Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2017]

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violamargherita
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Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2017]

Messaggio da violamargherita » 09 ago 2017 10:42

Che successo! Tutto l'Haus für Mozart in piedi per una serata di alta qualità.
Quell'esagerato di William Kentridge satura la scena (fatta tutta di componenti lignee: passerelle, bauli, scale, assi) con infinite proiezioni, pressoché a ogni battuta ci sarebbe un qualcosa da notare, e infatti molto va perso. I costumi richiamano la solita iconografia büchneriana, e tutti sommato ai cantanti è richiesta grande espressività.
Matthias Goerne non ha la voce da Wozzeck; sempre un po' al limite, con un volume non strabordante; insomma Berg non è Schubert, e Goerne non è Fischer-Dieskau. Molto più convincente la Grigorian, precisa il giusto, disperata il giusto, baldracca il giusto, vittima il giusto.
Molto bene i ruoli di fianco.
Jurowski dirige bene ma un po' guardingo, esattamente come l'Abbado della Pasqua 1997. Benissimissimo i Wiener, e coro dominatore, molto migliore che in «Aida».
Si torna a casa soddisfatti, e con un'immagine che difficilmente si scorderà: quel Bimbo di Marie e Wozzeck che per tutta l'opera è rappresentato da un pupazzo disumanizzato - che effetto strepitoso vedere due genitori che discutono di un figlio finto e litigano per esso -, a volte indossante una maschera a gas, per dirci che l'aria di questo mondo ignobile è irrespirabile anche per chi non respira.



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notung
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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da notung » 09 ago 2017 12:23

violamargherita ha scritto: Matthias Goerne non ha la voce da Wozzeck; sempre un po' al limite, con un volume non strabordante; insomma Berg non è Schubert, e Goerne non è Fischer-Dieskau.
DFD al quale, Goerne si ispira in modo evidente nei Lieder.
Viola, avrei una curiosità: non ho mai visto e sentito Goerne in una parte operistica ma ricordo che nelle serate dedicate al Lied mi colpì il suo rapporto quasi fisico, simbiotico, col pianoforte, che si esplicitava anche in una mimica del corpo piuttosto marcata. Di là del canto, come si comporta in scena, è buon attore e interprete?
Con calma, quando avrai tempo, ciao.
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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da violamargherita » 09 ago 2017 13:20

notung ha scritto:
violamargherita ha scritto: Matthias Goerne non ha la voce da Wozzeck; sempre un po' al limite, con un volume non strabordante; insomma Berg non è Schubert, e Goerne non è Fischer-Dieskau.
DFD al quale, Goerne si ispira in modo evidente nei Lieder.
Viola, avrei una curiosità: non ho mai visto e sentito Goerne in una parte operistica ma ricordo che nelle serate dedicate al Lied mi colpì il suo rapporto quasi fisico, simbiotico, col pianoforte, che si esplicitava anche in una mimica del corpo piuttosto marcata. Di là del canto, come si comporta in scena, è buon attore e interprete?
Con calma, quando avrai tempo, ciao.
Guarda, è coinvoltissimo, fin nella mimica facciale, con quegli occhi (bellissimi, tra parentesi) sempre allucinati. Suda molto, devo dire, ma recita a meraviglia. Il problema è che il suo Wozzeck è perdente e remissivo in ogni istante. Mi manca quella massa di canto da ribelle, che dovrebbe esserci in frasi come «Gott im Himmel, man könnte Lust» eccetera, o nella scena dell'omicidio e del successivo ballo con pianoforte in scena. Lì, dal vivo, Fischer-Dieskau o Wächter si ergevano come giganti effimeri ma paurosi. Forse dipende anche da un direttore troppo trattenuto nella sua visione. Baci.

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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da notung » 09 ago 2017 15:14

Grazie, ti sei spiegata alla perfezione.
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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da pbialetti » 11 ago 2017 13:42

violamargherita ha scritto: Molto più convincente la Grigorian, precisa il giusto, disperata il giusto, baldracca il giusto, vittima il giusto.
Mi fa piacere che la Grigorian riscuota successo in un contesto di questa risonanza. Dopo averla sentita in Rusalka e Oneghin alla Komische Oper mi sono chiesto come mai una cantante con questo carisma non frequenti abitualmente palcoscenici più blasonati.

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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 11 ago 2017 16:25

Ma ha qualche parentela con il compianto tenore Gegam Grigorian?

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Puck
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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da Puck » 11 ago 2017 16:58

UltrasFolgoreVerano ha scritto:Ma ha qualche parentela con il compianto tenore Gegam Grigorian?
È la figlia.
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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da albertoemme » 12 ago 2017 08:48

Approdato ieri a Salisburgo e presenziato al concerto Goerne/Trifonov. Non ricordo se avevo mai ascoltato questo baritono in Italia. Sensibile, non lezioso sconta però una voce purtroppo priva di smalto e senza una precisa identità. In ogni caso stimolato dal resoconto di Violamargherita mi sono comprato un suo cd (MG sings german arias) così potrò ascoltarlo in Mozart, Wagner, Strauss, Korngold, Humperdinck e Berg). Ora alle 11 un concerto al Mozarteum diretto da Luks (mai visto dirigere).-

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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 12 ago 2017 09:57

Puck ha scritto:
UltrasFolgoreVerano ha scritto:Ma ha qualche parentela con il compianto tenore Gegam Grigorian?
È la figlia.
Grazie!

