Un Ernani da camera ala Scala

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manrico64
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da manrico64 » 28 set 2018 09:05

il_bonazzo ha scritto:
27 set 2018 20:06
Certo, tipo questa, una meraviglia di morbidezza ed espressività
Sei scorretto povera Zinka :D
Lei debuttò nel 1927 e qui, nel 1956, aveva già quasi trent'anni di onerosissima carriera alle spalle.
E comunque, tu puoi dire quel che vuoi... io dico: "inscì aveghen"


Danilo

Don Carlo
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da Don Carlo » 28 set 2018 14:48

Grazie per la spiegazione, mi pare di capire che sia stato un vaticinio dei colleghi necrofili di un noto corriere. Le voci sono tutto tranne che piccole quelle di questo cast.

barrientos85
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da barrientos85 » 29 set 2018 16:08

Avendo assistito alla generale, non posso che essere d’accordo con Don Carlo

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UltrasFolgoreVerano
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 29 set 2018 16:29

La Milanov e' una fuoriclasse. La sua sfortuna e' che il periodo migliore presenta purtroppo pochissime testimonianze discografiche.

Robertino
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da Robertino » 03 ott 2018 07:25

Quando si apre una bottiglia di un buon vino ad alta gradazione alcolica, invecchiato da molti anni, è sempre necessario 'decantarlo' prima di servirlo in tavola, per poterlo apprezzare al meglio.
Il regista tedesco Sven-Eric Bechtolf, ex-attore, per mettere in scena questo nuovo ERNANI scaligero, ha cercato anche lui, a suo modo, di 'decantare' un' opera lirica ad alta gradazione drammatica qual è ERNANI e che nasce dal binomio Verdi - Victor Hugo ( con la mediazione del libretto scritto da Piave ).
Bectholf cerca così di rispettare l'ambientazione storica della vicenda rappresentata (siamo nel 1519), con i costumi di Kevin Pollard che vorrebbero richiamare la grande ritrattistica cinquecentesca, da Tiziano a Lotto, da Altdorfer a Holbein, ma vi innesta un ironico gioco meta-teatrale che, secondo le sue intenzioni, dovrebbe 'dare ossigeno' ad ERNANI.
Ecco quindi la cornice del 'teatro nel teatro', il ricorso al teatro del varietà (la processione degli angeli, i cartelli mostrati al pubblico da due ballerine, a sipario chiuso, durante un intervallo per cambio scena, i balli sfrenati ), il richiamo al celebre quadro di Hayez esposto a Brera (scena del bacio tra Ernani ed Elvira), un' ironica simbologia fallica (lo spadone che il vecchio Don Ruy cerca faticosamente di sollevare con due mani, per dimostrare la sua virilità oltre che il suo coraggio), e si potrebbero citare anche tanti altri esempi.
La scenografia essenziale, mobile, curata dall'americano Julian Crouch, volutamente 'leggera', con i colori ben valorizzati dalle luci di Marco Filibeck, punta allo stesso scopo.
Visto che poi ERNANI, sinteticamente, é anche la storia di tre maschi 'single' che si contendono la stessa donna, il regista ha voluto anche sottolineare la loro solitudine esistenziale, chiedendo agli interpreti maschili movimenti scenici ridotti, essenziali e ponendoli così in evidente contrapposizione con la folla di donne che si agita invece freneticamente in palcoscenico, alle loro spalle ( con i movimenti coreografici diretti da Lara Montanaro ).
Operazione registica riuscita ? Direi solo parzialmente (e che di certo non piacerà ai molti 'fan' del Verdi 'puro' , che lo vorrebbero forse sempre rappresentato in scena in maniera più 'tradizionale' ).
Bechtolf e Crouch (e Kevin Pollard) mi erano comunque piaciuti di più quando avevano messo in scena assieme, un anno fa, sempre alla Scala, HANSEL UND GRETEL.
La compagnia di canto mi è sembrata invece in buona forma, anche se mi è apparsa a disagio, ma solo in alcuni momenti, Aylin Perez
( impegnata severamente nel difficile ruolo di Elvira ).
Apprezzabile il lavoro del direttore Adam Fischer, che ci ha dato un Verdi 'giovane' e 'romantico', valorizzandone molto bene anche i momenti melodici, con coro ed orchestra scaligeri che lo hanno assecondato sempre egregiamente.
Pagella complessiva dello spettacolo ?
Gli darei un bel 7+ .

RUIZ
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da RUIZ » 03 ott 2018 08:42

Non mi soffermo sulla regia che ha suscitato tante polemiche: l'ho trovata senza infamia e senza lode e non meritevole di particolari attenzioni. La parte musicale ha riservato una sorpresa: da Adam Fisher, standing da patinato signore settantenne, non ti aspetti di certo una carica da adolescente.... "aizza" coro e orchestra, e ci fa vivere un Verdi tutto passione e slancio romantico. Certo, siamo lontani dal suono infuocato e nobile di precedenti, mitiche esecuzioni scaligere.... a volte si sentono troppo la famosa "vanga" e il rustico "zum pa pa" ( percussioni usate come roncole e ottoni un pò bandistici) ma meglio il fuoco e un pizzico di volgarità del piattume intellettualistico che ci propinano certi interpreti verdiani. Sul canto ho apprezzato molto Meli: sempre centrato e udibile ( se solo evitasse quei fastidiosi falsetti parleremmo di grande interpretazione). Bene il basso: mi aspettavo forse una voce più potente ma canta tutto con il giusto equilibrio e centra il personaggio. Che dire di Luca Salsi.... compare Alfio che canta Carlo.... il sovrano è forse uno dei baritoni più nobili e "donizettiani" del panorama verdiano. Un cantante con approccio veristico ( pur con voce e buone intenzioni) rimane alla corda in parecchie occasioni ( "Vieni meco sol di rose" è momento impietoso). Il soprano offre una prova che non ho trovato così scadente: in difficoltà sui centri e con qualche acuto discutibile ma tutto sommato sufficiente. Grande il coro. Termino con un luogo comune che farà storcere il naso a qualcuno: che meraviglia Verdi... nessuno è come lui... a volte si rimpiange di essere in teatro inchiodati a una sedia....

