Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

per discutere di tutto quel che riguarda la musica sacra e vocale non operistica

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ZetaZeta
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Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da ZetaZeta » 13 gen 2018 09:26

"Tra le sollecitudini dell’officio pastorale, non solamente di questa Suprema Cattedra, che per inscrutabile disposizione della Provvidenza, sebbene indegni, occupiamo, ma di ogni Chiesa particolare, senza dubbio è precipua quella di mantenere e promuovere il decoro della Casa di Dio, dove gli augusti misteri della religione si celebrano e dove il popolo cristiano si raduna, onde ricevere la grazia dei Sacramenti, assistere al santo Sacrificio dell’Altare, adorare l’augustissimo Sacramento del Corpo del Signore ed unirsi alla preghiera comune della Chiesa nella pubblica e solenne officiatura liturgica...
La musica sacra deve per conseguenza possedere nel grado migliore le qualità che sono proprie della liturgia, e precisamente la santità e la bontà delle forme, onde sorge spontaneo l’altro suo carattere, che è l’universalità. Deve essere santa, e quindi escludere ogni profanità, non solo in se medesima, ma anche nel modo onde viene proposta per parte degli esecutori...
Queste qualità si riscontrano in grado sommo nel canto gregoriano, che è per conseguenza il canto proprio della Chiesa Romana, il solo canto ch’essa ha ereditato dagli antichi padri, che ha custodito gelosamente lungo i secoli nei suoi codici liturgici, che come suo direttamente propone ai fedeli, che in alcune parti della liturgia esclusivamente prescrive e che gli studi più recenti hanno sì felicemente restituito alla sua integrità e purezza...Le anzidette qualità sono pure possedute in ottimo grado dalla classica polifonia, specialmente della Scuola Romana, la quale nel secolo XVI ottenne il massimo della sua perfezione per opera di Pier Luigi da Palestrina e continuò poi a produrre anche in seguito composizioni di eccellente bontà liturgica e musicale... Nondimeno, siccome la musica moderna è sorta precipuamente a servigio profano, si dovrà attendere con maggior cura, perché le composizioni musicali di stile moderno, che si ammettono in chiesa, nulla contengano di profano, non abbiano reminiscenze di motivi adoperati in teatro, e non siano foggiate neppure nelle loro forme esterne sull’andamento dei pezzi profani." (Pio X, 1903 Motu proprio de musica sacra)
Con questa lunga citazione del Motu proprio di Pio X, facendo seguito ad altre discussioni che hanno aperto domande e curiosità, vorrei iniziare un discorso storico sulla musica sacra/liturgica cattolica. Questo documento in particolare era una reazione all'uso comune nell'Ottocento di utilizzare musica profana, essenzialmente operistica, in Chiesa durante le funzioni; occorre in particolare tenere presente che a quel tempo di fatto il sacerdote diceva quasi tutta la messa (in latino) sottovoce, mentre il coro cantava; era forte quindi il rischio che i fedeli si beassero della musica distraendosi dall'azione liturgica. Questa presa di posizione era stata preparata dalla nascita del Movimento liturgico presso la grande abbazia benedettina di Solesmes, in Francia, di cui era abate Dom Prosper Guéranger (1805-1875), che si era dato come missione la restaurazione in Francia dell'antica liturgia latina (contro la tradizione gallicana). (continua)



ZetaZeta
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da ZetaZeta » 14 gen 2018 09:05

