«Rigoletto», Scala, settembre 2019

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daphnis
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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da daphnis » 12 giu 2019 13:03

Da tempo mi piacerebbe sapere chi si nasconde dietro questo nick "biancano". Non interviene mai. Anzi soltanto allo scopo di gettare livorose palate di sterco su un solo direttore (qui,oltretutto, cita due esempi, di cui Falstaff dimostra ignoranza alle orecchie di chi abbia ascoltato i vari Falstaff della carriera di Gatti, e Don Carlo... rischia di svelare, direttamente o meno, chi e cosa nasconda il nickname abbastanza patetico di cui sopra). Quanto a Violamargherita... è l'esatto contrario. Qualunque cosa venga fatta alla Scala fa pena e schifo, ogni occasione è buona per tirar fuori il nome di Gatti anche quando non c'entra nulla: così facendo, non fa un bel servizio ad un direttore che anche io prediligo... ma c'è modo e modo di prediligere. Fra poco, verremo informati anche di quando si alza Gatti quando va a letto Gatti, cosa ha mangiato ieri Gatti, dove è stato ieri pomeriggio Gatti. Il quale,essendo fra l'altro persona molto riservata, potrebbe alla lunga scocciarsi, e ne avrebbe ragione.
Sa il Cielo cosa c'entri Daniele Gatti con le vicende di questo Rigoletto scaligero. Che è un puro prodotto "di cassetta" (come ovunque se ne programmano), al massimo destinato ad un ulteriore omaggio a Leo Nucci, un prodotto per il quale mi sembra che Daniel Oren abbia tutto il mestiere per portarlo più che onorevolmente a casa, anche bene magari. Ricordatevi "chi" passava su quel podio in epoche passate: Oren non è certo "il peggio" che si sia visto da quelle parti. Poi, per carità... personalmente non avrei mai associato (non è stato fatto, e giustamente a mio avviso, nelle passate gestioni scaligere) il nome di Nello Santi al Teatro Alla Scala. Ma non è una questione di vita o di morte. Sia Biancano contro Gatti, sia Violamargherita pro-Gatti e contro la gestione-Scala, questo ininterrotto stare sulle barricate alla lunga ha stancato perfino... Vizzardelli che di suo è abbastanza barricadero. Per dire: amo Gatti anzi ci stravedo ma sono stato felicissimo di aver altamente apprezzato (e di averne scritto, qui) il recente Brahms di Riccardo Chailly alla Scala: e come bene ne ho scritto, scriverò bene ogniqualvolta apprezzerò l'attuale "stabile" scaligero, male quando (purtroppo accade) non lo apprezzerò. Ma le guerre senza quartiere così condotte, francamente, mi hanno stancato. La Scala di Pereira mi ha appena dato una Die Tote Stadt che mi porterò nel cuore per la vita: posso dire che sono immensamente grato a lui e al teatro di questo spettacolo, musica e regia e che spero di vederne (anche a breve, forse) altri di questa qualità? Posso dirlo, serenamente, e senza stare in perenne stato di guerra, cari Biancano da una parte e Viola dall'altra?

marco vizzardelli
Ultima modifica di daphnis il 12 giu 2019 14:56, modificato 1 volta in totale.



otorino
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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da otorino » 12 giu 2019 14:05

Grazie Vizzaredelli per un post di buon senso . E oggettivo
Violamargherita è arguta e di esperienza (visto che sembra aver iniziato molti decenni fa a seguire l'opera), pero concordo che un fanatismo talebano senza mai un velo di critica risulta un po' stucchevole. abbiamo capito che Gatti non ti dispiace e Pereira lo odi

biancano
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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da biancano » 12 giu 2019 15:17

