Doppio Muti Star a Firenze

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otto
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Doppio Muti Star a Firenze

Messaggio da otto » 01 apr 2017 00:33

Se qualcuno aveva temuto o sperato che dopo lo «scandalo» romano del 2014, Riccardo Muti se ne fosse ito in America vita natural durante, con la «sua» Chicago, quasi ad imitazione toscaniniana benché il grande Arturo lasciasse il patrio suolo per ragioni squisitamente politiche e non artistiche, è stato entro breve rassicurato, come i fatti han testimoniato successivamente.
Vero che l'unico riferimento con l'Italia avrebbe dovuto essere l'altra e più «sua» Orchestra Cherubini e quel di Ravenna e che il nodo del dissidio-come si diceva-era «artistico» ma poi siccome trattavasi di mala gestione artistica per causa politica, il maestro napoletano poteva considerarsi anche un semi-autoesiliato per ragioni di insano governo.

Muti, ovviamente, che non ha in fondo mai sgradito l'accostamento con Toscanini, ha fatto oltre i naturali tour italiani e non con la giovanile, una doppia apparizione milanese avec la CSO, con tanto di mostra a lui dedicata perdurando le pressioni per una qualsiasi opera lirica da dirigersi alla Scala (decidesse lui, pure la portajella ''Forza del destino'') ed ora per il G7 della Cultura, un altro «doppio», a Palazzo Vecchio e in replica integrale per il popolo (biglietti da 250 euro in giù) all'Opera fiorentina (con una «prova» aperta la mattina del 31 per conservatorio, università, scuola di Fiesole e scuole in genere).

Mentre da «Il Mattino» di Napoli del 26 marzo si conferma il ritorno nel 2018-19 anche nella città partenopea per un «Così fan tutte» in coproduzione con Vienna (con maestranze di Napoli) , regia (sia mai altro) della figlia Chiara. Ed anche un «concerto» non ancora meglio definito.

Certo, l'agiografico medaglione ricordo a cura del conterraneo Gigi Marzullo trasmessa da Rai 1 «Testimoni e Protagonisti» dedicata a Muti per i sui 75 anni, rammenta che si sta in fondo parlando dell' «unanimemente riconosciuto tra i direttori d'orchestra più importanti contemporanei... E' così?» [si chiede il Marzullo mentre la risposta la lascia «a tre direttori d'orchestra... Beatrice Venezi, Isabella Ambrosini, Damiana Natali...» (''Viva le donne, viva le belle donne...''), più altri sodàli fuor di dubbio del maestro Muti].
Sia o no er «più» o giù di lì, ecco dunque che Riccardone nostro è tornato a Firenze dopo lo show del 2 dicembre 2014 e stavolta con la sua vecchia Orchestra del Maggio.

A sala quasi completa Muti è stato accolto quando aveva già voltato le spalle per attaccare la Sinfonia del «Tell» da una voce dall'alto: «Bentornato Maestro!», saluto al quale egli ha risposto levando il braccio sinistro. Poi il brivido. Tre note modulate e nitide di un cellulare sono risuonate nella sala, provocando un sussulto nel direttore che si è mezzo girato verso il pubblico. Dopo alcuni secondi il concerto ha però preso il via senza problemi con quel programma tra Rossini, Verdi e Brahms sobrio ed accorto nella formulazione dei pezzi scelti, non eccessivamente accattivante, come era anche lecito aspettarsi da Muti.
Proprio della stranota pagina rossiniana è stata presentata una lettura al limite della compostezza e «classicità» deludendo chi-nell'Allegro vivace finale-si aspettava una raffica pirotecnica.

