Mozart, Requiem, Currentzis - Merano

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daphnis
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Mozart, Requiem, Currentzis - Merano

Messaggio da daphnis » 07 set 2017 23:40

E' raro che accada: la mia reazione - e quella confessata dagli amici che erano con me - dopo l’ascolto, avvenuto al Kursaal di Merano, dello sconvolgente, rivoluzionario Requiem di Mozart nella lettura di Teodor Currentzis con i suoi complessi MusicAeterna, e di tutto il concerto da lui proposto, è stata quella di indossare le medesime tonache nere usate dai suoi meravigliosi musicisti, farsi crescere i capelli a caschetto per assomigliare al Pope Teodor , e partire alla volta di Perm, Siberia (il luogo ed il teatro che furono di Diaghilev, e ora sono “suoi”) per capire come una simile esperienza di “iniziazione” - a questo livello, la parola “ascolto” è riduttiva – abbia luogo.
Di Currentzis si parla da tutta l’estate. I miei precedenti ascolti erano stati un Don Carlo alla Bastille di Parigi nel 2008 - già sconvolgente: l’Inquisizione ricreata in musica – e più recentemente un meraviglioso Sostakovic a Ferrara con la Mahler Chamber Orchestra. Sono a disposizione di tutti le incisioni strepitose della Trilogia Da Ponte-Mozart. Quest’estate, si è fatto portavoce il Festival di Salisburgo che lo ha chiamato per la Clemenza di Tito e per questo Requiem, ma che già preannuncia clamorosamente, per il 2018, il Tristano e Isotta a lui affidato, e dimostra così di cogliere la portata del personaggio e del musicista. Che, a leggerne le parole di per se stesse nelle interviste, lascerebbe il dubbio di un Rodomonte: non fosse che appena lo si vede e lo si ascolta e si ascolta e vede chi suona e canta con lui, si capisce – è lampante – la manifestazione di una personalità umana e musicale nella quale la trascendentale perizia tecnica, suono e proporzioni agogiche e dinamiche, si unisce ad una concezione dell’esperienza lettura- interpretazione-ascolto (dall’autore, all’interprete, al pubblico) tale da “buttare” letteralmente l’ascoltatore (l’ultimo anello della catena, ma importantissimo) in un’esperienza iniziatica di con-creazione dell’evento artistico-musicale. Del quale comunque lui, Teodor, è il demiurgo: lo fa svolgere come vuole lui. Accade, nel Kursaal meranese, quel che accade spesso altrove: sull’ultimo, gigantesco accordo del Requiem di Mozart, “suonato” da Currentzis e dai suoi come il Trionfo della Morte, un trionfo paradossalmente solare, quattro quinti della sala resta in un silenzio attonito. Ma c’è sempre lo scemetto, cinque o sei, che parte nell’applauso anticipato. Qualunque direttore si seccherebbe. Currentzis, impassibile, resta silenzioso e immobile, con un gesto minimo del braccio chiede il ritorno del silenzio, lo ottiene per un tempo imprecisabile, poi, con gesto preciso e deciso, chiude la partitura. Ecco, è finito, perché ho deciso io, o forse ha deciso Mozart, che lo lasciò frammentario ed incompiuto. La sala capisce, e parte un’infinita standing ovation. Che aveva avuto origine molto prima, da tutta l’esecuzione lettura del Requiem, concepito davvero come un Trionfo della Morte - non quel cupo, o anche melanconico “noir” delle esecuzioni (tutte: da Abbado a Karajan a Bernstein a… forse il solo profetico Harnoncourt aveva tentato quest’altra via). No: è una celebrazione di Dio, sì, signore della Vita e della Morte, e lo è nella forma ideata dal più grande compositore di musica per il teatro di tutta la Storia. Un palpitante Dramma della Morte. E osservare i quattro cantanti solisti, sui quali Currentzis si piega, si volge, suggerisce, incalza, osservare i loro volti “invasati” dall’esperienza musicale ma di vita, e i gesti e il suono di orchestra e coro, dà l’idea del rapporto, sacerdotale, demiurgico, di sensualissima e totalizzante passione artistica, che il direttore greco-russo instaura, pretende e sostiene da chi fa musica con lui. Si capisce perché Perm, perché un teatro ed un luogo tutti suoi nel quale far vita ed arte. E verrebbe voglia di farne parte. Quel Kursaal di Merano, già struggente, colorata sala di celebrazione della “viennesità” storica sudtirolese, si trasforma – non solo per il buio, per le candele, manifestazioni visibili – ma per lo spirito del far musica e arte e vita di Teodor Currentzis – in un’antichissima, o senza tempo, basilica paleocristiana: tale la lettura musicale della prima parte del programma, da Purcell a Schnittke, dal barocco al ‘900 unificati in un evento iniziatico (e in questa prima parte le sonorità del coro schiantano l’anima). Dal tutto, si esce con la sensazione che tornare – domani, o dopo – alle normali pratiche d’ascolto (inchino del direttore, concerto, applauso, altro inchino ecc.) sia un rito stanco ed obsoleto. La musica, l’arte come Teodor Currentzis la evoca e la porge, sono altro. Si sta scrivendo una pagina diversa, nel rapporto creazione-interpretazione-fruizione. Ed è sensazionale - per le nostre anime – esserne parte.



