Bayreuth 2018

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notung
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da notung » 31 lug 2018 08:58

So che è abbastanza inutile dare giudizi basandosi sull’ascolto radiofonico, ma a me la Lang proprio non è piaciuta...non ha il colore giusto per la mia Isolde. A riprova di come i gusti possano davvero essere la discriminante in queste simpatiche chiacchiere, nel Lohengrin ho trovato Thielemann bombastico mentre nel Tristan mi è sembrato molto più poetico :D
Sul Rondò mi trovo d’accordo con Vittorio, e non da oggi.


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Amfortas_Genova
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da Amfortas_Genova » 31 lug 2018 21:11

Domingo ferocemente buato al termine di Walküre. Applausi per i cantanti.
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mascherpa
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da mascherpa » 01 ago 2018 08:25

Berlioz ha scritto:
31 lug 2018 06:59
...ben teorizzata, ma in pratica realizzata solo nell'Oro del Reno, l'unica opera, nella quale forse, le voci non si sovrappongono mai...
Lo credo anch'io, ma questo non toglie che Loge si trovi gratificato, al termine dei suoi suggerimenti a Wotan, di quella che a me pare un'efficacissima cabaletta...

Taccio delle acute osservazioni del Pestelli, in un vecchio programma di sala torinese, sui ricuperi della drammaturgia "barocca" proprio nell'Oro del Reno.

In un certo senso resta esemplare la rinunzia di Monteverdi a formalizzare la definizione teorica della "seconda prattica": meglio affidare, come faranno anche altri dopo di lui, a qualche "distratta" affermazione epistolare la concettualizzazione d'un "mestiere" sempre intrinsecamente in evoluzione.
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da mascherpa » 01 ago 2018 09:35

Non so se abbia avuto l'onore della trasmissione radiofonica in diretta, ma per me la rappresentazione dell'Olandese volante di lunedí 30 luglio è stata il piú emozionante spettacolo dei dieci a cui ho finora assistito in quello che, a mio gusto, è (caldo a parte...) il teatro ideale tra quanti ne conosco per la fruizione acustica e visiva dell'opera lirica; uno spettacolo che finalmente giustifica anche ai miei orecchi la fama enorme dei Bayreuther Festspiele.

Il merito primo va riconosciuto, a mio parere, al direttore Axel Kober (che già quattro anni fa ebbe quello, non da poco, di rendere accettabile un Tannhäuser affranto dalla miserevole messinscena Baumgarten & van Lieshout): Kober due sere fa ha fatto benissimo, dando risalto e significato a ogni frase strumentale di questo Wagner in bilico tra avvenire e tradizione (italiana, a mio sentire, ben piú che francese) e che alla fine, accolto molto bene dal pubblico sebbene non osannato da "divo" in carica, sprizzava giustamente felicità da ogni piega del volto. Accanto al suo e a quello della sua orchestra, enorme il merito (anche scenicamente) delle masse corali preparate e dirette dal grande Eberhard Friedrich.

Rivista dopo quattro anni, la regia m'è parsa molto piú convincente: forse perché quando la musica "tira" davvero, quel che vuol mostrare il metteur en scène perde non poco d'importanza; forse perché Jan Philipp Gloger ci ha rilavorato su con sensibile intelligenza; forse perché la già ricordata bravura anche attoriale di coriste e coristi ha dato un risalto incredibile sia all'inizio del second'atto, sia a quello del terzo (l'opera è stata eseguita, ovviamente, senza soluzione di continuità). Non va taciuta la concordanza tra le sottolineature cinico-ironiche di Gloger e il vivace senso del ridicolo di cui è stato padrone Kober: di essa non avevo colto traccia con altro direttore in buca.

Tra le voci, a mio parere nell'insieme piú felici di quattr'anni fa, è ancora svettato (anche nel gradimento del pubblico) il tenore Tomislav Mužek, Erik d'ultralusso. Applaudita piú o meno come lui, Ricarda Merbeth, una Senta che nei duetti e terzetti ha riscattato alla grande qualche asprezza vocale percepibile nella "ballata". Visibilmente rattristato, alla fine, da un minore entusiasmo del pubblico, a mio parere del tutto senza motivo, l'eponimo Greer Grinsley aveva creato un Olandese di rara coerenza nella sua introversione, senza problemi vocali di sorta. Grande "buffo" il Daland di Peter Rose (irrilevante, se c'è davvero stata, direi un'incertezza che mi sembra d'avere notato poco dopo l'inizio, a voce ancora fredda) ed eccellente il Nostromo di Rainer Trost. Molto ben accolta anche la Mary di Christa Mayer.

Insomma, sono uscito da teatro dicendo: a questo punto mi dispiace molto partire...
Ultima modifica di mascherpa il 01 ago 2018 11:03, modificato 1 volta in totale.
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da Tosca » 01 ago 2018 10:36

Era la mia prima volta nel tempio di Bayreuth. Sì, quando mi sono trovata in una fila raccolta e silente a salire la collina, m'è parso di andare in chiesa.
In sala, prima dell'inizio degli atti, la stragrande maggioranza del pubblico sta in piedi, non ho capito se per vedere o per farsi vedere. Quasi tutti gli esponenti maschili del pubblico, appena sistemati al posto, si tolgono la giacca: indimenticabile il fiorire di camicie da smoking bianche, la selva di colletti diplomatici guarniti del dietro del cravattino (papillon, farfalla, farfallino?). Ricordate la scena del ballo in Moulin Rouge, quello con la luna con la faccia di Domingo? Ecco, mi è venuta in mente.
:mrgreen:
La prima sera questo rituale mi ha impressionato non poco, così come non sono rimasta insensibile all'afror di coloniali sprigionato da un pubblico che, per me, deve sentirsi accaldato anche se caldo non è, con relativi sprechi di energia nello sventolare ventagli e programmi.
Non era caldo, nemmeno era freddo ma il tanto vituperato caldo del Festspielhaus pare mi abbia risparmiato e la sera dell'Olandese era così caldo fuori che quando siamo entrati in sala si è perfino sentito fresco.

