Esperienze surreali al Maggio Musicale

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mascherpa
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Re: Esperienze surreali al Maggio Musicale

Messaggio da mascherpa » 10 giu 2019 09:54

Un annetto fa, dopo essere entrati, alla ricerca d'un certo quadro che non interessa a nessuno, in una zona poco visitata, ma che al momento era regolarmente accessibile, d'una primaria pinacoteca nazionale (preciso: non a Firenze, cosí nessuno si sente in dovere di commentare a rampazzo), trovammo al ritorno chiusa, e non apribile dal nostro lato, la porta per la quale avevamo abbandonato il tratturo antico. La "Tosca" era disperata perché il telefonino era senza campo e non c'era quindi alcuna speranza di chiamare in nostro soccorso le forze addette alla vigilanza (???!!!). Né la sona sembrava videocontrollata... Io presi tempo, guardai con calma e senza rompipalle intorno qualche quadro di piú, e dopo un buon quarto d'ora decisi che non restava altro che oltrepassare uno dei soliti cordoni di sbarramento, l'osservanza dei quali ci rispediva inevitabilmente alla porta bloccata. Rientrammo cosí alla grande in un percorso-pecore.

Inutile dire che, quando informai, súbito e con precisione, una custode della mancata disavventura, costei ci guardò in un modo che, per me, volle dire solo: "ma non vi sognerete mica che io vada a far notare che c'è qualcosa che non funziona nelle disposizioni di sicurezza!". Escludo che si sia portata a vedere se avevamo fatto danni, come i "vandali" che è sempre cosí facile invocare a scusante della propria imperizia. Ho malignamente supposto che proprio lei non avrebbe dovuto chiudere anzitempo quella porta...


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von Humanität
durch Nationalität
zur Bestialität

(F. Grillparzer, aprile 1849)

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marcob35
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Re: Esperienze surreali al Maggio Musicale

Messaggio da marcob35 » 14 giu 2019 11:21

Guarda guarda l'Ufficio Stampa del Teatro del Maggio, in data 12 giugno, su Facebook, perlomeno, ha dato annuncio indiretto (ché FB non tutti lo possiedono-per fortuna-anche se di moda) delle difficoltà logistiche al teatro in occasione della prima de "Le nozze di Figaro" di sabato 15 giugno, in concomitanza con l'orgia rock finale di cui si era già detto: viewtopic.php?f=1&t=17025&start=1670#p704821.
Che bello: ci leggono ed ascoltano!

Ma la cosa più divertente, su Facebook, è il lungo, lunghissimo dibattito con chi ha discusso assieme al solerte capo Ufficio Stampa del Teatro, di tutta la questione.
Battute decise da parte dell'appassionato ottuagenario ed architetto di professione e arrampicamento sugli specchi del funzionario del Teatro, che naturalmente deve fare il proprio lavoro. Non che faccia osservazioni scorrette il secondo, pure lo spettatore critico (cui si aggiunge qualcun altro nella sede facebookiana) ha ragione.

Non essendo possibile sintetizzare, poiché il gusto del dibattito (tipico furoreggiare nel Social), sta nelle sue forme integrali, a beneficio di chi (saggiamente) non possiede FB, copio ed incollo (una tantum) qui appresso, dopo le foto-avviso del Maggio.

Comunicazione
Si avvisa il gentile pubblico che le prove e gli spettacoli dal 13 al 16 giugno 2019 dell'LXXXII Festival del Maggio saranno in concomitanza con la manifestazione Firenze Rocks al Visarno Arena che comporterà difficoltà per la circolazione e per i parcheggi. Vi invitiamo a valutare con attenzione la viabilità e le connessioni con i mezzi pubblici per raggiungere il Teatro del Maggio.
avviso maggio rock.JPG
comunicato fb maggio due.JPG

Commenti su FB ai post del Teatro:

Piero Micheli Questo conferma l'infelice ubicazione per il maggior teatro di Firenze, che fra l'altro soffre della vicinanza di una rumorosa discoteca, e manca di efficaci collegamenti di mezzi pubblici con il centro della città e i suoi maggiori alberghi. Sembra che sia stato costruito soprattutto per i residenti a Scandicci.

