Il 'Trittico' a Budapest

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mascherpa
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Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da mascherpa » 13 dic 2015 00:15

Conclusa un paio d'ore fa, al Teatro Erkel di Budapest, la prima d'una nuova produzione del Trittico. Ottimo il Tabarro, ma fuori del comune Suor Angelica, in cui finalmente ho visto non solo una Zia principessa (Ildiko Komlósi) giovane, mondanissima e compiaciuta della propria bellezza quasi come per vendicarsi della nipote, ma anche è comparso sulla scena, durante il miracolo, il coro maschile previsto in partitura, come se suor Angelica (Gabriella Létay Kiss, pressoché perfetta) sognasse, morendo, quell'universo maschile da cui s'era sentita attratta ma che le era stato negato.
A mio parere, meno riuscito come regia (Ferenc Anger, molto buono nei primi due "pannelli"), Gianni Schicchi, nonostante l'eccellente realizzazione musicale.

Su tutti, direi il direttore Gergely Kesselyák, che, disponendo d'orchestra adeguata, ha realizzato l'incredibile ricchezza ritmica e timbrica di queste partiture pucciniane come non m'era mai accaduto di sentire in precedenza, né in teatro, né in disco.

Successo insolito già dopo i primi due titoli, e confermato alla fine.

Varrà la pena di parlarne.


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daphnis
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da daphnis » 13 dic 2015 07:00

Direttore decisamente non privo di idee. Vi suggerisco questi Pagliacci, Szeged 2o12. (Non aggiungo Cavalleria, che ha cose geniali - es.un clamoroso "Inneggiamo" - ma soffre di più della brutta pronuncia italiana dei cantanti). Notevoli

https://www.youtube.com/watch?v=LKETTYs_vRI


marco vizzardelli

Poi, se volete ascoltatevi le incisioni di musica più "locale" (es. Danze di Galanta, o i poemi sinfonici di Liszt) nella lettura di questo Kesselyak

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notung
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da notung » 14 dic 2015 18:17

daphnis ha scritto:.
Caro Marco, la tua presenza - graditissima - su questo forum si è manifestata attraverso molti nick, che ora non sto a ricordare perché comuque sono scolpiti nella mia mente in modo indelebile.
Il forum però, inteso non come community bensì come non luogo dove si esprimono pensieri più o meno condivisibili sugli argomenti più disparati col pretesto della passione che ci unisce (e scusa la precisazione, innervata di quella sintesi stringente, quella capacità di arrivare al dunque, quella geometrica potenza di parole e concetti che contraddistingue i miei interventi) evidentemente ti è ostile dal punto di vista tecnico.
A lungo ho pensato di favorirti implementando qualche nuova diavoleria informatica ad personam, ma credo che come si dice qui a Trieste, cicio non xe per barca (e scusa l'orribile consecutio, ma italiano e dialetto triestino non vanno d'accordo). I "cici", abitanti della Ciceria o Cicceria - zona piuttosto ampia tra Italia, Slovenia e Croazia - sono una popolazione che ancora oggi è molto legata al territorio, nel senso che abitando in zone perlopiù impervie e severe, si dedicano da sempre alla pastorizia, attività che, ne converrai, poco ha a che fare con il mare. Per questo, appunto, si dice che l'abitante della Ciceria sia poco abile a condurre - in senso ampio - un natante: non ne ha l'imprinting genetico.
Il breve cappelletto di cui sopra solo per comunicarti che per me (solo per me, sia chiaro, non voglio coinvolgere altri in questa iniziativa) d'ora in avanti sarai appellato non come Daphnis ma con altro nom de plume, anche questo legato al territorio in cui sono nato.
Dalle nostre parti sino a - credo - la provincia di Venezia costuma, tra i più anziani, ovvio, dire "questa xe roba de Marco Caco" o simili per indicare qualcosa che appartiene a un passato più che remoto.
Ora, chi era Marco Caco, probabilmente ti chiederai?
Ho trovato sul Web questa efficace nota, che mi pare possa sostituire una mia spiegazione che sarebbe lunga e tortuosa:
Pare che il nome con il quale è "comunemente" conosciuto sia la storpiatura di Marco Cacamo, valoroso condottiero che si sarebbe contraddistinto nella lotta tra veneziani e padovani alla Torre delle Bebbe, nel 1214. La battaglia sarebbe scoppiata in seguito ad un'offesa dei padovani nei confronti del popolo veneziano: avrebbero infatti calpestato il vessillo di San Marco nel corso di un gioco tra nobili, noto come "Castello d'Amore". Cacamo sarebbe stato talmente valoroso da rendere proverbiali quei tempi andati. Sul perché sia diventato Caco, però, non è dato sapersi.“
Mio nonno, quand'ero bambino (e sognavo già d'avere te vicino, come direbbe la Gialappa's), mi ripeteva spesso questa frase con affetto, quando io mi dimostravo refrattario alle novità e poco propenso ad accoglierle favorevolmente in qualsiasi campo. Come sai, la novità è IL MALE, e noi melomani ortodossi lo sappiamo bene. Ma non voglio divagare e parlare di musica in un forum dedicato alla musica.
Insomma entrambe le frasi "Cicio no xe per barca" (riferita alla mia incredibile incapacità nei lavori manuali) e "questa xe roba de Marco Caco" sono state quota parte non irrilevante della colonna sonora della mia vita familiare di ragazzino.
Però la tua eroica lotta con i mezzi informatici merita altro o almeno lo meritano le decine di post che hai scritto negli anni e che contengono solo un punto fermo: da oggi in poi per me sarai per sempre Marco Punto. E ti posso assicurare che mai succederà che qualcuno si chieda "perché sia diventato Punto, però, non è dato a sapersi". Punto e a Caco.
Auguri.
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Tebaldiano
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da Tebaldiano » 14 dic 2015 23:43