daphnis ha scritto:
12 giu 2019 13:03
Da tempo mi piacerebbe sapere chi si nasconde dietro questo nick "biancano". Non interviene mai. Anzi soltanto allo scopo di gettare livorose palate di sterco su un solo direttore (qui,oltretutto, cita due esempi, di cui Falstaff dimostra ignoranza alle orecchie di chi abbia ascoltato i vari Falstaff della carriera di Gatti, e Don Carlo... rischia di svelare, direttamente o meno, chi e cosa nasconda il nickname abbastanza patetico di cui sopra). Quanto a Violamargherita... è l'esatto contrario. Qualunque cosa venga fatta alla Scala fa pena e schifo, ogni occasione è buona per tirar fuori il nome di Gatti anche quando non c'entra nulla: così facendo, non fa un bel servizio ad un direttore che anche io prediligo... ma c'è modo e modo di prediligere. Fra poco, verremo informati anche di quando si alza Gatti quando va a letto Gatti, cosa ha mangiato ieri Gatti, dove è stato ieri pomeriggio Gatti. Il quale,essendo fra l'altro persona molto riservata, potrebbe alla lunga scocciarsi, e ne avrebbe ragione.
Sa il Cielo cosa c'entri Daniele Gatti con le vicende di questo Rigoletto scaligero. Che è un puro prodotto "di cassetta" (come ovunque se ne programmano), al massimo destinato ad un ulteriore omaggio a Leo Nucci, un prodotto per il quale mi sembra che Daniel Oren abbia tutto il mestiere per portarlo più che onorevolmente a casa, anche bene magari. Ricordatevi "chi" passava su quel podio in epoche passate: Oren non è certo "il peggio" che si sia visto da quelle parti. Poi, per carità... personalmente non avrei mai associato (non è stato fatto, e giustamente a mio avviso, nelle passate gestioni scaligere) il nome di Nello Santi al Teatro Alla Scala. Ma non è una questione di vita o di morte. Sia Biancano contro Gatti, sia Violamargherita pro-Gatti e contro la gestione-Scala, questo ininterrotto stare sulle barricate alla lunga ha stancato perfino... Vizzardelli che di suo è abbastanza barricadero. Per dire: amo Gatti anzi ci stravedo ma sono stato felicissimo di aver altamente apprezzato (e di averne scritto, qui) il recente Brahms di Riccardo Chailly alla Scala: e come bene ne ho scritto, scriverò bene ogniqualvolta apprezzerò l'attuale "stabile" scaligero, male quando (purtroppo accade) non lo apprezzerò. Ma le guerre senza quartiere così condotte, francamente, mi hanno stancato. La Scala di Pereira mi ha appena dato una Die Tote Stadt che mi porterò nel cuore per la vita: posso dire che sono immensamente grato a lui e al teatro di questo spettacolo, musica e regia e che spero di vederne (anche a breve, forse) altri di questa qualità? Posso dirlo, serenamente, e senza stare in perenne stato di guerra, cari Biancano da una parte e Viola dall'altra?

marco vizzardelli
dietro biancano ci sta semplicemente un appassionato d'opera di nome Attanasio Marco che ha ascoltato Gatti la prima volta credo in un Capuleti bolognese dell'ormai lontano 1989 in cui dette una magnifica prova, aiutato anche da una coppia di protagoniste senza pari, prova ripetuta nei successivi ascolti che vanno dal Bianca e Falliero pesarese sempre dell'89 Mosè e Rigoletto bolognesi ancora Armida a Pesaro tutte prove di grandissimo livello che presentavano una bacchetta ancora molto giovane ma di fortissima personalità nella scelta dei tempi nella sicurezza della gestione del palco e anche negli accompagnamenti...poi vennero gli anni della direzione principale a Bologna e queste prove non vennero più ripetute, anzi alcune furono molto infelici proprio per l'assenza di controllo e per la sottolineatura eccessiva di singoli particolari a scapito di una linea interpretativa generale che risultava assente...ho citato il Falstaff ma potrei citare anche Don Giovanni o Traviata....un pò meglio esecuzioni pucciniane come Turandot o manon Lescaut....detto questo quindi continuo a non comprendere come qualcuno lo possa considerare un grandissimo direttore o un papabile per la direzione musicale x la Scala quando alla Scala stessa ha dato prove perlomeno interlocutorie in titoli verdiani come Traviata o Don Carlo (meglio titoli non italiani come una bellissima Lulu)

daphnis
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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da daphnis » 12 giu 2019 16:11

Bravo ben fatto, un bel nome e cognome. Ovviamente non sono d'accordo con le considerazioni (Falstaff in particolare, che l'ultima volta alla Scala era un miracolo d'equilibrio ma anche La Traviata che considero grandissima e non compresa, e quanto agli anni bolognesi, i Puccini ma anche un per me formidabile Macbeth, e il primo fantastico Lohengrin) ma ammiro lo svelamento di identità. Si parla meglio.

marco vizzardelli

biancano
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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da biancano » 12 giu 2019 16:17

daphnis ha scritto:
12 giu 2019 16:11
Bravo ben fatto, un bel nome e cognome. Ovviamente non sono d'accordo con le considerazioni (Falstaff in particolare, che l'ultima volta alla Scala era un miracolo d'equilibrio ma anche La Traviata che considero grandissima e non compresa, e quanto agli anni bolognesi, i Puccini ma anche un per me formidabile Macbeth, e il primo fantastico Lohengrin) ma ammiro lo svelamento di identità. Si parla meglio.

marco vizzardelli
comunque credo di non avere mai offeso nessuno nè usato terminologie coprofile....mi ribello solo a chi considera Gatti come un Karajan o Kleiber o Abbado redivivo...e con vari intervalli sono su OperaClick dal 2002....

daphnis
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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da daphnis » 12 giu 2019 16:54

