Il Quartetto di Cremona con Enrico Bronzi a Pieve a Elici

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mascherpa
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Il Quartetto di Cremona con Enrico Bronzi a Pieve a Elici

Messaggio da mascherpa » 18 lug 2017 13:51

Straordinaria esecuzione, domenica 16 sera nella Pieve di San Pantaleone a Elici per l'Associazione Musicale Lucchese, del Quintetto per archi in do maggiore di Franz Schubert, per opera del Quartetto di Cremona (Cristiano Gualco, Paolo Andreoli, Simone Gramaglia, Giovanni Scaglione) e del violoncellista Enrico Bronzi.

Schubert era stato preceduto da esecuzioni d'assoluto rilievo di due composizioni per quartetto: Crisantemi di Puccini, che finalmente sta trovando il suo meritato posto nel repertorio, e l'ultimo dei sei quartetti dedicati da Mozart a Haydn, quello detto "delle dissonanze". Esecuzione vibrante di trattenuta emozione, la prima; strumentalmente perfetta la seconda, con un tratto d'intensissima poesia nell'avveniristico Adagio introduttivo, ma è ovvio che l'attenzione e le aspettative del concerto puntassero al capolavoro assoluto del Quintetto. Seguendo l'esecuzione, m'ha colpito piú d'ogni altra cosa la fantasia con la quale Schubert inserisce nell'insieme piuttosto compatto del quartetto d'archi il "personaggio" del secondo violoncello: come una specie di Doppelgänger, d'appartato e onnisciente narratore alla Joseph Roth. Vero poeta del pizzicato che costitusce lunghi tratti della sua parte, padrone d'un senso infallibile del rubato, capace di lasciar vibrare le corde come l'effetto nell'aria dell'ultima frase d'un riservato interlocutore, il violoncello di Bronzi ha poi saputo intervenire da dominatore, rovesciando tutta l'abbondanza e l'angoscia del suo sentire, nella stupenda sezione centrale dell'Andante. Non da meno per maestria strumentale il misterioso, estatico, lentissimo Trio che interrompe la cavalcata "sinfonica" dello Scherzo.

E, a mio parere, non hanno disturbato i convinti applausi dopo l'Andante e lo Scherzo, preceduti da una naturale pausa di silenzio: direi che anche i cinque musicisti fossero ben consapevoli d'esserseli meritati già "in corso d'opera". Impossibile, dopo simili splendori, pensare a un pezzo di congedo: infatti non c'è stato.


Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

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