Una sola chiamata e poi lo «Stabat Mater» di Verdi che ha segnato un caloroso consenso al termine con l'uscita, ripetuta, del direttore del coro Lorenzo Fratini, con il quale Muti si è lungamente congratulato mettendosi addirittura di lato.
La seconda parte occupata dalla seconda sinfonia di Brahms ha ulteriormente segnato l'aspetto di «morigeratezza» musicale del programma, con sublimi languidezze previste dall'Autore ma anche molto (troppo?) rimarcate da Muti, tanto che alla conclusione della serata l'atmosfera era pronta per un fervido tributo di quattro chiamate, due con orchestra ostinatamente seduta ed archetti sui leggii, una con dono floreale al Maestro che ha poi ceduto ad una strumentista l'omaggio ricevuto.
Dopodiché il direttore, che aveva pur mostrato di tanto in tanto la sua tipica gestualità nota (ad un «diminuendo» corrisponde un piegarsi sulle ginocchia, un accordo di chiusa forte viene indicato con un lancio di palla da baseball, una frase «interrogativa» in Brahms è segnata da una espressione mimica di domanda appunto...), ha fatto segno a tutti di «jate a dormì» e fatto «ciao-ciao» al pubblico è uscito serenamente.

Nessun discorso stavolta, almeno al concerto ufficiale (Muti ha invece parlato a Palazzo Vecchio nel suo solito tono per esortare a salvare la musica e i musicisti nella nostra Patria, ed anche alla prova aperta per gli studenti con info varie). Insomma un concerto per bene da far felici i fan e contenta la madre di una signora che-mi è stato rivelato-già dai tempi giovanili del Muti, tiene sopra al letto della propria camera un ritratto del Maestro.

Ma come ha suonato l'orchestra del Maggio? Esattamente come la sera prima e prima ancora alle due ultime recite del «Flauto magico» e più a ritroso nel concerto diretto da Luisi, ovvio, questa sera con un paio di stonature negli ottoni e deliqui nei legni, non prendiamoci in giro. Muti sarà anche doppio star ed avrà la bacchetta. Ma non è magica. Quella l'aveva solo il compianto Mago Zurlì.



Baudolino
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Re: Doppio Muti Star a Firenze

Messaggio da Baudolino » 01 apr 2017 09:01

Ma come ha suonato l'orchestra del Maggio? Esattamente come la sera prima e prima ancora alle due ultime recite del «Flauto magico» e più a ritroso nel concerto diretto da Luisi, ovvio, questa sera con un paio di stonature negli ottoni e deliqui nei legni, non prendiamoci in giro. Muti sarà anche doppio star ed avrà la bacchetta. Ma non è magica. Quella l'aveva solo il compianto Mago Zurlì.
Si narra di tempi in cui il "livello" di un direttore, ossia la sua bravura, era in grado di incidere anche sul numero delle stecche che si potevano udire durante un concerto di un'orchestra italiana: è chiaro che se sul podio arrivava Carlos Kleiber, ad esempio, la concentrazione dei musicisti era tale che ciascuno dava naturalmente il massimo in termini di "esattezza" di suono, per quanto sia non solo riduttivo, ma anche assai problematico, parlare di musica in questi termini. Mi raccontano anche, però, di un remoto concerto di Bernstein (Uccello di Fuoco di Stravinskij, forse?), proprio con il Maggio a Firenze, durante il quale la stecca di un orchestrale fu tale che, alla fine dell'esibizione, il buon Leonard si avvicinò all'improvvido musicista con evidentissimo moto di stizza.

L'Orchestra del Maggio, come otto sa bene, ha fama di essere tra le migliori in Italia (e non solo). Tra i complessi d'opera del Bel Paese, è sicuramente quello che ha più virtuosamente approfondito il repertorio sinfonico. Una frequentazione iniziata diversi decenni fa da Vittorio Gui - naturalmente non facile, specie all'inizio - e proseguita felicemente da Muti e, ancor più, da Mehta.

A proposito di quanto scrive otto sul concerto fiorentino di Muti del 31 marzo, direi che gli isolati incidenti strumentali di cui parla non sono cifre granché indicative dell'esito artistico della serata. Sono cose minime, che si sono sentite anche dai Wiener, dai Berliner... Affermerei, piuttosto, che Muti ha proposto letture molto interessanti di brani che ben conosce, la cui interpretazione si contraddistingue per un approccio assai più introspettivo e diverso rispetto agli anni giovanili. A proposito della lettura della Seconda di Brahms, ad esempio, si può dire che essa sia stata molto simile a quella ascoltata a Salisburgo nel 2015 con i Wiener. Il dato interessante, semmai, mi sembrerebbe consistere proprio nell'impressionante adesione con cui l'Orchestra del Maggio ha risposto alle richieste di Muti il quale ha, giustamente, preteso dal complesso fiorentino ciò che ci si poteva legittimamente aspettare da una grande orchestra d'opera, che frequenta felicemente anche il repertorio sinfonico.
C'è poi un particolare che forse è sfuggito ad otto nella sua puntualissima e per il 90 % apprezzabile cronaca della serata... A concerto terminato, Muti è sceso dal podio guadagnando il centro dell'orchestra, a suggellare - almeno si spera - un'intesa, anche umana, finalmente ritrovata. Per far musica ad alti livelli, non occorrono bacchette magiche.

