Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale Fiorentino

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violamargherita
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da violamargherita » 19 lug 2019 09:55

Disgraziata nazione quella in cui il medesimo establishment magnifica uno come Chailly e denigra uno come Luisi. Che decadenza imbarazzante!



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Giulio Santini
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 19 lug 2019 11:13

A Dr. Malatesta, cui su Luisi hanno risposto già in diversi, chiederei di spiegare perché ritiene che Chiarot sia stato un sovrintendente "non certo brillante" (tenuto conto dei 57 milioni di debito sul groppone...).

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Lattavanti
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da Lattavanti » 19 lug 2019 12:25

Ma - per chi si indigna delle critiche rivolte a Luisi - le avete sentite le opere da Lui dirette, a Firenze negli ultimi due anni? O parlate così per sentito dire?

ZetaZeta
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da ZetaZeta » 19 lug 2019 12:48

Lattavanti ha scritto:
19 lug 2019 12:25
Ma - per chi si indigna delle critiche rivolte a Luisi - le avete sentite le opere da Lui dirette, a Firenze negli ultimi due anni? O parlate così per sentito dire?
Certo che sì. Magari non sarà Abbado, ma il livello medio delle sue direzioni non merita certo gli epiteti che sono stati rivolti. Uno può dire che preferisce Galli o Mariotti, o anche Chung, ma per definire disastrose le sue direzioni che ho ascoltato io occorrono seri problemi di udito.

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Giulio Santini
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 19 lug 2019 12:55

Non è che Luisi lo abbiano sostituito, almeno ad oggi: dunque la perdita, per ora, è netta. Dubito peraltro che qualcuno di livello maggiore del suo accetterebbe di prenderne il posto, in un teatro relativamente provinciale e indebitato (da "sagra paesana" magari no).
Ad ogni modo, Montanari sul FQ di oggi scrive che "lo stesso Nastasi fa ora sapere che si guarderà bene dall'andare al Maggio, evidentemente infastidito dai pasticci del suo amico Nardella".

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massenetiana
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da massenetiana » 19 lug 2019 13:10

ZetaZeta ha scritto:
19 lug 2019 04:08
Del resto, se il Maggio è una sagra paesana, le stagioni liriche e sinfoniche di Torino, Genova, Napoli, Venezia e compagnia bella che cosa sono?
Ho molto rispetto per Firenze e il Maggio Musicale Fiorentino. Detto questo, le stagioni lirica e anche sinfonica napoletane non mi sembrano così malvage (e non lo dico per campanilismo)...
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Janis&Opera
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da Janis&Opera » 19 lug 2019 13:50

Basandomi su ciò a cui ho assistito nelle ultime due stagioni di lirica a Firenze, tolto un memorabile Machbet diretto da Muti, non mi sento affatto sgomenta dalla prospettiva di un cambio ai vertici, anzi.
Guardando alla stagione lirica 2019/2020, è vero che essa fu definita con largo anticipo (bravi!!!) , ma, ad oggi, quando manca veramente poco all'inizio, ancora i cast sono incompleti o addirittura tutti da fare, stando a quanto si legge sul sito.
L'unica nota positiva che trovo, nella stagione a venire, è il nome di Micheletti, ma, ahimè, se vorrò ascoltarlo mi dovrò sorbire la regia di Micheli...... :scemo

Dr.Malatesta
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da Dr.Malatesta » 19 lug 2019 20:45

Mi fa sorridere il fatto che chi si "scandalizza" per le mie opinioni (legittime) su Luisi, usa le medesime considerazioni per Muti o Chailly... ma si vede che c'è chi può e chi non deve permettersi... Vabbè...
Matteo

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marcob35
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da marcob35 » 20 lug 2019 16:00

A chi non è interessato alla faccenda consigliamo di non leggere e mettere i filtri a disposizione per gli ignorati o forse per lui, ignoranti. Tempo di lettura: 10 minuti (Semel in anno licet insanire).

A leggere il succoso articolo di Tomaso Montanari (sì, proprio lui, anche se non vi va bene), su "il Fatto - Quotidiano") pagina 13 dell'edizione cartacea e su Internet del 19 luglio, il titolo è già appropriato: "Quel pasticcio del Maggio Fiorentino" (io avrei scritto quel "pasticciaccio brutto").
Può servire da riassunto dei "Misteri di Firenze" alla Sue.

