Parsifal alla Bayerische Staatsoper

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umangialaio
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Parsifal alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da umangialaio » 28 giu 2018 09:10

Oggi in diretta alle ore 16 dal Nationaltheater di Monaco:

http://www.br.de/static/radioplayer/pla ... layer.json

Immagine

Io dovrei assistere alla replica del 5 luglio. Speriamo che Petrenko si poeticizzi un pochino.

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paperino
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Re: Parsifal alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da paperino » 28 giu 2018 23:28

Io ci sarò il 1 luglio.
La conversazione languiva, come sempre d'altronde quando si parla bene di qualcuno (Laclos/Poli).

marco_
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Re: Parsifal alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da marco_ » 29 giu 2018 08:17

Anch’io presente domenica. La critica locale elogia Petrenko e le voci, speriamo che le aspettative siano confermate in sala.

https://www.br-klassik.de/aktuell/news- ... k-100.html

marco_
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Re: Parsifal alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da marco_ » 01 lug 2018 22:42

Dopo la recita concordo solo in parte con questa recensione: per me è stata opera d’arte totale.

Georg Baselitz avvia la scena con un sipario dove alcune sue figure umane ricordano quelle nelle fosse comuni dei lager. Vengono i brividi perché Dachau è a 17km da qui. A ciò si lega idealmente la concertazione di Petrenko, anch’essa scarnificata: basti dire che ha osato proporre Parsifal senza vibrato degli archi. Quasi chiunque si sarebbe rotto il collo, lui ci crede davvero e ne esce vittorioso.

La sua lettura è caratterizzata da tre aspetti: i piano, i silenzi, il dramma che fa perno sul bacio di Kundry. Tutto tranne i cori di transizione al Graal è giocato su sfumature di piano; potrebbe apparire una boiata, ma trova così tante nuance da essere magnetico. Le pause di silenzio sono consapevoli e ardite, da grande maestro col doppio dei suoi anni. I tempi non velocissimi e l’assenza di vibrato potrebbero sfociare in un sinfonismo stucchevole, lui è un grande perché da così poco fa montare il dramma fino al bacio fatidico, per poi scioglierlo in un’estasi più filosofica che mistica giungendo alla rarefazione del finale. Del primo movimento non dimenticherò l’analisi di dettagli che sembravano addirittura post-Mahleriani, del secondo la dolce tensione degli accompagnamenti di Kundry, del terzo la musica del venerdì Santo fatta di sussurri. È il Parsifal migliore sentito dal vivo? Ricordo troppo bene Boulez a Bayreuth nel 2005 per rispondere sì... da allora risentire quest’opera che adoro mi lascia come un vuoto, stasera meno.

L’orchestra è stata sontuosa: impeccabile, generosa, bilanciata alla grande in ogni sezione, a servizio convinto del podio. Basti dire che, tranne nei preludi, il gesto di Petrenko plasmava solo il fraseggio di solisti e coro, mentre gli orchestrali suonavano come se gli leggessero nel pensiero. Cito il timpanista fenomenale, che con Curfs della Radio Bavarese fa di questa città il regno di uno strumento nobile.

La Stemme è stata sensazionale. L’avevo già goduta in Kundry l’anno scorso a Vienna (forse al debutto?), complice anche direttore e allestimento ha qui risolto ancor meglio questo personaggio enigmatico. Fino al bacio è donna consapevole, poi diventa amante estatica e infine una contemplativa quasi monacale. La voce è impetuosa come una cascata e insieme controllatissima, canta spesso piano e pianissimo facendo vibrare la sala di emozioni. Il timbro è eguale lungo tutta l’estensione, di una pastosità personalissima; l’intonazione è formidabile, specialmente negli acuti in forte presi senza scorciatoie. E che tenuta nel secondo atto, bevuto come un bicchier d’acqua! Benché l’abbia visto in diversi ruoli non stravedo per Kaufmann, ma oggi è riuscito a convincermi: Petrenko gli consente di non forzare, allora trova un timbro rotondo e un fraseggio ispirato senza abbondare coi falsetti. In scena non recita ma è Parsifal, dapprima ragazzo giovane ma non troppo goffo, poi tentato dalla seduzione con pudore, infine cavaliere adulto. Pape è apparso stanco soprattuto nel primo atto, forse era indisposto perché anche lui a Vienna fu molto più saldo. Averne comunque di artisti così: restano una musicalità di primissimo ordine, il timbro fascinoso, il fraseggio signorile, il portamento sulla scena. Gerhaher in Amfortas era tra i motivi di maggior mia curiosità. La voce è chiara e di media grandezza, ma proiezione impeccabile unita a timbro dolce non fanno rimpiangere i pesi massimi. Non ha una linea di canto scorrevole, eppure dà significato a ogni sillaba e porta a casa gli applausi più convinti del pubblico, dipingendo un Amfortas lucidamente disperato. Tra l’altro è attore nato. Koch è il suo ideale contraltare in Klingsor, la voce ampia unita a stile naturale ma non raffinatissimo lo rendono adatto (trovai invece scialbo il suo Amfortas berlinese).