mascherpa ha scritto:ma anche è comparso sulla scena, durante il miracolo, il coro maschile previsto in partitura, come se suor Angelica (Gabriella Létay Kiss, pressoché perfetta) sognasse, morendo, quell'universo maschile da cui s'era sentita attratta ma che le era stato negato.
Interessante. Ho sempre sperato di vedere un regista che osasse (ri)proporre il coro in scena nel finale. L'apparizione del bambino come era risolta?
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Berlioz
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da Berlioz » 15 dic 2015 11:30

Il Coro appare al numero 79 ed è marcato Interno, lontano ci sono poi segnate indicazioni avvicinandosi poco a poco

Il coro maschile (Tenori e Bassi) entra al numero 82 sulle parole Quod Heva tristis ma non è indicato che debba essere sulla scena.

Vi è un'indicazione registica che dice che si vedrà la chiesa gremita di angeli e spiega tutta la feccenda della Madonna e del bimbo.Mi pare ragionevole assumere che gli angeli potrebbe essere il coro, ma anche no.

Stasera guatdo sul Puccini interprete di se stesso del Ricci se c'è qualcosa a proposito.
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daphnis
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da daphnis » 15 dic 2015 12:20

Ah ah ah ah come hai ragione, Notung!!
Sapessi quando, nel mio lavoro ufficiale - giornalista sportivo - ho dovuto digerire il susseguirsi delle tecnologie! Adesso, al confronto, vado benone! ma, all'inizio.... Se vuoi, oltre che Punto, puoi chiamarmi Freno a Mano. Sappi che, per fortuna mia ma soprattutto del mio prossimo, non ho la patente. Ciò prese corpo quando - ovviamente assegnato dallo Stato al servizio militare in una Caserma trevigiana di autieri (ti destinano in base alle attitudini...), all'esame di guida mi distinsi in un'azione altamente strategica. Richiesto di avviare il camion, infilai intrepido la chiavetta nella fessura, ce l'avvitai dentro per bene riducendola per l'appunto alla fisionomia di una vite a spirale (l'ufficiale esaminatore sbiancava) e sfasciai risolutamente l'accensione del mezzo. Fui immediatamente destinato all'Ufficio Movimento Autoveicoli a prender nota dei consumi di benzina degli autoveicoli. Con la biro non facevo particolari danni...
Ciao

Punto.

