Un 'Riccardo terzo'

Discussioni su teatro di prosa, commedia musicale e musical

Moderatore: Berlioz

Rispondi
Avatar utente
mascherpa
Messaggi: 13198
Iscritto il: 28 apr 2004 14:12
Località: Borgotaro - Venezia

Un 'Riccardo terzo'

Messaggio da mascherpa » 14 gen 2015 10:34

Dopo quasi tredici anni durante i quali ho frequentato solo teatro musicale e concerti, iersera sono tornato a vedere, al Teatro Nuovo di Milano, uno spettacolo di prosa: il Riccardo terzo di Shakespeare interpretato da Massimo Ranieri.

Le sensazioni, oggettivamente inattendibili vista la mia ridottissima frequentazione del genere, sono state molteplici e, in fin dei conti, non del tutto gradevoli.

Prima: le voci erano tutte piú o meno amplificate, e la distribuzione del suono proveniente dagli altoparlanti risultava molto sbilanciata nella sala, sebbene non fossi in una posizione molto laterale. In questo modo va completamente perso ogni approccio timbrico ed espressivo, restando tutto l'effetto dello spettacolo affidato al significato letterale del testo (in questo caso, per fortuna, sommo). Ovviamente, m'ha molto turbato il timore che una siffatta amplificazione appiattente sarà anche il futuro degli spettacoli operistici (sebbene, per motivi anagrafici, la cosa non mi possa toccare ormai piú di quel tanto...).

Seconda: circa mezz'ora dopo l'inizio, l'impianto luci del palcoscenico ha avuto una clamorosa defaillance, causando una sospensione dello spettacolo durata trentacinque minuti tondi tondi (dalle 21:25 ad almeno le 22:00). Per contro, il punto in cui ha avuto inizio la ripresa è stato scelto molto bene e la concentrazione degli attori mi sembrò non essere stata danneggiata dall'interruzione; anzi, semmai il contrario.

Terza: la "regia", che suppongo essere stata curata dall'attore protagonista ("suppongo" in assenza d'un programma di sala e anche non avendo reperito una locandina completa). Ottima la scelta dei costumi (tutti i maschi "nobili" in uno smoking da biscazzieri), che attualizza il testo senz'alcuna forzatura, ma si notava la mancanza d'idee tali da costituire una linea interpretativa comune e conduttrice, a meno che per questa si voglia intendere proprio l'assenza d'una linea d'insieme e il ricupero d'una recitazione affidata in primo luogo alla maestria personale degl'interpreti. Insomma, per il frequentatore abituale d'opera, l'impressione d'un indietro tutta forse funzionale alla confusione ideologica dei nostri giorni.

Quarta: l'attore protagonista è senza dubbio bravissimo nella gestualità, il tratto in cui recita vistosamente da storpio è stato coronato da un convinto e meritato applauso, ma la frequenza delle battute false, specie all'inizio e alla fine dello spettacolo, m'è sembrata superare il limite dell'accettabile (gli altri, per me anonimi, erano senza dubbio meno "bravi", ma anche piú "corretti").

Per contro, ho trovato ottima la traduzione curata da Masolino D'Amico e accettabile il "taglio" dello spettacolo: sostanzialmente sono stati eliminati in toto solo il sogno di Clarence e la scena di Riccardo perseguitato dai fantasmi degli uccisi, causando a mio parere una conclusione un po' sbrigativa dello spettacolo, ma la durata netta della recitazione ha comunque sfiorato le due ore e venti, non poco per una serata di prosa. Durante la quale, è doveroso riconoscerlo, nonostante le premesse poco tranquillizzanti non ho mai patito di sonnolenza (diversamente da quanto mi capita spesso all'opera...).

