L'altissimo Debussy di Pollini a Salisburgo

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mascherpa
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L'altissimo Debussy di Pollini a Salisburgo

Messaggio da mascherpa » 22 ago 2017 12:36

Maurizio Pollini, che io sappia, non ha mai rilasciato una registrazione ufficiale del secondo libro dei Préludes debussyani, anche se li ha interpretati non poche volte in pubblico. Personalmente glielo avevo sentito sonare almeno tre volte, a cui corrispondono ricordi d'interpretazione estremamente diversi, sia nei tempi, sia nell'uso del pedale di risonanza.

Il pianista milanese è tornato ancora una volta sui questi pezzi, evidentemente amatissimi e approfonditi per mezzo secolo e più, nel concerto dato alla Sala Grande di Salisburgo giovedì 17 scorso. Dedicata a Chopin la prima parte del programma, con i due Nocturnes dell'Opus 55, la Barcarolle op. 60 e la Sonata in si minore op. 58, tutti pezzi scritti a Nohant tra il 1843 e il 1846. Si nota immediatamente un uso molto parco del pedale di risonanza e un'eccellente condizione di "forma strumentale" accompagnata ad un amplissimo spettro timbrico, che fanno sperare molto bene per la parte debussyana del concerto. Ormai "sdoganato" anche a Salisburgo l'applauso dopo il primo tempo d'una "sonata", che, sebbene in questo caso meritatissimo e in sé non mai censurabile, nel bel mezzo dell'Opus 58 dimostra però una fantastica disattenzione e risulta più fastidioso che in altri...

Parte debussyana che in effetti, sin dalle primissime note di (Brouillards), si rivela come una delle esecuzioni pianistiche più emozionanti che abbia mai sentito, per l'inarrivabile unione di risalto melodico, di rigore, di differenziazione timbrica. Rispetto a Chopin, il timbro dello Steinway (coll. Fabbrini) sembrava tramutato in quello d'un Pleyel dei tempi d'oro della casa francese, ma con tutta la precisione meccanica propria d'uno strumento recente, che permette al pianista incredibili pianissimo possibile nelle note gravi. La differenziazione dei motivi nel "Cake-Walk" è favolosa e mi fa sperare, ahimè invano, che tra i bis verrà eseguito l'inafferrabile (Minstrels). Altro momento d'oro, dopo la granitica dimostrazione di perfetta salute tecnica offerta nelle (Tierces alternées), i conclusivi (Feux d'artifice), resi con una poeticissima, estatica nostalgia.

Quasi subito dopo l'applauso finale, al secondo rientro Pollini attacca la Cathédrale engloutie, altro pezzo per il quale ho ricordi differenziatissimi delle sue esecuzioni, non esclusa l'assimilazione del pezzo a un corale bachiano... Questa volta, il tempo molto sostenuto (l'esecuzione è durata cinque minuti e mezzo), il privilegiare le voci più acute, alcuni misuratissimi stringendo, una cantabilità quasi affettuosa hanno reso immagini trasparenti d'acque verdissime.

Alla fine, ritornando a ritroso allo Chopin del Primo scherzo, di nuovo in tempo assai veloce, Pollini ha chiuso il cerchio dimostrando ancora una volta che l'esecuzione delle opere più recenti porta a trovare poi l'espressione più convincente in quelle più antiche. Quando verrà il giorno in cui un programma comincerà con Rihm o la Ustvolskaja e terminerà con Mozart o Scarlatti?


Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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