Der Freischutz, Teatro alla Scala

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daphnis
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Der Freischutz, Teatro alla Scala

Messaggio da daphnis » 11 ott 2017 12:39

Due sono le ragioni per andare ad ascoltare (preciso: ascoltare, e basta) questo Franco Cacciatore, andato in scena alla Scala con un... franco successo e un trionfo personale per il direttore
1) Il Franco Cacciatore, in se stesso. Sublime. Musica dell'anima.
2) Myung Whun Chung sul podio.
Siamo grati ad Alexander Pereira di aver riportato il titolo alla Scala. Gli siamo ulteriormente grati per averlo affidato a Chung.
Non gli siamo grati per aver chiamato, per la parte scenica, l'ennesimo rimasuglio di solaio dei suoi anni di Zurigo. Lo spettacolo di Hartmann, tedesco ex-sovrintendente a Zurigo, è di una bruttezza disturbante. Viene voglia di ascoltare la meravigliosa musica ad occhi chiusi perché l'ascolto non sia deturpato dalle orrende luci, dalle brutte scene, dai costumi da parodia de Lo Schiaccianoci, dalla... demolizione scenica del personaggio di Annchen ridotta ad una frenesia di mossette epilettiche (mossette da regia di un secolo fa...) che vorrebbero far ridere e non ci riescono, anzi riducono il personaggio ad una insopportabile macchietta. La brava e malcapitata Eva Liebau dovrebbe ribellarsi all'inverosimile abito da Minni o Paperina di Walt Disney, con fioccone in testa, cui Hartmann e i tre costumisti l'hanno costretta, e a tutta la ininterrotta serie di saltelli e corsettine idiote cui viene sottoposta. Per non parlare del cinghialone "infernale", degli invadenti mimi diabolici, comprensibili là dove hanno un ruolo, ma fuori luogo nel finale. Infine: un vero horror, fra le "cose" più orripilanti viste di recente su un palcoscenico, la chiesetta al neon, l'inginocchiatoio al neon, le montagne al neon, fastidiosissime per gli occhi e di raccapricciante bruttezza. Nulla la cura della recitazione, cantanti in giro a casaccio per il palcoscenico. A credito di Hartmann, solo una certa spettacolarità nella scena della "forgiatura", con i suoi fuochi (anche perché, lì Chung scatena tutto il virtuosismo orchestrale di cui è capace). Avvinto dalla parte musicale il pubblico ha graziato gli artefici di quella scenica: siamo d'accordo, ma solo perché guastare con un "buuu" anche se rivolto altrove, la magistrale prova direttoriale fornita da Myung Whun Chung, sarebbe stato un delitto. Lui è stato il solo vero "regista musicale" dell'opera.
Uno stato di grazia spirituale, perdurante ormai da anni e via via incrementato, consente al grande maestro coreano un approccio in profondità ai testi musicali. Una tecnica direttoriale da sempre trascendentale annulla in partenza ogni problema tecnico: qui, perfino i corni della Scala, inizialmente un po' timidi si sono rinfrancati cammin facendo (magnifico l'accompagnamento alla celeberrima canzone corale dell'ultimo atto) e tutta la compagine scaligera, segnatamente gli archi scuri e i fantastici legni (cosa non sono gli ottavini nella canzone di Kaspar!) hanno reso come a questa orchestra accade, invariabilmente, ad ogni incontro con Chung, "loro" direttore per eccellenza e comunione di spiriti. Il coro di Casoni è stato meraviglioso, per espressività e forza. E Chung fa davvero regia in musica, a partire dal colore orchestrale notturno, la sua è un'orchestra azzurro-notte, blu e lunare e screziata di mille sfumature tali da rendere tutta la poesia dell'opera. E la sua è regia musicale nella mobilità dei tempi e dei fraseggi, nella ricchezza delle dinamiche, dal sussurro fino all'urlo grottesco nelle parti "diaboliche", nel lirismo del canto di Agathe (brava e musicale, pur con qualche nota alta un po' fissa, Julia Kleiter), nel camerismo di certe ballate, nella cartesiana eleganza del coro finale (che con Carlos Kleiber "volava", con Chung si compone in suprema armonia di spirito, scelte diverse ma entrambe legittime) . E il coreano Chung sa cogliere con sapienza la dimensione di "opera nazionale tedesca" del Freischutz. Una direzione magistrale che si affianca a tutta la serie delle mirabili recenti apparizioni di questo direttore, in particolare sulla rotta Milano-Venezia. Pregustiamo Un Ballo in Maschera a La Fenice...
Nel cast vocale, migliore in campo il robusto Kaspar di Gunther Groissbock, Michael Konig-Max ha una voce nasale non gradevole ma sa servirsene per rendere il carattere "rustico" e una certa ingenuità del personaggio. A posto gli altri, pur senza eccellenze. L'eccellenza, qui, è Myung Whun Chung: il trionfo, meritato, è suo. Si ha voglia di riascoltarlo (la prossima volta bendati, per avere un magnifico Freischutz in forma di concerto). Quindi, grazie Pereira per la proposta del titolo e del direttore, ma la prego, la scongiuro - di grazia - una volta per tutte: dimentichi i suoi vecchi amici registi di Zurigo (sta per arrivare Sciarrino su regia, udite udite!, di Jurgen Flimm... e siamo nel 2017! Auguri...). Hanno fatto guai in serie, qui alla Scala...


marco vizzardelli
Ultima modifica di daphnis il 11 ott 2017 16:21, modificato 4 volte in totale.



