Arcadi Volodos

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Cherubino92
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Arcadi Volodos

Messaggio da Cherubino92 » 20 mag 2017 22:41

Chiedo lumi ed un confronto a chi voglia esprimersi.
Un paio di settimane fa, ho ascoltato al Bologna Festival Arcadi Volodos, curioso di sentire un artista che non conoscevo ma di cui avevo letto grandi recensioni. Bene, ne sono uscito estremamente deluso: non ho ritrovato nulla di quanto avevo letto, neanche lontanamente. In programma aveva i Papillons di Schumann, Klavierstuke op. 76 di Brahms e la Sonata D959 di Schubert ed ha suonato tutto nella stessa maniera: forte, veloce e piatto. Certo, il versante virtuosistico non manca, ma forse sono altre le pagine per esaltarlo al meglio; in queste tre composizioni sono mancate la trasognatezza, gli aneliti, gli spasmi romantici, la differente cifra interpretativa tra un autore e l'altro... o almeno a me sono mancati molto e me ne sono andato assai malcontento (dopo 6 bis imposti e non richiesti dal pubblico presente, seppur più plaudente di me).
Perciò chiedo a chi lo abbia ascoltato cosa pensi a riguardo. Sono io che non ho capito l'arte di questo novello Horowitz o altri hanno avuto impressioni analoghe?



pbialetti
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Re: Arcadi Volodos

Messaggio da pbialetti » 22 mag 2017 07:56

Io l'ho sentito una volta nel Concerto n.1 di Ciakovskij, in cui il versante virtuosistico ha una notevole importanza, e mi aveva fatto un'ottima impressione. L'avevo trovato anche vario e sottile nell'interpretazione. Qualche anno dopo l'ho sentito invece nel Concerto n.2 di Brahms e avevo avuto anch'io un'impressione di uniforme pesantezza. Diciamo che in generale non è mi è rimasto nella memoria come un pianista da seguire a tutti i costi.
A proposito di painisti, la settimana prossima approderà anche qui a Berlino Beatrice Rana con le Variazioni Goldberg, di cui ho letto ottime impressioni anche su questo Forum, e sono molto curioso.

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mascherpa
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Re: Arcadi Volodos

Messaggio da mascherpa » 22 mag 2017 08:34

L'ho sentito dal vivo sola una volta, una quindicina d'anni fa alla Schubertiàde di Schwarzenberg. Era giovane, anche se già grassissimo, e suppongo alle sue prime comparse in Europa centrale. Mi diede l'impressione del tradizionale gran virtuoso di scuola russa che sarebbe potuto evolvere verso l'interprete di rango. Però faccio mie le parole di "pbialetti":
Diciamo che in generale non è mi è rimasto nella memoria come un pianista da seguire a tutti i costi.
Al punto che per dire che cos'abbia sonato di preciso quel giorno dovrei andarmi a guardare il programma... 8)
Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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