Monica Bacelli e il Trio Metamorphosi a Lucca

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Tosca
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Monica Bacelli e il Trio Metamorphosi a Lucca

Messaggio da Tosca » 20 gen 2016 12:26

Con un concerto, per me, bellissimo, si è inaugurata a Lucca la Stagione cameristica invernale dell'Associazione Musicale Lucchese (giunta al cinquantaduesimo anno di attività).
Haydn e Beethoven in programma, un pezzo strumentale per ciascuno e poi due serie di "canzoni scozzesi": sei Scots Songs di Haydn (tratte dall'Hob. XXXI) e sette Schottische Lieder dall'op. 108 di Beethoven.
Il concerto si è aperto con il Trio in mi maggiore Hob. XV:28 di Haydn, composto nel 1797, in cui mi colpisce la brillantezza e la leggerezza di una scrittura talora ironica e gioiosa; "moderna" nell'Allegretto con i due strumenti ad arco impegnati in un ostinato accompagnamento al pianoforte (Andrea Pepicelli: bravissimo) "autentico solista".
Poi è arrivata la Monica Bacelli e mi si è aperto un mondo... Ma faccio una piccola divagazione: spesso ho avuto il piacere di sentire questa raffinata cantante e, a dire il vero, proprio la sua presenza è stata uno dei motivi per cui non ho voluto perdere il concerto di Lucca. E la Bacelli resta per me indimenticabile Antigone, nell'indimenticabile opera omonima (purtroppo sparita dalla circolazione) che nel 2007 inaugurò la settantesima edizione del festival del Maggio Musicale Fiorentino (e che ebbi il piacere di recensire per Operaclick).
Dicevo che mi si è aperto un mondo, quello brillante e malinconico, spiritoso e sognatore, delle canzoni scozzesi di Haydn, esaltate dalla verve interpretativa del mezzosprano e dall'accompagnamento del Trio Metamorphosi (oltre il già citato Andrea Pepicelli ci sono Mauro Loguercio al violino e Francesco Pepicelli al violoncello); su tutte Morag, una canzone romantica esposta con elegante musicalità e in cui ritrovo i colori della raffinata interprete del repertorio barocco. Divertente Rattling Roaring Willy, una spiritosa giga dalla tinta decisamente scozzese, messa in risalto dalla voce carica di calda affettuosità. Da ricordare anche The slave's lament in cui viene fuori la grande confidenza scenica della Bacelli, capace di ricreare, pur nella breve durata del pezzo, il senso "della storia" cantata.
Con le Introduzioni e variazioni in sol maggiore op. 121a sul Lied Ich bin der Schneider Kakadu, tratto dal Singspiel Die Schwestern von Prag, si è aperta la seconda parte, dedicata a Beethoven: una bella esecuzione, permeata da vivacità e eleganza.
Nei Lieder che seguono ci si accorge che con Ludwig “siamo su un altro pianeta”... I testi spesso sono “d’autore” e, con un'armonizzazione impegnativa unita alla necessità di avere talora due voci (se non un coro), siamo “ormai ben al di là della destinazione domestica” (leggo nel libretto di sala), tanto che LvB annotò nel suo taccuino “i Lieder scozzesi dimostrano con quanta libertà si possa trattare, per quanto riguarda l’armonia, la melodia piuttosto semplice delle canzoni”. Inoltre, a differenza di quanto fece Haydn, il nostro rifiutò di comporre la musica se prima non conosceva i testi, e così scrisse all’editore “farei dei pezzi completamente diversi se avessi sott’occhio le parole ... le canzoni non potranno mai diventare dei prodotti perfetti, se Lei non mi manda il testo”.
Il primo Lied, Music, Love and Wine, è una canzone da osteria, in cui intervengono le voci dei componenti il Trio: e qui mi sono resa perfettamente conto di come debba essere bello il fare musica assieme, tanto è forte il sentimento trasmesso dai quattro artisti!
In The Lovely Lass of Inverness, testo di Robert Burns, appassionata e triste, il mezzosprano mette in mostra il bellissimo colore della voce, dagli intensi gravi; Bonnie Laddie, Highland Laddie (testo di James Hogg) è danzante e ritmata e Faithfu’ Johnie sognante e malinconica. Ma è Sunset, con testo di Sir Walter Scott, che si distingue particolarmente (e qui si capisce prepotentemente l’importanza di avere un testo prima di scrivere la musica): dopo un bellissimo attacco, con la melodia esposta dal pianoforte su un pizzicato (per altro “modernissimo”) degli archi, la canzone si presenta pensosa e pervasa da un forte senso di nostalgia, caratterizzato da un canto pieno in cui la Bacelli evidenzia una voce ricca e rigogliosa. Il programma è stato concluso con il ritmato Come, fill, fill, my good fellow! in cui, ancora una volta, intervengono le voci, assai piacevoli, degli strumentisti; come congedo è stato ripetuto The Lovely Lass of Inverness.
Sono uscita assai contenta da un pomeriggio di musica eseguita e cantata ottimamente. Credo che presto ne verrà fatto un disco. Merita.
Ultima modifica di Tosca il 27 gen 2016 19:25, modificato 1 volta in totale.


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Marilisa Marilì Lazzari

"Suzuki, il thè"

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mascherpa
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Re: Monica Bacelli e il Trio Metamorphosi a Lucca

Messaggio da mascherpa » 20 gen 2016 12:40

Anch'io l'ho vissuto allo stesso modo, quel bellissimo concerto! Punto culminante senza dubbio Sunset (che fa "toccare con mano" come sia proprio l'armonizzazione a conferire significato alla melodia: a me, mentre lo sentivo è venuto spontaneo ricordare lo splendido tessuto orchestrale che la sera prima, a Livorno, aveva accolto i canti di Cio-Cio-San).

Tra i pezzi strumentali, oltre al già ricordato Allegretto di Haydn, è spiccata la brillantissima "fughetta" che Beethoven aggiunse alle Variazioni Kakadu (altri non è se non il pappagallo Cacatúa...) quando le rivide per la pubblicazione (la serie originale risale, e lo si sente, a non dopo il 1803, anno in cui Beethoven ne parla in una lettera, ma il manoscritto a noi pervenuto è del 1816).
Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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Berlioz
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Re: Monica Bacelli e il Trio Metamorphosi a Lucca

Messaggio da Berlioz » 27 gen 2016 17:54

Conoscendo bene la Bacelli non sono per nulla sopreso del risultato :D
Al sesso non si applica il Principio di Esclusione di Pauli.

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