Il Mahler di Matteo Beltrami a Novara

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daphnis
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Il Mahler di Matteo Beltrami a Novara

Messaggio da daphnis » 27 mar 2017 15:30

Condivido la recensione uscita su OC, con particolare riguardo alla Quarta Sinfonia di Mahler che ha avuto da parte di Matteo Beltrami e dei bravi I Virtuosi Italiani una lettura poeticissima. La sensazione era che Beltrami avesse eseguito Mahler da tutta una vita, tale la proprietà stilistica, l'autorevolezza espressiva, la mobilità del fraseggio, ricco d'estro ma allo stesso asciutto. Beltrami si tiene lontano dai cachinni degli interpreti mediocri che si sentono in dovere di esasperare l'espressione mahleriana con "strappate", irregolarità ritmiche e quant'altro. Il "suo" Mahler invece "corre", limpido sia pure dettagliatissimo. Notevole prova di cultura ed interpretazione. La trascrizione per formazione cameristica è felice, e di gusto (es. giusto, nel "plenum" dell'adagio, ridurre al minimo - un "rullo" - la sortita dei timpani che sarebbero eccessivi in una formazione ridotta): si suol spesso dire che la grande orchestra mahleriana è, per l'appunto, una "grande" orchestra chiamata a suonare in maniera cameristica. La trascrizione qui proposta da Beltrami ne è, in fondo, la prova. Per contro il canto "importante" della Chiuri ha svelato come questi lieder finiscano per trar vantaggio se eseguiti da una voce "corposa" rispetto a quelle di tanti sopranini esili e slavati d'uso comune.
Non resta che sperare in altri "incontri" fra Mahler e Beltrami, e in una intensificata attività sinfonica nel lanciato Teatro Coccia.

marco vizzardelli



mariocavaradossi
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Re: Il Mahler di Matteo Beltrami a Novara

Messaggio da mariocavaradossi » 27 mar 2017 19:32

Anche io non posso che confermare quanto letto in homepage e qui sopra per mano di Daphnis.
Aggiungo solo una piccola riflessione che riguarda una carriera la cui fortuna è stata forse proprio quella di non aver avuto un avvio eclatante, improvvisi colpi di scena o riflettori puntati.
Ha iniziato come direttore amante delle voci e del repertorio belcantistico e proprio con titoli come Barbiere, Elisir, Lucia e Traviata si è fatto conoscere in Italia e all'estero; a poco a poco ha affrontato Bellini, il Verdi maturo Puccini, il verismo, l' opera del '900 (eccezionale in Menotti e Rota) e quella contemporanea.
Ultimamente con appuntamenti sempre più frequenti specialmente in Germania e con la stessa cautela e attenzione avuta nei confronti dell' opera, sta costruendo un repertorio sinfonico nel quale, concordo nuovamente con Vizzardelli, si distingue per la capacità di fornire interpretazioni personali senza risultare stilisticamente inappropriato o peggio ricorrere ad effettacci di dubbio gusto.

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