Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

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Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

Messaggio da mascherpa » 18 gen 2019 09:34

Nelle sue Confessioni di una ladra di versi, Patrizia Valduga cita questo distico di Marziale:

Quem recitas meus est, o Fidentine, libellus: | sed cum male recitas, incipit esse tuus. (Epigrammaton I, 38)

Senza dubbio, il poeta latino faceva parte del corredo culturale di Wagner. La coincidenza è cosí diretta che mi riesce inevitabile supporre che gli sia valsa da stimolo, ma in tutto quello che ho letto sui Meistersinger non ho mai trovato un riferimento a essa.


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Re: Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

Messaggio da Amfortas_Genova » 18 gen 2019 21:36

Sarà perché poche battute dopo dice NO alle frivolezze latine...
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Re: Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

Messaggio da mascherpa » 30 gen 2019 10:09

A me pare che dica no a tutt'altre frivolezze, quelle della falsche welsche Majestät (cito a memoria), che con l'ironia di Marziale non avevano nulla da spartire.

Non dubito, invece, che da buon tedesco si considerasse tra gli autentici eredi sia della cultura classica, sia dell'imperialismo romano, degenerati, a suo modo di vedere, forse in Italia ma di certo nei teatri parigini.
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Re: Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

Messaggio da Amfortas_Genova » 01 feb 2019 20:43

Credo anch’io che il bersaglio siano i francesi; quella Parigi capitale di quasi tutte le espressioni artistiche nell’800, mentre Wagner preferiva bleiben in der Provinz un po’ obtorto collo, diciamo, dopo lo scherzetto degli amici del Jockey Club.

Sarebbe stato comunque piuttosto buffo citare con orgoglio Marziale, autentico campione di vere frivolezze ‘latine’ tra un canto luterano e una professione di fede nazionalista.
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Re: Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

Messaggio da Cossottiano » 02 feb 2019 10:49

Un'ipotesi molto suggestiva, che, tra l'altro, delinea uno spaccato di storia culturale interessante, perché, se Wagner ha davvero alluso a quell'epigramma con quello scopo, il suo riferimento sottolinea una volta di più la prospettiva di buona parte della cultura dell'Otto- (e poi)novecento su Marziale poeta frivolo ecc., mentre oggi la ricerca filologica ci ha fatto capire il suo impegno politico e letterario.
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Re: Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

Messaggio da mascherpa » 03 feb 2019 21:02

Amfortas_Genova ha scritto:
01 feb 2019 20:43
Sarebbe stato comunque piuttosto buffo citare con orgoglio Marziale...
Lungi anche da me supporre che l'abbia "citato", con orgoglio o no che fosse. La mia ipotesi è, ed era sin dall'inizio, che la memoria di quei versi, che credo probabile Wagner conoscesse, gli sia «valsa da stimolo» per la "drammaturgia" (diremmo oggi) della beffa. Mi pare infatti innegabile che Beckmesser faccia del Lied da lui attribuito a Sachs lo stesso scempio che Marziale addebita a quello sprovveduto di Fidentinus, e nello stesso modo.
D'altra parte, l'intera Tetralogia è a mio parere estremamente più intrisa di mitologia classica, d'Omero e Sofocle e Lucrezio, che non di saghe nordiche, anche se da queste prende promozionalmente i nomi. A me sembra ovvio che il Ring des Niebelungen c'entri con il Nibelungenlied più o meno come l'Otello di Rossini (che considero, a scanso d'equivoci, un capolavoro) con quello di Shakespeare, ossia pressoché niente: a parte, appunto, i nomi.

La coincidenza che m'ha così colpito, è ovvio, non dimostra nulla. Però mi pare curioso di non averne mai trovato cenno. Al punto che mi riesce naturale supporre che ci sia una sorta di "rifiuto nazionalistico" nell'ammetterla; non diverso, a parti capovolte, da quello che accade per Verdi che apre il secondo quadro del Macbeth (già il primo) con una citazione letterale, salvo la tonalità, dell'inizio del Primo concerto per pianoforte e orchestra di Mendelssohn. Probabilissimo, in questo caso, che lo sappiano "tutti", ma, come scrive Musil per altre cose, "non si usa parlarne" (invece, della citazione dell'inizio dello Scherzo dell'Opus 130 di Beethoven nella scena della sommossa del secondo Boccanegra parlano, chissà perché, in molti... evito di formulare ipotesi altre poco simpatiche nei confronti dei "chierici", che sottolineando un preteso "adeguamento" culturale del Verdi anziano non s'accorgono di svilire l'accurata e ricca formazione musicale che possedeva già quarant'anni prima).
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Re: Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

Messaggio da Cossottiano » 04 feb 2019 17:02

A questo proposito è tutto da leggere D. H. Forster, Wagner Ring Cycle and the Greeks, Cambridge 2010.
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Re: Un'ipotesi sulla beffa di Sachs

Messaggio da mascherpa » 05 feb 2019 11:50

Cossottiano ha scritto:
04 feb 2019 17:02
D. H. Forster, Wagner Ring Cycle and the Greeks, Cambridge 2010.
Dalla presentazione:

'Through his reading of primary and secondary classical sources, as well as his theoretical writings, Richard Wagner developed a Hegelian-inspired theory linking the evolution of classical Greek politics and poetry. This book demonstrates how, by turning theory into practice, Wagner used this evolutionary paradigm to shape the music and the libretto of the Ring cycle. Foster describes how each of the Ring's operas represents a particular phase of Greek poetic and political development: Das Rheingold and Die Walkure create epic national identity in its earlier and later stages respectively; Siegfried expresses lyric personal identity; and Goetterdammerung destructively culminates with a tragi-comedy about civic identity. This study sees the Greeks through the lens of those scholars whose work influenced Wagner most, focusing on epic, lyric, and comedy, as well as Greek tragedy. Most significantly, the book interrogates the ways in which Wagner uses Greek aesthetics to further his own ideological goals.'

Purtroppo il volume del Forster è caruccio anche usato; in un certo senso fa il paio con Richard Wagner und die indische Geisteswelt, versione tedesca del lavoro d'uno studioso svedese risalente a metà anni Ottanta.
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