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Turandot a Bologna

Inviato: 30 mag 2019 17:17
da fradiavolo_rOBERTO CONTE
Un'informazione a chi pensasse a una trasferta confidando nel loggione.
Attenzione che i posti disponibili sono solo 37 e tutti laterali. E presumibilmente niente last minute, teatro sold out.

Re: Turandot a Bologna

Inviato: 30 mag 2019 18:53
da Tebaldiano
Può essere più piacevole e soprattutto più adatto alla fruizione della buona parte musicale non vedere affatto questa Turandot e limitarsi ad ascoltarla dalla terza fila voltata verso il muro di un palco lateralissimo storto.

Re: Turandot a Bologna

Inviato: 31 mag 2019 23:09
da cavalieredanese
Visto ieri sera (30/5), solo poche parole di commento. Kunde stratosferico, acuti impressionanti, autentico equivalente di Ronaldo tra i tenori. Se mi posso permettere un piccolo appunto, le sue mezze voci per me erano un pochino sporche ma è solo un dettaglio. Ottimi anche gli altri, Hui He (Turandot) e Mariangela Sicilia ( Liù) ma anche tutti i comprimari, coro e orchestra. Per la regia ci sono alcune cose incomprensibili (a tal proposito leggere la recensione in HP).

Re: Turandot a Bologna

Inviato: 01 giu 2019 12:47
da UltrasFolgoreVerano
Dipende quale Ronaldo. Se CR7 e' specchio per allodole, se invece e' il Ronaldo brasiliano, quello che ha giocato nel Milan ... beh allora siamo su un altro pianeta.

Re: Turandot a Bologna

Inviato: 03 giu 2019 09:54
da Tosca
Vista sabato pomeriggio: la consiglierei vivamente, soprattutto se canta Kunde, ma mi sa che ci siano "posti in piedi".
Allestimento molto, molto opinabile. Però meno peggio di come lo immaginavo (una reclame di biancheria intima fatta da Oliviero Toscani sullo sfondo di un video gioco che a tratti è preponderante e richiama un po' troppo l'attenzione).
Kunde, la Sicilia e Valerio Galli: sul trono. Bravissimi!
Un sogno: poter risentire il solito cast in un'esecuzione in forma di concerto.

Re: Turandot a Bologna

Inviato: 05 giu 2019 10:58
da mascherpa
Ho visto anch'io la recita di sabato primo giugno pomeriggio: nemmeno il solito finalino d'Alfano è riuscito a dissipare un effetto travolgente come non ricordavo d'avere mai provato in teatro per la parte musicale d'una Turandot.

Attribuirei il merito primo della mia fortissima emozione al direttore Valerio Galli, padrone di visioni d'insieme delle opere pucciniane e della capacità di realizzarle dal podio, che ben raramente accade d'incontrare. Indubbia componente della sua arte direttoriale è quella di "cantare" con le voci non meno di quanto "suoni" con gli strumenti dell'orchestra. Stralodarlo come "pucciniano" non mi porta però a dimenticare quanto mi fosse piaciuto un Don Carlo di profonda crepuscolarità da lui diretto a Genova qualche stagione addietro. Varrà il viaggio fino a Stoccarda andarlo a sentire, tra circa un anno, nel Mefistofele.

Detto questo, al di sopra d'ogni elogio ho trovato la resa del sessanticinquenne Kunde, sia per nitore vocale, sia per intelligenza interpretativa: mi chiedo quanti siano gli artisti italiani in grado, come questo anglòfono, di dare anche tanto significato concettuale di comunicazione a ogni parola che cantano. Sorpresa magnifica la Liù "belcantistica" di Mariangela Sicilia: uso l'aggettivo, consapevole che possa fare storcere il naso ai puccinòmani doc, nel suo senso proprio e originario, per sottolineare l'ammirevole bravura di questo soprano nelle "messe di voce" e nei "filati". Se aggiungiamo la grande sensibilità d'interprete, la sicurezza in ogni registro e l'adamantina bellezza delle note più alte, si comprende che alla fine dello spettacolo la Sicilia sia stata applaudita non meno di Kunde.

