, con una grande perizia nello specifico di ier sera.

Pubblico (lo si dice a qualcuno) che "demente" e grullo non si direbbe sia proprio stato.

[*] https://www.maggiofiorentino.com/events ... ardo-muti/

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Neldìdellavittoria
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da Neldìdellavittoria » 12 lug 2018 11:57

Anch'io sono stata alla recita di ieri sera.
Non dico che quello che ho ascoltato sia stato il Macbeth perfetto, risolutivo, però ammetto che - complici probabilmente anche le mie esperienze d'ascolto dal vivo che si limitano in gran parte ad una provincia di buon livello - mi ha dato una grande emozione.
Certo la Lady non ha un carisma prorompente, e le agilità vocali sono risolte senza troppa fatica però - mi pare - anche senza troppo preoccuparsi di ricondurle alla definizione della complessa psicologia del personaggio. Questo non vuol dire che la Yeo sia stata del tutto superficiale, però soprattutto nella scena del sonnambulismo la mia impressione è stata che qualcosina mancasse.
Fatte esplicite queste riserve, devo dire che il Macbeth di Salsi mi è piaciuto molto, Meli mi ha convinto, e Muti mi ha stregato. Sarà che era la prima volta che sentivo dal vivo quest'opera a me assai cara, sarà stata la bella atmosfera che si percepiva in teatro, ma la sua direzione mi è sembrata veramente ottima, tale da non far pesare la staticità visiva della recita in forma di concerto. La regia - mi si passi la banalità - la fa la musica, la direzione è "teatralissima": mi hanno colpito molto, in questo senso, il finale del primo atto, il banchetto del secondo atto (reso meravigliosamente nel suo andamento rozzamente gaio man mano sempre più compromesso dai foschi deliri di Macbeth) e tutto il terzo atto, momenti piuttosto articolati la cui complessità Muti riesce a gestire in una fluida coesione drammatica. Ma anche la scena del sonnambulismo, non indimenticabile dal punto di vista vocale, viene riscattata da una condotta orchestrale a mio parere trascinante.
Vivo piacere mi è stato dato anche dal coro, veramente in gran forma: quel "propagar per l'infinito" nel celeberrimo coro del quarto atto mi è parso fratello - minore, direte voi - del "Seid umschlungen Millionen" beethoveniano.
Alla fine sono tornata a casa elettrizzata come se fossi andata a vedere il concerto di Roger Waters a Lucca.
Die bitteren Tränen der Petra von Kant

marcob35
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da marcob35 » 12 lug 2018 12:17

Neldìdellavittoria ha scritto:
12 lug 2018 11:57
Anch'io sono stata alla recita di ieri sera.... [...]
La notazione della forumista (21 anni vedo dal suo profilo, ma assai competente) aggiunge particolari sui cantanti che non era intenzione del mio primo intervento. Desidero però almeno sottolineare come l'opera lirica regge benissimo senza apparato scenico, considerato che 8 volte su 10 sono solo fastidi e dispersione visiva, sì che la forma concertistica è paradossalmente da preferirsi, a patto che le condizioni di voci, coro ed orchestra soprattutto siano eccellenti. Come è successo ier sera. So che molti si preoccuperanno di questa affermazione. Specie Vick e Michieletto e affini: dovrebbero cercarsi un lavoro alternativo.

ZetaZeta
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da ZetaZeta » 12 lug 2018 12:30

La carica che dà il Macbeth, quando diretto bene ovviamente, è tanta ed io confermo quanto detto negli altri interventi, ad eccezione per la Yeo che ho trovato veramente inadeguata ad una parte come questa che richiede ben altri mezzi e personalità.
Muti è sempre lui, nel bene e nel male, istrionico finché si vuole, ma la sua capacità di entrare nel mondo di Verdi è sempre unica, oggi più che mai.

ZetaZeta
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da ZetaZeta » 12 lug 2018 12:31

marcob35 ha scritto:
12 lug 2018 12:17
Neldìdellavittoria ha scritto:
12 lug 2018 11:57
Anch'io sono stata alla recita di ieri sera.... [...]
La notazione della forumista (21 anni vedo dal suo profilo, ma assai competente) aggiunge particolari sui cantanti che non era intenzione del mio primo intervento. Desidero però almeno sottolineare come l'opera lirica regge benissimo senza apparato scenico, considerato che 8 volte su 10 sono solo fastidi e dispersione visiva, sì che la forma concertistica è paradossalmente da preferirsi, a patto che le condizioni di voci, coro ed orchestra soprattutto siano eccellenti. Come è successo ier sera. So che molti si preoccuperanno di questa affermazione. Specie Vick e Michieletto e affini: dovrebbero cercarsi un lavoro alternativo.
92 minuti di applausi !!!!!

