Plagi? Ispirazioni? A voi le conclusioni

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Plagi? Ispirazioni? A voi le conclusioni

Messaggio da manrico64 » 01 nov 2017 19:06

Già altre volte abbiamo avuto modo di constatare, con un misto di fastidio da un lato e orgoglio dall’altro, che le nostre recensioni servono da ispirazione, mettiamola così, a molti siti che si occupano di musica lirica e sinfonica.
Pochi giorni fa ne abbiamo avuto l’ennesima – e per certi versi triste – conferma.
Ma quando ciò accade qual è il nostro modus operandi? Contattiamo il responsabile del blog o il direttore della testata che ospita il pezzo "ispirato" :lol: al nostro articolo, gli segnaliamo l'accaduto e, come si dovrebbe fare secondo i dettami dell'etica giornalistica, si chiede la cancellazione dell'articolo (o parti di articolo) oggetto della copiatura e la pubblicazione di due righe di scuse in maniera tale che i lettori siano consci della reale fonte di ciò che hanno letto.
Non ci sembrano pretese esagerate ma richieste pensate per una soluzione pacifica e ragionevole. Purtroppo, nonostante il nostro approccio particolarmente morbido, le risposte sono quasi sempre del tutto insoddisfacenti.
C'è chi nega l'evidenza facendo acrobazie da far impallidire i più quotati free climbers, altri che promettono ma non mantengono, altri ancora che cancellano scocciati rispondendoci che l'intervento viene fatto esclusivamente per farci un favore.
Fermo restando che per i casi più gravi continueremo a non avere nessuna esitazione a procedere per vie legali - cosa che per altro abbiamo fatto in un'occasione ricevendo opportuno risarcimento - abbiamo deciso di aprire questo thread in cui andremo ad inserire i casi di "ispirazione" subita dai nostri articoli. A tal proposito invitiamo i nostri lettori a segnalarci eventuali casi di estrema somiglianza fra i nostri pezzi e quelli di altre fonti.
Noi, con quel minimo di spirito goliardico che non guasta mai, abbiamo deciso dedicare alla pletora dei copiaincollatori un motto mutuato dalla Settimana Enigmistica, periodico mai troppo lodato.
OperaClick, il sito di musica seria che vanta innumerevoli tentativi poco seri di imitazione.

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Danilo

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Re: Plagi? Ispirazioni? A voi le conclusioni

Messaggio da manrico64 » 01 nov 2017 19:14

Vi sottoponiamo la nostra recensione di Traviata da Klagenfurt firmata da Vittorio Mascherpa e pubblicata il 21 settembre scorso confrontata con alcuni stralci di una recensione apparsa su un blog, circa un mese dopo.

Al di là delle "ispirazioni" che pare aver dato la nostra recensione vi evidenziamo in neretto le frasi totalmente identiche a quelle scritte dal nostro Mascherpa.
Vittorio Mascherpa x OperaClick:
Lo strumento base della regia è la conversione della protagonista dall’originaria cocotte d’alto bordo in top-model dei nostri tempi. Come osserva poi la Allud-Nicholas, “Violetta si fa fotografare. È pagata per essere nuda, anche se in situazioni con pretese d’arte. Ma è possibile che per denaro prenda in considerazione anche pose più esplicite”. Musa d’un fotografo (il Barone Douphol), è da lui pagata anche per uso di sesso: naturale, quindi, che questi ricompaia nel bel mezzo del grande assolo per fissarne l’immagine eccitata, finendo per soggiacere ancora una volta al fascino di lei, che però, infastidita e disturbata nell’ascolto reale o sognato della voce d’Alfredo, lo respinge con crescente decisione. Il regista Brunel scrive che Violetta “è un essere umano, un essere sociale costruito tramite le sue relazioni con altri. Una donna moderna che difende la propria libertà, ma incappa sempre nei muri di una prigione innalzata intorno a lei, ma che ella stessa ha contribuito in buona parte a costruire”. Reduce da un’operazione che si spera le dia sollievo dal cancro, è subito ripresa nell’ingranaggio micidiale della propria professione-immagine, al quale finisce per soccombere.

