Una pagina sacra pucciniana a Lucca

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mascherpa
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Una pagina sacra pucciniana a Lucca

Messaggio da mascherpa » 11 mag 2015 14:32

Non so se quel che non era riuscito pubblicamente a Verdi dopo la scomparsa di Rossini fosse poi riuscito, in ambito "privato", a Giulio Ricordi per l'Officio funebre celebrato a Milano nella Casa di Riposo dell'attuale Piazza Buonarroti il 27 gennaio 1905, quarto anniversario della scomparsa del fondatore e donatore. Non so, in altre parole, se all'Introitus composto da Puccini per iniziare l'Officio di quella mattina del 1905 siano seguite altre parti della Missa pro defunctis musicate da altri colleghi dell'illustre commemorato. Probabilmente no; e credo che ben difficilmente altri compositori del periodo avrebbero potuto eguagliare la straordinaria forza espressiva che questa breve e apparentemente semplicissima pagina pucciniana (meno di sei minuti, con poche evasioni dall'armonia piú tradizionale e rassicurante) m'è sembrata possedere al mio primo ascolto "vero" di essa.
Il cosiddetto Requiem SC 76 (cioè n. 76 del catalogo pucciniano redatto da Dieter Schickling) non fu piú eseguito in vita del compositore e per lunghi decenni fu ripreso una sola volta: in Conservatorio a Milano il 29 dicembre 1924, trigesimo della scomparsa di Puccini. Fu pubblicato solo negli anni Settanta e da allora le sue esecuzioni non sono state piú cosí rare: la sua registrazione compresa tra le Puccini Discoveries di Riccardo Chailly ha poi dato una certa notorietà al pezzo.

Domenica 10 mattina, SC 76 è stato eseguito come appendice dell'Officio domenicale celebrato a Lucca nel Duomo di San Martino, dove per quattro generazioni furono organisti i Puccini precedenti Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria, cioè il noto operista. Durante la Messa era stato eseguito un lavoro di Giacomo Puccini senior, tipica e apprezzabile Missa brevis (nel senso "salisburghese" del termine, cioè senza parti solistiche, senza ripetizioni di parole a scopi soltanto musicali, contrappuntisticamente semplice per salvaguardare la comprensibilità del testo). La presenza di queste musiche avveniva nell''ambito del Lucca Classica Music Festival, un'importante manifestazione svoltasi dall'8 al 10 maggio nella bellissima e accogliente petite capitale che "i Pisani vedere non ponno", su iniziativa dalla benemerita Associazione Musicale Lucchese.

L'Introitus di Giacomo junior (cosí semplicemente denominato, con una certa civetteria, dal sacerdote officiante...) è composto per coro a tre voci (soprano, tenore e basso) con accompagnamento d'armonium (od organo) e una parte concertante affidata alla viola sola, strumento "contralto" per eccellenza. Come a Milano nel 1905, le voci sono state circa una trentina. Coristi e organista della Polifonica Lucchese con Danilo Rossi alla viola, diretti da Egisto Matteucci, si sono disimpegnati ben piú che onorevolmente, con le voci sempre ben differenziate per timbro e dinamica. So bene che questo pezzo pucciniano non gode di particolare considerazione tra gli esegeti di professione, ma ne ho avuto, anche in séguito, l'impressione d'un piccolo Ave verum italiano; lo dico con tutto il rispetto possibile per Amadè, sia chiaro (...e con un affettuoso sorriso per la "bonzería" musicologica). E ne ho avuto un'emozione non dissimile dall'ascolto della voce presumibilmente piú antica pervenuta fino a noi, quella del pontefice romano Leone XIII (nato nel 1813...) che recita un'Ave Maria in coda a un vecchio vinile americano con la voce di The last castrato (Alessandro Moreschi, morto nel 1925). Fenomeni acustici e musica, si direbbe in tedesco, uràlt, "primordialmente vecchi": testimonianze estreme di mondi ormai prossimi alla loro irrimediabile scomparsa.


Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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