Uscito da teatro oltre la mezzanotte, mentre nell'umido della notte milanese, a cui sono ormai disabituato, tornavo a piedi verso la casa materna all'altro estremo della città medievale, ho riandato con la memoria le mie prime frequentazioni del Nuovo, negli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, quando il teatro era anche sede dell'allora benemerita istituzione dei Pomeriggi Musicali: arrivavano Scherchen e Milstein, disdiceva in extremis Benedetti Michelangeli. V'incontrai per la prima volta dal vivo un pezzo di musica "dodecafonica " (i Movements for piano and orchestra di Stravinsky, che il ragazzino, colpito perlomeno dalla bellezza timbrica, volle vistosamente applaudire in polemica con le Carampane assiepate intorno (cun tüta la bèla müsica che l'ha scritt el Stravíschi, propi stà chí gh'avéven de tirà föra...). V'ascoltai il mio primo Pierrot lunaire, officianti Cathy Berberian (a dire il vero già amplificata anche lei, stile cabaret), Bruno Canino e la brava flautista Marlena Kessick, che poco prima, nella Serenata per flauto e tredici strumenti di Berio, era stata disturbata da un indimenticabile «và a cà a fà la calsèta»: dimostrazione che i piccoloborghesi ottusi e sussiegosi, soprattutto quelli che, infastiditi dal toccare con mano la propria crassa ignoranza e la paura d'essere smascherati ogni volta che aprono bocca, si consolano tacciando di stupidi coloro che non lo sono, restano una costante immarcescibile nella vita culturale del bel Paese.


Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

Immagine

τί μοι σὺν δούλοισιν;

antoniogarganese

Re: Un 'Riccardo terzo'

Messaggio da antoniogarganese » 14 gen 2015 10:56

Nonostante una decennale sfasatura a suo "sfavore", rispetto la mia età... :D , nel leggere i ricordi di Vittorio Mascherpa, nella notturna passeggiata milanese, mi ci ritrovo, sia per nomi, titoli e eventi fatti, sia per le gustosissime citazioni in meneghino, che proprio quelle erano e...sono ancora!
"Sic! Sic! Sic!" (o"Sigh", come nei fumetti? :lol: )

Avatar utente
mascherpa
Messaggi: 13198
Iscritto il: 28 apr 2004 14:12
Località: Borgotaro - Venezia

Re: Un 'Riccardo terzo'

Messaggio da mascherpa » 14 gen 2015 11:07

antoniogarganese ha scritto:...le gustosissime citazioni in meneghino, che proprio quelle erano e...sono ancora!
Eh sí... «il museo sarebbe impressionante se si potesse scoprire l'ex-paradiso» della meneghinità. Ma iersera le parlate prevalenti a teatro erano tutt'altre, o almeno come non meneghine sono state percepite da me, seppure ormai da tempo mediolanensis natione non moribus.

Mediolanenses moribus, invece, credo si considerino in massa i suddetti non mediolanenses locuti.
Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

Immagine

τί μοι σὺν δούλοισιν;

Avatar utente
sgubonius
Messaggi: 1549
Iscritto il: 26 apr 2012 03:02

Re: Un 'Riccardo terzo'

Messaggio da sgubonius » 15 gen 2015 04:53

Ma le premesse di Ranieri in Shakespeare non erano proprio delle migliori no? :lol:
Alberto
Du holde Kunst, ich danke dir dafür!

Avatar utente
mascherpa
Messaggi: 13198
Iscritto il: 28 apr 2004 14:12
Località: Borgotaro - Venezia

Re: Un 'Riccardo terzo'

Messaggio da mascherpa » 16 gen 2015 09:02

Senza dubbio non risulta possedere le premesse shakespeariane d'uno dei piú famosi "cantautori", che era stato il piú celebrato Amleto del suo tempo in lingua tedesca (e come tale l'aveva conosciuto un ambizioso giovine che avrebbe composto la migliore "operetta" della storia proprio su testo del sullaudato Amleto-cantatutore).
Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

Immagine

τί μοι σὺν δούλοισιν;

Rispondi