Janis&Opera
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da Janis&Opera » 12 lug 2018 13:03

Mi unisco ai 92 minuti di applausi. :clap:
La forma concertata di un'opera è spesso da preferirsi ad alcune imbarazzanti "messe in scena" che capita spesso di vedere. E questo per il concetto che spesso è meglio togliere anzichè aggiungere. Soprattutto quando gli interpreti sono di alto livello.

C'ero anch'io ieri sera e concordo con tutto quello detto fino ad ora.

Vorrei ancora sottolineare, a mio parere, la performance piuttosto "scolastica" di Lady Macbeth, che, già sentita nel Trovatore con Battistoni a Pisa, mi si è confermata da un lato con doti vocali non eccezionali, e dall'altro con temperamento non adeguato a sostenere questi ruoli. Credo che per lei, il non aver dovuto rappresentare il suo personaggio in forma scenica, l' abbia aiutata, in quanto più a suo agio dietro ad un leggio che nel bel mezzo di un palcoscenico da riempire.
A questo proposito ho in mente due opere in forma concertata che ho visto ultimamente con la Gruberova (Roberto Devereux) e la Netrebko (Andrea Chénier): entrambe hanno fatto dimenticare che non stessero indossando gli abiti di scena, altro che leggio.....

E Muti? E il coro? E l'orchestra del Maggio? Grandi !!!

tebamassi65
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da tebamassi65 » 12 lug 2018 13:18

Presente ieri sera. Confermo tutto quello gia detto, comprese le riserve per la Lady, che avevo personalmente gia intuito e scritto dopo averla ascoltata ne La battaglia di Legnano il mese scorso sempre al Maggio. Inutile dire il magnetismo di Muti che ha regalato ore trascinanti e ipnotiche. Da segnalare che poi il Maestro si è trattenuto con il pubblico che voleva un autografo su programmi di sala o cd.

albertoemme
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da albertoemme » 12 lug 2018 22:56

Il telefonino che ha squillato poco prima di ondine e silfidi non era di servizio ma di una cretina qualche fila dietro la mia che era la N di galleria. Brava invece la maschera che glielo ha sottratto per portarlo fuori dalla sala perché continuava a squillare con l’ostinazione di una seppia a restare attaccata al sub o del grisino nel rimpiangere i vecchi tempi.-

marcob35
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da marcob35 » 13 lug 2018 03:39

albertoemme ha scritto:
12 lug 2018 22:56
Il telefonino che ha squillato poco prima di ondine e silfidi non era di servizio ma di una cretina qualche fila dietro la mia che era la N di galleria. Brava invece la maschera che glielo ha sottratto per portarlo fuori dalla sala perché continuava a squillare con l’ostinazione di una seppia a restare attaccata al sub o del grisino nel rimpiangere i vecchi tempi.-
Siamo grati per questa precisazione rivelatrice. Discorso-quello dei cellulari-già ampiamente trattato nel tempo. Chissà perché poi suonano sempre quando vi è un pppppp o simili. Il "regolamento" che è apparso stampato ed ora anche sul sito, in Era Chiariot, prevede vari opportuni divieti. Vi è in particolare un (nevrotico) mascherello giovane e determinatissimo che cerca di fare in questo ed altri contesti (acqua, bottiglie, foto, colpi di tosse...), opera di prevenzione e (giusta) repressione. Non è facile a dire il vero. Quando ero giovine alla Scala c'era la corsa appena calava il sipario all'intervallo, al bicchierone di pompelmo al bar. Temps ancienne...

fraaaa
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Re: Un altro ritorno a Firenze: Muti Macbetto evergreen

Messaggio da fraaaa » 13 lug 2018 08:58

marcob35 ha scritto:
12 lug 2018 07:57

E' il Muti più credibile (quello del Verdi giovanil-prima maturità) che gli si addice meglio, malgrado egli "maledica" i critici (nel discorso finale).

3 modifiche per typo
Grazie per questa tua nota. Ero preoccupato che Muti avesse solo diretto, senza dispensare il popolino dell'alta scuola oratoria che gli appartiene e che fa di lui un autentico predicatore, un Maestro, un Saggio, un'Icona, una divinita'egizia. Grazie Maestro per condurci sulla retta via, noi umili e servili plebei.

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