«SOLENNE PANZANA»

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Aleko
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«SOLENNE PANZANA»

Messaggio da Aleko » 03 ago 2008 14:57

Non so se sul forum dell’anno scorso si scriveva e si discuteva della coproduzione televisiva «Guerra e Pace» filmata da sette Paesi, con in testa l’Italia. È passato un anno dalla prima ed ora su questo forum vorrei scrivere due parole. 30 milioni di dollari, per la realizzazione della più grande coproduzione televisiva da diversi anni a questa parte. Sette Paesi hanno partecipato alla produzione e lavorazione della fiction televisiva sul romanzo «Guerra e Pace» di Lev Tolstoj.

Cosa potrei dire io come un russo?
E allora scopriamo che gli attori protagonisti recitano senza capire i personaggi che interpretano, quasi come se non avessero neanche mai letto il libro di Tolstoj. La sceneggiatura è tale che i personaggi si trovano spesso a pronunciare frasi e discorsi di altri personaggi (Andrej Bolkonskij dice quello che nel libro è Pierre Bezukhov a pronunciare, Pierre Bezukhov a sua volta pronuncia le frasi di sua moglie…).
I contadini russi che abbandonano Mosca indossano dei costumi polacchi, e le scene girate a Pietroburgo mostrano edifici costruiti dopo il 1812, e addirittura nel XX secolo!
Mosca ha l’aspetto di una campagna polacca, e gli aristocratici russi si comportano in società come mercanti…
Viene da chiedersi se davvero questa trasposizione avrebbe fatto felice Tolstoj, e se davvero chi parla così entusiasticamente di questa realizzazione abbia mai letto Tolstoj.

È difficile comprendere come gli Italiani, che sono solitamente molto sensibili ad ogni adulterazione della verità della loro storia o dei loro costumi dalla parte dell’altra cinematografia compresa quella americana, questa volta usino gli stessi luoghi comuni e stereotipi. E’ stato presentato come un avvenimento culturale, mentre Lev Tolstoj è distorto e stravolto e l’idea tolstojana di guerra e pace è ridotta al niente. Per chi è fatto questo mostro? Perché permettono di tagliare Tolstoj? È difficile immaginare una cosa più stupida e primitiva.

Ai tre attori russi che partecipavano nel film nei ruoli secondari gli cascavano le brache durante le riprese, malgrado le obiezioni contestate ai produttori “i russi non si comportano così”, che erano per loro indifferenti. Tutta questa coproduzione europea ha dimostrato un’ombra dell'ignoranza e un muro d'incomprensione e d'indifferenza. Tutto questo progetto cinematografico è un esempio di borghesismo e di cattivo gusto e per di più della mancanza di professionalità.
La scelta degli attori è terrificante. Il Principe Andrej Bolkonskij ha l’aspetto di un siciliano subito dopo la vendetta (Turiddu da "Cavalleria Rusticana"). Pierre Bezukhov, il pilastro di tutto il romanzo nella cui bocca Tolstoj ha messo tutto il senso filosofico della guerra e pace e dell’universo, si guarda come un burger tedesco con una coppa di birra. Natasha Rostova, il personaggio principale, è come Eugenia Grandet … ecc. ecc. ecc.
Nel film si vede la Cattedrale di Cristo Salvatore costruita nell’anno 1841 in onore della Vittoria (1812). Vuol dire che la Guerra non è ancora finita, ma la Cattedrale è già lì. Un'assurdità!
Il Primo Ballo di Natasha
Natasha balla il suo primo valzer con il Principe Bolkonskij con la musica di ….. Khaciaturian … dalla "Mascherata". Grazie che non con "la Danza con le sciabole" ...
Non ho parole …
Solenne panzana



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mascherpa
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Re: «SOLENNE PANZANA»

Messaggio da mascherpa » 08 mar 2009 11:09

Gli esempi portati da Mihail sono convincenti, e non dubito che questo sceneggiato sia in effetti una «solenne panzana», e credo che vederlo sarebbe molto irritante anche per me.

Anche se, a mio parere, non andrebbe dimenticato che uno sceneggiato televisivo non è un testo didascalico né su Tolstoj, né sulla storia degli edifici di Mosca o sulla musica russa, né ancora sulle differenze tra i costumi contadini sulle due sponde del Bug, suppongo che discutere di questo difficile argomento ci porterebbe lontano, e non è mia intenzione farlo.

Cionondimeno, dopo lunga meditazione e con un deplorevole ritardo, intervengo perché mi sento in dover dire che sarebbe corretto evitare generalizzazioni come quella d'identificare gli autori "stupidi e primitivi" dello sceneggiato con «gli Italiani» in genere, come, spero non intenzionalmente ma per maldestro uso della nostra ostica lingua, ha scritto Mihail. Una generalizzazione di questo tipo apparirebbe infatti, prima ancora che molto scortese, del tutto sprovveduta: sarebbe come trarre l'inverosimile conclusione (e nessun Italiano con un briciolo di cultura e di sale in zucca lo farà mai) che la venalità e l'opportunismo siano... caratteri nazionali russi perchè i «tre attori russi che partecipavano nel film nei ruoli secondari gli cascavano le brache durante le riprese, malgrado le obiezioni contestate ai produttori “i russi non si comportano così”, che erano per loro indifferenti» hanno, ahimè, preferito continuare a collaborarvi, anziché, più dignitosamente, andarsene, sebbene in mutande (visto che, come ha scritto Mihail, gli erano cascate le brache).

Per un'altra annotazione voglio, invece, esprimere la mia gratitudine a Mihail, cioè per la precisa accusa di «borghesismo» rivolta agli autori dello sceneggiato. Da troppo tempo, ormai, non incontravo più, con mio grande disappunto, questa significativa parola in un testo di valutazione estetica, e la sua ricomparsa, di tono così nobilmente marxiano, m'ha riempito di nuove speranze, perché felicemente contrasta con la sensazione d'un mondo di vago sentore kleinbürgerlich, con la quale, tra molte altre e molto positive impressioni, sono ritornato da un viaggio a Mosca il mese scorso. La precisa accusa di Mihail mi conferma che non tutto è perduto del retaggio della Grande Rivoluzione: «me ne consolo».
Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

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