Pieve a Elici: Quatuor pour la fin du temps

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mascherpa
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Pieve a Elici: Quatuor pour la fin du temps

Messaggio da mascherpa » 06 ago 2017 11:37

Il concerto di venerdì 4 a Pieve a Elici ha visto quattro strumentisti d'eccezione uniti nell'esecuzione d'un pezzo ancor più d'eccezione, a mio parere non tanto per le note circostanze della sua scrittura (anche se alcune parti, come accuratamente descritto nel programma di sala della manifestazione, preesistevano alla prigionia di Messiaen) e della sua création nel gennaio 1941, quanto per lo straordinario livello d'invenzione musicale che lo caratterizza.

Mario Brunello, Andrea Lucchesini, Marco Rizzi e lo straordinario clarinettista Gabriele Mirabassi hanno saputo avvincere il pubblico per quasi cinquanta minuti in un'attenzione e in un silenzio che ben raramente si riscontrano anche con opere maggiormente familiari agli ascoltatori. Merito in primo luogo dell'Autore, ma anche d'un'esecuzione estremamente "partecipata" e di forte impatto emotivo, probabilmente percepita da molti presenti come una liberazione dopo l'interminabile (ventisei minuti) prolusione sulle apocalissi antiche e attuali, contributo personale d'una nota conversatrice filosofico-religiosa di RadioTre senza apprezzabile collegamento con la musica. Va però detto, a merito dell'organizzazione, che l'amplificazione della voce era molto ben dosata, e a merito della conferenziera d'avere sottolineato che il Giovanni dell'Apocalisse non è Giovanni Evangelista.

Ovviamente non è impossibile cogliere il classico pelo nell'uovo, densissimo, dell'esecuzione: la brillante e tempestiva recensione in HP ci riesce molto bene (forse persino troppo...). Per non sentirmi da meno, colgo anch'io un pelino nell'ovino, segnalando che occorre una certa disinvoltura per ascrivere tout court, come vi ho letto, il lavoro di Messiaen alla «musica europea del post Darmstadt»: infatti l'esperienza di Darmstadt (propriamente: Internationale Ferienkurse für Neue Musik, Darmstadt, ai quali indubbiamente il musicista francese non fu estraneo come ispiratore né come docente talvolta molto critico) data comunque dal 1946, ossia cinque anni e mezzo e i tre quarti più devastanti d'una guerra mondiale dopo la composizione del Quatuor pour la fin du temps. Si fosse scritto "pre Darmstadt" anziché «post Darmstadt», il riferimento sarebbe invece stato perfetto.


Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

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Tosca
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Re: Pieve a Elici: Quatuor pour la fin du temps

Messaggio da Tosca » 07 ago 2017 11:14

Cerco le parole giuste per raccontare il concerto di venerdì scorso a Pieve a Elici e mi accorgo che devo cominciare dicendo "è stato bellissimo".
Lo è stato già per l'accoglienza così affettuosa e intima che sempre si prova al giungere sul sagrato della Pieve, con la marea silenziosa degli ulivi che scendono giù verso il lago e verso il mare. Spesso si vede la Gorgona, talora anche la Capraia e la Corsica. Se poi in quella caldissima serata troviamo che la platea è stata allestita nel cortile tra la chiesa e la canonica allora è la felicità.
Il silenzio delle colline, il silenzio dell'attentissimo pubblico e il "messaggio" di Messiaen attraversa il corpo e letteralmente "mi lava l'anima".
Capita sovente che la musica mi lavi l'anima e mi induca al pianto o al riso e mi porti, poi, verso la serenità aspettata; venerdì sera, credo per la prima volta nella mia carriera di ascoltatrice, quello che Messiaen ha scritto mi ha portato in una dimensione astratta e assieme molto reale, dolorosa, talora senza speranza ma luminosa.
Certo che è facile immaginare le condizioni in cui il Quatour è stato scritto ed è facile che le immagini così chiaramente suscitate (mi vien da dire in modo quasi cinematografico) influiscano su un ascolto obiettivo ("... poverino, poverini..."), e sia chiaro che per me ("per me", sottolineo) la scrittura del pezzo travalica le spiegazioni "apocalittiche" e viene fuori dai moti dell'animo di un artista uniti alle necessità contingenti e ai reali bisogni di un uomo in una condizione storicamente tragica.
Insomma, credo che sia dovuto all'eccezionalità dei musicisti se venerdì scorso, nel cortile della Pieve di San Pantaleone, il pezzo sia stato eseguito in modo esemplare, senza mai cadere in cedimenti emotivi e uscendone come inciso nel granito, chiaramente leggibile, potente anche nei frequenti, bellissimi, pianissimo che lo costellano.
Ne è venuta fuori la grandezza della mente umana, capace di evadere da qualsiasi prigione; ne è uscito un colore universale che, senza tante storie o giri di parole, ci ha detto che la musica unisce. Unisce e lava l'anima.

Mi associo, infine, nell'evidenziare la forse eccessiva lunghezza dell'intervento parlato, pur se detto con estremo garbo.
Ultima modifica di Tosca il 07 ago 2017 14:04, modificato 1 volta in totale.
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Marilisa Marilì Lazzari

"Suzuki, il thè"

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dadeluna
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Re: Pieve a Elici: Quatuor pour la fin du temps

Messaggio da dadeluna » 07 ago 2017 12:50

Orca.... Certo pre Darmstadt. Mi scuso per la confusione.
Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti (Martin Luther King)

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