...intanto a Napoli

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mascherpa
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Messaggio da mascherpa » 13 mag 2019 19:07

...abbiamo visto le prime due recite della Valchiria, nel premiato allestimento Tiezzi del 2005, che mantiene indubbia freschezza e interesse.

Sul podio Juraj Valčuha, che nell'Orchestra del Teatro di San Carlo ha indubbiamente una giustificata fiducia: il direttore ha preferito non sacrificare nulla della sua lettura molto lirica della Prima giornata alla banalità, poco "artistica", d'evitare il rischio di qualche incidente di percorso. Questa coerenza ha portato l'orchestra a crescere di atto in atto, sino a raggiungere la seconda sera un velluto ideale degli archi, una resa ottima dei legni e una buona degli ottoni. L'acustica del teatro, molto equilibrata in platea dove eravamo sabato ma favolosa al sesto piano dove eravamo iersera, ha fatto il resto.

Quel che m'ha più impressionato è stato il livello di entrambi i cast vocali. Non mi pare corretto anticipare giudizi su quelli che darà il recensore quando avrà ascoltato il "primo" cast, ma nel "secondo", tra qualche nome di rilievo che già conoscevo e s'è fatto molto onore (Tomásson come Wotan e la Lindstrom come Brunilde), m'ha colpito il tenore, credo danese, Magnus Vigilius, che ha cantato un Siegmund ovviamente diverso ma altrettanto convincente di quello realizzato dal celebre Robert Dean Smith la prima sera. Molto bene anche Ursula Hesse von den Steinen, che, more germanico, lasciandola il ruolo di Fricka "disoccupata" dopo il second'atto, ha cantato nel terzo la Waltraute.

Non m'era mai successo d'assistere allo stesso titolo wagneriano due volte in meno di ventiquattr'ore, ovviamente con cast diversi. L'esperienza è stata travolgente, anche se oggi l'idea d'ascoltare altra musica non m'avrebbe neppure sfiorato.
Ma stamani non ho resistito alla tentazione di recarmi nell'indaffaratissima sede dell'Associazione Scarlatti, e acquistare i biglietti per sentire domani sera, al Teatro Mercadante, due gloriosi musicisti partenopei, Accardo e Campanella: mi sembrerà d'essere un Napoletano degli anni Sessanta accorso a San Siro per veder giocare Mazzola e Rivera...


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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da fabiopappa » 14 mag 2019 16:23

Spettacolo travolgente! Quello che Valcuha sta facendo con l'orchestra del San Carlo è un autentico prodigio. Anche il compianto Tate, nel medesimo titolo, non era riuscito a ottenere da questa orchestra sonorità cosí pertinenti.

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massenetiana
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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da massenetiana » 14 mag 2019 17:48

fabiopappa ha scritto:
14 mag 2019 16:23
Quello che Valcuha sta facendo con l'orchestra del San Carlo è un autentico prodigio.
Non ho visto lo spettacolo in questione ma ultimamente (il 24 aprile) ho visto Valcuha dirigere il Requiem verdiano a Salerno e quel che posso dire è che condivido pienamente, per ovvi motivi l'organico orchestrale era ridotto ma per il modo magistrale in cui ha suonato (complimenti in particolare ai professori alle percussioni) mi sono emozionata come negli spettacoli napoletani... peccato per il quartetto vocale che, ad eccezione del basso, non si è rivelato all'altezza, con un soprano, un mezzosoprano e un tenore più adeguati sarebbe stato uno spettacolo perfetto.
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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da mascherpa » 15 mag 2019 07:45

Iersera nel piccolo teatro settecentesco in origine detto "del Fondo" (esattamente coevo dell'inaugurazione della Scala) dove trovò luogo, durante la ricostruzione del San Carlo nel 1816, la création d'una delle opere di più straodinaria inventiva musicale e originalità drammaturgica, i due genii loci Accardo e Campanella hanno tenuto avvinto il pubblico con mezz'ora di Beethoven (Op. 30 n. 2) e mezz'ora di Franck, congedandosi con il celebre movimento lento dell'Op. 30 n. 1 e con parole d'augurio e commemorazione per il centenario dell'Associazione Scarlatti, le cui celebrazioni il concerto concludeva.

Campanella sonava un ottimo Steinway e questo ha fatto, a mio gusto, una notevole differenza con l'ultima volta che l'avevo ascoltato nove mesi fa, nel Camposanto di Pisa, quando sonò un Yamaha. L'acustica "cameristica" e calda del Mercadante, le travi del cui soffitto superano in antichità di quasi quarant'anni quelle pur bisecolari del San Carlo, ha fatto il resto, e l'arte del tocco del grande pianista partenopeo m'ha lasciato incantato.

Affascinante la naturalezza con la quale le frasi passavano da uno strumento all'altro, in un ammaliante convergere dei timbri. L'illustre Accardo mantiene intatto il suo proverbiale dominio ritmico, capace di respirare con la musica e di tornire le frasi senz'alcuna monotonia: questi pregi fanno abbondante aggio, a mio parere, su non rare imprecisioni nell'altezza del suono. Evidenti le comuni radici culturali dei due artisti, unite a vere e proprie Wahlverwandschaften che hanno portato a una straodinaria intesa interpretativa.