P.s. Però devo aggiungere che la mia "problematica" con le tecnologie e la manualità non ha nulla a che fare con "paura del nuovo". E' invece pura e sacrosanta imbranataggine. Come melomane, credo invece di essere un tantino anomalo. Il nuovo tende ad avvincermi e ad appassionarmi, ho molta più avversione per il "vecchio", inteso come ripetizione o routine. Mi entusiasma il "vecchio" quando è il contrario della ripetizione e della routine. Il "punto" sul quale mi hai beccato poco sopra era il tentativo (fallito) di inserzione del filmato youtube dei Pagliacci di Orange diretti-live da Georges Pretre qualche anno fa, dimostrazione pratica di cosa possa fare un grande vecchio, giovanissimo nell'anima, quando sa - per tutta la vita - fuggire dalla routine. Il filmato mi è entrato, poi si è rivelato vuoto. E ho messo "punto".
Ci riprovo. Il Kesselyak è egregio ma gli ultimi dieci minuti dei Pagliacci di Pretre 2009 ad Orange a mio avviso rappresentano un che di inaudito. Chi c'era, dal vivo, rimase giustamente sconvolto. Eccoli qui.

https://www.youtube.com/watch?v=BY45Hdi0NGM
Ultima modifica di daphnis il 16 dic 2015 10:06, modificato 1 volta in totale.

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Tosca
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da Tosca » 15 dic 2015 13:44

Mi pare che qui si dovrebbe parlare del Trittico. :roll:
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mascherpa
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da mascherpa » 15 dic 2015 14:02

Tebaldiano ha scritto:L'apparizione del bambino come era risolta?
Di fatto evitandola (e quindi evitando anche stupidaggini). Suor Angelica tenta di riconosce il proprio bambino tra quelli del coro, ma non lo ritrova in alcuno tra essi: connotazione realistica nel momento in cui, sotto l'effetto tossico dei fiori, il soprano si sta sognando e questo e quello. Una soluzione chiara e per me convincente, cosí come m'era apparsa convincentissima una zia Principessa che non fosse solo il Grande Inquisitore di Puccini, ma anche... la sua Eboli: «L'error che v'imputai... io stessa... avea commesso».

Indubbio, d'altra parte, che nella partitura non sia indicata alcuna differenziazione del coro: quello maschile interviene dopo e canta molto meno, ma i due nuovi pentagrammi non portano istruzioni sceniche. Sovviene forse una lettera al Panichelli durante la composiozione, in cui Puccini parla di "un'apparizione della Madonna, la quale è preceduta da canti di angeli da lontano". Anch'io, come Edoardo, ho pensato di guardare subito il Ricci, ma l'ora tardissima di rientro a casa iersera e quella piuttosto presta di ripartenza stamani non m'hanno ancora consentito di farlo.

Cure piú gravi di queste mi smuovono, però, i precordi dalla mattina precedente lo spettacolo. Affascinato dalla maestria con la quale è composto il libretto di Gianni Schicchi, m'ero andato a leggere il passo che lo riguarda nel XXX dell'Inferno. I falsificatori di sé stessi sono resi folli e si mordono a vicenda. Non ricordavo proprio che Gianni Schicchi lo fa a i danni d'una una figura mitologica che m'ha molto colpito ritrovargli accanto:

...Quell’è l’anima antica
di Mirra scellerata, che divenne
al padre, fuor del dritto amore, amica.

Questa a peccar con esso così venne,
falsificando sé in altrui forma,
come l’altro che là sen va, sostenne,

per guadagnar la donna de la torma,
falsificare in sé Buoso Donati,
testando e dando al testamento norma.


