EIN DEUTSCHES REQUIEM di Brahms

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superburp
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Re: EIN DEUTSCHES REQUIEM di Brahms

Messaggio da superburp » 28 mag 2010 13:36

mascherpa ha scritto:
superburp ha scritto: A me piacciono molto sia Furtwängler che Klemperer...
Anche qui esistìono un Karajan quarantenne, che era oggetto di cult già alla fine degli anni Cinquanta, e un altro mio ricordo personale di Giulini alla Scala, mi pare nell'ottobre del 1978: molto lirico, senza dubbio preciso, ma senza un'adeguata tensione.
Sbaglio o non sei un grande estimatore di Giulini? Lo chiedo perchè di suoi cd ho pochissimo (messe di Beethoven - e ne ho parlato -, Signor Bruschino - non mi piace, orchestra spenta - e Stabat Mater di Rossini - questo molto bello -) ed è un direttore su cui ho qualche dubbio, in virtù anche di questa altalenanza di giudizi sulle cose che ho.
Anni fa alla radio mi trovai a sentire il finale di una 1°di Brahms che inizialmente pensavo potesse essere Celibidache per i tempi lenti, ma poi, visti certi cambi di tempo e soprattutto il fraseggio poco curato ho dedotto che non fosse lui ed è venuto fuori che era proprio Giulini. Ora non so che registrazione fosse, visto che le sue sinfonie di Brahms sono famose, magari ne hanno trasmesso una così così.
Tu che lo conosci di più confermi questi difetti?


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mascherpa
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Re: EIN DEUTSCHES REQUIEM di Brahms

Messaggio da mascherpa » 28 mag 2010 14:24

Di registrazioni di Giulini conosco, credo, solo le Traviate del 1955-56: indubbiamente belle, al di là di Callas & C, e i celebri Don Giovanni della Rai e di Londra: impossibile non considerarli tra quelli "di riferimento" ancor oggi. Nettamente piú deboli mi pare la registrazione delle Nozze di Figaro. Quando poi uscirono, a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, fa avevo sentito i dischi del Rigoletto e del Falstaff, ma non li acquistai.

Piú significativi trovo gli ascolti dal vivo, del resto non moltissimi. La prima volta fu, mi pare, con una Nona di Beethoven che mi lasciò minori tracce di quelle dirette da Böhm e Schippers negli stessi anni, cioè intorno metà dei Settanta. Poi vi furono il Requiem tedesco e la Solemnis di cui abbiamo detto. Ricordo anche una Nona di Bruckner, che mi parve piú distante dal supremo modello walteriano di quanto non fosse stata, non molto prima, quella diretta da Gerd Albrecht (qui eravamo nei primi Ottanta); e, credo qualche anno dopo, una Quinta di Beethoven: risolta, stranamente, in grande brillantezza orchestrale. Tutto questo sentii alla Scala.

Ben piú tardi, negli stessi giorni in cui Bertini dirigeva a Genova il Peter Grimes (era una fine d'ottobre, probabilmente quella del 96), Giulini diresse una domenica sera al Conservatorio di Milano la Chamber Orchestra of Europe in una Grande di Schubert che mi piacque moltissimo (nonostante fossi provato dalla corsa in auto per raggiungere Milano in tempo dopo essere uscito, appunto, dalla pomeridiana al Carlo Felice)... salvo poi scoprire che era straodinariamente simile alla registrazione che Claudio Abbado ne aveva dato non molto prima con la stessa orchestra (la convergenza, se vi fu, potrebbe indicare una notevole capacità di rinnovamento in età ormai anziana).

Insomma, senz'altro un buon direttore, ma dal vivo non l'ho mai sentito trascinarmi, tranne che in quell'estremo Schubert, e quindi non m'è mai risultato comprensibile perché taluni lo considerassero tra i piú grandi del secondo Novecento: forse si ricordavano com'era stato trent'anni prima. Probabilmente, la rottura con la Scala (proprio a causa dello stravolgimento del cast d'un annunciato Don Giovanni) ne privò Milano quand'era al culmine delle sue capacità, e poi il confronto con il nuovo stile di Abbado, che insieme a Grassi era riuscito a riportarlo alla Scala, lo faceva sembrare superato agli occhi d'un trentenne d'allora. Lo dico senz'ironia, perché l'uomo merita non solo il piú grande rispetto, ma incondizionata ammirazione: fu sempre un grande e schivo gentiluomo.

Alla fine della carriera, quando ormai s'era ritirato dal podio, dedicò non poco tempo, parallelamente a Riccardo Chailly (con il cui padre mi sembra fosse stato in grande amicizia), alla formazione dell'Orchestra Verdi di Milano, che, creata e avviata da Vladimir Delman prematuramente scomparso, necessitava d'autorevole guida e sostegno. Non ho mai sentito mettere in dubbio che Giulini abbia prestato la propria consulenza a titolo completamente gratuito.
Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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