7 Dicembre 2018 - Attila

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albertoemme
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da albertoemme » 06 gen 2019 23:36

Ho risentito oggi l’edizione scaligera diretta da Luisotti. Non male, ma inferiore a quella di Chailly soprattutto nel seguire e valorizzare i cantanti. La riascolterò ancora domani e semmai darò qualche dettaglio in più. Mi interessava valutare oltre alla direzione, la prova di Sartori che pensavo fosse stato migliore sei anni fa. Invece a un primo riascolto non mi pare. Pankratova che avevo riascoltato in questa registrazione prima di recarmi a Bayreuth per la sua Kundry, crolla nel “fuggente nuvolo” che è pezzo assai, ma assai insidoso. Tecnicamente è più o meno complicato come “Arrigo ah parli a un core”.-



daphnis
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da daphnis » 10 gen 2019 10:31

D'accordo su Luisotti, ma non solo. Will Humburg. Questo grandissimo, e misconosciuto, direttore verdiano, eseguiva (con un'orchestra non pari a quella della Scala) Attila come un'opera del primo Verdi, senza fare volgare zumpappà, ma, anzi, accentando, dando fuoco là dove occorre, staccando le cabalette e fraseggiando. Non, spianando la musica e appesantendo suono e frase fino a postdatare Attila o brucknerizzare Verdi: questo, a mio avviso, il limite di Chailly

https://www.youtube.com/watch?v=2BNKcD772as


marco vizzardelli
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mascherpa
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da mascherpa » 10 gen 2019 10:38

Incancellabile il ricordo della straordinaria direzione di Luisotti nell'Oberto: pochissime recite fuori stagione all'Arcimboldi con i cantanti dell'Accademia, tra i quali perlomeno un "grande promessa", poi non del tutto mantenuta. Credo fosse il settembre del Due.
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albertoemme
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da albertoemme » 10 gen 2019 17:43

Era il Finto Stanislaio all’Arcimboldi che effettivamente Luisotti diresse molto bene, tanto che dissi a quelli di Montepulciano: “prendetelo!”.-

ugo54
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da ugo54 » 11 gen 2019 10:02

daphnis ha scritto:
10 gen 2019 10:31
D'accordo su Luisotti, ma non solo. Will Humburg. Questo grandissimo, e misconosciuto, direttore verdiano, eseguiva (con un'orchestra non pari a quella della Scala) Attila come un'opera del primo Verdi, senza fare volgare zumpappà, ma, anzi, accentando, dando fuoco là dove occorre, staccando le cabalette e fraseggiando. Non, spianando la musica e appesantendo suono e frase fino a postdatare Attila o brucknerizzare Verdi: questo, a mio avviso, il limite di Chailly

https://www.youtube.com/watch?v=2BNKcD772as


marco vizzardelli
Ecco, mi pare corretto dire "a mio avviso"!
A parte che non sottoscrivo "spianando e appesantendo suono e frase".... Chailly avrà anche allargato i tempi ma per sottolineare anche meglio alcuni momenti di lirismo ( che pure ci sono) ed ha evitato nel limite della scrittura l'effetto eccessivamente bandistico e del resto non si può solo avere "una" visione del primo Verdi: tutto quarantottesco.
E' una lettura legittima ma non è la sola, almeno credo. E poi dipende anche dai cantanti che hai. Se hai Abdrazakov con espressività ed emissione morbida...incalzarlo troppo avrebbe avuto senso? E Sartori che di espressività non ne ha? Lo avresti solo accompagnato di corsa? Ma non è anche un protagonista riflessivo e portato alla dolce malinconia?
Preferisco le lettura di Muti (allo zenit), certamente, ma anche Patanè sempre alla Scala nel 1975, per dirti che non ho particolari favoritismi da elargire a Chailly.
Ma faccio un esempio per farmi capire meglio, che mi pare possa calzare, sull'interpretazione di Falstaff:
Toscanini con Valdengo e Giulini con Bruson!
Non sono due visioni distinte e comunque con dignità reciproca?
A me piace più l'una dell'altra ma puoi dire in cuor tuo che la meno riuscita sia "negativa"?

daphnis
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da daphnis » 11 gen 2019 10:40

No, intendevo solo dire che, a mio avviso, peso sonoro orchestrale (e che peso!), fraseggi e impostazione del canto da parte di Chailly rimandavano ad un che di posteriore rispetto alla data ed a quella che, - ripeto, a mio avviso - è la connotazione stilistica di Attila. Il tutto era accuratissimo e aveva un senso a fronte del (magnifico) spettacolo di Livermore. Resta però il fatto che alle mie orecchie pareva Attila eseguito come fosse... Don Carlo, o (esagerando, ma non troppo: si sentono, in Chailly, gli anni trascorsi a Lipsia) una sinfonia di Bruckner.
Se penso al Chenier dell'anno passato e poi a questo Attila, non individuo in Chailly una netta distinzione stilistica. Nè in orchestra (con netta propensione per le dinamiche dal mezzoforte in su e un fraseggio pesante e martellato) nè nel tipo di canto richiesto ai pur ottimi interpreti. In Giovanna d'Arco (che considero la miglior riuscita dell'attuale Chailly scaligero) c'era una diversa attenzione stilistica, che in questo Attila non ho riscontrato
Quando riascolto l'Humburg di Modena, trovo che la collocazione e connotazione del "suo" Attila siano più appropriate, nella varietà delle dinamiche, nelle accensioni, negli stacchi della cabalette che connotano, appunto, uno stile, un'epoca del teatro d'opera e di quello giovanile verdiano. Attila non è Don Carlo, non è Boccanegra.

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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da umangialaio » 11 gen 2019 11:07

daphnis ha scritto:
11 gen 2019 10:40
In Giovanna d'Arco [...] c'era una diversa attenzione stilistica[...]
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Più che altro c'era la Netrebko ...

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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da ugo54 » 11 gen 2019 11:51

umangialaio ha scritto:
11 gen 2019 11:07
daphnis ha scritto:
11 gen 2019 10:40
In Giovanna d'Arco [...] c'era una diversa attenzione stilistica[...]
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Bé, cosa non da poco :D

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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da mascherpa » 11 gen 2019 12:39

albertoemme ha scritto:
10 gen 2019 17:43
Era il Finto Stanislaio all’Arcimboldi che effettivamente Luisotti diresse molto bene...
Diresse entrambe le opere, in due anni diversi, ma vidi solo l'Oberto.
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Re: 7 Dicembre 2018 - Attila

Messaggio da albertoemme » 11 gen 2019 12:42

E poi in Giovanna c’era solo la direzione di Levine a fare da contraltare. Circa il primo Verdi di Chailly considererei anche l’elegante quanto freddo Due Foscari. Mentre i suoi Masnadieri non li ho potuti ascoltare dal vivo e non mi sbilancio. L’Oberto mi pareva fosse diretto da Frizza. Invece ha ragione Mascherpa. C’è un’edizione precedente del 2002.-

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