marco vizzardelli



pbialetti
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Re: Mozart, Requiem, Currentzis - Merano

Messaggio da pbialetti » 08 set 2017 08:23

Ho ascoltato ieri lo stesso concerto alla Philharmonie di Berlino.
Sono uscito molto meno contento di te, Daphnis-Vizzardelli. Non avevo mai sentito Currentzis dal vivo ed ero molto curioso. Mi ha colpito sicuramente la grande perizia tecnica: non c’è intenzione che vada sprecata e non c’è battuta che sia “lasciata a se stessa”. Il coro (strepitoso) e l’orchestra (idem) reagisce come uno strumento palpitante ad ogni sollecitazione.
Però proprio questo alla lunga mi risulta stucchevole. Il fatto che ad ogni battuta vi sia un'intenzione del direttore in bella evidenza è sicuramente una prova di bravura, ma dopo un po’ mi ha fatto l’impressione di un “ipertrofismo direttoriale” che mi disturba. E quei plateali gesti a dirigere i solisti mulinando loro le braccia sullo spartito: beh, questo per me è troppo, non mi sembra nemmeno bello nei confronti dei solisti, che in fondo sono lì per dare un apporto personale e non solo meri strumenti nelle mani del direttore. Ne risulta una visione del mondo fatta di apocalissi intermittenti che mi sembra francamente eccessiva: è tutto troppo plateale, troppo esposto, allo spettatore non resta altro da fare che ammirare questo meraviglioso demiurgo. Alla fine irritante, anche se di certo interessante e, ripeto, un’impressionante prova di bravura. Sono contento di averlo sentito ma non posso associarmi al tuo entusiasmo. Ha ciascuno i suoi gusti.
Piuttosto mi è piaciuta senza riserve la prima parte del concerto realizzata con il coro a cappella (o, nel caso di un pezzo di Pärt, accompagnato dal solo organo). Scelta di pezzi molto stimolante (in particolare un Pater Noster di Stravinskij davvero meraviglioso), esecuzione da urlo e quel pizzico di teatro (i lumini, le luci, la gestualità) che rende vivo un programma che potrebbe risultare difficile da digerire.

daphnis
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Re: Mozart, Requiem, Currentzis - Merano

Messaggio da daphnis » 08 set 2017 10:50

Nessun problema, la tua replica è gentilissima e credo che l'esperienza-Currentzis sia talmente estrema da suscitare reazioni differenti. Io e chi era con me ne siamo rimasti totalmente affascinati e avvinti. Quanto ai cantanti, tuttavia, a Merano dai volti non traspariva alcun disagio per la gestualità e gli stimoli del direttore, anzi, al contrario, una totale partecipazione quale di rado si riscontra. E, mio parere, in un mondo cristallizzato in abitudini di ascolto, il direttore greco-russo sta proponendo (o imponendo, la personalità è certo fortissima) una modalità di fruizione di rapporto creazione-intepretazione-ascolto (e visione) nuova e dirompente. Che il nuovo non sia sempre facile da accettare non v'è dubbio. Ma il tipo di esperienza e di approccio all'arte musicale per il quale ha creato la sua "casa" artistica di Perm risulta chiaro ed evidente quando lo si vede e lo si ascolta dal vivo e si vede e si ascolta (fin nei volti) chi suona o canta con lui. Che si tratti di una personalità speciale, mi sembra indiscutibile. Che il tutto non sia campato in aria, ma si basi su tecnica e sapienza direttoriale magistrali, lo hai detto anche tu.
Detto questo, arrivare a Milano il giorno dopo e beccarsi al Dal Verme il tradizionalissimo, stucchevole rituale del concerto-Noseda (e parliamo comunque di un direttore reduce da successo a Edimburgo, e quotato), nonché le smorfie del medesimo, e le sue frenetiche affrettate esecuzioni,è stato come tornare in un polveroso solaio di cose vecchie dopo aver volato in un cielo di cose nuove. Ci sono andato apposta, per constatare che effetto mi avrebbe fatto tornare ad una quotidianità subito dopo Currentzis: me ne sono andato, avvilito, prima della fine, lasciando Noseda e i torinesi alle prese con il finale della Pastorale...

Un caro saluto, e grazie della replica
marco vizzardelli

Dr.Malatesta
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Re: Mozart, Requiem, Currentzis - Merano

Messaggio da Dr.Malatesta » 08 set 2017 14:48

Non ho mai sentito Currentzis dal vivo, ma l'ascolto mi suscita un sentimento misto di attrazione e repulsione. Detto questo sarebbe meglio che non rilasciasse dichiarazioni (sempre sopra le righe e spesso irritanti) e lasciasse parlare il suo modo di far musica. E il suo talento innegabile. Quanto a Noseda posso capire la reazione: è un direttore che - a mio parere - sta vivendo una oggettiva involuzione. Superficialità e disinteresse ormai evidenti, mi lasciano sempre più perplesso. La Bohéme di Edimburgo (che ho visto dal vivo) era così...tirata via, grigia, noiosa. Mi spiace molto.
Matteo

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