Dopo un decennio burrascoso segnato dall’alternarsi di commissariamenti e soprintendenti pessimi, la sede del più antico festival operistico europeo sembrava aver finalmente pace. Due anni fa, il nuovo auditorium [...] aveva trovato una guida prudente e lucida in Cristiano Chiarot. In quel momento la Fondazione, che ha rischiato a più riprese la liquidazione coatta, era schiacciata da oltre 75 milioni di debiti (più del 200% del suo bilancio). La sala vuota, i sindacati stremati da un’agitazione permanente contro la dieta imposta dal renzianissimo Francesco Bianchi, succeduto come commissario all’esiziale e renzianissima Francesca Colombo, aveva portato all’espulsione di quasi un centinaio di dipendenti.

Chiarot azzera un costosissimo e inefficiente management, mette alla porta la Bain & Co., una società di consulenza che, per circa un milione l’anno, di fatto, governava la Fondazione al posto dei mandarini di cui Bianchi si era circondato. Con una piccola squadra riporta il pubblico in teatro, paga regolarmente l’Irpef (cosa che i suoi predecessori non facevano), economizza ossessivamente, ritorna a produrre: e una serie stellare di direttori, fra cui Esa-Pekka Salonen, risponde alla sua chiamata.

In 24 mesi il debito si riduce di un quarto, viene approvato un piano di risanamento triennale, avviato un concordato col fisco, avviata la ricapitalizzazione. Chiarot non sarà Mosè, ma restituisce all’orchestra e alle maestranze l’orgoglio di appartenere a un’istituzione che ha fatto la storia della cultura italiana negli ultimi 90 anni.

Fino a domenica scorsa. Con un atto inspiegabile, il sindaco Nardella decide di lasciare la presidenza del Consiglio di Indirizzo a favore di Salvo Nastasi: autore fra l’altro della cosiddetta Legge Franceschini sulle fondazioni-lirico sinfoniche, e per un quindicennio padre-padrone dello spettacolo dal vivo in Italia [...]. Il sindaco tira diritto. Il vertice del teatro non ci sta, e si dimette. A questo punto, da Palazzo Vecchio si alza una cortina fumogena di ricostruzioni insensate, gaffe grossolane, smentite contraddittorie e grottesche ripicche. I toni di un Nardella in evidente difficoltà si fanno aggressivi [...].

Qui l'autore cita il parere negativo di Onofrio Cutaia (DG Mibac, successore di Natasi stesso e da lui caldeggiato a suo tempo, cfr. la stampa locale) per la possibilità di far restare Chiarot oltre l'età pensionabile (ossia non far restare).
Una storia imbarazzante, la definisce Montanari, da dilettanti allo sbaraglio. E parla di "figuraccia planetaria" con le pari dimissioni di Luisi e di Chiarot che "fanno il giro del mondo" e in pochi minuti (dice) raggiungono a Los Angeles un attonito Zubin Metha.

E chiude il suo pezzo così: "Tanto che lo stesso Nastasi fa ora sapere che si guarderà bene dall’andare al Maggio [sic!] ,"evidentemente infastidito dai pasticci del suo amico Nardella. Il quale, volendo dimostrare di saper ormai giocare in proprio, ha clamorosamente rotto il giocattolo. Che era fragile e importante. E non era suo".

Insomma: ora Nastasi avrebbe paura che le maestranze lo aspettino con i forconi vestiti da sanculotti?
Vedremo alla sua prima apparizione con Nardella come reagirà il pubblico presente in sala.
Chiameranno i fiorentini truppe mercenarie a fungere da buatori?

Muti e Mehta: d'accordo, d'accordissimo. Non commetteremo l'errore di affermare che sono due vegliardi che non hanno più nulla da dire. Io penso come disse una volta proprio a OC credo fosse Beltrami, che se un musicista ha pure 90 anni, ed ha qualcosa da dire (ed ha le forze fisiche: tanto Muti che Mehta han dato prove di resistenza), può e deve agire. Sui Social invece si incappa sul tenorino da quattro soldi che sfoga le proprie frustrazioni, osservando che Mehta abbia 234 anni ed ostentando la sua propria foto efebica, mentre noi gli si augura di arrivare all'età di Zubin e soprattutto al 2% di cultura musicale del Maestro indiano.
Per Muti poi, che è "nato" a Firenze sarebbe bello potervi morire, magari una sera, alla Mitropoulos o Sinopoli. Indro Montanelli commentava alla scomparsa sul podio del direttore veneziano che-dopotutto-fosse la morte migliore per un musicista!

