Quattro Passioni contemporanee

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Ruan Ji
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Quattro Passioni contemporanee

Messaggio da Ruan Ji » 25 ott 2014 06:12

Al volgere del nuovo millennio, in occasione dei 250 anni dalla morte di Bach, Helmut Rilling, fondatore e direttore della Internationale Bachakademie, con il supporto della città di Stoccarda e dell’editore Hänssler Musikverlag, commissiono’ a un quartetto di compositori altrettante Passioni contemporanee tratte dai quattro Vangeli. Luca fu affidato al tedesco Wolfgang Rihm, Marco a Osvaldo Golijov, argentino di origini ebraiche, Matteo al cinese Tan Dun e Giovanni alla russo-tatara Sofia Gubaidulina. In un venerdì abbastanza scioperato con compagno assiduamente al lavoro per portare a casa la pagnotta, ho iniziato il mio tour di ascolti da Matteo.
Tan Dun intitola la sua passione “A Water Passion” denunciando l’ispirazione dal testo inglese del Vangelo di Matteo (quindi con l'eccezione dell' Elì, Elì, lemà sabactàni?) solo nel sottotitolo e articola la composizione in 9 movimenti, affidati a due voci soliste, soprano e bass-barytone, e a un ensemble molto contenuto composto da un violino, un violoncello, percussioni, campionatore di suoni e coro. Ci troviamo immediatamente immersi in quelle atmosfere, tanto care a Tan Dun, di una Cina che guarda a occidente sulla scia delle grandi tradizioni della scultura di epoca Tang o della poesia Yuan, musica delle steppe, dei serragli, delle lunghe cavalcate e dunque lontana dalle involute raffinatezze pentatoniche di quella che immagineremmo essere la Cina più “esotica” (nell’accezione utilizzata da Said); le percussioni la fanno quindi da padrone offrendo un continuo tessuto ritmico su cui le quattro voci, due umane e due ad arco, intessono il loro canto dispiegato su un recitativo arioso. Interessante nella poetica dell’opera il recupero di un denso cromatismo nel quadro delle Tentazioni, la memoria non può che tornare alle atmosfere del giardino di Klingsor. Tan Dun, in questo allievo di quel padre della nuova musica orientale che e’ stato Takemitsu, utilizza anche una sorta di Leitmotiv concreto, creato dalla campionatura di un gocciolìo d’acqua, ovvio protagonista della scena del battesimo, ma elemento presente in tutti i quadri, a volte fuso con altri apparenti leitmotivs concreti, come la frase tintinnante che caratterizza Giuda e i suoi Trenta Denari (solo suggestioni, ma si presenta come un misto fra “il sacco di monete” del Falstaff e il leitmotiv dei gioielli di Klytaemnestra).
Ma la intuizione che mi ha maggiormente colpito, una scelta espressiva che sembra quasi rifare il verso a Schonberg che affido’ la voce di Dio a sei solisti nel Moses, e’ quella di ricorrere nei momenti di maggiore pathos, il termine del quadro del battesimo, alcuni passaggi nel Getsemani.., all’utilizzo del Canto Difonico come figurazione della doppia natura del Cristo; il Canto DIfonico (Overtone Singing), espressione peculiare delle popolazioni tuva e mongole, ma già' registrato da Manuel Garcia come un misto “di voce di petto e voce di testa”, si articola in diversi stili, fra cui molto diffuso e’ il Sygyt, dove a una nota fondamentale di basso si aggiungono delle modulazioni delle risonanze simili a un fischio, al punto che un solo cantante può’ emettere due linee musicali contemporaneamente; in alcune pagine, all’assolo del violoncello si sostituisce gradualmente la voce del bass-barytone che lentamente pare sdoppiarsi in due vibrazioni distinte che finalmente si sublimano in uno sfogo sopracuto: il coro dei discepoli che riposa fra gli ulivi prega intonando sommesso un perplesso mantra tibetano.
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Re: Quattro Passioni contemporanee

Messaggio da Ruan Ji » 26 ott 2014 04:42

In tempi segnati da un Papa argentino, da rampanti direttori e orchestre venezuelane, da mondiali e olimpiadi brasiliane, la Passione da San Marco latinoamericana di Osvaldo Golijov occupa un posto dal significato tutto particolare in questo quartetto. Nato in Argentina da una famiglia ebrea dell’Europa orientale, Golijov attinge a piene mani dalla ricchissima tradizione ritmica sudamericana infondendo alle pagine del Vangelo di Marco la vitale carica emotiva dei carnevali brasiliani, i ritmi afro-cubani della santeria, rievocazioni di sale di tango di Buenos Aires, il Corteo Pasquale si trasforma in una trascinante festa carioca a ritmo di Samba, ci si aspetterebbe quasi che una rediviva Celia Cruz spuntasse da dietro l’angolo, i tre annunci della Passione si strutturano su una trama ritmica molto articolata ma allo stesso tempo ben identificabile nella sua ciclicità, pare quasi di stare dalle parti del Vita Nostra di Morricone o delle ampie sezioni strumentali di The Rythm Of The Saints di Paul Simon, l’aria di Giuda e’ un flamenco affidato quasi esclusivamente agli archi su cui la voce della solista si sfoga in elaborati melismi levantini (la matrice e’ chiaramente da"Quisiera Yo Renegar" de La Niña de los Peines), seguito da una coda affidata a un sax e a campane tubolari che trascolorano nell’episodio seguente dell’Eucarestia. E proprio qui si inizia a intravedere la natura polistilistica (nell’accezione di Schnittke) che non esaurisce l’opera in quella carica ritmica e umana da paesi latini: a cappella, su una trama intessuta da un coro di voci bianche, il soprano intona una linea di matrice gregoriana ma da cui non sono sicuramente assenti influssi del minimalismo di Reich. Il pentimento di Pietro, episodio speculare al precedente per organico, non si articola sulle parole di Marco ma si libra sul testo di "Lùa Descolorida" della poetessa galiziana Rosalía de Castro, "Mais non lle contes nada, descolorida lúa, pois nin neste nin noutros mundos teréis fertuna.” intona il soprano in ampie volute di canto pieno, omaggio dell’autore al Couperin delle Leçons de Ténèbres. La libertà e il lusso che deriva dal provenire da una cultura altra e che caratterizza anche la Passione di Tan Dun, consente all’autore un ampio margine di indipendenza nel mescolare le fonti di riferimento del Vangelo con altri testi, come appunto il testo in gallego della de Castro, Golijov decide di chiudere l’opera su un orizzonte di speranza futura ma fortemente radicata nel più’ remoto dei passati: il testo delle Lamentazioni di Geremia (“O vos omnis”) si mescola all’aramaico del Kaddish nel celebrare un Cristo che predicava in Plaza de Mayo (il quadro “demos gracias al Señor” e’ ricalcato sulla canzone “Todavía cantamos”), un Cristo che pare in molti tratti emerso, scolpito e reinterpretato attraverso le pagine di Che Guevara.
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