Molto bene, nella sua impervia parte, la Hue, che non sentivo da tempo e ho trovato di voce molto irrobustita: ha saputo dare adeguata varietà dinamica al personaggio epònimo; la necessità d'esibire a tratti grande potenza vocale non è mai andata a discapito del timbro e della precisione; la sua interpretazione del duetto conclusivo è stata enomermente migliore delle altre che ho sentito in teatro, ma ancora una volta ho avuto l'impressione che centro femminile dell'opera sia Liù, al punto che una volta morta costei sia meglio andarsene tutti a casa.

Bene o benino tutti gli altri interpreti, molto bene l'orchestra e straodinario il coro.

Della messinscena è stato detto tutto il male possibile, fino al punto che per gustare la musica splendida di questa produzione si debbano voltare le spalle al palcosenico anche se già in una posisizione dalla quale lo si vedrebbe pochissimo. La penso in modo non poco diverso e, se l'ambientazione dev'essere, come sta scritto nel libretto, "al tempo delle favole", il team di regia mi sembra esserci riuscito alla grande: che cosa, infatti, di più favoloso, per noi, del 2070, data dichiarata per la tempificazione dei fatti rappresentati? Non mancano, come quasi sempre, le cose pessime e insulse, prima tra tutte l'incomprensibile costume alla Gheddafi di Timur, ma, in particolare, l'ossessività d'una metropoli del futuro brulicante di nonsense mi pare accordarsi bene specie con un prim'atto che, a mio sentire, riesce una tra le più altre creazioni artistiche ispirate dalla memoria di quella che fu autorevolmente e saggissimamente definita l'inutile strage della Prima guerra mondiale. Senza dubbio, anche per la lunga gestazione dell'opera, la visione ossessiva con la quale Puccini aveva cominciato sfuma notevolmente nel primo quadro del terz'atto, e l'impatto dei video diviene a questo punto meno convincente (anche se lo si potrebbe trovare meno disturbante grazie a una sorta d'assuefazione...). Più idoneo, forse, a scelte come quelle di Berio l'ultimo quarto d'ora di fondali, a cui non mi sembra nemmeno giovare granché l'ossequio all'attuale convenzione della gender parity...

Causa la mia solita tendenza a fare il topo di biblioteca, m'ha colpito questo passo delle Note di regia, pubblicate a pag. 103 del programma di sala, con attribuzione al regista Fabio Cherstich. Nell'ottava riga dal fondo leggo allibito: «Lo-u-ling, suo avo, fu assassinato da un invasore straniero». Le ipotesi più benevole che mi vengono in mente è che qualcuno abbia scritto queste note in inglese e che l'ignoranza crassa d'un traduttre abbia fatto il resto; oppure che la madornale scempiaggine sia dovuta all'uso dissennato, come quasi sempre, del correttore di Word. Ma suppongo che qualcuno sia reponsabile della pubblicazione di questi volumetti, e che percepisca uno stipendio per le sue mansioni. Lascio alla fantasia di chi mi legge immaginare la remunerazione più adatta alla sua competenza e attenzione.