E' evidente che occorra un giovane direttore di belle promesse, talentuoso... Ed è ovviamente difficile (meglio impossibile) che un trentenne abbia un bagaglio di esperienze folto. Per questo si parla di talento. Inutile ripetere ancora una volta che i giovani Muti ed Abbado furono così (anzi: forse lo Maesschtre pure di più rispetto a Claudio). Luisi era (è) già un po' avanti nell'età e pure Gatti da un certo punto di vista (1959 il primo, 1961 il secondo).
Non a caso si è parlato di "un" Lorenzo Viotti.

L'atmosfera plumbea, pesante, palpabile delle ere Colombo e Bianchi sono ricordate benissimo da chi frequentava il Teatro, inutile negarlo, la loro stessa apparizione (non frequente) fisica era fastidiosa.
Se si vuole parlare di "provincia" si può paradossalmente dire che in quei frangenti si era effettivamente giunti e sarà così nella citata ipotesi dell'ensemble Nardella & Nastasi.
Così-invece-non è stato (e solo chi ha regolarmente frequentato-non per occasione e spedizione/trasferta-può aver diritto a parlare lucidamente; non certo per sentito dire o voglia di bagolare), non è stato si diceva con Chiarot che ha galvanizzato subito tutto l'ambiente, ove in teatro c'era sempre (mi ricorda in questo Grassi che pure era di molto politico), segno di passione ed entusiasmo autentici (come il citato Grassi era un uomo di teatro in maiuscolo).

Nel fatto d'arte, di spettacolo, la fragilità costituzionale delle persone (musicisti, artisti ma pure tecnici, impiegati, personale) di un ambiente del tutto particolare appunto, necessita di clima fiducioso, disteso, d'affetto e sicurezza, cosa che Cristiano Chiarot era riuscito a fare spontaneamente e come immagino abbia sempre fatto, dunque nella sua permanenza veneziana.

E' gravissimo (uso la stessa parola utilizzata da Nardella verso Luisi) che qualcuno usi qui termini come "battisolfa" (riferito evidentemente a Luisi) e "pagliacci" (riferito a Chiarot o ad entrambi, non si capisce). E' fondato invece credere-ancora una volta, come nel caso del giovane tenorino suddetto, agisca una vacua supponenza che-come direbbe qualcun altro qui-è meglio ignorare, come difatti ignoriamo usando i filtri a disposizione e seguendo il consiglio di Paolo Isotta di "non leggere le critiche altrui" (è stato per noi solo un caso, nello specifico).

Certo, Luisi XIV non è un grande maestro internazionale che passerà alla storia, ma questo non giustifica liquidare la faccenda tutta con un "menefrego" del Ventennio, perché-come è stato detto-più che di nomi è il metodo usato nel "Colpo di una notte di mezza estate" ad essere intollerabile cosa.
Un conto è l'ironia garbata, un conto l'altezzosa arroganza.
In una vicenda del genere, che riguardi Milano o Firenze, è importante prendere parte ed esprimersi, nei modi e forme debite. Non solo quanto xy ha sbagliato l'acuto o la regia fa spavento. Un editoriale qui sulla testata che mi ospita l'avrei apprezzato.

Al momento a sentire Fuortes, Triola e la signora Spedaliere e tutti gli altri che smentiscono con forza, nisciuno s'azzarda a metter piede al Maggio.
Anche se Giorgio Battistelli oggi sul "Corriere fiorentino" e "la Repubblica" dice che Nastasi è il migliore (!!!), facendo meravigliosamente capire da che parte sta e con chi. Parla vien precisato "da intellettuale ed operatore culturale, spinto dalla passione per la città...". E parla di "atto di autolesionismo" che trova ingiusto nei riguardi di Firenze, del Maggio e di Nardella. L'intervistatore chiede se voglia lui-Battistelli-candidarsi a sovrintendente, ma l'interessato nega.

