La "domenicale" del 'Simone' a Genova

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mascherpa
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La "domenicale" del 'Simone' a Genova

Messaggio da mascherpa » 18 feb 2019 11:56

Non so, perché con pari diletto ero alle Nozze di Figaro novaresi (sulle quali dirò le mie impressioni dopo che sarà stata pubblicata la recensione); non so se venerdí 15 a Genova le cose fossero già andate proprio come ieri pomeriggio, quando, man mano che lo spettacolo procedeva, cercavo a fatica nella memoria degli ultimi anni qualcosa che m'apparisse, nel suo insieme di testo, direzione, canto e messinscena, dello stesso esaltante livello di quel che stavo vivendo (e ho finito per trovare solo i Meistersinger berlinesi Barenboim-Moses et alteri dell'ottobre 2015...).

Lo spettacolo è ottimamente recensito in Home Page, quindi non starò a ridarne una descrizione. Di mio dirò solo che non m'era mai capitato, dal 1972 a oggi, d'ascoltare in teatro un Simone pari a Ludovic Tézier, né un Gabriele Adorno pari a Francesco Meli, sia per bellezza vocale, sia per resa interpretativa. Se aggiungo che la messinscena petroburghese di Andrea De Rosa, con le luci e le proiezioni di Pasquale Mari, non ha (ed era ora!) proprio nulla da invidiare a quella coordinata ormai quasi mezzo secolo fa da Giorgio Strehler, che anzi riesce in molti tratti anche piú suggestiva di essa per chi ha una certa dimestichezza d'affetti e emozioni con Genova e la Liguria (come me che ho trascorso un buon terzo dei miei primi ventitré anni a Camogli); se aggiungo che la direzione di Andriy Yurkevych è stata d'una meditatissima coerenza e di rara efficacia, che il suono dell'orchestra del Carlo Felice è stato, in quest'occasione, uno dei pochissimi che a me sembrano l'ideale verdiano, che anche il soprano Vittoria Yeo ha fatto tutto notevolmente bene, che nessuno degli altri interpreti ha demeritato, compreso l'ottimo "Capitano dei balestrieri" incredibilmente omesso nel programma di sala e anche nel sito del teatro; se insomma aggiungo qui tutto il mio entusiasmo specifico è solo perché un mio conoscente che aveva visto anche la prima, mi diceva ieri pomeriggio durante l'intervallo che le cose stavano andando ancor meglio di venerdí sera (non ho invece notizie dell'altro cast, che ha cantato sabato e canterà martedí 19 — purtroppo solo quattro recite in tutto, e in soli cinque giorni).

Tra i non pochi meriti della regia propriamente detta, essenziale quanto efficace, desidero ricordare l'ottima soluzione del problema dell'entrata d'Amelia a salvare il Doge nel Finale primo: basta la felicissima idea di fare aprire le bracca a Simone nel gesto, ora sprezzante, d'offrirsi inerme alla spada di Gabriele come già a quella di Fiesco, per consentire allo spadaccino un'esitazione d'un paio scarso di secondi e un frapporsi credibile del soprano.

Il pubblico, folto come non ricordavo da gran tempo al Carlo Felice, ha tributato all'insieme degl'interpreti, dopo il grande concertato del prim'atto aperto da Tézier con solida grandiosità regale, un applauso pieno e lunghissimo di cui ricordo, a scena aperta, solo un paio di simili nella mia non piú breve vita di spettatore (quando la Cossotto trionfò come Azucena nel dicembre del 1970 a Milano e Böhm, nella stessa sede pochi anni dopo, concluse la Leonore III interpolata nel "suo" indimenticabile Fidelio). Applauso meritatissimo, se consideriamo anche solo la perfetta e continua percepibilità nell'insieme delle voci di tutti i solisti. Pressoché identiche le accoglienze a Francesco Meli dopo la sua grande e impegnativa scena del second'atto, quando il pubblico ha dimostrato anche la squisita intelligenza di non insistere con le richieste d'un bis tanto improponibile quanto attraente.

Insomma: un pomeriggio indimenticabile!


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Tosca
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Re: La "domenicale" del 'Simone' a Genova

Messaggio da Tosca » 18 feb 2019 12:43

Ero già molto, molto contenta delle Nozze viste venerdì a Novara e mi aspettavo un buon finale di questo week end musicale con un buon Simone a Genova; sbagliavo, perché il "buon" è diventato eccezionale.
Non aggiungo altri giudizi o pareri dopo quelli condivisibili scritti nella recensione in home page e quelli appena espressi da Vittorio; posso parlare di sensazioni e emozioni che sono state così intense da farmi sperare che il tempo rallentasse per far durare di più lo spettacolo, man mano che questo andava avanti. E per la prima volta mi sono commossa ascoltando un'opera di Verdi; ma credo che qui si debba dire "ascoltando e vedendo" perché il mare (che poi, alla fine, per vicinanza, è anche un po' "il mì mare") è entrato nella grande "piazza" del Carlo Felice, che mai come ieri è stato veramente "piazza" con noi, popolo, che seguivamo le vicende del Doge. Dicevo del mare, illuminato dalla luna, dall'alba, dai lampi di un temporale; sempre in movimento e con i gabbiani in volo e le agavi che anche se non le vedevi te le immaginavi. Il mare a sottolineare le parole cantate e gli stati d'animo dei protagonisti.
Bellissimo, e commovente.
E il teatro tutto, quella "piazza" di cui dicevo, ha reagito a tutta quella bellezza che ci veniva elargita a piene mani con passione e gioia e commozione. Grande recita, di quelle da poter poi dire: io c'ero.
Una proposta: a Genova il Simon Boccanegra dovrebbe essere stabilmente in cartellone, tutti gli anni e ci dovrebbero essere portate le scuole, sempre.
Un rimpianto: aver potuto vedere solo una recita.
Una considerazione: alla fine, Viva Verdi!
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Re: La "domenicale" del 'Simone' a Genova

Messaggio da mascherpa » 18 feb 2019 13:14

Tosca ha scritto:
18 feb 2019 12:43
E per la prima volta mi sono commossa ascoltando un'opera di Verdi...
Questo significa che sei arrivata a subire la severa emozionalità di Verdi solo dopo quella, indubbiamente un po' facile, di Sciostakovic: risale infatti a piú di nove mesi fa la tua frignata, imparagonabile per copiosità a quelle che seguono con regolarità cronometrica ai defungimenti di Mimí, alla fine di un'esecuzione, invero intensissima, del quartetto per archi ispiratogli dalle rovine di Dresda (il n. 8 in do minore, opus 110).

Me ne consolo...(e temo i profluvi di lacrime il giorno che, dopo avere rotto il ghiaccio con Verdi, t'arrenderai finalmente al Wozzeck e al Pelléas).
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