Paolo Klun Gentile signor Micheli, è evidente che lei fa parte di quel numeroso gruppo di persone che non avvalla la nuova costruzione del Teatro del Maggio posizione che non discuto, anzi comprendo. Sono qui a Firenze da troppo poco tempo e il Comunale l'ho vissuto come parte del pubblico "di fuori", saltuariamente venendo da Milano per gli spettacoli (bellissimi) in cartellone. Del Comunale mi è sempre piaciuto tutto: dai colori dei velluti ai lampadari bellissimi e preziosi di Venini ai marmi dei foyer e ovviamente l'aspetto della sala, comunque moderna, ma a causa della sporadicità delle mie presenze non mi sono mai "innamorato" di quella sede come lei, come voi. Mi sono trasferito a Firenze per lavoro e per lavorare proprio al Maggio, nel teatro "nuovo", a questo luogo (oltre che alla Città) giorno dopo giorno mi sento sempre più legato ed è proprio per questo che comprendo lo stato d'animo di chi come lei è vivo l'attaccamento alla "vecchia" sede: mi sto "attaccando" a questa io, ecco! Perciò capisco come questi nuovi modernissimi ambienti possano essere stati vissuti (non bene) dai fiorentini come lei. Mi auguro che il tempo riuscirà comunque a sanare quella che viene vissuta come una perdita e per fortuna il pubblico che torna numeroso al Maggio, lascia ben sperare. Tuttavia nel suo scritto rilevo qualcosa che proprio non mi spiego. Ammesso e concesso che questo edificio non fosse stato mai costruito (nuovo edificio che comunque dista solo circa 300 metri dalla vecchia sede: dal foyer si vede benissimo la torre scenica vicinissima) perché giudica infelice questa ubicazione rispetto alla precedente? Poche centinaia di metri che differenza fanno rispetto a prima? Prima dove si parcheggiavano le automobili? Prima quando non c'era la tranvia, il Comunale si raggiungeva più speditamente? qui di fronte, a parte i parcheggi ( che da oggi al 7 saranno impraticabili) si può parcheggiare agevolmente, prima dove accadeva, in corso Italia? In tanti adesso possono pure parcheggiare nella piazza del Teatro. Inoltre c'è un parcheggio sotterraneo in via Gabbuggiani. Ci sono i capolinea dei bussini c2, e c3 (buoni per l'inizio delle recite), e diverse altre linee pubbliche; ci sono gli stazionamenti degli autobus per la Regione e per le Città più vicine. La stazione di SMN ( così come era per il Comunale) è sempre lì a 10 minuti cammino (ora poco più)e c'è la stazione di Porta a Prato. Alberghi? qui attorno ci sono e ci sono sempre stati (anzi forse due nuovi sono stati anche inaugurati nel frattempo: l'Ac e il Moon). Sicuramente l'Nh Angloamerican, o il Kraft, o l'Ariele o il DeRose, il Villa Medici non sono più proprio sul retro o quasi del Maggio ma restano comunque vicinissimi alla nuova sede ( di fronte ci sono l'NH Firenze e il Michelangelo) e non credo che un fortunato ospite del Four Seasons si lamenti dell'ubicazione differente tra la vecchia e la nuova sede. I residenti a Scandicci ne hanno certo avuto un beneficio e anche coloro che abitano all'altro capo della T1, o della T2, certo! Questo non è un male e sono certo che lo condivide anche lei. Per quanto riguarda la pizzeria/discoteca/kindergarten Buoneria, le assicuro che il suono che proviene dalla loro attività non si sente per nulla in sala. Forse l'unica cosa che manca qui attorno è proprio la presenza di luoghi dove poter mangiare dopo una recita, eccezion fatta per la Buoneria, appunto e il Borderline in corso Italia). A proposito del disturbo, anche quando in questo mese la cavea ospiterà un concerto rock mentre in teatro ci sarà un'opera non ci sarà alcuna interferenza per il pubblico in sala, causato dal pubblico sul tetto. Quindi "infelice ubicazione" perché? e nel caso davvero ipotetico e lontanissimo - immagino - che lei fosse stato favorevole alla costruzione di una nuova grande sala, dove l'avrebbe ubicata?

