Quartetto Borodin a Roma

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marco_
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Quartetto Borodin a Roma

Messaggio da marco_ » 03 mar 2018 20:38

Cultura del suono: coltivato con perseveranza, mai a fine di esibizione ma quale strumento principe per esprimere. Un suono caldo, scuro, preciso come una lama, unito come quello di un organo. Queste alcune sensazioni ascoltando il quartetto Borodin, oggi pomeriggio alla Sapienza. Una compagine leggendaria, dove hanno suonato nomi come Rostropovich e Barshai e che Shostakovich consultava sovente per le sue composizioni, celebre per il suo peso ‘sinfonico’ e con un gusto inarrivabile nel repertorio russo. Giunto fra la seconda e la terza generazione, sembra mantenere inalterato quel modo di far musica che si sente nelle registrazioni degli anni ‘50.

Inizio col primo quartetto di Aleksandr Borodin, piattaforma ideale per esaltare le qualità timbriche e tecniche del quartetto. Un suono pieno ma capace di sfumature impercettibili, precisione assoluta degli attacchi, capacità di suonare insieme rodata da prove quotidiane, concentrazione altissima che si concretizza nel tener fissi gli occhi alla partitura ascoltandosi più che negli sguardi. E poi il velo di malinconia che infondono a questa musica, inimitabile.

Intermezzo col Quartettsatz di Schubert, chiaramente poco viennese, affrontato con respiro ampio e quasi ascetico, con le doti del primo violino Ruben Aharonyan in rilievo: timbro compatto e morbido, attacchi vibranti, musicalità di gran classe, gesto asciutto e composto, usa sempre poco arco, quasi a non prevaricare gli altri, salvo che nei passaggi più lirici. D’altra parte questo settantenne lettone ha studiato con Kogan ed è stato apprezzato da Oistrakh.

Per finire il primo quartetto di Ciajkovskij. Dolcezza miscelata a nostalgia. Col celebre andante cantabile quasi sussurrato e la melodia riproposta quattro volte in quattro timbri molto diversi. E poi il finale con in risalto la classe di viola e violoncello, che emergono con assoluta autorevolezza nelle rispettive esposizioni del tema russo, e di nuovo il primo violino a punteggiare la coda finale.

Ascoltarli è un privilegio.



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mascherpa
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Re: Quartetto Borodin a Roma

Messaggio da mascherpa » 07 mar 2018 10:44

marco_ ha scritto:
03 mar 2018 20:38
Una compagine leggendaria, dove hanno suonato nomi come Rostropovich...
La mia ammirazione per il Quartetto Borodin, che ebbi la fortuna d'ascoltare non poche volte, è sconfinata, e per questo mi sento in dovere d'osservare che il riferimento qui sopra, seppure esatto alla lettera, si potrebbe prestare a un equivoco. Nell'estate del 1945 un giovanissimo Rostropovič fu sí tra i quattro fondatori del complesso (con il nome di Quartetto Filarmonico del Conservatorio di Mosca, cambiato nel decennio successivo), ma si ritirò dopo pochissime settimane (sembra prima che il quartetto avesse mai sonato in pubblico), a favore di Valentin Berlinskij, che ne divenne presto il membro emblematico (alcuni dicono semplicemente "l'anima"), e vi sonò per sessantadue anni, costituendo un elemento di continuità senza confronti e contribuendo non poco a creare quel suono inconfondibile, brunito descritto molto bene da "marco_" nel suo post: suono per la cui ri-creazione Berlinskij impose una pausa di due anni nell'attività concertistica del quartetto quando il primo violino fondatore, Rostislav Dubinskij, emigrò nel 1976.

Parlare della storia del Quartetto Borodin comporta ricordare innanzitutto Valentin Berlinskij; e anche, accanto a lui, il violista Dmitrij Šebalin (figlio del compositore Vissarionov), che sostituí Rudolf Baršaj nel 1953 e rimase sino al 1996, contribuendo non poco a costruire l'immagine del tutto insolita d'un quartetto d'archi in cui le "memorie storiche", i "padri nobili", erano la viola e il violoncello. Insieme a loro, essenziale per la continuità delle caratteristiche distintive del complesso fu, in anni ancora recenti, Andrej Abramenkov, che come longevità nel ruolo segue a ruota Berlisnkij e Šebalin, avendo ricoperto quello di secondo violino dal 1974 al 2011.
«...monta l'animo in aitezze. Lo fantastico piace allo fantastico» (Anonimo romano, Cronica, 1357)

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