Rino Alessi sul suo blog e poi ripresa da uno dei tanti siti che nascono come funghi:
La protagonista Violetta, non è solo una mantenuta di lusso, ma una top-model che fa mercato del proprio corpo per sopravvivere. Violetta si fa fotografare. È pagata per essere nuda, in situazioni che hanno pretese artistiche. Ma è possibile che per denaro prenda in considerazione anche pose più esplicite, ci annuncia il regista. E così è: musa di un fotografo alla moda, il rampante Barone Douphol, è da lui pagata anche per fare sesso tanto che lui ricompare nel bel mezzo dell’aria del primo atto per fissarne l’immagine eccitata. Violetta, in questo spettacolo, “E’ un essere umano, una donna moderna che difende la propria libertà, ma incappa sempre nei muri di una prigione innalzata intorno a lei, che lei stessa ha contribuito in buona parte a costruire”. Reduce, fin dall’inizio, da un’operazione che dovrebbe darle sollievo, è subito ripresa nell’ingranaggio micidiale della propria professione-immagine, al quale finisce per soccombere

Vittorio Mascherpa x OperaClick:
Secondo la vecchia tradizione austro-tedesca, lo spettacolo è diviso in due parti, con l'intervallo dopo la scena tra padre e figlio, musicalmente debole e narrativamente inutile. L’inserimento di quelli che potremmo chiamare Verwandlungsbilder, oltre che un espediente per evitare la distrazione del pubblico durante i cambi di scena, allude all’originaria struttura in tre atti dell’opera, mostrando in immagini quel che avviene nel tempo tra essi. Come primo entr’acte, m’è parsa trionfale la scelta d’un passo, circa due minuti e mezzo, della sequenza che apre il film Le mépris di Jean-Luc Godard (il titolo in francese è d’obbligo, poiché, più di mezzo secolo fa, questo famoso nudo di spalle della Bardot, in nulla volgare, fu tagliato dalla versione italiana). Indubbiamente funzionale per definire, persino agl’ignari di medicina come me, la malattia di cui sta morendo Violetta, è poi la proiezione, tra la festa di Flora finita male e il terz’atto, d’una serie d’immagini diagnostiche accompagnate dal rumore angosciante delle apparecchiature che le generano: invero non molto gradevoli a vedersi, contribuiscono però a creare quell’invenzione della realtà che a quel che si legge, e soprattutto si sente in teatro, fu il supremo scopo di Verdi.

Rino Alessi sul suo blog e poi ripresa da uno dei tanti siti che nascono come funghi:
La tradizione esecutiva austro-tedesca vuole che La Traviata sia divisa in due parti e l’intervallo è fissato dopo la scena tra padre e figlio nella casa di campagna. Ciò rende accettabile, se non congruo, l’inserimento dei Verwandlungsbilder cari al teatro concettuale, ossia la sequenza che apre il film di Jean-Luc Godard “Il disprezzo” con una giovanissima Bardot, sorta di modello per la Violetta dello spettacolo, e tutta una serie di immagini diagnostiche accompagnate dal rumore angosciante delle apparecchiature mediche che le generano a fare da preludio alla morte di Violetta in ospedale. Morte che la protagonista recita al proscenio, sola mentre gli altri la osservano a distanza.
Per completezza d'informazione il sito che ha ripreso la recensione di Alessi ha provveduto a cancellare le frasi sopra riportate in neretto. Il responsabile di questo sito, in risposta alla nostra mail in cui gli comunicavamo lo spiacevole episodio ha avuto una reazione curiosa che potremmo sintetizzare ironicamente con un (si badi bene, nostro) virgolettato: “Non abbiamo copiato, siete brutti e cattivi solo a pensarlo, ma per farvi un favore cancelliamo le parti contestate della recensione”. Le comiche in versione 2.0, sostanzialmente. O, a vederla in altro modo, un’ammissione di colpevolezza clamorosa?
Tanto per rendere tutto più singolare (a al limite del grottesco), la recensione è stata edulcorata sul sito che l'ha ripresa dal blog, ma non dal blog dello stesso autore. A tal proposito, questa la risposta che abbiamo ricevuto da Rino Alessi: "Direi che le analogie riguardano le dichiarazioni del regista pubblicate sul programma di sala che sono quindi pubbliche."
In realtà le frasi in neretto, come potete facilmente notare, non centrano nulla con il virgolettato inerente le dichiarazioni del regista.
Insomma, anche tra i praticanti dello sport estremo dell’arrampicarsi sugli specchi ci sono i bravi, i mediocri e quelli che cadono e si convincono di essere ancora in piedi.
Danilo

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