Iacopo Vigevani Piero Micheli evidentemente lei non frequenta il teatro che anzi rispetto al passato offre una posizione che agevola molto l’accesso. Inoltre vi è la tramvia che ferma davanti, due parcheggi di cui uno convenzionato, e non sarà un evento che si sovrappone (viva la citta piena di differenti offerte culturali e musicali) a creare il panico. Ottimo il servizio comunicazione che ricorda questo particolare periodo di ricchezza estiva.


Piero Micheli
Firenze è una città che non ha mai avuto un teatro degno. Perfino la Pergola sta in una stradina marginale (fuori dalla seconda cerchia) e senza una piazza e un portico. Poi ci si è adattati al vecchio Politeama diventato prima Vittorio Emanuele, poi Comunale, anche questo marginale. Lasciamo stare il Pagliano poi Verdi. Poi si è andati ancora più fuori. Uno straniero che viene a Firenze invano cerca l'equivalente della Scala o del San Carlo, ma anche dei teatri dell'Emilia Romagna, che fanno trio con la Cattedrale e con il palazzo di Città. Il Teatro Comunale che lei ricorda non era affatto bello, perfino peggiore rispetto alla sua prima versione, quella con le due gradinate e il loggione senza poltroncine, che rispondeva almeno a un'estetica degli anni trenta e che fu malamente ristrutturato fra il 1959 e il 1961. Quindi nessunissimo rimpianto. Ma la soluzione trovata accentua la disgrazia che ha sempre contraddistinto questa città quanto al suo Teatro. Poi non mi dica che è bello questo teatro dove dalla platea non si vede la galleria e dalla galleria non si vede la platea e con molte visibilità "limitate". In questo teatro viene a mancare del tutto ciò che ha sempre contraddistinto il teatro all'italiana, cioè la comunicazione stretta e diretta, quasi la complicità fra tutto il pubblico e fra questo e gli attori sulla scena. Da nessuna parte del teatro ci si avvicina al proscenio tanto da potervi gettare un fiore o un cavolfiore. Quindi, contento Lei ... Poi un giorno Le dirò come io avrei affrontato il problema, senza peraltro poterlo risolvere del tutto. Comunque La ringrazio dell'attenzione prestatami.

Piero Micheli
Iacopo Vigevani Guardi, Lei non mi conosce, altrimenti saprebbe che frequento il teatro da circa 85 anni.

Paolo Klun
Signor Micheli, dunque la questione è più profonda e ampia e riguarda il tessuto urbano e storico di Firenze. In una qual maniera mi sento quasi risollevato dalla sua critica logistica e ho compreso cosa intende; e apprezzo moltissimo la sua chiusa affatto sincera. Riguardo a questa sede moderna, sì, ci sono delle mancanze, le avvertiamo tutti e nessuno di noi (col noi intendo chi "vive" qui al Maggio, come me) nessuno di noi si nasconde "dietro a un dito", negandole. Tuttavia non lo giudico un teatro brutto, ma questo è soggettivo. Ho scritto che ci sono legato. Mi ha colpito una sua considerazione che condivido appieno e che tutt'a un tratto mi ha fatto sentire la mancanza di un gesto che qui al Maggio non ho mai visto succedere (e non per demerito artistico, ma ha ragione lei per un limite architettonico): le infiorate che piovono dai palchi di proscenio all'indirizzo degli artisti alla fine di recite belle e bellissime e che fanno parte delle meravigliose liturgie del teatro, assieme agli applausi, alle ovazioni e pure - sì - ai fischi e ai bù.