Il tempo permane incerto e insolitamente fresco rispetto ai miei ricordi d'un anno esatto fa, l'ultima volta che fui a Napoli per il Cappello di paglia di Firenze. Poca voglia, quindi, d'uscire di città, come avevamo progettato per questa settimana abbondante di soggiorno. Alle sei di questa sera, il Coro del San Carlo, "disoccupato" in occasione della Valchiria, canterà nella versione cosiddetta "di Londra" del Requiem tedesco di Brahms, con l'orchestra sostituita da due pianisti (che in teatro soneranno due pianoforti). L'ascolto, molti anni fa in una casa privata di Milano, della riduzione d'autore per quattro mani del Concerto in re minore op. 15 mi lasciò sbarlodito sia per l'impatto sonoro che Brahms sa ottenere anche rinunziando all'orchestra, sia per la percepibilità dei contrappunti: quindi credo che nel pomeriggio non perderemo l'occasione d'ascoltare il suo Opus 68 in questa forma non usuale e che non conosco.
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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da pbialetti » 15 mag 2019 09:43

mascherpa ha scritto:
15 mag 2019 07:45
... canterà nella versione cosiddetta "di Londra" del Requiem tedesco di Brahms, con l'orchestra sostituita da due pianisti (che in teatro soneranno due pianoforti).
Questa versione del Deutsches Requiem accompagnata dal Pianoforte a quattro mani viene utilizzata da anni dal Rundfunkchor Berlin per uno spettacolo denominato "Human Requiem" in cui il coro è mischiato in mezzo al pubblico e conduce una specie di azione scenica di grande effetto. Lo spettacolo viene spesso ripreso, non solo a Berlino, e lo consiglio a chiunque ne abbia l'occasione perché è veramente emozionante. Scusate l'off Topic.

Peraltro alla Valchiria c'ero anch'io e posso confermare le ottime impressioni di chi ne ha scritto, sia sul direttore che sui cantanti del primo cast.

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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da mascherpa » 16 mag 2019 09:16

pbialetti ha scritto:
15 mag 2019 09:43
mascherpa ha scritto:
15 mag 2019 07:45
... canterà nella versione cosiddetta "di Londra" del Requiem tedesco di Brahms, con l'orchestra sostituita da due pianisti (che in teatro soneranno due pianoforti).
Questa versione del Deutsches Requiem accompagnata dal Pianoforte a quattro mani viene utilizzata da anni dal Rundfunkchor Berlin per uno spettacolo denominato "Human Requiem" in cui il coro è mischiato in mezzo al pubblico e conduce una specie di azione scenica di grande effetto.
Guarda caso, il fatto più interessante di ieri pomeriggio è stato l'apprendimento, dal programma di sala, che Brahms avrebbe voluto intitolare il suo Opus 68 Ein menschliches Requiem, ossia, appunto Human Requiem...

Diversamente da quel che avevo scritto ieri mattina per evidente wishful thinking, l'esecuzione non è stata, purtroppo, quella della versione "di Londra" con pianoforte a quattro mani, ma d'una «versione per soli, coro, due pianoforti e timpani a cura di Heinrich Poos». Delle due parti pianistiche, una si moveva prevalentemente nel registro medio grave e m'è sembrata avere, specie negli ultimi due numeri, un ruolo secondario. Poco rilevante l'apporto dei timpani, nonostante la bravura della strumentista (Barbara Bavecchi).

Inoltre, lo Steinway che è stato utilizzato di più m'è sembrato in condizioni non ottimali, come spesso avviene ai pianoforti dei teatri, e il pianista che lo sonava ha a mio gusto ecceduto in "rubati", sia rispetto al collega sia, specie alla fine, per conto proprio. L'altro Steinway, sul cui fianco campeggiava il nome d'una Casa musicale, evidente noleggiatrice, m'è invece parso perfetto. Corretti baritono e soprano.

Il coro schierava ben ottanta cantori, ossia quasi tutti quelli che compaiono nell'elenco pubblicato dal Teatro di San Carlo. Il concerto è sembrato quindi un'occasione più per esercitare il coro in un repertorio meno usuale, che per eseguire una versione "speciale" d'autore di questo capolavoro. Che d'altra parte m'è sembrato anche ieri pomeriggio d'una ricchezza tale da far giungere non poca sostanza musicale all'ascoltatore indipendentemente dall'esecuzione: lo stesso che avviene, a mio parere, con le opere più riuscite del nostro... «orrendo repertorio melodrammatico».
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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da manrico64 » 16 mag 2019 17:45

cronaca molto interessante
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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da massenetiana » 16 mag 2019 18:07

Una curiosità: come vi è sembrato Liang Li (il basso che per me è stato bravissimo nel suddetto Requiem salernitano)?
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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da mascherpa » 17 mag 2019 00:17

massenetiana ha scritto:
16 mag 2019 18:07
Una curiosità: come vi è sembrato Liang Li?
Sabato scorso m'è piaciuto, sia vocalmente e interpretativamente, sia come portamento scenico. Direi anzi abbia costituito il vantaggio principale, nel suo ruolo, del cast della prima recita rispetto a quello della seconda. Lo risentiremo sabato 18, la sera prima di ripartire, molto a malincuore, da Napoli.
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Re: ...intanto a Napoli

Messaggio da fabiopappa » 17 mag 2019 14:02

Da napoletano leggo con gioia delle emozioni positive che il San Carlo (struttura, acustica, masse artistiche, direttore musicale) e la città in generale sanno regalare. Grazie.

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