L'angelo di fuoco a Roma

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ugo54
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L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da ugo54 » 23 mag 2019 21:49

Dalla radio gran bella recita.
Opera di un cromatismo incredibile, da un lirismo dissonante a un ostinato implacabile, tra leitmotive ( Ruprecht, presenze demoniache, amore o l'angelo, magia) e ritmi danzanti.
Il direttore Perez guida tutto con tensione drammatica, una vera cavalcata inquietante.
Ewa Vesin mi pare una bravissima Renata, maluccio ( vociaccia) Leigh Melrose come Ruprecht. Coro e altri protagonisti davvero credibili.
Presumo che Emma Dante ci abbia dato "dentro".
Andrò a Roma il primo giugno.Credo che mi divertirò tantissimo.
Buona notte
:cin:



marco_
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da marco_ » 23 mag 2019 22:27

Avevo buone aspettative per questa produzione: infatti Pérez aveva diretto bene Lulu due anni fa, era prevista la Muraveva, il barocchismo un po’ maniacale della Dante mi pareva interessante nel titolo. Aspettative in parte insoddisfatte.

L’orchestra ha suonato bene, piuttosto precisa e pulita. Le pagine migliori mi sono sembrate le effusioni liriche, che Pérez ha avuto il merito di mettere in luce più frequentemente di quante ne conoscessi. A mio gusto non ha reso con la necessaria implacabilità le pagine macchinali come ingranaggi, e ho percepito a tratti un ottundimento di intenzioni che toglieva incisività drammatica. Meglio il quarto e il quinto atto, nel corso delle recite potrebbe assestarsi anche il resto.

La Vesin è subentrata a inizio delle prove nel ruolo di Renata, è ordinata e ha bella voce nel canto spiegato. D’altra parte è inespressiva nel declamato e suona sorda nei centri; trovo inoltre che le manchi qualcosa nel proporre le sfaccettature della protagonista. Il Ruprecht di Melrose mi è parso discontinuo, alternando stile e partecipazione a pagine più anonime. Funzionali gli altri, ottima la coppia Mefistofele/Faust.

L’allestimento della Dante è un po’ dispersivo, annegando alcune ottime idee (il ballerino di break dance come angelo, le ballerine con le chiome rasta pettinate in avanti in luogo dei cani di Agrippa, il garzone della taverna divorato nel ventre) in un mare di piccole trovate sovrassaturando la musica già ricca di suo, che beneficerebbe forse di un approccio più nitido e a gittata lunga. Menzione a parte per l’ultimo atto, di unità e coerenza superiori.

Applausi di circostanza da un Costanzi con qualche posto vuoto di troppo.

violamargherita
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da violamargherita » 23 mag 2019 23:33

Una realizzazione di grande qualità, soprattutto nella seconda parte. Roma si conferma il teatro lirico artisticamente più interessante in Italia in questo momento storico.
In grande spolvero l'orchestra, anche se da Pérez avrei preferito più implacabilità in certi passaggi parossistici.
Mi è piaciuto Melrose e in generale le parti maschili. La Vesin affronta con caparbia dedizione una delle parti più allucinanti del melodramma russo; le darei un bel 9, tutto sommato, anche se il suo declamato non è da brividi come dovrebbe.
Meglio del solito la per me insoffribile Dante, con intuizioni molto forti e ficcanti (i cagnacci di Agrippa!), inserite però in un generale sovraccaricamento che produce, per paradosso, uno sfocamento complessivo; la regia però migliora via via che la serata procede, e devo ammettere che il lavoro sui cantanti c'è stato.
L'opera viene data in due parti.
Pubblico concentrato, ma più ammirato che entusiasta alla fine.
Consiglio a tutti di andare, e comunque di segnarsi in agenda che il prossimo 17 ottobre in prima serata si potrà vedere la produzione su Rai5.

otorino
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da otorino » 24 mag 2019 00:20

Confermo spettacolo splendido sotto tutti profili, regia incessante, affascinante , direzione precisa e sanguigna.

Nota dolente: il pubblico più cafone e volgare d'europa, un continuo parlare e bisbigliare , messaggi telefonici etc.

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Tosca
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da Tosca » 24 mag 2019 10:20

Mi allineo ai giudizi di Marco e Violamargherita.
Non avevo mai visto quest'opera e ne sono stata attratta e assieme respinta. Molto bene, per me, la parte musicale, alterna, talora snervante, quella scenica: al siparietto con i due "preti" che intrattenevano il pubblico con il ritmato balletto a tempo di una campanella, durante il cambio scena, avrei voluto urlare "ora basta!"
Insomma, mi è parso che la Dante abbia dato più importanza a voler presentare "un bel quadro" che non a scavare i personaggi.
Ripeto che orchestra e voci mi hanno pienamente convinto.
Stamani, però, pur consapevoli delle riserve fatte alla fine dello spettacolo, ci siamo rammaricati di non poter sentire altre repliche.
Riassumo: un'esecuzione da non perdere.