Riccardo Ventrella
Caro Micheli, la Pergola (primo teatro all’italiana del mondo) è così dal 1656. In una strada, di antica urbanizzazione. Quando parla della Pergola la invito a riflettere accuratamente.

Piero Micheli Riccardo Ventrella Per carità, non mi fraintenda. La Pergola è per me, pur con i limiti che la differenziano da altri teatri italiani, il teatro granducale, il vero teatro di Firenze che ha avuto la prima del Macbeth di Verdi, per non dire di altre importanti primogeniture. Il problema è che i nostri amministratori l'hanno abbandonata per non dire declassata, almeno dal punto di vista di teatro d'opera. Prima non c'era Maggio Musicale che non avesse una o più tappe all'interno del nostro teatro storico, ma ora per un puro caso ci hanno portato il balletto di Marta Graham senza musiche dal vivo, e per il resto preferiscono il minuscolo Goldoni. Non è che dalla Pergola che dovrebbe ripartire il MMF, per poi spostarsi al nuovo teatro o ad altri luoghi, come del resto avveniva nei bei tempi andati.

Riccardo Ventrella
quali limiti, mi perdoni? Perché la Pergola è il più importante, da un punto di vista dell’edificio, teatro di prosa italiano, e sicuramente uno dei più importanti per attività . Il “declassamento”, come lo chiama lei, è un processo tutto ottocentesco, dovuto in gran parte alla gestione degli Immobili e al declinare di Firenze come scena centrale dell’opera. Le ricordo che la Pergola è uno dei sette teatri nazionali che il Ministero riconosce. E che per il melodramma sei e settecentesco rimane palcoscenico ideale, purtroppo per ambientazione e non per capienze

Piero Micheli Paolo Klun Scusi, come giudica Lei un progetto che contempla ascensori che hanno solo due stop, al piano 0 e al piano 2. Chi sta in un palco, come io che ho l'abbonamento al palco 5, o sale 21 scalini o ne scende 35. E i gabinetti? Nemmeno negli autogrill ce ne sono di simili. Si vedono i piedi di chi sta nel gabinetto adiacente e se ne sentono gli scrosci. Solo per parlare dei dettagli. Me lo lasci dire da architetto. Il teatro è pieno di limiti architettonici e me ne dispiace assai.

Gianna Pini Concordo sui tanti, moltissimi, limiti del nuovo teatro... non sulla ubicazione.
Però mi pare di ricordare che secondo Renzi doveva diventare un gioiello questo parco della musica con tanto di parcheggio per tutti...
Un nuovo teatro oggigiorno sarebbe auspicabile avesse un adeguato parcheggio!


Piero Micheli
Riccardo Ventrella Palcoscenico ideale, appunto, il fatto è, però, che il Maggio Musicale ha impropriamente portato La Clemenza di Tito nell'hangar delle Cascine, peraltro mezzo vuoto (e domani Le Nozze di Figaro). Le ripeto, non ce l'ho con la Pergola, ma con l'uso che NON se ne fa. Invece manca un vero auditorio per la grande musica sinfonica con tanto di grande organo come in tutti gli auditori del mondo (escluso quello di Roma).

Riccardo Ventrella La vedo un po’ confuso, signor Micheli. Mi sembra che della Pergola si faccia il migliore degli usi. Avendo un bel teatro nuovo, e moderno, è difficile che il Maggio possa tornare di frequente: ma quando lo vorrà sarà sempre ben accetto. Credo poi che valga la famosa massima di Aristotele, non è a farli ma a contentarli...

Piero Micheli
Riccardo Ventrella No, è lei che è un po' confuso se ritiene che della Pergola si faccia il migliore degli usi. Contento Lei ... (del resto è perfettamente comprensibile che lo sia).

Riccardo Ventrella
La prossima volta chiederemo a lei, che le devo dire...

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Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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