La cosa che più di tutto mi ha colpito, direi "sconvolto", è stata l'acustica: il suono viene da ovunque, soffuso, nitido, amalgamato, avvolgente. Le voci sono scolpite. Una sensazione mai provata e che credo ineguagliabile.
Già solo per questo "ne vale la pena", al di là di come poi sarà lo spettacolo, di come sarà l'orchestra o i cantanti, vale la pena sentire questo suono che calza all'ascoltatore come un morbido guanto di capretto.
A me sono piaciute, e non poco, le due opere ascoltate. Sì, forse del Tristano sentito con la direzione di Barenboim m'è rimasto il ricordo di una sensualità veramente carnale che è mancata a Thielemann, però costui mi ha reso il grande servigio di farmi dimenticare, grazie a un'esecuzione elegante, lucente, nettissima nei chiaroscuri, una regia per me abbastanza nefanda.
Però, caspita, quando sono uscita dal teatro non sapevo se ancora sognavo o se avevo davvero ascoltato "simili suoni"! E, comunque, al Liebestod ho frignato come quando muore Mimì: cosa che fino a qualche tempo fa avrei pensato inverosimile.
Dell'Olandese non posso che accodarmi al giudizio di Vittorio: bellissimo, entusiasmante! Regia deliziosa, coerente e finemente sarcastica. Coro da brividi (abbiamo contato circa centoquranta elementi ...).

Non ho frignato all'Olandese, le ultime lacrime (parecchie e reiterate) le avevo usate il giorno prima per il "soffitto" del Tiepolo a Würzburg; ma questa è un'altra storia ...
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da mascherpa » 01 ago 2018 10:57

Tosca ha scritto:
01 ago 2018 10:36
Non era caldo, nemmeno era freddo ma il tanto vituperato caldo del Festspielhaus pare mi abbia risparmiato e la sera dell'Olandese era così caldo fuori che quando siamo entrati in sala si è perfino sentito fresco.
Probabilmente nella prima settimana dei Festspiele la temperatura interna della sala non raggiunge ancora i livelli sorprendenti delle settimane successive, a cui risalivano le mie esperienze pregresse.
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da notung » 01 ago 2018 11:25

Greer Grinsley, qui ricordato da Mascherpa, resta a mio parere uno dei cantanti wagneriani più sottovalutati degli ultimi 30 anni.
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da daphnis » 01 ago 2018 11:38

"Domingo ferocemente buato al termine di Walküre. Applausi per i cantanti."

1) Oggettivamente, il vero scandalo è che la dirigenza del Festival "di" Wagner gli abbia assegnato la direzione di Valchiria. Il vecchio Richard dovrebbe fulminarli/e, dal Cielo!

2) Soggettivamente, gli vogliamo tutti bene, è una leggenda, tutti i teatri sanno che è un modello di gentilezza e comportamenti, ma il momento di un sano autoesame di coscienza su questo "esserci a tutti i costi in tutti i ruoli" mi sembra improcrastinabile. Il baritono Placido e il direttore Domingo sono improponibili, ad un certo livello ! Possibile che non se ne renda conto?

Temo siano parole gettate al vento...

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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da Amfortas_Genova » 11 ago 2018 19:56

Dunque, Bayreuth 2018.

Il discorso Domingo dovrebbe essere chiuso perché i cantanti (Anja Kampe, etc) hanno detto chiaramente che lavorare con un direttore così - in un teatro così - è un inferno. Credo/spero che un ‘feedback’ così inequivocabile non possa essere ignorato, per il buon nome del Festival. Anche perché Walküre non è un titolo che ha bisogno di vedette e testimonial per vendere.
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Re: Bayreuth 2018

Messaggio da Amfortas_Genova » 11 ago 2018 20:16

Höllander

Produzione super longeva per ragioni pratico-logistiche, datata 2012 direi, anche quest’anno in cartellone col suo carico di ventilatori. Personalmente trovo superiore quella di Monaco, ma se ripenso all’orrore della Scala 2013, dove il coro non entrava mai in scena, mi tengo buoni i ventilatori.

Avevo scarse aspettative, perché Axel Kober con orchestre ‘normali’ mi aveva decisamente deluso. Invece devo dire che ha fatto un egregio lavoro. Non lo direi superiore al Thielemann di cinque anni fa, ma certo il suo Olandese più che navigare ha volato senza intoppi, molto fluido e spedito, con belle dinamiche nei momenti cruciali.

Sul cast di può parlare di conferma per l’Erik di Tomislav Muzek, che cinque anni fa era stato una spanna sopra gli altri. Decisamente più in parte rispetto al debutto del 2013 Ricarda Merbeth, che canta in maniera molto drammatica e sicuramente poco inteleggibile per chi volesse cogliere le parole, ma mai urlata.

Passo indietro sullo Steuermann, un tenore decisamente poco interessante.

Passo in avanti e di molto su Olandese e Wotan. John Lundgren si alterna autorevolmente a Geer Grimsley (anche come Wotan per Domingo) per il ruolo protagonista, mentre Peter Rose ci dà finalmente un padre manager e non una macchietta.
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