Haitink e la Mozart, la Grande di Schubert, Lugano

per discutere di tutto quel che riguarda la musica strumentale

Moderatore: Berlioz

Rispondi
daphnis
Messaggi: 1360
Iscritto il: 17 mag 2014 10:01

Haitink e la Mozart, la Grande di Schubert, Lugano

Messaggio da daphnis » 02 apr 2018 11:35

Il tema del corno parte, rotondo e misterioso (lo strumentista recupera al volo un'imperfezione) e il clima di mistero prosegue nel pizzicato impalpabile che prelude alla "nascita" del movimento sonoro, in crescendo.Così l'inizio della commovente, memorabile Sinfonia in Do Magg nr 9 di Schubert, evocata al LAC di Lugano da Bernard Haitink con il meraviglioso organismo musicale plasmato da Claudio Abbado e rinato dopo pericolo d'estinzione: l'aspetto degli strumentisti è, ormai, quello di ex-giovani rimasti tali nello spirito. Spirito che è quanto mai "abbadiano": suonano e sorridono, si guardano, si chiamano, si ascoltano, suonano con tutto il corpo e con l'anima. Haitink stesso ne è come avvinto: la sua tradizionale monumentalità si trasfigura in camerismo, ricerca di voci interne, lavoro sulle proporzioni e sulle dinamiche, ricchissime dal sussurro alla pienezza del suono. E ritmo. Tutta la Grande, in questa straordinaria lettura direttore-orchestra, vive di un ritmo "interno", costantemente scandito dai primi violini (finale!!) che è uno spettacolo guardare, oltreché ascoltare. Tutto si proporziona, tutto è dialogo: la "grandezza" del titolo attribuito alla Sinfonia, è tale per un gioco di proporzioni e di rispondenze di tutto l'organismo orchestrale, e non è solo mirabile gioco tecnico perchè tutto è pervaso di anima. Sì che, alla fine, guardo avanti a me e vedo una signora in lacrime, mi volto e vedo una coppia in pianto: non sono il solo. E' un trionfo commosso, scandito dal battito di piedi congiunto e dall'applauso ritmato, sul palco e sul pavimento della stupenda sala del LAC, di orchestra e pubblico (di ogni età, dai bambini in su: che differenza con certi nostri cronicarii!) tutti uniti nell'omaggio al quasi ottantanovenne direttore che ne resta visibilmente scosso. In passato ho anche scritto, e anche qui, che fatico ad emozionarmi davanti alle esecuzioni di Bernard Haitink, alla sua "arte oggettiva". Stavolta è accaduto, penso che il merito vada equamente suddiviso fra lui e lo strumento, la Mozart che è più che un'orchestra, è un organismo di vita in musica: suonano come in amore fra loro, con gli strumenti, con la musica. Bene che un luogo magnifico quale il LAC se ne sia fatto casa e sede.

marco vizzardelli

P.S. Nella prima parte, il pianista Paul Lewis presta la sua eleganza e sensibilità al K503 di Mozart (ed è bella la scelta di programma di questi due "do maggiore"). Forse il suo pianismo non ha totale sintonia con l'impostazione scultorea del direttore, peraltro ammirevole anche qui nella ricerca di dialogo continuo con il solista. Se ne giova molto l'allegretto conclusivo, mirabile nelle proporzioni. Ma la Grande è di altro tono.
Questa settimana Haitink e la Mozart sono previsti a Bologna.



marco_
Messaggi: 116
Iscritto il: 21 gen 2018 14:19

Re: Haitink e la Mozart, la Grande di Schubert, Lugano

Messaggio da marco_ » 06 apr 2018 22:30

Stasera si replicava lo stesso concerto a Bologna. Concordo con Marco, onore a direttore e orchestra.

Haitink pare affinarsi nel tempo come un gran vino di Borgogna: con un gesto scarno disegna melodie di eleganza suprema, individuando in modo infallibile i nodi della partitura per sviluppare da quelli arcate amplissime. Il suo leggendario controllo dei crescendo non vale solo nelle cattedrali di Bruckner o Mahler, ma si gusta forse di più in frammenti che altrimenti scorrerebbero senza lasciare traccia. Così dosa la tensione con maestria, senza bisogno di abusare con l’interpretazione. La musica sgorga limpida e serena come nel secondo movimento della Grande, che da solo sprigiona la dignità di una intera sinfonia solennemente umana. E mi si permetta un ultimo elogio. Con le sue tecnica ed esperienza potrebbe dirigere con un dito da sdraiato, ciononostante compie l’evidente sforzo di stare in piedi appoggiandosi allo sgabello solo nelle pause tra i movimenti. Come se il rispetto per la musica e per il pubblico fossero una missione. Le ovazioni dell’orchestra al termine si spiegano così, e lui le scansa a disagio riconfermando la sua statura.

L’orchestra Mozart ha un suono notevole, ampio senza perdere brillantezza neppure nei fortissimo. La compattezza delle file di archi è quasi sinuosa, risultano scattanti e trasparenti in tutta la gamma di cui danno prova. Ho trovato superlativi il primo flauto e il primo oboe, ottimi i corni.

Rispondi