Pereira c'è

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Amfortas_Genova
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Re: Pereira c'è

Messaggio da Amfortas_Genova » 17 mar 2019 21:31

Sembra chiaro che non vogliano più Pereira:

https://milano.repubblica.it/cronaca/20 ... 221810425/

Purtroppo temo che finirà per diventare un altro teatro tutto Traviate e Rigoletti. Peccato. Un’altra istituzione vittima di un nazionalismo/sovranismo che è solo provincialismo. Ma non te ne puoi accorgere se vivi in una bolla locale.

In ogni caso mi sorprende che dopo tanti giorni di discussione nessuno abbia scritto la cosa più ovvia: i soldi privati ed esteri servono perché il finanziamento pubblico è insufficiente. Solo un terzo del bilancio della Scala è coperto da risorse pubbliche, mentre all’estero sono i due terzi. Il resto viene sempre di sè...


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ZetaZeta
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Re: Pereira c'è

Messaggio da ZetaZeta » 18 mar 2019 09:40

Dalla mia bolla locale noto che comunque Pereira non pare essersela giocata benissimo, soprattutto sapendo che tirava aria di spoil-system (abitudine peraltro cara a tutti i partiti: bianchi, rossi, gialli e verdi).

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tower
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Re: Pereira c'è

Messaggio da tower » 18 mar 2019 10:57

Pereira è stato certamente troppo disinvolto nel prendere certe decisioni.

Resta il fatto che tutta quest'operazione altro non è che un pretesto per farlo fuori. Io personalmente non lo stimo e quindi non ci soffro.

Riguardo al futuro della Scala aspetterei un attimo prima di dire come andrà a finire. Non è detto che ci si rinchiuda entro il perimetro delle Traviate.

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mascherpa
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Re: Pereira c'è

Messaggio da mascherpa » 18 mar 2019 11:44

fraaaa ha scritto:
17 mar 2019 14:18
Top. Pure un bel puttan tour nella red zone con il risparmio da Scala?
Quello lo lascio a te, cialtrone, che evidentemente non trovi di meglio.
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umangialaio
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Re: Pereira c'è

Messaggio da umangialaio » 18 mar 2019 12:26

L'ironia è che Pereira vive il suo momento più difficile proprio mentre va in scena l'unico grande (ma veramente grande) spettacolo della sua mediocre ed opaca gestione. Gli va comunque ascritto parte del merito della fine del bagarinaggio dovuta, a mio giudizio a quattro fattori:
-diminuzione della domanda dovuta a declino culturale del pubblico milanese, lo stesso che affolla le orribili mostre di Palazzo Reale
-diminuzione della domanda dovuta alla scarsa qualità della programmazione e ai prezzi alti (demerito anche suo)
-aumento dell'offerta (merito suo)
-pulizia in biglietteria (grande merito suo)

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mascherpa
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Re: Pereira c'è

Messaggio da mascherpa » 18 mar 2019 12:35

Amfortas_Genova ha scritto:
17 mar 2019 21:31
In ogni caso mi sorprende che dopo tanti giorni di discussione nessuno abbia scritto la cosa più ovvia: i soldi privati ed esteri servono perché il finanziamento pubblico è insufficiente. Solo un terzo del bilancio della Scala è coperto da risorse pubbliche, mentre all’estero sono i due terzi.
Dell'insufficienza delle risorse pubbliche s'è in realtà cominciato a parlare in questo Forum nel 2001, quindi non mi lamenterei se questa volta non è stata ritirata fuori la geremiade. Quale percentuale del bilancio d'una istituzione teatrale sia oggi coperta da esse, non è del resto dato sapere ufficialmente, perchè le fondazioni di diritto privato, come si vantava quel sovrintendente che si sforzò più di tutti per averle, non sono tenute alla pubblicazione dei bilanci.

Quando esistevano gli Enti autonomi, che invece dovevano pubblicare, attendibili o no che fossero, i loro bilanci, secondo quelli del sovrintendente Grassi le risorse della Scala provenivano, all'incirca, per un quarto o poco più dalla vendita dei biglietti, per un quarto dalla mano pubblica (tramite il Comune, che gestiva e assegnava anche i fondi ricevuti dall'erario), per un quarto dai diritti radiotelevisivi, per un quarto da altre fonti, che andavano da elargizioni private ai diritti discografici, dal noleggio di allestimenti a proventi di capitale immobiliare. Negli stessi anni mi si diceva che, invece, alla Fenice solo il cinque per cento del bilancio era coperto dal botteghino, ma non l'ho mai letto personalmente. Che oggi la Scala copra, se è vero, un terzo del bilancio con fondi pubblici, non rappresenta quindi un "peggioramento" rispetto a decenni fa, ma di certo la pone in una condizione dichiaramente privilegiata rispetto a tutti gli altri teatri italiani. Per contro, la Fenice sembra che oggi ce la faccia quasi solo con il botteghino.