«Salvatore Nastasi è il miglior tecnico in questo settore la sua presenza sarebbe stata una risorsa in più, perché avrebbe garantito risorse economiche di privati e non [...]. [Nardella] ha capito che nel futuro prossimo la Fondazione del Maggio per sopravvivere dovrà affidarsi ad energie economiche diverse da quelle statali e comunali, e in questo Nastasi sarebbe stato una garanzia. La visione culturale di Nardella va oltre: il Teatro del Maggio come luogo di raccordo fra le varie realtà, una sorta di Cité de la musique, dove suonino i professori del Maggio ma anche gli studenti del Cherubini».
Detto così sembra Vangelo.

E conclude Battistelli con una ovvietà grossa come una casa: «Non va più cercata una figura di sovrintendente, come nel teatro dell’800, ma un progetto unico, un tavolo di sinergie che faccia del Teatro del Maggio un punto di riferimento nazionale».
Come se Chiarot fosse stato un Bartolomeo Merelli o-meglio-un Francesco Maria Piave.
Ed-eternamente-la fissa di superare la Scala.

https://www.dropbox.com/s/wokkosml6708u ... i.JPG?dl=0

https://www.dropbox.com/s/1ay6wf30j4sir ... e.JPG?dl=0

[2 ec per typo]
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marcob35
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Re: Fabio Luisi abbandona il Maggio Musicale fiorentino

Messaggio da marcob35 » 20 lug 2019 17:54

Come prova che ho perfettamente ragione quando dico che bisogna tenersi infor-matti delle cose che succedono, anche quando ci sono di mezzo persone che non amiamo (magari), e che l'affare "Maggio" di questa mezza estate sia da seguire giornalmente, ecco qui una portentosa spiegazione degli eventi da parte di Paolo Isotta, freschissima su "il Fatto - Quotidiano" e poi sul suo proprio sito.

Alcune cose il Maestro Isotta (lo scrivo con deferenza Maestro) le ha già dette e le ripete, niente paura: via le Fondazioni, Chariot poco valeva e vale, ha accumulato debiti alla Fenice (Chariot lo ha già citato in giudizio vedi la nota apparsa, curiosamente peraltro, sul sito del Maggio, almeno ed anche forse), ha di proposito fatto quella stolta "Carmen" fiorentina (personalmente, io che scrivo, credo che abbia sabotato anche la pistola alla prima, perché non funzionasse creando di conseguenza un doppio caso), ma dice anche altro.

Di passaggio su Chung:

Con la sua cultura da Wikipedia [Chiarot], si è circondato di direttori d’orchestra e registi di quarta categoria che ritiene, grazie al suo insegnamento, migliori di Karajan e Toscanini. Un esempio: il direttore coreano Chung (una Sinfonia di Mahler riesce bene a chiunque) viene incaricato di importanti produzioni di Verdi, l’ultima delle quali è il Don Carlos: ch’è in francese. Costui, oltre che il coreano, conosce solo l’inglese? Come fa ad affrontare Verdi? Ascoltai il Boccanegra alla Fenice restandone basito.

Ma sul caso Maggio è esplicito, il Maestro Isotta: Chiarot è amicissimo di Nastasi, o quanto meno è grazie a lui che ha fatto strada. Siccome e però tutti continuano a dire che più potente di quello non c'era nessuno nel settore (e ancora chissà), bisognerà credergli (all'Isotta).

E in quattro righe spiega l'alfa e l'omega:

Il punto è che tutto ciò che di deplorevole è ora avvenuto al Maggio è avvenuto all’interno di una (non dirò cosca) simpatica associazione di amici – Nastasi, Renzi, Nardella –, nella quale Chiarot era stato inserito come utile idiota. Il direttore d’orchestra Luisi (che stimo modestissimo) ne faceva pure parte. Si sono scannati i componenti della stessa banda. Non esistono i buoni e i cattivi, non si possono distinguere. Sono tutti eguali: per motivi che io non posso conoscere all’improvviso hanno incominciato a scannarsi.
Non leggo mai le critiche degli altri. (Paolo Isotta)

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