Quanto a questo, io non avevo fatto nomi o paragoni, ma reputo Daniele Gatti proprio "di quella statura lì". E, fra i suoi approdi degli ultimi anni, il recente Schumann con la nuova orchestra (e prima con Santa Cecilia e la Mahler Chamber) ne è stata ulteriore prova. E il Brahms di Santa Cecilia anche. E il Rigoletto di Roma pure. E Tristano a Roma e i Maestri Cantori alla Scala pure anche. E il suo Mahler e il suo Wagner e il suo Berg in genere, idem come sopra. E il suo magnifico Puccini, idem. E molto del suo Verdi, Otello su tutto (forse l'esito-culmine dei suoi anni a Zurigo) e quest'ultimo Rigoletto, idem (attendo che, magari fra dieci anni quella famosa La Traviata, se esistono registrazioni, venga riascoltata: per me era suprema). Carlo Parazzoli e Alessio Allegrini, sommo primo violino e corno supremo di Santa Cecilia, hanno suonato con i massimi: credo condividano esattamente il mio parere. Ho già scritto che considero l'esser quasi coetaneo e aver ascoltato ininterrottamente Daniele Gatti dagli anni della Stradivari, una delle massime fortune della mia vita. Il suo approccio ai testi mi ritrova perfettamente "consentaneo", nel senso d'una "avventura dell'anima" che si rinnova, in profondità, ad ogni incontro.
Ciò che io chiedo all'ascolto della musica, Daniele Gatti esattamente mi dà. L'anima ed il pensiero. Il pensiero dell'anima.


marco vizzardelli

biancano
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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da biancano » 12 giu 2019 17:01

daphnis ha scritto:
12 giu 2019 16:54
Quanto a questo, io non avevo fatto nomi o paragoni, ma reputo Daniele Gatti proprio "di quella statura lì". E, fra i suoi approdi degli ultimi anni, il recente Schumann con la nuova orchestra (e prima con Santa Cecilia e la Mahler Chamber) ne è stata ulteriore prova. E il Brahms di Santa Cecilia anche. E il Rigoletto di Roma pure. E Tristano a Roma e i Maestri Cantori alla Scala pure anche. E il suo Mahler e il suo Wagner e il suo Berg in genere, idem come sopra. E il suo magnifico Puccini, idem. E molto del suo Verdi, Otello su tutto (forse l'esito-culmine dei suoi anni a Zurigo) e quest'ultimo Rigoletto, idem (attendo che, magari fra dieci anni quella famosa La Traviata, se esistono registrazioni, venga riascoltata: per me era suprema). Carlo Parazzoli e Alessio Allegrini, sommo primo violino e corno supremo di Santa Cecilia, hanno suonato con i massimi: credo condividano esattamente il mio parere. Ho già scritto che considero l'esser quasi coetaneo e aver ascoltato ininterrottamente Daniele Gatti dagli anni della Stradivari, una delle massime fortune della mia vita. Il suo approccio ai testi mi ritrova perfettamente "consentaneo", nel senso d'una "avventura dell'anima" che si rinnova, in profondità, ad ogni incontro.
Ciò che io chiedo all'ascolto della musica, Daniele Gatti esattamente mi dà. L'anima ed il pensiero. Il pensiero dell'anima.


marco vizzardelli
per me ci vuole un certo coraggio a sostenere certe cose dato che ho avuto la fortuna di sentire dal vivo la Traviata di kleiber e Abbado moltissime volte ....comunque il mondo è bello perchè vario

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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da albertoemme » 12 giu 2019 20:57

Insomma da quello che ho capito uno ha avuto coraggio a fare il suo nome e cognome, L’altro coraggissimo (più ancora qualcosa) a tirare in ballo identità del calibro di Abbado, Kleiber e Von Karajan per fare un paragone e a questo punto la fratellanza nel forum può trionfare.-

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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 13 giu 2019 20:05

otorino ha scritto:
11 giu 2019 21:26
cara viola margherita , dal punto di vista artistico concordo.

tuttavia opere di repertorio riprese ogni stagione le troviamo in tuti i grandi teatri da vienna a londra da munich a berlino: servono a far cassa pesche spesso fanno il sold out.

io vivo a londra e dopo 17 recite di traviata (allestimento del 1995) anno prossimo ce ne sono 21. ma portano soldi che aiutano poi a concentrici di vedere un'agrippina o una jenufa

alla fine basta non andare
Sicuro che una Jenufa tiri più' dell'ennesima Traviata? Dipende molto dal cast ... Io non ne sarei cosi sicuro.

otorino
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Re: «Rigoletto», Scala, settembre 2019

Messaggio da otorino » 13 giu 2019 21:10

In una città con 22 milioni di turisti per anno più 12 che ci abitano ti assicuro che si vende meglio Traviata che Jenufa

Ma alla fine i turisti che vedono traviata consentono ad altri di vedere anche jenufa

come a milano: il sold out di traviata aiuta un management a offrire Città morta o Elene Egizia che il sold out non faranno mai: salvo fondi pubblici che pero si stanno riducendo ovunque.

Ora non ci vuole proprio un MBA a harvard per capire ste cose .

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