Note al margine:
1) non avevo mai viso così tante dame tutte rifatte (male). Un trionfo.
2) per incrementare lo scartocciamento compulsivo nel pubblico, il Teatro dell'Opera offre all'ingresso un cesto di caramelle avvolte in rumorosissima plastica. In prima balconata un tipo (fila 1 posto 9) ha superato ogni precedente record di durata-scartocciamento: tre minuti e cinquanta secondi...
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mascherpa
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da mascherpa » 27 mag 2019 11:29

Ho assistito allo spettacolo romano giovedí 23 maggio (prima rappresentazione). La realizzazione musicale m'è parsa d'alto livello e ha costituito una conferma delle notevoli qualità del direttore Pérez: infatti ero stato spinto a Roma principalmente dal ricordo della Lulu di due anni fa e non sono stato in alcun modo deluso. Molto bene, a mio gusto, anche i due protagonisti: non conoscevo la Vesin e ne ho avuto un'impressione eccellente; Leigh Melrose ha confermato le felici qualità vocali e d'interprete che avevo apprezzato lo scorso marzo ad Amsterdam, dove lo sentii cantare Clov nell'opera seminuova di Kurtág.

Incontestabile l'osservazione che la direzione di Pérez non abbia sottolineato il carattere ossessivo dei due "finali", raggiungendo la massima efficacia nei tratti, per cosí dire "lirici": piú volte mi sono trovato persino a supporre che Prokof'ev sia stato influenzato da Pietro d'Elia molto piú di quanto sia abituale riconoscere. Bene o benino anche tutti gli altri cantanti, ed eccellente l'orchestra. Questo direttore, insomma, ha affrontato e trattato l'Angelo di fuoco come si usa per i capolavori consolidati: scavandone gli aspetti meno ovvi e portandone alla luce l'ambiguità di significati, essenziale in ogni d'opera d'arte che aspiri a tale nome. Il coro ha poi permesso di godere uno dei risultati migliori, se non il migliore in assoluto, che personalmente debba al maestro Gabbiani. Un vero dispiacere, per me, non poter ascoltare altre repliche.

La messinscena e la regia, per dirla in due parole, non mi sono piaciute, nonostante l'indubbia maestria tecnica. Nulla di grave, s'intende, tranne il disperato timore d'usare le luci, a lunghi tratti fastidiosamente fisse, per "riempire" il palcoscenico: piú facile usare figuranti e ballerini, peraltro bravissimi, sin dal primo quadro/atto, allargato quasi a scena di massa contro la concezione rigorosamente claustrofobica dell'autore.
Nel prosieguo, se da una parte è stato apprezzabile sfruttare l'intermezzo orchestrale tra i due quadri dell'originario terz'atto per visualizzare il duello tra Heinrich e Ruprecht, dall'altro alcune cose non hanno avuto molto senso: ne citerò come esempio la pantomima (in senso proprio) dell'incontro tra Heinrich e Renata in apertura del medesimo terz'atto: vederli insieme toglie ogni significato al repentino voltafaccia della donna, giustificato invece, secondo Prokof'ev, nel riconoscere improvvisamente ancora una volta il fantasticato Madiel' nell'ex-amante che poco prima le aveva fatto chiudere la porta in faccia.
Tutta la seconda parte dello spettacolo ha presentato e ripresentato processioni d'ecclesiastici che da una parte richiamavano molto i modi cari a Margherita Wallmann sessanta e piú anni fa, con gl'incroci, controincroci e protagoree evoluzioni in tondo all'inizio della scena dell'auto da fé nel Don Carlo; dall'altra m'hanno piú volte fatto credere che stavo assistendo a un Rienzi con ampia disponibilità di comparse: mi sembra lecito osservare che nella Colonia del secolo decimosesto abbondavano sí, come ricorda il libraio cauto ma determinato affarista, gli spioni dell'Inquisizione, ma forse proprio per questo ci fosse meno dovizia di monsignori a passeggio che non nella Roma del decimoquarto.
Non ho rilevato, in compenso, la presenza di Mefistofele e Ruprecht nel quadro finale, ma mi guardo bene dal supporre che non ci fossero, distratto com'ero dalla congerie di personaggi e gesti che riempivano il palcoscenico, nonostante, come già osservato (anche se forse non cosí favorevolmente come ora da me), Pérez sembrasse orientato a ricreare, dal podio, un dramma piú intimo. Quasi risolto, comunque assai meglio che nelle altre messinscene che avevo visto in teatro (la duplice Scala anni Novanta e Weimar 2011), il problema dell'ingurgitazione dello sventurato garzoncello.

