DOSTOJEVSKIJ COME PRESENTIMENTO

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DOSTOJEVSKIJ COME PRESENTIMENTO

Messaggioda Aleko » 16 nov 2008 14:15

Sembra che Fiodor Mikhajlovich Dostojevskij fosse il più triste scrittore in tutta la storia della letteratura russa. La sua vita fu piena di avvenimenti drammatici e tragici e la sorte specialmente non lo risparmiava.
Quasi tutta la sua vita lui scriveva essendo sommerso da debiti cioè chiedeva i soldi in acconto per il lavoro non ancora pronto. Talvolta succedeva che mentre il primo capitolo del suo romanzo usciva nel mensile, il secondo si dava alle stampe, il terzo si spediva al redattore e del quarto lui ancora pensava rischiando di far scadere i termini della consegna. Quando il ricevuto in debito si spendeva, Dostojevskij era costretto di nuvo a chiedere l’acconto.
Quello che restava dall’acconto lui lo perdeva tutto alla roulette per la quale lui provava una passione patologica.
La comprensione pratica in Dostojevskij era del tutto assente, anche se i suoi romanzi costantemente diventavano best-seller e potevano in un anno triplicare la tiratura dei mensili in cui si pubblicavano le sue opere.
Alla fin fine, Dostojevskij si potrebbe chiamarlo il più riuscito esemplare per la realizzazione degli esperimenti che scoprono la natura dell’insuccesso e del fallimento negli affari se non fosse per il suo dono eccezionale che lo colloca nella storia della cultura mondiale in prima fila con Omero, Raffaello, Shakespeare, Goethe …
Fiodor Dostojevskij aveva un dono spaventoso, il dono della contemplazione delle profondità delle anime umane.
Tutto il recondito che era accomulato e nascosto dagli occhi altrui nella sua anima, sembrava che lo attirasse impetuosamente. Si rovesciava come un guanto più recondito e segreto. Descriveva in modo preciso dal punto di vista psicologico e analizzava ogni moto dell'animo dell’uomo, ogni sfumatura dello stato d'animo.
In questo Dostojevskij vedeva il suo compito che risolveva, in tutta l'accezione del termine, genialmente. Molti suoi contemporanei facevano attenzione al suo sguardo: «come guarda in sé stesso» («будто в себя смотрит»).
In modo più pieno Dostojevskij ha espresso la sua visione o la concezione del mondo nei romanzi: «Povera gente» («Бедные люди»), «Il Sosia» («Двойник»), «Memorie dalla casa dei morti » («Записки из мёртвого дома»), «Umiliati e Offesi» («Униженные и оскорблённые»), «Delitto e Castigo» («Преступление и наказание»), «Il Giocatore» («Игрок»), «L'idiota» («Идиот»), «I Demoni» («Бесы»), «L'Adolescente» («Подросток»), «I fratelli Karamazov» («Братья Карамазовы»).
La gamma della creazione di Dostojevskij è molto ampia.
Non sfuggivano al suo sguardo profetico e sagace gli interessi vitali e sociali nel romanzo «Povera gente», le questioni del mondo interiore dell'uomo nei romanzi «Delitto e Castigo», «L'idiota», «I fratelli Karamazov». Nel romanzo «I Demoni» («Бесы») in cui Dostojevskij documentalmente in modo preciso descrisse la natura e i meccanismi della rivoluzione russa e in cui del tutto si rivelò il dono profetico dello scrittore.
Qui vorrei fermarmi sul titolo di questo romanzo e sulla sua traduzione nelle lingue straniere. Il fatto è che la parola russa «БЕС» = «БЕСЫ» («bes» in plurale «bèsy») non è affatto il demone. C’è la parola «ДЕМОНЫ» («I Demoni»), la quale corrisponde alla parola italiana «I Demoni». Ricordiamoci almeno il famoso poema in versi di Mikhail Lermontov «ДЕМОН» («IL DEMONE») dove il protagonista è l’angelo caduto, il demone, maestoso e grandioso e nello stesso tempo spaventoso.
Ma la parola «БЕСЫ» con cui Dostojevskij chiamò il suo romanzo non è la stessa cosa che «I Demoni». «Bes» o in plurale «bèsy» sono i minuti spiriti maligni e così in Russia chiamavano delle personalità insignificanti, della nullità, degli uomini infami, perfidi e abominevoli. E così Dostojevskij chiamò quegli uomini «bèsy» i quali portarono la Russia alla catastrofe dell’anno 1917. Per quegli uomini il titolo «I Demoni» è troppo alto, non sono i demoni, sono i besy.
Sono quei besy che generarono e allevarono successivamente nel XX secolo tali i mostri e i tiranni come Lenin, Hitler, Stalin, Mussolini … Di questo pericolo lui lanciava l'allarme e profetizzava nel suo romanzo «БЕСЫ» Fiodor Dostojevskij.
Per questa traduzione sbagliata avvengono all’estero dei malintesi e delle incomprensioni di questo romanzo.

Con le sue opere Dostojevskij anticipò gli esistenzialisti europei come Sigmund Freud o Daniil Kharms. Dostojevskij, essendo sposato due volte acquistò la semplice felicità umana solo nel secondo matrimonio. Morì tranquillamente, il 9 febbraio 1881, elevando la letteratura russa e mondiale ad un’altezza mai vista e inaudita della penetrazione filosofica nei segreti dell’essere e della conoscenza umana.
Le sue ultime parole furono «Tutto solo comincia …» («Всё только начинается…»).

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Re: DOSTOJEVSKIJ COME PRESENTIMENTO

Messaggioda mascherpa » 14 gen 2009 13:02

Aleko ha scritto:...la parola russa «БЕС» = «БЕСЫ» («bes» in plurale «bèsy») non è affatto il demone. ... «bèsy» sono i minuti spiriti maligni e così in Russia chiamavano delle personalità insignificanti, della nullità, degli uomini infami, perfidi e abominevoli.

La spiegazione è chiarissima e il punto di grande importanza. In italiano non mi pare esista una parola per indicare sinteticamente codesti «minuti spiriti maligni», che direi estranei alle mitologie mediterranee.

Forse, una traduzione meno fuorviante del titolo sarebbe stata, riprendendo uno dei significati traslati, Gl'infami.
Allein Gewohnheit ist der Menschen Meister
Und unser Wille will oft, weil er muss.

(F. Grillparzer, Die Jüdin von Toledo)

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Re: DOSTOJEVSKIJ COME PRESENTIMENTO

Messaggioda vinay » 29 mag 2009 03:54

Che bel post, mi era sfuggito. Grazie Michele, Dostojevskij è il mio scrittore favorito.
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