Il Principe Igor di Borodin a Trieste

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Dr.Malatesta
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Re: Il Principe Igor di Borodin a Trieste

Messaggio da Dr.Malatesta » 01 feb 2019 16:53

mascherpa ha scritto:
01 feb 2019 14:12
Dr.Malatesta ha scritto:
01 feb 2019 14:03
L'edizione Gergiev...
L'avevo acquistata con grandi speranze, ma mi lascia sempre una certa impressione di fiacchezza.
Verissimo. E poi l'edizione proposta mi pare davvero molto discutibile.


Matteo

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UltrasFolgoreVerano
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Re: Il Principe Igor di Borodin a Trieste

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 02 feb 2019 19:30

Un consiglio? Il Borodin discografico con il basso russo Ivan Petrov edito dalla casa discografica Melodiya.

Immenso!

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mascherpa
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Re: Il Principe Igor di Borodin a Trieste

Messaggio da mascherpa » 04 feb 2019 09:36

Dr.Malatesta ha scritto:
01 feb 2019 16:53
E poi l'edizione proposta [da Gergiev] mi pare davvero molto discutibile.
Il meritatamente celebre direttore russo e il suo entourage hanno tradizionalmente dichiarato, specie quando si trattava di presentare le registrazioni Philips, d'essersi avvalsi, nello stabilire il testo, di "materiali d'archivio" conservati al Mariinskij, di cui essi soli sono però a conoscenza. Ormai ben piú di vent'anni fa questo avvennne per le "registrazioni comparate" del Boris (inserimento d'un coro nel quadro della cella di Pimen e della canzona dell'anitroccolo anche nella versione 1869, oltre a modifiche nell'orchestrazione della versione 1874, oggettivamente invalutabili perché di solito considerate rientrare nell'ambito delle prerogative del direttore). Ma credo si sia raggiunto l'apice con il Principe Igor, in cui sono state eliminate alcune parti, altre riorchestrate ed altre semplicemente aggiunte, in un paio di casi con musica composta ex novo.

La differenza piú vistosa per l'ascoltatore resta l'inversione del primo e secondo atto, con il dichiarato scopo d'ottenere una presunta maggiore varietà drammatica grazie all'alternanza regolare dell'ambientazione: a Kiev (prologo), nel campo dei Polovesi ("nuovo" primo atto), a Kiev ("nuovo" secondo atto), nel campo dei Polovesi (terzo atto), a Kiev (quarto atto). Ovviamente sono state addotte per questa scelta anche opportune ragioni "filologiche". A mio parere l'argomentazione di base resta, come tutta la proposta, davvero «molto discutibile», perché direi tipica dell'impostazione "epica" dell'opera l'apparente smarrirsi del filo della vicenda dopo il "vecchio" prim'atto. D'altra parte, non è ovviamente possibile obiettare nulla al contenuto di "materiali d'archivio" che non si conoscono.
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Re: Il Principe Igor di Borodin a Trieste

Messaggio da Dr.Malatesta » 04 feb 2019 11:19

mascherpa ha scritto:
04 feb 2019 09:36
Dr.Malatesta ha scritto:
01 feb 2019 16:53
E poi l'edizione proposta [da Gergiev] mi pare davvero molto discutibile.
Il meritatamente celebre direttore russo e il suo entourage hanno tradizionalmente dichiarato, specie quando si trattava di presentare le registrazioni Philips, d'essersi avvalsi, nello stabilire il testo, di "materiali d'archivio" conservati al Mariinskij, di cui essi soli sono però a conoscenza. Ormai ben piú di vent'anni fa questo avvennne per le "registrazioni comparate" del Boris (inserimento d'un coro nel quadro della cella di Pimen e della canzona dell'anitroccolo anche nella versione 1869, oltre a modifiche nell'orchestrazione della versione 1874, oggettivamente invalutabili perché di solito considerate rientrare nell'ambito delle prerogative del direttore). Ma credo si sia raggiunto l'apice con il Principe Igor, in cui sono state eliminate alcune parti, altre riorchestrate ed altre semplicemente aggiunte, in un paio di casi con musica composta ex novo.