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otto
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Re: Doppio Muti Star a Firenze

Messaggio da otto » 01 apr 2017 15:20

Baudolino ha scritto: Si narra di tempi in cui il "livello" di un direttore, ossia la sua bravura, era in grado di incidere anche sul numero delle stecche che si potevano udire durante un concerto di un'orchestra italiana: è chiaro che se sul podio arrivava Carlos Kleiber, ad esempio, la concentrazione dei musicisti era tale che ciascuno dava naturalmente il massimo in termini di "esattezza" di suono, per quanto sia non solo riduttivo, ma anche assai problematico, parlare di musica in questi termini. Mi raccontano anche, però, di un remoto concerto di Bernstein (Uccello di Fuoco di Stravinskij, forse?), proprio con il Maggio a Firenze, durante il quale la stecca di un orchestrale fu tale che, alla fine dell'esibizione, il buon Leonard si avvicinò all'improvvido musicista con evidentissimo moto di stizza.
[...]

C'è poi un particolare che forse è sfuggito ad otto nella sua puntualissima e per il 90 % apprezzabile cronaca della serata... A concerto terminato, Muti è sceso dal podio guadagnando il centro dell'orchestra, a suggellare - almeno si spera - un'intesa, anche umana, finalmente ritrovata. Per far musica ad alti livelli, non occorrono bacchette magiche.
[grassetto mio]

Un fanatico "mutiano" innanzi al mio posto si è improvvisamente alzato per una sua personalissima standing ovation impedendomi di vedere quello che "Baudolino" precisamente annota (ed accanto il compagno suo urlava a sguarciagola "bravo", tanto che Muti stesso lo ha fissato). Posso concordare sulla notazione dell'intesa, anche umana. In fondo il direttore ha scelto come prima orchestra italiana al "ritorno" extra Cherubini e CSO, proprio quella del Maggio.

Quanto al primo passo evidenziato nel commento, in appoggio, senza volerlo, con una nota altrove inserita nel Forum, su Toscanini, ecco una fulgida sfuriata dell'Arturo, proprio durante una sua prova alla Seconda di Brahms. C'è da rabbrividire.


titolucariello

Re: Doppio Muti Star a Firenze

Messaggio da titolucariello » 03 apr 2017 16:52

Recensioni a confronto.

E' sempre ameno prendere l'occasione di un evento musicale (oggi il gran concerto mutiano) per vedere come una stessa unica obiettiva testimonianza (ossia l'evento come è stato prodotto), sia-a seconda delle teste che su di essa riflettono-variabile e non poco: i vizi segnati da un commentatore diventano un pregio per un altro, sino ad opporsi: quel che per xy è lungo, per xz è corto. Oppure le perifrasi e gli arrampicamenti speculari spesso utilizzati in sede di resoconto (per non dir male ma giustificare e rovesciare l'esito) sono arditi a dir poco.
Del fatto si è già avuto modo di scrivere in «topic» passati ed è stato da qualcuno chiosato pure, che esse (le differenze) dopotutto sono testimonianza democratica «dei caratteri e delle diverse sensibilità dei recensori». Bene. Vediamo dunque nel caso specifico le rispondenze se non addirittura «raffinatezze estetiche» di tre resconti.

Per il censore ufficiale di «Operaclick» Fabio Bardelli:

«In apertura del concerto abbiamo potuto ascoltare uno dei “cavalli di battaglia” del direttore, l'Ouverture del Guglielmo Tell, col suono compatto dell'orchestra e la consueta scarica di adrenalina nel finale...».

