Chailly alla Scala, Terza di Mahler

per discutere di tutto quel che riguarda la musica strumentale

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marco_
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Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da marco_ » 23 feb 2018 23:01

Per due motivi non è facile valutare il concerto di stasera.

Il primo sono i corni, che hanno infastidito l’ascolto a ogni entrata. Sembravano il parente picchiatello nelle riunioni di famiglia, inopportuno ma da sopportare. Mai insieme, non solo negli attacchi ma anche in diverse frasi. Con un’intonazione pericolante a dirne bene. Mi pare che neppure Monte de Fez abbia brillato.

Il secondo motivo è la concezione di Chailly, che sembra osservare la sinfonia retrospettivamente dall’ultimo movimento. A quel punto si illuminano molte scelte precedenti, che in diretta si colgono meno.

Il primo movimento è efficacemente tellurico, con un respiro molto ampio senza perdere compattezza; mi è sembrato difettare di prospettive cangianti e di ironia. Fa bene Chailly a scendere dal podio nei minuti di pausa prescritti al termine da Mahler, male il pubblico e gli orchestrali che rumoreggiano nel mentre. Il secondo movimento è stato forse il punto più basso, semplicemente grigio. Il terzo è cominciato come il secondo, poi la voce del corno da postiglione e il tappeto di suono terso ad accompagnarlo hanno fatto intuire la direzione interpretativa, molto bene infine la stretta a chiudere. Il quarto è stato massacrato dai corni, peccato perché gli altri hanno suonato con nobiltà, e sulla bravura della Romberger non serve discutere. Il quinto è poco ‘allegro e impertinente’, suonando piuttosto come la petulanza delle beghine. Splendida l’ultima sillaba tenuta in pianissimo dal coro.

Fin qui un approccio granitico, scandito col metronomo, senza vibrazioni. Piuttosto monotono, escluse alcune deliziose pagine suonate piano.

L’attacco del sesto movimento rovescia i precedenti. Il terremoto iniziale è un fenomeno inanimato, e i successivi sono mondi vacui e piatti perché inconsapevoli per fiori e animali, e senza sbocco per uomini e angeli: ecco la necessità della voce di Dio per non finire al manicomio, postulata non creduta, lontana ma almeno autoconsistente. La mano sinistra del maestro chiama infatti un suono ambrato dagli archi, a questo punto il respiro si fa meditativo. È un amore ieratico: i salti di quarta ascendente sono pietre di una cattedrale, senza tracce di incenso né tantomeno di estasi. Ci sono testa, studio e ostinazione, poco calore. Può non piacere e certo non si esce da teatro volando, non è un Mahler che affascina o avvinghia. Comunque ne è valsa la pena, per ripensare ‘more geometrico’ alla Terza, alla sua posizione nella storia della musica, e alla vita.



daphnis
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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da daphnis » 24 feb 2018 10:33

