Gatti Filarmonica Scala

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LucaB.
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Gatti Filarmonica Scala

Messaggio da LucaB. » 11 apr 2017 12:43

Orchestra Filarmonica irriconoscibile, in senso positivo. Due osservazioni: a) il valzer non è nelle sue corde, né in Strauss, né in Berlioz; b) i tempi di Gatti nella Fantastica sono lenti in modo quasi estenuante.
A parte questo, una prova maiuscola di orchestra e direttore. Grande precisione di ottoni e legni, un fantastico De Angelis alla guida dei violini. Archi di precisione assoluta nei pizzicati, e non solo. Palese grande sintonia tra maestro e orchestra, che alla fine tributa un'ovazione a Gatti, visibilmente commosso. A quando un nuovo direttore musicale?



daphnis
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Re: Gatti Filarmonica Scala

Messaggio da daphnis » 12 apr 2017 11:57

Lo diciamo da un po', il mese congiunto Gatti-Chung ha dato esiti eccellenti, quanto all'orchestra........
Anche se, nello specifico di questo concerto, occorrono alcuni distinguo: parlerei di un esito parziale rispetto a quello - dal punto di vista della direzione - assoluto colto nei Maestri Cantori.
Bellissima l'idea di base delle tre vite d'artista (in relazione alla quarta vita, quella degli stessi Meistersinger). In pratica, l'esito è stato variabile da uno all'altro dei tre lavori prescelti. La sinfonia Mathis der Maler ha però sofferto di un incidente strumentale iniziale (ottoni) che ha condizionato i primi minuti dell'esecuzione. Poi la caparbietà di Gatti nel portare a luce il brano (lo si capiva anche dal "sonoro" della voce) ha portato il tutto ad un segno di ottime intenzioni eseguite con fatica. Simile l'esito del valzer di Strauss: fraseggi affascinanti, poca dimestichezza dell'orchestra con questo repertorio.
Grande risposta della Filarmonica in Berlioz, fra l'altro ardua da realizzare nelle scelte radicali di Gatti: un incubo, scuro e completamente antivirtusistico. Dall'enunciazione ansiogena e ansimante del celebre tema nel movimento iniziale, ai refoli iniziali del valzer, alla stralunata scena nei campi. Per finire con marcia al supplizio e sabba implacabili in una scansione volutamente pesante, nel colore scuro, nel senso, appunto, di incubo totale (venivano alla mente certi personaggi deformi di letteratura francese, Hugo) dal quale la chiusa secca, quasi interrotta, sembra quasi un risveglio di soprassalto . Lettura che si può amare o anche detestare, ma che sicuramente muove anima e pensiero di chi ascolta, non lascia indifferenti. Ed è ciò che rende così peculiare la figura artistica di Daniele Gatti negli esiti eccelsi (i recenti Maestri Cantori) e in quelli che fanno (volutamente) discutere.





marco vizzardelli

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