Pierre Audi è stato contagiato dal contesto di stile, e ha ideato movimenti dei protagonisti di eleganza semplice. La scena è scura, con luci perfette a illuminare parzialmente poche cose che Baselitz pone in scena severamente: alberi simili ai corpi dei sipari, totem di pietra, le mura di Klingsor. Tutti oggetti che si accasciano o si ribaltano, caduchi come gli umani.

Ovazioni per Petrenko a ogni ingresso in buca, così come per i quattro protagonisti alla ribalta. Lì il direttore viene accolto da un uragano di ‘bravo’, applausi alla russa e scalpiccio sul parquet.

umangialaio
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Re: Parsifal alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da umangialaio » 07 lug 2018 09:51

Ho assistito alla replica di giovedì 5 luglio, ascoltando quasi senza guardare il palcoscenico non tanto per la indubbia modestia della messa in scena quanto per la avvolgente intensità e bellezza dell'esecuzione musicale. Questa volta Petrenko mi ha pienamente convinto, unendo alla consueta precisione,asciutezza e sobrietà anche una varietà nei tempi e nei colori che non gli conoscevo. Finalmente si sono uditi tempi di commovente, intima lentezza e archi pastosi.

L'orchestra ha suonato magnificamente con un dialogo perfetto e apparentemente naturale tra le varie sezione e i vari strumenti.

Il secondo atto, a mio giudizio il più bello, è stato indimenticabile. E ho trovato poetica persino la semioscena bruttezza dei costumi delle fanciulle, che mi ha ricordato la scena della danza della Saraghina in Otto e mezzo. Le scene collettive di personaggi femminili non protagonisti, Ondine, Norne e Fanciulle, mi paiono sempre più i vertici dell'arte di Wagner.

Dei cantanti il migliore mi è parso...il Klingsor di Wolfgang Koch. Bene anche la Stemme, che è più Brunilde che Kundry. Al di là delle prestazioni vocali la lunga scena del secondo atto con Kaufmann è stata davvero magnifica. Bene Jonas, che però mi parso cantare sempre sul forte. Pape ha mostrato qualche problema di volume, ma resta un grande interprete di Gurnemanz. Mi aspettavo qualcosa di più da questo artista a me assai caro. Gerhaher pecca a mio giudizio di scarso volume ed eccessiva maniera. E' un cantante che non amo, ma non posso certo dire che abbia combinato disastri. In generale la compagnia di canto non mi ha particolarmente colpito nelle sue individualità.

Meravigliose musicalmente le fanciulle e di grande suggestione la voce (o le voci?) femminile che proveniva dall'alto delle gallerie.



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fraaaa
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Re: Parsifal alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da fraaaa » 07 lug 2018 14:36

A Monaco sempre e solo Harteros / Kauffmann. Ma basta! Change

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Tebaldiano
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Re: Parsifal alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da Tebaldiano » 07 lug 2018 16:49

fraaaa ha scritto:
07 lug 2018 14:36
A Monaco sempre e solo Harteros / Kauffmann. Ma basta! Change
Spesso sembra una coppia imprescindibile, anche quando ci sarebbe un minimo di alternativa e quel che dici un po' è vero (anche se farei la firma per avere Kaufmann e Harteros come membri di compagnia stabile per un annetto a Firenze), ma in questo caso c'era la Stemme.
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umangialaio
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Re: Parsifal alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da umangialaio » 08 lug 2018 16:52

Me lo sto riascoltando in diretta streaming.

Ma che strameraviglia!


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