Turandot al Massimo di Palermo

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mascherpa
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Re: Turandot al Massimo di Palermo

Messaggio da mascherpa » 05 feb 2019 14:30

albertoemme ha scritto:
05 feb 2019 13:36
Sul finale di Berio, credo che l'interpretazione di Chailly non possa essere sottovalutata. Fu il primo ad eseguirla (ad Amsterdam?) e presumo che non fosse assolutamente impermeabile a suggerimenti del compositore.
Fu il primo a eseguirlo, in forma oratoriale alle Canarie a fine gennaio del Due, in forma scenica (Lenhoff) ad Amsterdam pochi mesi dopo, e anche il primo a registrarlo ufficialmente. Di certo, Berio non fu estraneo alla concertazione.

Bartoletti, risentito dopo quasi quindici anni, m'ha molto colpito, anche perché come tenore, nel 2003 a Genova, aveva Martinucci. Quel che c'entrava poco in quel finale era la messinscena di Montaldo, nata per Alfano. Come ho scritto ieri, cercherò quanto prima di risentire Gergiev, di cui ho la registrazione fatta nell'agosto del 2002 a Salisburgo.

Paradossalmente sono convinto che un capolavoro possa "diventare" ben piú ricco, perché intrinsecamente "ambiguo", di quel che il compostore stesso avesse immaginato componendolo. Emblematico, a mio parere, il caso di Britten, che fu molto stupito, ma non obiettò nulla, quando, venticinque anni dopo averlo composto e con l'abitudine a sé stesso e Pears, sentí il Peter Grimes secondo Davis e Vickers. Ma risulta che lo stesso Puccini sia stato colpitissimo da... quel che aveva scritto, quando Toscanini (con cui aveva, e avrebbe, avuto spesso rapporti agitati) riprese Manon Lescaut alla Scala per il trentennale del titolo. In altre parole, non credo che le esecuzioni sotto il "controllo" dell'autore siano piú "autentiche" di quelle in cui l'interprete è capace di trovare nella partitura quel che altri, talvolta anche l'autore, non vi avevano ancora trovato. Se questo vale per la musica, figuriamoci per la parte scenica...

Si parva licet componere magnis, ricordo la generale (o perlomeno, quel che si sperava sarebbe stata la generale...) del nuovissimo, anzi ancora incompleto Concerto per oboe di Jörg Widmann a Lucerna, una decina d'anni fa, con il compositore in sala e un altro compositore, George Benjamin sul podio. Non quagliava niente. A un certo punto Heinz Holliger, solista e dedicatario della nuova musica, approffittò d'un momento in cui Widmann e Benjamin s'erano distratti parlottando tra loro, e, in modo abbastanza esplicito, fece cenno all'orchestra di seguire lui e non il podio, anzi di lasciarlo proprio perdere... Cambiò di colpo tutto... Benjamin, di certo non un virtuoso della bacchetta, fece finta di niente e Widmann mi sembrò tutt'altro che contrariato.


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Re: Turandot al Massimo di Palermo

Messaggio da albertoemme » 05 feb 2019 17:51

Proverbiale anche l'incapacità di Mascagni di dirigere se stesso. Mio padre appena metabolizzai la Cavalleria Rusticana che girava a casa (diretta da Ugo Rapalo e cantata da Poggi, Protti e per i grisini l'incomparabile Caterina Mancini) mi disse questa credenza (sintetizzo: "tanto fumo e poco arrosto") che, poi, nel Teatro d'Opera in disco del Celletti trovai smentita. Ai posteri l'ardua sentenza se fu o meno vera "cellettata".-

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Re: Turandot al Massimo di Palermo

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 05 feb 2019 19:05

albertoemme ha scritto:
05 feb 2019 17:51
Proverbiale anche l'incapacità di Mascagni di dirigere se stesso. Mio padre appena metabolizzai la Cavalleria Rusticana che girava a casa (diretta da Ugo Rapalo e cantata da Poggi, Protti e per i grisini l'incomparabile Caterina Mancini) mi disse questa credenza (sintetizzo: "tanto fumo e poco arrosto") che, poi, nel Teatro d'Opera in disco del Celletti trovai smentita. Ai posteri l'ardua sentenza se fu o meno vera "cellettata".-
Quella incisa con Gigli, a me Mascagni mi piacque e moltissimo!!! Tempi molto piu' lenti di quanto si usa sentire, eppero' fu una direzione convincente!!!

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Re: Turandot al Massimo di Palermo

Messaggio da mascherpa » 06 feb 2019 09:19

albertoemme ha scritto:
05 feb 2019 17:51
Proverbiale anche l'incapacità di Mascagni di dirigere se stesso.
La sua registrazione della Cavalleria, piaccia o no l'opera, non mi pare di certo maldiretta, anche se preferisco quella "freddina" di Sawallisch (che ha poi il pregio non trascurabile, per me, d'essere cantata in tedesco, rendendomi quindi meno comprensibili le parole...).
Non so se fosse una "leggenda di regime", comunque sopravvissuta in tempi ben posteriori, però Mascagni passava per essere un eccellente interprete della Patetica di Ciacovschi.
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