Il Vespro, Monteverdi, Sir John e il Duomo di Pisa

per discutere di tutto quel che riguarda la musica sacra e vocale non operistica

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Tosca
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Il Vespro, Monteverdi, Sir John e il Duomo di Pisa

Messaggio da Tosca » 11 ott 2017 08:50

In Homepage c'è la bella recensione di Vittorio
http://www.operaclick.com/recensioni/te ... ta-vergine
e qui, di seguito, i miei appunti sparsi

Fossi stata io a recensire “quello che è capitato” nel Duomo di Pisa, la sera del 6 settembre, mi sarei trovata in difficoltà ed avrei esaurito il mio scritto in una riga: “Meraviglioso: basti quest’aggettivo per descrivere il monteverdiano Vespro della Beata Vergine diretto dal grande Sir J. E. Gardiner”.
Ecco, l’ho detto e l’ho scritto e a rileggerlo mi pare financo riduttivo.

Era ancora così vivo in me il ricordo dall’emozione provata nell’ascoltare, in agosto a Innsbruck, questa immensa pagina eseguita dal Concerto Italiano e diretta da Rinaldo Alessandrini che non ero preparata a quel potente surplus di emozioni che mi ha colpito grazie a Gardiner e ai suoi.
Va detto che nulla è da togliere all’esecuzione di Alessandrini, adeguata ad un altro contesto, più raccolto, più severo, dall’acustica “più calda”, com’è quello della chiesa dei Gesuiti di Innsbruck; anzi, questo paragone mi ha risvegliato la curiosità di capire come possa essere gestito, di volta in volta, questo tipo di musica rispetto all’ambiente in cui viene eseguito. Sono anche grata all’Alessandrini e ai suoi perché un così vivace ricordo del loro Vespro mi ha permesso un confronto onesto e sincero con questo; non è stata una gara, sia chiaro, ma mi sono trovata in mano alcune chiavi di lettura che mi hanno consentito di apprezzare, con straordinaria intensità, ogni singola nota suonata e cantata dei complessi guidati da Gardiner.
Quello che ha fatto questo direttore, ascoltato e veduto varie volte ma mai così interessante come venerdì scorso, è stato il riuscire a far suonare il Duomo come se fosse uno strumento musicale, un’enorme cassa armonica dove, forse, anche noi spettatori abbiamo contribuito a far sì che il suono risultato “fosse proprio quello”. Una sensazione stranissima e per certi versi incredibile: noi eravamo nella musica e creavamo, con la nostra presenza fisica, con il nostro calore, con il nostro occupare un volume, quella particolare riuscita di quella musica.
Non lo so se mai più, nella mia spero ancora lunga carriera di ascoltatrice, si ripeterà quel discendere purissimo e luminoso del canto dall’alto della navata o lo stupore all’improvviso apparire delle bimbe catalane, tante voci che parevano una sola. Non so nemmeno se mai sarà possibile replicare la potente manifestazione di virilità espressa da quelle due voci maschili nel Magnificat finale: una che canta di fronte al pubblico, l’altra che risponde dal fondo della chiesa; o la musicale sensualità del soprano e del contralto.
Non lo so, la musica è “aria che vibra”, quindi variabile e volubile come una bella figliola e se la serata fosse stata meno fresca o più secca presumo che l’esito sarebbe stato diverso.
C’è stata poi, venerdì scorso, la potente impressione di questa come di una musica popolare, intesa nel senso di appartenenza al popolo. Forse sono stata blasfema nel dire al mio compagno di musica-e-non-solo che ci sentivo echi di musica andina e, senza vergogna, ho citato il Ramirez della Missa Criolla e gli Inti Illimani della mia gioventù (*): armonie terrene, con le radici fonde e i piedi ben piantati per terra, melodie gioiose anche quando devono raccontare il dolore o la malinconia tenace.
Ma il fatto gl’è che è l’uomo ad affermarsi in questa “roba sacra” e non la divinità! Lo si capisce bene fin dal possente esordio, maschio e forte, del Deus in auditorium meum intende; non un’invocazione ma l’esortazione di un uomo a un altro uomo che, per favore, se ce ne fosse bisogno vienimi in aiuto …
Insomma, dopo giorni sono ancora qui, con la mente che ritorna a quel miracolo a cui ho assistito e di cui, pur se in piccolissima parte, sono stata partecipe; miracolo aiutato anche, ma non so quantificarne la misura, dal luogo in cui si è svolto il concerto: la nostra seduta era proprio accanto a quel pulpitino di quel certo Giovanni Pisano e sotto quel lampadario che spinse quel tal Galilei Galileo a farsi alcune domande.
Ed era già notte fonda quando, uscendo da una gloriosa cena (**) dopo il concerto e tornando verso la Piazza dei Miracoli (con tanto di luna a rischiarare quei “quattro gioielli in un fazzoletto di seta verde”, così come li definiva la buonanima della mia insegnante di storia dell’arte), abbiamo visto Sir John in trattoria che, maglione verde e aria rilassata, presiedeva alla tavolata dei suoi coristi. Tutti ridenti. Volevo fermarmi e dirgli solo “grazie”, poi s’è pensato che era meglio lasciarlo in pace.
Ma qui lo posso dire: Grazie, maestro!

(*) Che, poi, un altro cantore, tale Dalla Lucio, avesse detto “la musica andina, che noia bestiale”, è tutta un’altra storia, anche opinabile, volendo …
(**) Petto d'anatra in insalata con senape e canditi, acciughe alla pisana (acciughe sottosale ben condite con olio bono, aglio e prezzemolo), un calice di ottimo vino bianco (di cui non ricordo nome e cognome) e cioccolata di vario tipo attinta dalla scatola che l'oste ( :love: ) ama portare in tavola a fine pasto.


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Re: Il Vespro, Monteverdi, Sir John e il Duomo di Pisa

Messaggio da manrico64 » 15 ott 2017 18:20

dev'essere stata un'esperienza fantastica... compreso il petto d'anatra :wink:
Danilo

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Re: Il Vespro, Monteverdi, Sir John e il Duomo di Pisa

Messaggio da Tosca » 16 ott 2017 13:30

manrico64 ha scritto:dev'essere stata un'esperienza fantastica... compreso il petto d'anatra :wink:
Guarda, nel posto del "petto d'anatra" vi ci vorrei portare!!
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Re: Il Vespro, Monteverdi, Sir John e il Duomo di Pisa

Messaggio da manrico64 » 19 ott 2017 07:28

Tosca ha scritto:
manrico64 ha scritto:dev'essere stata un'esperienza fantastica... compreso il petto d'anatra :wink:
Guarda, nel posto del "petto d'anatra" vi ci vorrei portare!!
volentieri! :D
Danilo

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