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trovatore89
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da trovatore89 » 03 ott 2018 14:04

RUIZ ha scritto:
03 ott 2018 08:42
Sul canto ho apprezzato molto Meli: sempre centrato e udibile ( se solo evitasse quei fastidiosi falsetti parleremmo di grande interpretazione). Bene il basso: mi aspettavo forse una voce più potente ma canta tutto con il giusto equilibrio e centra il personaggio.



In realtà' i falsetti di Meli sono di riposo, li usa dappertutto quando rischierebbe di fare un suono poco ortodosso.
Il basso? Minimo sindacale.

mario
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da mario » 03 ott 2018 15:02

RUIZ ha scritto:
03 ott 2018 08:42
Non mi soffermo sulla regia che ha suscitato tante polemiche: l'ho trovata senza infamia e senza lode e non meritevole di particolari attenzioni. La parte musicale ha riservato una sorpresa: da Adam Fisher, standing da patinato signore settantenne, non ti aspetti di certo una carica da adolescente.... "aizza" coro e orchestra, e ci fa vivere un Verdi tutto passione e slancio romantico. Certo, siamo lontani dal suono infuocato e nobile di precedenti, mitiche esecuzioni scaligere.... a volte si sentono troppo la famosa "vanga" e il rustico "zum pa pa" ( percussioni usate come roncole e ottoni un pò bandistici) ma meglio il fuoco e un pizzico di volgarità del piattume intellettualistico che ci propinano certi interpreti verdiani. Sul canto ho apprezzato molto Meli: sempre centrato e udibile ( se solo evitasse quei fastidiosi falsetti parleremmo di grande interpretazione). Bene il basso: mi aspettavo forse una voce più potente ma canta tutto con il giusto equilibrio e centra il personaggio. Che dire di Luca Salsi.... compare Alfio che canta Carlo.... il sovrano è forse uno dei baritoni più nobili e "donizettiani" del panorama verdiano. Un cantante con approccio veristico ( pur con voce e buone intenzioni) rimane alla corda in parecchie occasioni ( "Vieni meco sol di rose" è momento impietoso). Il soprano offre una prova che non ho trovato così scadente: in difficoltà sui centri e con qualche acuto discutibile ma tutto sommato sufficiente. Grande il coro. Termino con un luogo comune che farà storcere il naso a qualcuno: che meraviglia Verdi... nessuno è come lui... a volte si rimpiange di essere in teatro inchiodati a una sedia....
pensavo che il baritono fosse Piazzola, peccato!

ZetaZeta
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da ZetaZeta » 03 ott 2018 15:08

In linea generale le regie metà e metà non funzionano. Se il regista ha un'idea, che la porti avanti.

marco_
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Re: Un Ernani da camera ala Scala

Messaggio da marco_ » 14 ott 2018 07:09

Ieri alla quinta recita il meccanismo girava oliato. Ádám Fischer gioca la concertazione sulla cura degli accenti, e pagine come i meravigliosi concertati suonano naturali ed eleganti. Pur immettendovi una bella verve, il suo è uno stile di sottrazione e basato sugli equilibri. Se dovessi indicarne il limite sarebbe una certa genericità nelle pagine meno scandite, di atmosfera o di sentimento. Ha studiato con Swarowsky, si vede nella chiarezza adamantina del gesto a cui l’orchestra risponde con precisione, partecipazione e un suono pulito. Il coro maschile è eccezionale nel dipingere un personaggio unito, il colore e i dettagli sono semplicemente perfetti.

Meli inizia come se avesse la voce fredda, balla un po’ troppo e scivola su un portamento. Poi attraversa credibile quello che già a Roma mi era parso il suo ruolo verdiano più riuscito con Carlo VII. La tessitura non mette alla corda i suoi limiti, così risaltano la buona musicalità oltre a un fraseggio naturale e tornito. Sa trascinare nei già citati concertati, dove è sempre ben udibile. Infine il quarto atto gli sta a pennello. Assai bene Abdrazakov: domina il palcoscenico dipingendo un Silva nobile e vigoroso, con la caratteristica che apprezzo di cantare guardando in su. La voce non è enorme né scura, ma la compattezza e una certa morbidezza di emissione lo rendono il migliore del cast. Piazzola ha la grazia di fraseggiare con umanità e gusto, bravissimo in pagine come ‘Vieni meco’ e ‘Oh, de' verd'anni’. La voce ha ripreso corpo, in scena è un attore elegante; l’assenza di squillo lo appanna un po’ in duetti e terzetti. Non altrettanto bene potrei dire della Pérez. La scena di sortita le sta decisamente larga, per entrarci gonfia i centri e urla gli acuti. Non va meglio con lo stile, ordinario che sfiora a tratti il volgare. Recupera nel terzo e quarto atto, ma non basta a riscattare la prestazione.

Allestimento piuttosto convenzionale, che non si fa ricordare; nemmeno si lascia detestare, e va bene così. Splendidi i costumi, di taglio d’epoca ma con tessuti e colori che avrebbe potuto assortire Etro.

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