Catalani: Messa in Mi minore

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mascherpa
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Catalani: Messa in Mi minore

Messaggio da mascherpa » 21 set 2015 11:38

Questa Messa (una quarantina di minuti di musica per coro, orchestra e i canonici quattro solisti) risale al 1872 e costituí la prova di diploma all'Istituto Pacini di Lucca d'un Catalani diciottenne; in séguito fu la "credenziale" con cui il musicista fu ammesso al Conservatorio di Parigi. Riesumata una trentina d'anni fa per iniziativa di Herbert Handt, fondatore e oggi presidente onorario della benemerita Associazione Musicale Lucchese, ancora questa e la Polifonica Lucchese, diretta da Egisto Matteucci, ne hanno curato sabato 19 pomeriggio un'esecuzione nella Chiesa di San Michele in Foro.

Resi i dovuti meriti al coro e ai solisti vocali, tra i quali ha spiccato il soprano Mirella Di Vita (anche grazie alla parte molto piú estesa e importante di quelle del contralto Christianne Bakker, del tenore Marco Mustaro e del basso Roberto Lorenzi), all'accurata concertazione e appassionata direzione del maestro Matteucci, al bel suono degli strumentisti, mi preme dire qualcosa sul testo.

Il Kyrie è cantato solo dal coro. Nel Gloria si ha un'aria del soprano («Qui tollis»). Nel Credo l'«Et incarnatus» è affidato al tenore, a cui s'uniscono le due voci femminili; poi tutti e quattro i solisti intervengono nei versetti sullo Spirito Santo e sulla Chiesa universale. Di nuovo corali Sanctus e Benedictus, collegati more beethoveniano da un (breve) interludio orchestrale. La prima parte dell'Agnus Dei è un intenso duetto soprano-contralto, forse il tratto piú ispirato del lavoro; dopo un nuovo intervento anche di tenore e basso, la conclusione «Dona nobis pacem» è corale. Una composizione, quindi, che, seppure non rispetti i requisiti di linearità testuale e condotta omofonica delle cosiddette missae breves (nel senso proprio del termine, non in quello piú comune che allude all'omissione d'una o piú parti dell'Ordinarium) e musichi sempre anche l'inizio di ciascuna parte (rientrando cosí nel genere delle missae solemnes), ben poco concede alla contaminazione operistica che caratterizzava la musica sacra italiana del tempo (cosa, a ben guardare, in sé quasi ovvia trattandosi del lavoro d'un allievo).

Non manca però quello che fu possibilmente un omaggio al testo operistico "d'avanguardia" di quegli anni, rappresentato a Bologna e a Firenze poco prima della composizione di questa Messa. Sebbene, come si legge nelle note di sala opportunamente firmate da un'autorità musicologica del calibro di Gabriella Biagi Ravenni, non sia documentato se l'allievo Catalani avesse conoscenza, in teatro o sul leggio, del Lohengrin, sono chiaramente percepibili nel suo lavoro frasi dell'arrivo del Cigno e del Finale secondo, queste ultime proprio a coronamento del «Dona nobis pacem». Cosí come m'è sembrata non trascurabile l'influenza verdiana, specie nell'attacco delle melodie, frequentemente sul tempo debole, e in qualche impasto dei legni.

La composizione è condotta con chiarezza e scorre concisa senza che il giovanissimo Autore perda mai di vista l'equilibro dell'insieme; pregevoli le due fughe «Cum sancto spiritu» ed «Et vitam venturi», tradizionali conclusioni del Gloria e del Credo. Un lavoro, insomma, che (fu notato dai primissimi recensori), difficilmente potrebbe essere attribuito a un esordiente. Se m'è permessa una notazione del tutto personale, non ho simpatia per l'accademismo d'un Cherubini e ho ascoltato la Messa in mi minore di Catalani con ben maggiore interesse di quelle del celebre maestro fiorentino-parigino.

Tra i brevi pezzi strumentali che hanno preceduto l'esecuzione della Messa, la palma mi pare vada attribuita ad A sera, il foglio d'album per quartetto presentato sabato nella versione per orchestra d'archi, che diventerà in seguito ben noto come preludio al terz'atto della Wally.


Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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Re: Catalani: Messa in Mi minore

Messaggio da Berlioz » 09 ott 2015 13:31

Eccola qu:

Al sesso non si applica il Principio di Esclusione di Pauli.

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