La differenza piú vistosa per l'ascoltatore resta l'inversione del primo e secondo atto, con il dichiarato scopo d'ottenere una presunta maggiore varietà drammatica grazie all'alternanza regolare dell'ambientazione: a Kiev (prologo), nel campo dei Polovesi ("nuovo" primo atto), a Kiev ("nuovo" secondo atto), nel campo dei Polovesi (terzo atto), a Kiev (quarto atto). Ovviamente sono state addotte per questa scelta anche opportune ragioni "filologiche". A mio parere l'argomentazione di base resta, come tutta la proposta, davvero «molto discutibile», perché direi tipica dell'impostazione "epica" dell'opera l'apparente smarrirsi del filo della vicenda dopo il "vecchio" prim'atto. D'altra parte, non è ovviamente possibile obiettare nulla al contenuto di "materiali d'archivio" che non si conoscono.
Se non ricordo male - dovrei sfogliare il libretto allegato all'incisione - le note relative alla scelta testuale sono molto più che scarne: una manciata di righe in cui si parla vagamente di materiale inedito d'archivio e delle ricostruzioni di Pavel Lamm (che fu sempre molto critico nei confronti della versione Rimskij-Korsakov/Glazunov e che basa le sue ricerche sul rinvenimento di un taccuino d'appunti e su frammenti non utilizzati dai due revisori: peraltro nella sua edizione dello spartito per canto e piano, Lamm lascia tutta la musica scritta ex novo da Glazunov) di cui sarebbe interessante conoscere le fonti. Quella di Gergiev restò un'occasione mancata, poiché non sono chiarite le questioni filologiche e gli interventi personali del direttore sono decisamente troppi (come la musica scritta per l'occasione da un collaboratore del teatro). Anche il Met - qualche anno fa - si cimentò in una "nuova" versione del Principe Igor, con conseguenti aggiunte (da altri lavori del compositore: il finale tratto da Mlada) e tagli.
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Re: Il Principe Igor di Borodin a Trieste

Messaggio da mascherpa » 04 feb 2019 11:34

Dr.Malatesta ha scritto:
04 feb 2019 11:19
...le note relative alla scelta testuale sono molto più che scarne...
Va quindi riconosciuta una lodevole onestà intellettuale, poiché di solito, quanto piú le scelte sono arbitrarie, tanto piú s'abbonda in fantasiose giustificazioni... 8)
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Re: Il Principe Igor di Borodin a Trieste

Messaggio da mascherpa » 10 feb 2019 11:27

La recensione di "notung" in home page rende a mio parere molto bene l'idea di quel che s'è visto e sentito in teatro. Personalmente, al mio ritorno a Trieste dopo quattro stagioni, ho trovato bello e quasi sempre ben "cantato" il suono dell'orchestra: nulla hanno guastato le "sbavature", del resto solo iniziali — e la lunga ouverture aggiunta da Glazunov resta, a mio parere, la pagina più debole, per non dire inutile, di quel che s'è ascoltato in quest'occasione a Trieste. Insomma, questo "spettacolo di teatro musicale" raggiunge rapidamente un ottimo livello di capacità di convincere e "merita il viaggio", anche indipendentemente dalle splendide attrattive intrinseche e ogni volta riconfermate della città giuliana (e delle sue ricche librerie antiquarie...).

Senza dubbio, ha molti motivi di strocere il naso chi desidera o predilige la maggiore pregnanza drammaturgica ottenibile oggi solo con gli aggiornamenti temporali e l'uso d'un migliore scandaglio nei rapporti tra i personaggi, ma la messinscena di Odessa, così didascalica da lasciare stupiti per sua la data recente (2011), rende proprio per questo superfluo seguire il testo nei soprattitoli. E, paradossalmente, proprio l'osservanza di questa ferrea (o plumbea...) tradizione elimina alla base il rischio, discusso anche recentemente in questo Forum, di rendere incongure le capacità attoriali e le figure stesse dei cantanti.

Le parole che si leggono in sala durante lo spettacolo non sono quelle della vecchia traduzione ritmica d'Antonio Lega, pubblicata non so quando da Carisch, ma è forse lecito supporre che seguano più alla lettera il testo cantato. Il dubbio cautelativo s'impone comunque, perché non poche e sostanziali sono le differenze tra il testo italiano e quello inglese, entrambi proiettati sopra l'arcoscenico. Ma, ripeto, tutto quel che s'ascolta e vede riesce così chiaro da rendere, a mio parere, totalmente superflua non solo la comprensione, ma addirittura la conoscenza del significato letterale di quel che è cantato. Le regia (o, se più piacesse, la "non regia"...) non approfondisce di certo le relazioni psicologiche tra i personaggi, ma neppure lascia dubbi apprezzabili, a chiunque abbia già visto anche pochi spettacoli d'opera, sul contenuto dei loro discorsi, sebbene incomprensibile direttamente alla stragrande maggioranza d'un pubblico italofono o germanofono (come sempre, in sala a Trieste non si sente parlare solo italiano o giapponese o inglese). Per questi motivi lo spettacolo potrebbe soddisfare senza contrasti il gusto di coloro che preferiscono vedersi realizzate davanti le didascalie del libretto, più che doversi confrontare con tentativi diversi di visualizzare le emozioni suscitate dalla musica.