Ho trovato Riccardo Chailly magistrale nell’offerta di una Terza identificata in tutta una tradizione interpretativa, che non è quella “viennese” ma, in piena rispondenza alla biografia ed alla storia del direttore, quella, altrettanto legittima, “olandese”, di un Mahler plastico, corrusco, tragico ma allo stesso tempo intimo, personalmente vissuto. Si sente tantissimo… Amsterdam, là dove Chailly ha vissuto e studiato e fatto musica per anni. Si sente quella linea di pensiero mahleriano: Mengelberg, Haitink stesso, anche il Solti “olandese”, il Concertgebouw. Quella cultura di suono mahleriano. Riccardo Chailly ha trovato il suono, “quel” suono. E io ho trovato Chailly commovente e personalmente sconvolgente nel darsi entrando in Mahler (un bisturi in profondità, nella concertazione), e in se stesso, come se raccontasse a noi tutto quello che questa musica e questo autore sono stati per la sua vita. L’aveva dichiarato nelle bellissime interviste di vigilia sui quotidiani, stavolta completamente prive di retorica scaligera e invece autobiografiche, sincere: raccontava cosa era stata per lui la Terza di Mahler e l’emozione di ritrovarla, ed è esattamente quel che ci ha narrato e svelato nel concerto. Di questa sinfonia (fortunata nelle sue apparizioni alla Scala: fra l’altro è il brano che diede vita al progetto-Filarmonica di Abbado) abbiamo avuto in anni recenti letture differenti e bellissime: gli ori e la crema dei celestiali bavaresi con Jansons, l’idiomaticità boema del formidabile Ivan Fischer con la sua Budapest. Altrove, nei suoi anni estremi, lo stesso Claudio Abbado ne aveva fatto una sorta di preghiera laica. Ma non l’avevo mai ascoltata così come Chailly ce l’ha data, donandoci tutto se stesso: un uomo e un musicista che si mette a nudo, nella musica, per il pubblico, donandoci un proprio diario di vita in Mahler. Mi ha impressionato e commosso.
Ci tornerò per le altre due repliche (e, per favore, caro pubblico, sarei grato se, alla fine dell’adagio, su quella nota lasciata meravigliosamente in aria da Chailly e orchestra, si potesse avere una pausa di commosso silenzio, prima di urla e applausi! E’ questione di sensibiltà, oltre che di educazione!!!): già qui l’orchestra ha suonato con un trasporto e un’adesione commovente al suo direttore (qualche sbavatura “fisiologica” importa poco o nulla, anzi: sempre ricordare che il grande Bernstein rifuggiva, con ragione, da un Mahler troppo strumentalmente “esatto”: e il “pianissimo” di Monte de Fez è compagni corni, anche se non c’è stata sempre l’esattezza, era di grande intensità). La tinta degli archi nel finale era da brivido. Idem la cornetta del postiglione in foyer, con stupefacente riverbero da cattedrale, con il filo di suono dei violini a far riscontro. La pausa (prevista) dopo il primo movimento è stata indispensabile, e necessaria, per chi l’ha colta: impossibile non fermarsi, con il cuore in gola (il volto di Chailly era impressionante, mentre si asciugava, immobile accanto al podio con la mano sugli occhi): seguiva ad un “tempo fermo”, nero e scultoreo, nel quale la musica di Mahler aveva assunto la potenza tragica del Michelangelo che (secondo la leggenda) dice al suo Mosé “perché non parli?”. La plastica, implacabile, scansione trovata da Chailly nel suono scuro espresso dall’orchestra era stata di tale intensità da rendere “fisicamente” indispensabile la pausa. Per lui e per noi. Mai ascoltato il primo movimento eseguito in questa maniera: gli occhi di Mosé trasformati in tragedia del suono (c’è da chiedersi,in questo senso, cosa sarà la già annunciata Sesta, che Chailly ha in programma in futuro con l’orchestra della Scala).
E ancora: la ritmica e il suono “acido” chiesto ai bambini (loro e il coro degli adulti hanno trovato ed espresso una forza tragica ed un peso che raramente si ascolta, in totale rispondenza alla linea interpretativa del direttore). Idem il timbro e l’espressione di tragica immobilità della brava Gerhild Romberger, pienamente rispondente alla lettura di Chailly. Per tutto questo e molto altro vi dico: voi tutti che ascoltate Mahler non solo come una musica che si ama ma come la musica della vostra vita, della vita di ciascuno di noi – qui, oggi, personalmente – non perdete, domani e martedì, questo diario mahleriano di Riccardo Chailly alla Scala.

marco vizzardelli

marco_
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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da marco_ » 24 feb 2018 11:31

daphnis ha scritto:
24 feb 2018 10:33
una Terza rispondente a tutta una tradizione interpretativa, che non è quella "viennese" ma, in piena rispondenza alla biografia ed alla storia del direttore, quella, altrettanto legittima, di un Mahler plastico, corrusco, tragico ma allo stesso tempo intimo, personalmente vissuto. Si sente tantissimo... Amsterdam, là dove Chailly ha vissuto e studiato e fatto musica per anni. Si sente quella linea di pensiero mahleriano: Mengelberg, Haitink stesso [...] Mahler non solo come una musica che si ama ma come la musica della vostra vita, della vita di ciascuno di noi
Marco, mi sono emozionato meno di te, ci può stare, ma mi ritrovo molto nei tuoi passaggi quotati.

Da ieri infatti sto associandola ad alcune letture, Mahleriane ma anche Bruckneriane, di Haitink. Nelle sue ultime apparizioni a Lucerna ha applicato un rovesciamento simile di interi brani, a partire da un’adesione personale e scarna. Differiscono forse per la trama di suono e il fraseggio, più ‘cordiali’ con il maestro olandese, ma sono entrambe impostazioni legittime e pensate.

daphnis
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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da daphnis » 24 feb 2018 11:47

"L’attacco del sesto movimento rovescia i precedenti. Il terremoto iniziale è un fenomeno inanimato, e i successivi sono mondi vacui e piatti perché inconsapevoli per fiori e animali, e senza sbocco per uomini e angeli: ecco la necessità della voce di Dio per non finire al manicomio, postulata non creduta, lontana ma almeno autoconsistente".


Qui, Marco, hai detto qualcosa di bellissimo e condivisibile. Divergiamo solo sull'esito nell'anima. Proprio quel che tu hai scritto, a me ha creato grande emozione nella lettura di Chailly, anche perché permeato di "vissuto" dal direttore. La sua storia con Mahler. E' comunque un concerto importante, di quelli - non così frequenti - dai quali non esci come eri entrato. E questo mi sembra il miglior esito che si possa chiedere ad un ascolto.


marco vizzardelli

ZetaZeta
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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da ZetaZeta » 25 feb 2018 08:44

daphnis ha scritto:
24 feb 2018 11:47
"L’attacco del sesto movimento rovescia i precedenti. Il terremoto iniziale è un fenomeno inanimato, e i successivi sono mondi vacui e piatti perché inconsapevoli per fiori e animali, e senza sbocco per uomini e angeli: ecco la necessità della voce di Dio per non finire al manicomio, postulata non creduta, lontana ma almeno autoconsistente".


