Mahler 6, Trevino, La Verdi

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daphnis
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Mahler 6, Trevino, La Verdi

Messaggio da daphnis » 05 mag 2018 09:21

Totale corrispondenza fra gesto ed esito, idea chiarissima di un Sesta vissuta come violenta tragedia del suono in lucidissima immersione nella musica. Coerenza di una scelta di dinamiche e timbri che scagliano Mahler in pieno Novecento facendone ciò per cui ci è caro, è la musica ed è il musicista del nostro tempo. Guardate la Verdi suonare con Trevino: non c'è bisogno di chiedersi "perché". La risposta è lì, davanti agli occhi. Alla fine - evviva! - la pausa di silenzio sgomento. Poi, nel tripudio, una signora dietro a me: ho ascoltato tante volte la Sesta ma non ne ero mai sortita così sconvolta. Anch'io ne ho ascoltate tante. Dico che questa è una lettura che porta il discorso su Mahler, oggi, "oltre" quel che abbiamo di noto, di acquisito. Conosco un solo altro direttore che la esegue secondo questa linea: il grande Salonen, ma Trevino, nella sua spietata coerenza, è estremo. Quel silenzio è una necessità: si resta attoniti.


marco vizzardelli



marco_
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Re: Mahler 6, Trevino, La Verdi

Messaggio da marco_ » 06 mag 2018 17:45

Trevino è bravissimo, grazie per la dritta a chi ne parla da qualche anno qui e nei siti anglosassoni.

Concerta una partitura densa con chiarezza adamantina, padroneggiando ogni dettaglio senza indugiarvi. E soprattutto senza disequilibri o sentimentalismi o personalismi, che immediatamente farebbero traballare un’architettura tanto lucida. E che dominio dei piani orchestrali, come quando la musica si fa eterea: in tal senso l’andante moderato fa venire i brividi. Gli ultimi dieci minuti del finale lasciano a bocca aperta, riepilogano con serena spietatezza il clima della Sesta ma anche di sinfonie precedenti come la Terza. Il gesto è davvero bello, specialmente il braccio destro e i piedi ben piantati sul podio, non ricordo altri trentenni di oggi così efficaci e spontanei.

Notevole in assoluto, non solo per la sua età. È un Mahleriano nato e già ben sviluppato, mi piacerebbe sentirlcelo alla guida di Concertgebouw o Radio Bavarese. La Verdi lo asseconda concentrata e con precisione, il suono è brillante e i fiati tutti fanno un figurone. Ma penso che con un’orchestra di primissimo calibro troverebbe pane per i suoi denti, e si svilupperebbe un gioco reciproco di nuance mettendo a terra ulteriore potenziale.

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