Il libretto riprodotto nel programma di sala è lo stesso che compare, diviso anche qui in un prologo e tre atti (cinque quadri), nella vecchia edizione senza data Carisch, in vendita ancora nel 1973 quando l'opera fu portata alla Scala dal Teatro Grande di Mosca. In quest'edizione è significativamente lasciato uno spazio bianco di quasi mezza pagina tra la fine del second'atto e i pochi versi del Khan e del coro che introducono, accompagnano e concludono le "Danze polovesiane" originariamente intese a coronamento d'un terz'atto (di quattro dopo il prologo) ancora indefinito, perlomeno musicalmente, quando Borodin morì. Sin troppo facile supporre che il testo tradotto e pubblicato dal Lega rispecchi la versione "tradizionale" dell'opera, senza volerne nascondere completamente la lacuna né il tentativo di colmarla. Diversamente da quella moscovita di mezzo secolo fa, l'edizione di Odessa portata ora a Trieste segue fedelmente questa versione, dividendo lo spettacolo in due parti di circa un'ora e venti e di circa un'ora e un quarto. In teatro non ho sentito la mancanza di nulla, una volta accettata la giustapposizione di scene senza raccordo che caratterizza l'atto "due in uno" nel campo polovesiano: giustapposizione che è poi quella d'un capolavoro drammaturgico come il terzo quadro della Kovàncina, per tacere del Macbeth verdiano e, ancora più, del suo incensurabile ipotesto... Più debole m'è apparso invece l'analogo dinoccolamento drammaturgico nell'atto finale, quello del ritorno di Igor a casa e del richiudersi ciclico su sé stessa d'una storia sostanzialmente "immobile". Questa debolezza appare forse riconducibile non solo a qualche probabile "vizio d'origine", ma a un indubbio calo della tensione esecutiva, specie nel lungo "siparietto" dei due disertori (Borodin non era certo il Puccini di Turandot...) e, per contro, allo sconcerto legato alla "modernità" della conclusione d'un'opera al tempo stesso senza catastrofe e con un lieto fine consapevolmente provvisorio e quindi "finto".

Se, come sempre, prendo come criterio di valutazione dello spettacolo la nessuna voglia d'andare subito a dormire dopo di esso e il relativamente lungo tempo dedicato alla cena, ancorché molto semplice a causa dell'ora tarda, devo confermare anche per questa via la non comune qualità della serata triestina. In altre parole, i circa centocinquanta minuti netti dell'esecuzione non solo m'erano volati senza lungaggini di sorta, ma m'avevano destato un certo entusiasmo.

Tra gl'interpreti m'ha particolarmente colpito, per correttezza tecnica e capacità espressiva, il soprano Alina Vorokh nella breve ma determinante parte della Fanciulla Polovese che apre, con un'ispiratissima melopea, il second'atto dell'opera e, in quest'occasione, la seconda parte dello spettacolo. Solo da elogiare, come ha già fatto "notung", il Coro del Teatro Verdi, "rinforzato", secondo quanto si legge in locandina, con elementi del coro del Teatro di Odessa, ripetendo l'opportuno e funzionale metodo che ricordo applicato localmente già in occasione del Boris Godunov giunto a Trieste da Mosca nel marzo 2001.
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Re: Il Principe Igor di Borodin a Trieste

Messaggio da notung » 10 feb 2019 12:07

Grazie per l’apprezzamento, Vittorio.
Volevo aggiungere che mai come in questo caso mi sono reso conto dell’effettivo significato di “prova generale”, alla quale ho assistito sgomento il giorno precedente alla prima. Il rendimento dell’orchestra e anche del coro sono stati talmente superiori rispetto alla generale da lasciarmi basito.
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Tosca
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Re: Il Principe Igor di Borodin a Trieste

Messaggio da Tosca » 12 feb 2019 12:11

Mi unisco ai commenti positivi sul Principe Igor: ero partita abbastanza prevenuta e, invece, sono uscita dal teatro proprio contenta!
Devo dire che l'allestimento, così naif, ha avuto un fascino particolare forse perché era "genuino" ed esente da menate registiche. Condivido pienamente i giudizi di Paolo (bella recensione!) e quelli di Vittorio.

Vorrei, poi, spendere due parole sulla città di Trieste; è stata la mia seconda visita in età adulta e sono rimasta letteralmente ammaliata dal fascino che emana questa splendida città. Sono ripartita davvero a malincuore e la spettacolare prima colazione fatta a presta ora, al Caffè degli specchi (pur se in piedi e con un po' di fretta), con la piazza tranquilla e il mare che era velluto, ha aggiunto ulteriore dolore all'idea di riprendere il treno ... :love: :te: :fame
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Marilisa Marilì Lazzari

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