Il difetto dello spettacolo della Dante non m'è parso, sia ben chiaro, quello di contraddire la drammaturgia dell'autore con una drammaturgia del regista: è stato invece, a mio parere, quello dell'assenza d'una drammaturgia che fosse, rimpiazzata con azioni coreografiche d'indubbia brillantezza ma, a mio parere, "autoreferenziali".

Sono comunque molto lieto di dire che, proprio grazie alla lettura anticonvenzionale di Pérez, per la prima volta quest'opera non m'ha dato un'impressione di provvisorietà, portandomi invece a pensare, anche questo per la prima volta, che tutto sommato il taglio cosí conciso fissato da Prokof'ev in sette scene dopo la rinunzia alla prima concezione in undici scene, non aveva né ha bisogno degli ampliamenti che l'autore pensò o si riservò di realizzare in séguito.
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violamargherita
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da violamargherita » 27 mag 2019 15:41

mascherpa ha scritto:
27 mag 2019 11:29
che Prokof'ev sia stato influenzato da Pietro d'Elia molto piú di quanto sia abituale riconoscere
Perfetto!

marco_
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da marco_ » 27 mag 2019 18:53

mascherpa ha scritto:
27 mag 2019 11:29
Non ho rilevato, in compenso, la presenza di Mefistofele e Ruprecht nel quadro finale, ma mi guardo bene dal supporre che non ci fossero
Si sporgevano dal palco di proscenio al secondo ordine a destra. Un’idea efficace a mio gusto.

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mascherpa
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da mascherpa » 28 mag 2019 08:14

marco_ ha scritto:
27 mag 2019 18:53
mascherpa ha scritto:
27 mag 2019 11:29
Non ho rilevato, in compenso, la presenza di Mefistofele e Ruprecht nel quadro finale, ma mi guardo bene dal supporre che non ci fossero
Si sporgevano dal palco di proscenio al secondo ordine a destra. Un’idea efficace a mio gusto.
Grazie dell'informazione. Effettivamente è un'idea ormai tanto consolidata che, non vedendoli in palcoscenico, avrei dovuto guardare da altre parti. Ovvio che non ho nemmeno sentito la breve frase di Mefistofele...
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Re: L'angelo di fuoco a Roma

Messaggio da ugo54 » 03 giu 2019 07:27

Tornato da Roma dove ho assistito all'ultima recita dell'Angelo.
Che dire? Un capolavoro! Spero che questa messa in scena trovi la via della Scala!!!
Un'opera visionaria, che ovviamente i burocrati comunisti ( più che altro emeriti censori) non avrebbero potuto capire nemmeno con corsi accelerati di musica, che ha trovato straordinaria messa in scena in quel perfetto animale da palcoscenico che è Emma Dante.
Perez ha diretto con perizia sottolineando i contrasti infiniti disseminati per la partitura: lirismo tenero con tanti allargando per i temi dell'angelo e dell'amore ad accompagnare l'aria di Renata e la fine del duello tra Ruprecht e Heinrich; forza tellurica, dissonante, aspra ma elettrizzante per gli intermezzi ( poi travasati nella 3^ sinfonia ) e nel finale, davvero impressionante. Un'altra russa ha sostituito la titolare con armonici che correvano galoppanti, Melrose bravo come attore ma su cui ho sempre qualche perplessità nella resa vocale ( confrontandolo con Leiferkus tanto rotondo nella cavata) un po' non lo si sente e quel poco l'emissione suona un po' rozza. Spigliato il Mefistofele e profondo come il " nero" di china l'Inquisitore. Ma incredibile, stupefacente il mimo, ballerino, saltimbanco angelo di fuoco di Ailin Bianca, leggero come una piuma nei vorticosi ghirigori aerei.
La Dante tra le tante cose belle ha concluso l'opera con una Madonna trafitta da tante spade, come le madonne barocche di tante chiese spagnole e siciliane che, con l'ultimo pugnale, finisce per immolarsi e con lei "uccidere" anche la terribile ed ossessiva presenza dell'angelo-demonio. Finale creativo e assolutamente da condividere.
Mi permetto di trasmettervi comunque un mio pensiero: La Dante ce l'ha a morte con la Chiesa...e va bene. Chi ha assistito alle recite ( Vittorio e Marilisa tra questi) avrà sicuramente percepito una ulteriore piccola accusa rivolta all'Istituzione.I prelati che siedono ai tavoli della taverna nel quadro con Mefistofele e Faust bevono e gozzovigliano ma si guardano bene dal fare l'elemosina ai saltellanti mendicanti ( scacciati in malo modo), poco prima impegnati in una tenzone a colpi di stampelle (tra un cambio di scena e l'altro). Come al solito la Chiesa predica bene ma razzola male......

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