Manca, da noi, una valutazione del ritorno economico del finanziamento pubblico alla lirica. Per il Festival di Saliburgo dichiaravano, anni fa, che l'aumento del gettito fiscale legato alle attività turistiche indotte dal Festival superava di qualche punto percentuale l'entità dei finanziamenti pubblici devoluti a esso. Per la Semperoper di Dresda, alla fine degli anni Novanta, si leggeva che ogni marco pubblico dato al teatro (quello che in Germania genera, o generava, il maggiore "turismo lirico") creava un indotto di tre marchi: il che, supponendo un'imposizione fiscale media del trenta per cento, finisce per equivalere, all'incirca, al dato salisburghese.

Ma da noi la situazione è completamente diversa: è abbastanza raro che qualcuno si rechi ad albergare in una delle nostre città solo per andare all'opera (a me è capitato, nelle ultime stagioni, solo per Genova e Trieste, anche se il caso del recente Principe Igor è stato anche un pretesto per tornare, dopo il Liebersverbot, in quest'ultima città). Sussistono, infatti, ben altre ragioni sufficienti per visitare l'Italia. Anch'io personalmente vado non solo a Kassel, a Innsbruck, a Klagenfurt, ad Amburgo, ma anche a Berlino, Amsterdam e Londra, con lo scopo primo d'andare a teatro, ma per Roma, Napoli o Palermo il movente di base è completamente diverso, anche se poi all'opera cerco d'andarci e fisso le date dei soggiorni in base ai calendari dei teatri. Ma se Roma, Napoli o Palermo non fossero quel che sono e non offrissero quel che offrono d'altro, a teatro non mi ci vedrebbero di certo! Non vedo quindi la possibilità che la mano pubblica possa attendersi dai finanziamenti alla liricaa avere ritorni economici come quelli vantati all'estero, anche se di certo non dovunque. Resta d'altra parte indubbio che con i loro finanziamenti a due terzi, le stagioni estere sono molto più varie e interessanti che non qui da noi. Faranno anche, talvolta, delle messinsene demenziali, ma non mai così deprimenti (almeno per me) come la recente Italiana della Fenice.

P.S. Condivido pienamente le osservazioni di Ulisse, anche se la Kovancina non l'ho ancora vista. A mio parere, il primo requisito per una gestione accettabile è un rapporto serio, abbastanza aperto e non troppo misterioso con il pubblico pagante. Ho già raccontato numerosi episodi in proprosito occorsimi in Germania e Austria, che qui sono probabilmente apparsi frottole o fantascienza, quindi non starò a ripeterli.
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Re: Pereira c'è

Messaggio da Dr.Malatesta » 18 mar 2019 12:50

Amfortas_Genova ha scritto:
17 mar 2019 21:31
Purtroppo temo che finirà per diventare un altro teatro tutto Traviate e Rigoletti. Peccato. Un’altra istituzione vittima di un nazionalismo/sovranismo che è solo provincialismo.
Beh, aspettiamo a dirlo: i nomi che si stanno facendo in questi giorni - papabili per la successione - mi sembrano andare in tutt'altra direzione, in particolare Fuortes che a Roma sta proponendo stagioni ricche, interessanti e di prospettiva internazionale.
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tower
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Re: Pereira c'è

Messaggio da tower » 18 mar 2019 12:50

umangialaio ha scritto:
18 mar 2019 12:26
L'ironia è che Pereira vive il suo momento più difficile proprio mentre va in scena l'unico grande (ma veramente grande) spettacolo della sua mediocre ed opaca gestione. Gli va comunque ascritto parte del merito della fine del bagarinaggio dovuta, a mio giudizio a quattro fattori:
-diminuzione della domanda dovuta a declino culturale del pubblico milanese, lo stesso che affolla le orribili mostre di Palazzo Reale
-diminuzione della domanda dovuta alla scarsa qualità della programmazione e ai prezzi alti (demerito anche suo)
-aumento dell'offerta (merito suo)
-pulizia in biglietteria (grande merito suo)

U
Quel che noto io da frequentatore abituale da oltre 10 anni ormai è che il pubblico è diminuito ma non certo solo in questi ultimi anni. Ricordo che nei primi anni di frequentazione delle Scala era quasi un'impresa riuscire a recuperare dei biglietti e non parlo solo del loggione.

Anno dopo anno sono via via aumentati gli spettacoli con grosse quantità di biglietti invenduti. Penso che questo sia avvenuto per vari motivi:
- calo degli abbonati. Penso che a fronte di storici (vecchi) abbonati passati a miglior vita non ci sia stato un grande ricambio generazionale. Personalmente conosco due famiglie dove l'abbonamento lo facevano i nonni e, una volta estinti, figli/nipoti non hanno più rinnovato.
- Prezzi sempre più alti. La platea ormai costa in molti casi 300 euro (comprensive di commissioni). Francamente sono cifre che in pochi possono spendere per 1 serata.
- Moltiplicazione degli spettacoli. Il combinato disposto di prezzi in aumento e pubblico calante abbinato all'aumento delle alzate di sipario non fa che aumentare la diluizione del pubblico in sala.