Un commento nel Forum:

«Proprio della stranota pagina rossiniana è stata presentata una lettura al limite della compostezza e «classicità» deludendo chi-nell'Allegro vivace finale-si aspettava una raffica pirotecnica». [*]

Sul «Corriere fiorentino» del 2 aprile Francesco Ermini Polacci:

«Muti l’ha diretta con slancio e un gusto evocativo, quasi pittorico, ma stando sempre attentissimo a dosare i pesi strumentali e mantenere gli equilibri fra le varie sezioni; tessuto orchestrale sempre molto compatto e lucido, sbalzato in maniera netta, ma anche mano leggerissima nel tratteggiare... E nessuna tracotanza gratuita nella cavalcata finale, che sotto la bacchetta di Muti ha l’impeto liberatorio di un inno alla libertà, ossia il suo vero significato».

[grassetti nostri come sotto]

Ma è su Brahms che è meglio soffermarsi.

«Suono sempre ben teso e sostenuto da una cantabilità solenne e distesa, mai sbracata. Lettura nobile, narrata con tempi comodi; un Brahms di struggente, misteriosa bellezza malinconica...» (Polacci).


«La seconda parte occupata dalla seconda sinfonia di Brahms ha ulteriormente segnato l'aspetto di «morigeratezza» musicale del programma, con sublimi languidezze previste dall'Autore ma anche molto (troppo?) rimarcate da Muti...» (nel Forum).


«...il direttore affronta la Sinfonia n. 2 in re maggiore di Johannes Brahms [...] con piglio perfino troppo deciso: ne risente la profondità della composizione [...] il direttore sembra affrontarla un po' “per blocchi” e senza una visione unificante generale. Certe grandi arcate di suono degli archi risultano frettolose e un po' asettiche, soprattutto nel primo movimento [...] Inevitabile qualche pesantezza di troppo nel finale di una sinfonia nella quale però, al di là della generica eccellenza esecutiva, risulta difficile trovare idee che la facciano innalzare a livello di una autentica personale interpretazione» (Bardelli).

Come si disse: «la varietà gran pregio», ma la «verità»? Non nell'arte dell'interpretazione di un'opera ed in quella della «interpretazione critica» di un lavoro ossia in una recensione.

[*] Si suppone qualcosa del genere [ndr]: :arrow: https://youtu.be/UbjIl8h8PLA?t=494

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Tebaldiano
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Re: Doppio Muti Star a Firenze

Messaggio da Tebaldiano » 04 apr 2017 01:59

titolucariello ha scritto: Un commento nel Forum:

«Proprio della stranota pagina rossiniana è stata presentata una lettura al limite della compostezza e «classicità» deludendo chi-nell'Allegro vivace finale-si aspettava una raffica pirotecnica». [*]
Fammi capire, titolucariello cita un commento di otto?
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ZetaZeta
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Re: Doppio Muti Star a Firenze

Messaggio da ZetaZeta » 21 mag 2017 08:11

In ritardo, alcune considerazioni, avute durante l'incontro con le scuole, che ha visto Muti in grande spolvero istrionico con i ragazzi.
Premesso che:
1) come è stato detto a proposito dell'orchestra del Maggio, io considero Muti un direttore d'opera con incursioni (non sempre) felici nella sinfonica, che invece ha avuto in Abbado e Sinopoli (se non fosse prematuramente scomparso...) interpreti più acconci;
2) che comunque Muti rimane a mio modo di vedere uno dei cinque-sei direttori migliori al mondo;
Quello che ho ascoltato - lo stabat mater integrale e metà del primo movimento+quarto movimento di Brahms, pur non permettendomi di dare un giudizio sulla lettura dell'intera sinfonia, mi ha confermato le impressioni di Polacci.
Avendo ascoltato anche io la stessa orchestra suonare il Flauto qualche giorno prima, non ho assolutamente avuto l'impressione che il suono fosse lo stesso. Ha suonato incomparabilmente meglio, sempre ovviamente nei propri limiti, e la lettura che ho ascoltato di Verdi e soprattutto di Brahms, se da un lato presentava un suono molto meno "cristallino" di quello di Abbado, certamente è stata una lettura interessante, sentimentale e malinconica senza esagerare.
Ritengo che Muti si sia preoccupato di creare un "ponte" tra Verdi e Brahms; e devo dire che ci è riuscito.

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