Parte II. Certamente un'influenza rilevante sul documento che ho postato nella parte precedente la ebbe sicuramente il movimento "Ceciliano", iniziato con Franz Xaver Witt (1834-1888), fondatore dell'Associazione di Santa Cecilia, allo scopo non solo di ridare vita all'uso del canto gregoriano e della polifonia ma anche di promuovere nella chiesa cattolica la composizione di nuova musica liturgica in stile antico. Grazie a questo movimento ed ai vescovi che lo sostenevano, come appunto Giuseppe Sarto, nacquero in questo periodo le varie "Scholae cantorum" in quasi tutte le parrocchie, formazioni corali dedite all'animazione liturgica e all'apprendimento dell'arte musicale, e i vari Istituti Diocesani di Musica Sacra e contemporaneamente si cercarono di riportare anche i registri e lo stile delle composizioni per organo ad una maniera più consona alla musica sacra.
Il merito che ebbero il movimento liturgico di Gueranger e il movimento ceciliano fu indubbiamente quello di riportare la musica sacra ad una interiorità più consona alla solennità ed al misticismo della liturgia da un lato, e quello di fare in modo che esprimesse il significato sacro e teologico del testo liturgico. Questo legame tra testo e musica, evidentissimo nel gregoriano, detto tra noi dovrebbe esserlo non solo nella musica sacra, ma in tutta la musica d'arte, alla faccia di certi registi...
L'esponente più importante del movimento ceciliano in Italia fu sicuramente Lorenzo Perosi che, ancorché dimenticato sia in ambito ecclesiastico che laico, immagino molti di voi conoscano, soprattutto chi ha avuto a che fare con l'Accademia Perosi di Tortona o con il fu mons. Egisto Cortesi di Ponte Buggianese, geloso conservatore delle memorie perosiane in Toscana. Come Puccini, anche Perosi fu figlio d'arte (io ho trovato una interessante composizione del padre Giuseppe, ancora molto debitrice allo stile operistico) e nella sua musica cercò di recuperare elementi del gregoriano e della musica contemporanea (sinfonica più che operistica). In effetti prima del cecilianesimo, rari furono gli esempi di musica sacra composti con consapevolezza liturgica, con l'eccezione di Bruckner: anche le grandi messe di Mozart, Beethoven, Schubert, Rossini, ecc. erano state essenzialmente meditazioni o affreschi lirici, poco adatti ad essere eseguiti nella liturgia.
Tornando a Perosi, della sua abbondante produzione invito chi non li conoscesse ad ascoltare la Missa II Pontificalis e gli oratori "La resurrezione di Cristo" e "Il Natale del Redentore", sicuramente tra le sue composizioni migliori. A mio modestissimo parere Perosi rimane uno dei più grandi tra i compositori italiani dichiaratamente non legati all'opera della generazione tra Otto e Novecento, e, almeno le sue opere più significative meriterebbero di essere eseguite più spesso... (continua)

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Berlioz
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da Berlioz » 22 gen 2018 09:43

Ma queste amenità di dove vengono?

Sempre Mozart, Haydn, Schubert, Bach, Beethoven scrissero pe la chiesa e al celebrazione liturgica. Forse l'unica eccezione è la Messa in si minore di Bach, forse pensata come summa del proprio pensiero musicale e opera teorica sui generis. Haydn scrisse molte delle messe per i compleanni della moglie del suo datore di lavoro, Beethven scrisse la Messa in Do su commissione del principe Esterhazi, anche la Missa solemnis fu scritta con in mente una ben precisa destinazione liturgica, anche se poi Beethoven non in grado di rispettare la scadenza. Per non parlare di tutte le messe di Mozart degli anni giovanili e delle Messe di Schubert
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da Neldìdellavittoria » 22 gen 2018 12:13

Probabilmente non ho le competenze necessarie per entrare in questa discussione che comunque mi interessa molto, ma vorrei (sulla scia di Berlioz) suggerire che gran parte degli autori citati hanno effettivamente scritto musica per la liturgia, e che solo le pratiche di ascolto moderne hanno svincolato tali composizioni dalla destinazione liturgica.
Mi sembra anche piuttosto ingenuo auspicare ad una completa scissione tra il secolo e la Chiesa, soprattutto per quanto riguarda la musica: dacché esistono orecchie per ascoltare, moltissimi compositori si sono cimentati nel sacro e nel profano. È forse possibile che componendo per l'uno si dimentichino del tutto dell'altro? E soprattutto: siamo davvero sicuri che un approccio alla musica, per così dire, "meno autarchico" sia un danno per la liturgia? Le meravigliose cantate sacre di Bach ripercorrevano sì forme caratteristiche dei brani d'opera (vedi, tra i tantissimi esempi possibili: Wann kommst du, mein Heil?, terzo tempo della cantata BWV 140, vero e proprio duetto tra un'Anima e Gesù Cristo), ma si curavano anche di un'assoluta aderenza tra testo e musica che non le rendeva certo meno profonde di altri generi musicali liturgici.
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da mascherpa » 23 gen 2018 11:47

Duplicato per errore: vedi sotto.
Ultima modifica di mascherpa il 23 gen 2018 11:54, modificato 1 volta in totale.
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da mascherpa » 23 gen 2018 11:54

Berlioz ha scritto:
22 gen 2018 09:43
Per non parlare di tutte le messe di Mozart degli anni giovanili e delle Messe di Schubert
Nessun dubbio sulle Messe giovanili (cioè tutte quelle compiute) di Mozart e nemmeno, ovviamente, sul Requiem, però mi chiedo come Schubert potesse pensare di destinare le sue a funzioni religiose e al tempo stesso tagliare sempre dal Credo il versetto et in unam sanctam catholicam ecclesiam.
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da Berlioz » 24 gen 2018 10:42

mascherpa ha scritto:
23 gen 2018 11:54
Berlioz ha scritto:
22 gen 2018 09:43
Per non parlare di tutte le messe di Mozart degli anni giovanili e delle Messe di Schubert
Nessun dubbio sulle Messe giovanili (cioè tutte quelle compiute) di Mozart e nemmeno, ovviamente, sul Requiem, però mi chiedo come Schubert potesse pensare di destinare le sue a funzioni religiose e al tempo stesso tagliare sempre dal Credo il versetto et in unam sanctam catholicam ecclesiam.
Non mi pare però indizio sufficiente a sostenere la tesi che Schubert considerasse la Messa come genere puramente musicale automono, al pare della sinfonia e del quartetto anche se avrebbe potuto esserelo.