Re: Turandot a Bologna

Inviato: 05 giu 2019 23:00
da cabaletta64
Vista in diretta streaming dal Comunale di Bologna "Turandot" in una nuova produzione già vista a gennaio dal Massimo di Palermo.
Cast di alto livello con Hui He come Turandot, Gregory Kunde è Kalaf e Mariangela Sicilia in quelli di Liù, la nota di merito è per Kunde, dalla fin troppo evidenziata età nei vari post, è bello vedere con quale ardore affronti questo impervio ruolo, molto acuto e dai fiati prolungati sfoggiando un canto generoso come dovrebbe, per essere in linea con il personaggio coraggioso e temerario del principe ignoto, note acute quasi eccellenti, con un po' di crescendo nel LA N. di Turandoooot del finale 1°, molto buoni i fiati nelle frasi di risposta agli enigmi e con il DO della "principessa altera" che si è sentito veramente come DO.
Generoso il "Nessun dorma" con applausi "ingiustamente" ritardati dal pigro o pauroso pubblico bolognese quasi fosse ormai proibito applaudire a scena aperta anche se come nel caso di "Nessun dorma" tecnicamente manca lo stacco musicale per l'applauso, bene il duetto finale anche se si è notato un po' di affaticamento e una leggera afonia nella voce, l'assurdo costume di scena, una mimetica militare con fascetta sulla fronte, rendeva sul palcoscenico Kunde quasi una macchietta da varietà del sabato sera, con gesticolazioni e movimenti al limite del ridicolo, personalmente una mancanza di rispetto da parte di regista e soci per questo grande artista.
Hui He è stata una principessa di buon spessore vocale, acuti sicuri, e canto senza evidenti forzature, è oggettivamente nella linea di canto una Turandot di fattura cinese a differenza di tante nordiche d'acciaio, qui l'interpretazione è effettivamente diversa da altre interpreti.
La Mariangela Sicilia si è dimostrata ottima voce, piacevole e con molte varietà nella sua linea di canto, capace di sfumature che raramente mi capita di sentire da chi affronta Liù, leggermente metallica in qualche acuto, peccato per il ridicolo costume da infermiera, poiché credo che anche un abbigliamento consono a quanto si stia cantando renda l'artista più dentro al personaggio che sta interpretando.
Sostanzialmente tutti bene gli altri interpreti, e credo meriti una menzione speciale l'Altoum di Bruno Lazzaretti, voce da grande comprimario che si è dovuto esibire in un costume credo di finta pelle per far risaltare la vecchia età dell'imperatore, Inguardabile, purtroppo per lui, molto bene l'orchestrazione di Valerio Galli.
Dell'allestimento di Fabio Cherstich e dei suoi degni compari russi dell' AES+F avevo già espresso il mio negativo commento sulla recensione palermitana di gennaio, non c'è niente da aggiungere una porcheria assoluta, dove, e devo dar ragione al commento di un spettatore durante la diretta streaming, qui Turandot funge da colonna sonora al film proiettato alle spalle dei cantanti.
Fa sorridere che tra noi del forum discutiamo sulla scena finale dell'opera, va bene quella di Alfano?
La chiudiamo alla morte di Liù?
C'è anche il finale di Berio, e poi ci tocca vedere in scena queste cose che nulla hanno di operistico, e che immagino Puccini stesso non avrebbe mai pensato la sua ultima opera finisse cosi storpiata visivamente nella vicenda in cui lui l'aveva musicata.

Re: Turandot a Bologna

Inviato: 06 giu 2019 07:41
da mascherpa
cabaletta64 ha scritto:
05 giu 2019 23:00
Fa sorridere che tra noi del forum discutiamo sulla scena finale dell'opera, va bene quella di Alfano?
Cosa ci sia da sorridere sulla questione come rappresentare un capolavoro incompiuto, mi riesce veramente difficile capirlo.

Ovvio che il finale d'Alfano (quale poi?) vada bene per chi crede non sia possibile distinguere la musica di Puccini da quella d'Alfano. Altrettanto ovvio che non vada bene a molti di quelli che riescono a distinguerla e ne percepiscono già l'attacco come un pugno nello stomaco; di costoro, qualcuno preferisce di gran lunga quando il finale non c'è, o anche quando ce n'è uno diverso. Con buona pace di tutti.

Re: Turandot a Bologna

Inviato: 06 giu 2019 09:29
da violamargherita
cabaletta64 ha scritto:
05 giu 2019 23:00
Fa sorridere che tra noi del forum discutiamo sulla scena finale dell'opera.
Tra un sorriso e l'altro, mi dite cosa ne pensate del finale di Hai Wei-Ya?


Re: Turandot a Bologna

Inviato: 06 giu 2019 11:17
da Neldìdellavittoria
cabaletta64 ha scritto:
05 giu 2019 23:00
...devo dar ragione al commento di un spettatore durante la diretta streaming, qui Turandot funge da colonna sonora al film proiettato alle spalle dei cantanti.
Ovviamente ogni parere in merito è legittimo, ma avendola vista dal vivo a Bologna due giorni fa l'effetto per me è stato esattamente opposto.
cabaletta64 ha scritto:
05 giu 2019 23:00
La chiudiamo alla morte di Liù?
Ma magari!