In questi versi, l'unico punto di parafrasi non immediata mi pare quel «donna della torma», che altro non significa che "la migliore giumenta dell'allevamento": in Forzano-Puccini, che anche in questo riprendono alla lettera una chiosa del cosiddetto "Anonimo fiorentino" (a cavallo tra Trecento e Quattrocento), diventa «la migliore mula di Toscana» e vale da sola (ma questo nell'Anonimo non compare) «trecento fiorini» — Notevole, d'altra parte, che i versi riguardanti Mirra siano regolarmente omessi, quasi fossero "non pertinenti", dalle "istorie pucciniane".

Com'è ben noto, la vicenda di suor Angelica fu proposta dal librettista, che sembra intendesse originariamente farne una pièce di prosa, e anche la vicenda della conclusione satirica del Trittico fu proposta da lui.
Preciso subito che la perversa ipotesi balenatami leggendo l'abbinamento dantesco, che cioè il defunto principe Gualtiero fosse stato l'anonimo padre del bambino di sua figlia, vissuto sette anni, è letteralmente esclusa dalla precisazione ch'egli e la moglie «vent'anni or sono | vennero a morte», contenuta nel libretto dell'opera proprio all'inizio del discorso della Zia principessa (non mi sono noti gli abbozzi di Forzano, per sé e per Puccini...). Però l'esecrazione della zia per la "colpa" della ragazza appare francamente madornale, eccessiva anche per il secolo XVII: "incidenti di percorso" sono sempre successi e si sapeva bene come gestirli, anche dal punto di vista patrimoniale.
Deriva forse da Dante non solo l'idea di Gianni Schicchi, ma anche la prima idea di Suor Angelica, mère coupable come lo fu Mirra di Adone, nato grazie a un miracolo non meno straordinario di quello che salverà l'anima di suor Angelica? Che cosa giustifica che "tutto fu fatto per salvare" il piccolo? solo un moralistico dovere al limite dell'autolesionismo, oppure l'ultima chanche di disporre d'un erede per «tutto il patrimonio" di famiglia», seppure bastardo e frutto d'un incesto? (i "bianchi stemmi", come ben si sa, sono trattabilissimi con la candeggina...)
Sottolineo che tutti questi dubbi non sono legittimati dalla lettera del libretto (aggiungo, d'altra parte, che Puccini dichiarò in séguito un insolito interesse per la Mirra, opera di Domenico Alaleona...).
Ultima modifica di mascherpa il 18 dic 2015 08:32, modificato 1 volta in totale.
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da Berlioz » 15 dic 2015 15:02

mascherpa ha scritto: Com'è ben noto, la vicenda di suor Angelica fu proposta dal librettista, che sembra intendesse originariamente farne una pièce di prosa, e anche la vicenda della conclusione satirica del Trittico fu proposta da lui.
Se non ricordo male Puccini prese i libretti cosi come glieli propose Forzano, o quantomeno evitandogli il martirio che avevano subito Illica e Giacosa. Per il Gianni Schicchi mi pare che Puccini non fosse troppo colpito dalla vicenda che non riteneva particolarmente ispirante ma che poi si ritrovò a comporre quasi incosciamente quello che sarebbe diventato uno dei capolavori del teatro musicale del 900.

Quanto all'ipotesi Mirra...forse avrebbe potuto ispirare Forzano ma mi pare lontana dal sentire Pucciniano
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Re: Il 'Trittico' a Budapest

Messaggio da mascherpa » 15 dic 2015 15:36

Berlioz ha scritto:Quanto all'ipotesi Mirra...forse avrebbe potuto ispirare Forzano ma mi pare lontana dal sentire Pucciniano
Quei «vent'anni» sembrano messi lí proprio per escluderla recisamente... ma... la Fosca?

(Preciso che l'ipotesi dell'abbinamento dantesco Mirra-Gianni Schicchi come possibile ispiratore a Forzano della pièce su suor Angelica, è del tutto indipendente non solo dalla musica di Puccini ma anche dalla messinscena budapestina, essendomi saltata in testa prima di vedere lo spettacolo.)
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