Qui, Marco, hai detto qualcosa di bellissimo e condivisibile. Divergiamo solo sull'esito nell'anima. Proprio quel che tu hai scritto, a me ha creato grande emozione nella lettura di Chailly, anche perché permeato di "vissuto" dal direttore. La sua storia con Mahler. E' comunque un concerto importante, di quelli - non così frequenti - dai quali non esci come eri entrato. E questo mi sembra il miglior esito che si possa chiedere ad un ascolto.


marco vizzardelli
Ed io, da modesto appassionato della musica di Mahler, ringrazio tutti e due per aver mostrato, con parole precise e comprensibili, quello che avviene quando ci troviamo di fronte ad esecuzioni che svelano la grandezza di questi monumenti del pensiero umano.

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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da marco_ » 25 feb 2018 22:36

Dopo pranzo, in viaggio verso Novara per un Nabucco pomeridiano, il cielo caliginoso mi ha indotto a ripensare a questa Terza... inquadrata la lettura di Chailly, sarebbe stato bello risentirla senza aspettative. Finita l’opera mi sono fiondato in macchina, ed ero alla Scala alle 19:30. Caso vuole che rimanesse il centotrentaseiesimo posto in piedi. Ho fatto bene ad osare!

È un Mahler che non sorride, come il cielo da neve di oggi. Un Mahler permeato di Spinoza. Un Mahler che partecipa emotivamente tenendosi tutto dentro, in atteggiamento raccolto e dignitosissimo. Un Mahler che in chiesa non intona il ‘Gloria’ perché non riuscirebbe.

Rispetto a venerdì mi sono parsi tutti più sciolti, è normale riaffrontando questa partitura. A partire dal gesto levigato del maestro, sembrando chiedere un suono fané. Si china spesso per suggerire dei piano, come nella preparazione dell’intervento del Posthorn o invitando alla splendida melodia ‘Doch alle Lust, Will Ewigkeit!’. Lascia la bacchetta all’inizio del sesto movimento, poi gli intervalli ascendenti nel finale sono vibrati come la stretta di mano a un amico in una circostanza dolorosa, quasi sussurrando ‘sii forte’. Propendo per natura alla sensibilità di chi abbraccia per sciogliere il nodo in gola, ma rispetto l’approccio di Chailly.

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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da umangialaio » 25 feb 2018 23:03

Scusa, Marco, non capisco se associ Spinoza a un suono fané?

U

marco_
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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da marco_ » 26 feb 2018 00:14

umangialaio ha scritto:
25 feb 2018 23:03
Scusa, Marco, non capisco se associ Spinoza a un suono fané?

U
Non necessariamente, ma non vorrei razionalizzare troppo o peggio annoiare.

Associo quei tempi larghi e implacabili, soprattutto nel secondo e sesto movimento, a pagine dell’Ethica di Spinoza (forse la terza e la quinta parte). Concetti ‘caldi’ a cui si perviene con approccio ‘freddo’.

Fané l’ho immaginato del suono. L’ho notato più stasera che venerdì, probabilmente per mia disposizione diversa. Non saprei spiegarlo bene, ma certe inflessioni degli archi mi hanno fatto venire in mente il colore delle rose appassite, e il fruscio in piano dei contrabbassi il loro sfaldarsi se toccate.

daphnis
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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da daphnis » 26 feb 2018 01:35

C'ero anch'io, come avevo promesso, leggo Marco e dice ancora cose interessantissime ma forse ci sta un po' girando attorno. Mi pare che le intuizioni sue giuste siano state quelle iniziali in cui descrive i primi movimenti e poi l'ultimo. Vado al punto. Il suono, gli spessori, di questa Terza letta da Chailly - segnatamente quel primo movimento notevolmente rivoluzionario rispetto a molte comuni letture - ci rimandano una natura tragicamente nemica, avversa. "Ciò che mi dice la natura" - parafrasando i famosi sottotitoli apposti ai movimenti della Terza - è una tragedia che si compendia nella tragedia dell'uomo nella natura. Lo straordinario lied solistico (alla replica la Romberger è stata eccezionale!!) è vera tragedia del suono (quel glissando dei legni cui Chailly ha imposto perfino il piccolo scarto di nota mentre lo strumento scivola: magistrale!). Può esser semplicistico e non so se Chailly stesso ci abbia pensato, ma all'ascoltatore il pensiero viene: ovvero, ascoltata questa lettura con occhio rivolto al nostro presente, viene da pensare al dramma d'attualità di una natura che si ribella, in molte maniere, all'uomo...
In ogni caso, quel che è chiaro è che Chailly, in questo suo Mahler, è volato - in senso spirituale, intellettuale, musicale e autobiografico - molto molto alto. Confermo che tornerò martedì per la terza volta, anche se è un notevole "scossone" per l'anima. Ma merita.


marco vizzardelli

marco_
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Re: Chailly alla Scala, Terza di Mahler

Messaggio da marco_ » 26 feb 2018 09:10

Per approfondire l’approccio di Chailly, segnalo questa intervista di alcuni anni fa: http://www.edt.it/intervista-a-riccardo-chailly/

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