Io non sono un direttore di teatro e non voglio mettermi a fare il "sovraintendente delle domenica", quindi non mi sogno di dire come andrebbe risolta la questione. L'unica cosa che mi sento di dire è che la prima vera emergenza sono gli abbonati. Bisogna trovare il modo di aumentarli offrendo loro qualcosa in più. Ad oggi fare l'abbonamento è da fessi. Paghi in un colpo solo l'intero costo degli spettacoli proposti senza nessun tipo di sconto e senza nessun benefit degno di nota. E' una formula che può funzionare solo per una platea di abbonati "storici" che semplicemente non hanno voglia di fare qualcosa di diverso rispetto al rinnovo dell'abbonamento e sono troppo pigri e/o vecchi per accorgersi che stanno pagando una sola.

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mascherpa
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Re: Pereira c'è

Messaggio da mascherpa » 18 mar 2019 13:04

ZetaZeta ha scritto:
17 mar 2019 21:24
Mah caro Mascherpa, che la Germania e l'Austria abbiano problemi generali non più facili dei nostri, soprattutto a livello di finanza pubblica statale e regionale, mi pare un'affermazione un tantinello azzardata. Loro i soldi li hanno e li spendono meglio di noi.
Non vedo alcuna contraddizione, caro Coralli, tra quel che avevo scritto e quel che osservi tu. La Germania ha ancora, gravissimo, il problema della dipendenza economica di quattro neue Länder su cinque. Sia lei che l'Austria hanno a che fare con un'immigrazione molto più massiccia della nostra: in giro per Graz prevale la vista di persone provenienti dai Balcani o dall'Asia minore. Questi sono gli stessi problemi generali che abbiamo noi. E anche da loro sono diventati argomenti di prossenetismo del consenso. Che poi li gestiscano meglio, non starò a dirlo perché l'hai già scritto tu... L'elementare questione d'avere loro "i soldi" e il nostro stato cronicamente no, non mi pare nemmeno essa un dato climatico, e ti ricordo quanto hanno chiesto più volte i loro governi per istituire obbligazioni di stato europee (non è questa, ovviamente, la sede per ripeterlo). E i nostri governi si sono sempre ben guardati dall'obiettare, nelle sedi dovute, ai prerequisiti posti da loro.
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Re: Pereira c'è

Messaggio da mascherpa » 18 mar 2019 13:36

tower ha scritto:
18 mar 2019 12:50
Ad oggi fare l'abbonamento è da fessi. Paghi in un colpo solo l'intero costo degli spettacoli proposti senza nessun tipo di sconto e senza nessun benefit degno di nota.
Personalmente, cominciai a fare l'abbonamento alla stagione d'opera nel 1973 e smisi nel 2008. A quella dei concerti sinfonici, dopo avere cominciato nello stesso anno avevo smesso circa dieci anni prima.

Non so come stiano le cose oggi, ma dalla seconda metà degli anni Settanta fino (almeno) al 2008 non solo non si parlò di sconti, ma esiste(va) un aumento legato all'esercizio del "diritto di prelazione". Il ragionamento, in sé correttissimo, di Grassi, fu che, essendo i costi dei biglietti coperti in parte (allora, come ho scritto sopra, per circa un quarto) dai denari del Contribuente, chi, essendo, da poco o molto tempo, già "dentro", s'avvaleva d'un diritto che escludeva dall'usufruirne altri contribuenti "in coda", doveva pagare di più (non ricordo se questo sovraimporto fosse del dieci o del venti per cento, in ogni caso non era una cosetta trascurabile).

Oggi, come hai osservato tu, la situazione è molto diversa e non so se quel diritto di prelazione sussista più. Quel che già allora non aveva senso, era il proporre in abbonamento tutta o quasi la stagione, compresi i vecchi allestimenti, ben di rado proposti con una compagnia migliore dell'originale.

Ovviamente, l'iniziativa in sé correttissima di Grassi divenne, nelle mani d'alcuni ineffabili esponenti della nouvelle vague del botteghino finiti lì per meriti insondabili, ma senza dubbio non legati a competenze professionali specifiche, una sorta di strumento di gogna, per cui l'abbonato al quale prima, corretto o no che fosse ma dichiarandolo chiaro, "s'andava sempre incontro", divenne nella "Milano da bere" e nei suoi grandiosi paralipomeni, una sorta di parassita ancien régime, da trattarsi peggio che si poteva. Quando finalmente scomparve dalla circolazione Fontana, Lissner non seppe o non volle intervenire sulla biglietteria. Che ora Pereira abbia, a quel che ho letto qui sopra, fatto qualcosa, non mi pare merito trascurabile.
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