Annaimperfetta
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Re: Der Freischutz, Teatro alla Scala

Messaggio da Annaimperfetta » 11 ott 2017 13:29

Grazie per il consiglio, andrò direttamente in loggione a 14 € risparmiando un bel po’ di soldoni

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manrico64
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Re: Der Freischutz, Teatro alla Scala

Messaggio da manrico64 » 11 ott 2017 20:11

in homepage la recensione di Ugaccio Malasoma :wink:
Danilo

daphnis
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Re: Der Freischutz, Teatro alla Scala

Messaggio da daphnis » 11 ott 2017 22:08

Letta. Bella, esaustiva, puntuale e veritiera. Leggerne sui quotidiani di recensioni così complete! Bravo Ugo.


marco vizzardelli

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orso
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Re: Der Freischutz, Teatro alla Scala

Messaggio da orso » 17 ott 2017 16:44

Questa sera è trasmessa in TV da Mezzo e da Servus

( scusate, ho visto che se ne era parlato già nel thread sulla tv )
[i]"All'infuori del cane il libro è il miglior amico dell'uomo
All'interno del cane è troppo buio per leggere"[/i]

G.Marx

Manrico80
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Re: Der Freischutz, Teatro alla Scala

Messaggio da Manrico80 » 18 ott 2017 10:14

Presente in loggione ieri sera. Confermo le impressioni lette qui, regia poco felice (a parte la scena del fuoco che pur nella sua banalità era riuscita) costumi volutamente kitsch ed esagerati ma un po’ disturbanti, cast vocale adeguato ma non certo epocale. Direzione orchestrale superlativa ed una musica veramente appassionante e coinvolgente. Una piacevole serata scaligera.

otello81
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Re: Der Freischutz, Teatro alla Scala

Messaggio da otello81 » 18 ott 2017 14:07

Ho assistito alla recita di ieri sera. Personalmente ho trovato magnifica la direzione di Chung alla guida di un'orchestra in ottima forma (a titolo esemplificativo basti pensare alla sinfonia, all'esplosione di suono della scena del maleficio nelal foresta o ancora al preludio del terzo atto che introduce l'aria di Agathe) e in grado di cesellare ogni momento della partitura con grande effetto (ricordo inoltre che Chung ha diretto la partitura a memoria). Cast di livello soprattutto nel comparto femminile. Non sempre a fuoco il protagonista maschile. Spettacolo inefficace e brutto scenicamente. Grande successo al termine con ovazioni meritatissime per Chung.

Robertino
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Re: Der Freischutz, Teatro alla Scala

Messaggio da Robertino » 23 ott 2017 21:09

Chung é un grandissimo direttore 'verdiano', ma anche qui, alle prese con la musica 'romantica', pre-wagneriana, di Von Weber . se l'é cavata egregiamente, pur avendo a disposizione un 'cast' vocale non proprio impeccabile. I tubi al neon richiamano gli esperimenti anni '50 di Lucio Fontana e forse copiano le installazioni luminose di un artista contemporaneo come Massimo Uberti. I costumi sono piaciuti alle coriste di Casoni, anche se poi molte di loro si sono lamentate in quanto, una volta indossati, erano pesanti. troppo invernali. La regia di Hartmann ha cercato di differenziare (visivamente e scenicamente) i caratteri dei vari personaggi, per cui ai movimenti ed alle 'mossette' di un personaggio dinamico, mobile, 'rossiniano', come Annchen (Eva Liebau) ha contrapposto, forse in maniera un po' troppo didascalica, la staticità di Agathe (Julia Kletter), differenziandoli anche con colori e costumi diversi.
Oltre alla scena notturna della forgiatura delle pallottole magiche (con la collaborazione dello scenografo Voigt , che si riscatta così sia pure parzialmente ) vanno apprezzate anche altre due invenzioni registiche nel terzo atto: il duetto ( ben reso scenicamente) tra il Principe e il coro e la ' buca ' del suggeritore che si trasforma nella porta di ingresso dell' Inferno, inghiottendo il 'cattivo cacciatore ' Kaspar .
Promossi a pieni voti direttore, coro ed orchestra, promossi - sia pure con molte riserve - 'cast' vocale, costumisti e regista, bocciato invece lo scenografo ' al neon ', la ' pagella ' complessiva dello spettacolo é comunque senz'altro sufficiente, positiva, anche considerando che si tratta di una tipica produzione di fine stagione operistica, utile soprattutto a migliorare, grazie alla Scala, il 'curriculum' artistico di chi vi ha preso parte (cantanti, regista, scenografo, costumisti).

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