Anche Beethoven liquida sommariamente tutte le affermazioni del Credo
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da mascherpa » 26 gen 2018 10:59

Berlioz ha scritto:
24 gen 2018 10:42
Anche Beethoven liquida sommariamente tutte le affermazioni del Credo
Trovo una certa differenza tra il "liquidare sommariamente" che tu attribuisci a Beethoven (anche se a me non sembra che sia proprio cosí) e il tagliare di sana pianta di Schubert, e proprio quel versetto. Possiamo dire che un prete che usasse una delle sue Messe per una funzione religiosa il buon Franz se lo sarebbe dovuto cercare con il lanternino?
Ovviamente, l'eventuale evidenza d'un utilizzo contemporaneo a lui di qualcuna di esse in qualche funzione siffatta dimostrerebbe invece il carattere consapevole e intenzionale della destinazione liturgica. Dico chiaro che non lo so.

Forse scriveva le Messe come scriveva le opere o le ultime sinfonie: senza preoccuparsi assolutamente dove e se sarebbero mai state eseguite. Ovviamente, questo è comunque ben diverso dal considerarle un «genere puramente musicale autonomo» e, di certo, non porta alcun sostegno alla tesi a cui ti eri opposto.
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Dr.Malatesta
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da Dr.Malatesta » 26 gen 2018 23:20

Vi è molta differenza tra uso liturgico e carattere sacro. La liturgia è quotidianità e francamente trovo inconcepibile vi fosse quotidianità - nella Vienna dell'800 - con le messe di Beethoven e Schubert, che se pure talune di esse hanno avuto la prima esecuzione in chiese, ciò deriva dal genere e non dall'abituale circostanza. La musica sacra - soprattutto nel secolo XIX - è un genere musicale così come la sinfonia, il concerto o l'opera: non ha funzione pratica e quindi ripetitiva: mi pare che la domanda sia mal posta.
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Re: Tra le sollecitudini (Della musica sacra)

Messaggio da ZetaZeta » 29 gen 2018 18:52

Dr.Malatesta ha scritto:
26 gen 2018 23:20
Vi è molta differenza tra uso liturgico e carattere sacro. La liturgia è quotidianità e francamente trovo inconcepibile vi fosse quotidianità - nella Vienna dell'800 - con le messe di Beethoven e Schubert, che se pure talune di esse hanno avuto la prima esecuzione in chiese, ciò deriva dal genere e non dall'abituale circostanza. La musica sacra - soprattutto nel secolo XIX - è un genere musicale così come la sinfonia, il concerto o l'opera: non ha funzione pratica e quindi ripetitiva: mi pare che la domanda sia mal posta.
Infatti. Anche per chi non è praticante è comunque di tutta evidenza che le grandi composizioni sacre come la messa K427 oppure la Missa Solemnis siano del tutto inadatte ad un uso liturgico, pur essendo tra le composizioni sacre più belle in assoluto. E io ho parlato delle grandi messe, perché le composizioni di Mozart del periodo salisburghese, quando era al servizio dell'Arcivescovo, avevano indubbiamente una maggiore attenzione alla liturgia: rimane il fatto che nessuno tra Mozart, Haydn e Beethoven - al di là della sensibilità religiosa diversissima tra loro e della conoscenza, che pure avevano, della messa - fece studi teologico-liturgici approfonditi né visse la liturgia nel quotidiano.
Schubert è un caso a sé: conosceva la liturgia, essendo cresciuto in ambiente cattolico, tuttavia non in maniera approfondita e comunque il taglio di quel verso del Credo indica a mio modo di vedere non solo un rapporto conflittuale con la Chiesa, ma anche una deliberata disobbedienza alle rubriche liturgiche che prescrivevano il rispetto assoluto di quanto scritto nel messale.

Tutto ciò detto, mi pareva interessante attraverso i documenti citati nei miei interventi, mostrare quale fosse l'atteggiamento della Chiesa verso la musica sacra tra '800 e '900 e quali sviluppi avesse prodotto in campo musicale.

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