Thielemann e la corazzata Dresden alla Scala

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daphnis
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Thielemann e la corazzata Dresden alla Scala

Messaggio da daphnis » 13 set 2017 14:26

"Sì, ma, no..." sono le tre paroline che riassumono i commenti più frequenti colti all'uscita dal concerto tenuto da Christian Thielemann e dalla Staatskapelle, con la partecipazione del pianista Rudolf Buchbinder.

Il No, e un No categorico riguardava, quasi unanimemente, l'imbarazzante presenza e prova di Rudolf Buchbinder impegnato nel Concerto nr 1 di Beethoven per pianoforte ed orchestra. Scelta fra le più insisidiose per pianisti in stato, diciamo con un eufemismo, "avanzato" di condizione generale. A Milano si ricorda la forse (o sicuramente) ultima apparizione in città ed al Conservatorio di un monumento quale Svjatoslav Richter, ahimé monumento completamente diroccato in una tristissima esecuzione del Primo che, di tutti i cinque, è forse quello che meno ammette manualità e mente intorpidite. Buchbinder, da una parte, ne ha "fatto" il suo solito roccoccò strumentale con esito stucchevole, dall'altra ha accusato un tremendo quasi-stop proprio nel momento topico del primo movimento, la nota secca con scaletta discendente che dovrebbe (ma qui non è accaduto) rendere palpitante la ripresa. Lui vi si è praticamente fermato. L'esecuzione si è, sì, giovata, di cura dei dettagli da parte di Thielemann ( e di magnifiche sortite degli ottoni dell'orchestra) che ha dovuto però dirigere quasi costantemente girato verso il pianista, usando tutta la sua nota tecnica direttoriale per tentare di non perderlo per strada. Ne è uscito un Primo di cui avremmo fatto volentieri a meno. Poiché Buchbinder passa per un rigoroso, forse (se non si è trattato di una serata particolarmente "no") sarebbe il momento di un sano autoesamino di coscienza...

Il Sì, e un sì categorico, riguardava per l'appunto la tecnica direttoriale di Thielemann, lampante nell'esecuzione della Sinfonia nr 1 di Bruckner. E la trascendentale opulenza, esattezza, potenza e "peso culturale" dei suoni emessi dalla formidabile Staatskapelle. Che di per se stessa valeva e vale, sempre e comunque, la presenza in sala. La "personalità storica" di questa orchestra è suono che si tramanda di generazione in generazione di direttore in direttore.

Il Ma, nella bocca mia e di molti altri (i fans di Thielemann non saranno d'accordo e hanno tutto il diritto di non esserlo), riguardava l'estetica costantemente sottesa al modo di far musica di questo direttore. Il "modo dei Padri" inteso come metodo vincolante, in suono e di fraseggi: Christian Thielemann lo ha del resto proclamato a chiare parole nelle interviste rilasciate ai quotidiani italiani la vigilia del concerto. Ora, sicuramente l'operazione poggia su una tecnica formidabile da parte di Thielemann. Ma non si dovrebbe far mente che siano esistiti un Klemperer, un Knappertsbush, anche un Van Kempen meno noto ma formidabile, ma anche un Jochum nelle sue direzioni migliori, molto più forti di lui in termini di "pensiero" sotteso all'esecuzione. Il Bruckner di Thielemann alla Scala era, sì, tecnicamente formidabile, monumentale, implacabile nella scansione dello Scherzo. Ma non vi si leggeva una poetica che non fosse la riproduzione di un modo antico. Veniva da chiedersi: perché devo ascoltare Thielemann, se metto su un disco di Klemperer è ascolto la stessa musica eseguita con ben altra forza culturale e di pensiero? E il tutto (ripeto, i fans non saranno d'accordo e ne hanno diritto, ma molti altri con cui abbiamo parlato, anche addetti ai lavori, lo erano) suonava irrimediabilmente gelido, nonostante (ripetiamo) la statura eccelsa dell'orchestra in se stessa. Il cuore dell'ascoltatore ne usciva freddo, se non indifferente.

Infine, stante la meraviglia del suono della Staatskapelle, sarebbe stato atto di cortesia ascoltarla (dopo un programma, tutto sommato, non esorbitante) in un bis. Un Preludio ai Maestri Cantori evocato da quel suono - anche questo lo abbiamo detto in molti - ci avrebbe riscaldato i cuori rimasti freddi, pur nella distaccata ammirazione.


marco vizzardelli



umangialaio
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Re: Thielemann e la corazzata Dresden alla Scala

Messaggio da umangialaio » 13 set 2017 18:08

Sono abbastanza d'accordo con Te sulla mancanza di commozione, però, però...io tutta questa monumentalità non l'ho sentita, né enfasi né pompa e sono rimasto impressionato da come direttore ed orchestra, di cui si avverte la grande esperienza operistica, hanno saputo prendere le misure della sala. Non era stato così né con Rattle/Berliner né con Petrenko/Orchestra dell'Opera di Monaco. Quindi una grande prova di potenza nel senso latino di uso sempre appropriato delle proprie forze. Il timbro degli archi è spledidamente brunito.
Abbiamo ascoltato un Beethoven privo di ogni asprezza, molto composto, quasi un po' da esecuzione di corte, se non un poco salottiero, però a suo modo interessante.
Bruckner non è il mio compositore preferito, ma devo dare atto a Thielemann di essere riuscito a trasmettermi il senso della struttura di ogni movimento. Mi piacerebbe molto sentirgli dirigere un'opera di Strauss...o magari l'opera di Humperdinck attualmente in scena alla scala.

U

daphnis
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Re: Thielemann e la corazzata Dresden alla Scala

Messaggio da daphnis » 14 set 2017 01:28

Enfasi o pompa, infatti, neanche un po'. Thielemann è stato asciuttissimo, implacabile nel "modo" di porgere Bruckner. Quando parlo di potenza intendo riferirmi al suono - potentissimo, direi che su questo non ci son dubbi - della Staatskapelle. Quanto al direttore, resto ammirato dalla tecnica ma non individuo un vero dato poetico, che invece era ben presente nei grandi "progenitori" di cultura direttoriale germanica cui fa riferimento


marco vizzardelli

Dr.Malatesta
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Re: Thielemann e la corazzata Dresden alla Scala

Messaggio da Dr.Malatesta » 15 set 2017 16:41

Concerto che ho evitato con cura essenzialmente per due ragioni:

1) il programma poco interessante

2) la bacchetta per nulla interessante

(al contrario attendo con ansia Jansons)
Matteo

fuor del mar ho un mare in seno

Dr.Malatesta
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Re: Thielemann e la corazzata Dresden alla Scala

Messaggio da Dr.Malatesta » 15 set 2017 21:23

Ps: la spocchia tutta italica - d'un certo tipo ovviamente - con cui è vivisezionato Buchbinder, poi, è davvero stucchevole (in un teatro in cui si accolgono con insensati entusiasmi gli amabili resti di Pollini)
Matteo

fuor del mar ho un mare in seno

albertoemme
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Re: Thielemann e la corazzata Dresden alla Scala

Messaggio da albertoemme » 26 set 2017 10:23

Io ero uscito un po' frastornato da questo concerto, perché l'overdose di decibel dispensata in una sala inadatta alle orchestre troppo potenti, crea qualche problema di lettura al primo ascolto dal vivo. "Rimeditandoci" su, trovo le riflessioni di Daphnis azzeccate. Per cui mi rimangio alcune considerazioni dense di sì, ma no, che, a caldo, avevo manifestato all'amico U. Un'evviva al primo concerto di B. e un hurrà per come esegue l'ultimo tempo Benedetti Michelangeli!.-

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