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Re: Uno, nessuno, centomila Wozzeck [Salzburger Festspiele 2

Messaggio da mascherpa » 15 ago 2017 16:14

Visto iersera il Wozzeck salisburghese. Mi ha lasciato piuttosto freddo, nonostante sia forse quello meglio cantato tra le quasi tre decine d'esecuzioni in teatro che ne ho ormai sentito.

Causa principale del mio poco gradimento è stata l'amplificazione senza senso troppo spesso in uso nel Haus für Mozart, ossia il vecchio Kleines Festpielhaus rifatto per quanto riguarda la sala tra il 2004 e il 2006, con una visibilità eccellente e un'acustica che non avrebbe bisogno d'altro se non di non essere disturbata. Invece, stando nella seconda balconata, da cui si ha una perfetta vista d'insieme del palcoscenico, gli altoparlanti, in sé ottimi, piazzati in alto ai lati del boccascena generano effetti fastidiosi di riporto, per di più limitati ad alcuni settori dell'orchestra (iersera contrabbassi, violoncelli e flauti, un po' meno gli oboe) e al proscenio. Amplificazione sgradevole, che, dal posto dov'ero (n. 22 di quarta fila, appunto di seconda balconata) faceva sentire i suddetti strumenti come succede al cinema. E del tutto inutile, poiché anche cantando in fondo al palcoscenico nelle posizioni sopraelevate imposte dalla regia, le voci dei cantanti si sentivano poi benissimo in modo naturale. Notai la prima volta lo sgradevole vezzo in occasione del Franco tiratore con Seiffert (mi pare nel 2007) e da allora si ripete in modo imprevedibile (preciso che vado quasi sempre nella stessa zona del teatro): evidente che qualche volta amplificano, qualche altra no. C'è da chiedersi se abbiamo mai mandato su qualcuno ad ascoltare quel che succede... Sta di fatto che, proprio all'inizio dell'opera, quando Goerne canta al proscenio, la sua voce mi proveniva invece che centrale dal basso, dall'alto a destra.

Altra causa d'irritazione il "biglietto da visita" del regista Kentridge che, come quelle impossibili vicine di posto che scartocciano la caramella solo quando si spengono le luci e il direttore prende posto sul podio, inizia lo spettacolo simulando il rumore ribattuto d'un vecchio proiettore 8 o 16 mm ormai difettato per l'età. Il rumore inizia poco prima che il direttore attacchi e cessa solo dopo una decina di secondi di musica, quando apre bocca il Capitano: suppongo che a Gerhard Siegel, che lo canta, fossero un po' girate le palle (per tacere di Goerne, che notoriamente "ha un carattere"), mentre Vladimir Jurowski, sul podio, se l'è messa, come si dice, in tasca. Se trovo qualcuno che mi sappia spiegare in modo convincente il "valore aggiunto" di questo esibizionismo da duenne prelogico, gli regalo il mio abbonamento alla prossima Mozartwoche.

La regia in sé diventa poi piuttosto silenzosa e muove notevolmente bene i cantanti-attori, limitando gli eccessi di maniera. Aggiunge però la solita marea di proiezioni filmiche e gag collaterali care al suo autore, che mi paiono del tutto inutili, anche se a chiudere gli occhi m'hanno indotto solo durante l'interludio orchestrale prima dell'ultima scena.

In compenso, ripeto, hanno cantato tutti benissimo, a partire dalla Asmik Grigorian / Maria, i cui acuti sono finalmente canto e non grida, come ormai da decenni ci s'era abituati a sentire e a trovare naturali in questa parte per rispetto a una "immarcescibile" veterana del ruolo. Benissimo anche il Dottore di Jens Larsen, imponente figura e voce ben nota ai frequentatori della Komische Oper (Osmino, Leporello, Veit Pogner, i quattro vilains dei Contes, per citare i ruoli in cui lo ricordo d'acchito). Ma non meno pregevoli Siegel / Capitano e John Daszak / Tamburmaggiore, del quale leggo che canterà prossimamente il ruolo di Vere a Mosca: suppongo sarà molto interessante, specie se avranno scelto la prima versione.

E poi Goerne: verissimo che ha una voce non ricca d'armonici, quindi, se si vuole, poco fascinosa. Ma tra dizione, espressione e mimica facciale, a mio gusto è in grado di superare qualsiasi riserva. Dirò di più: il suo cantare con cosi poche bellurie sonore ne hanno fatto quasi il punto d'accumulazione di tutto quel che gli altri personaggi rifiutano di riconoscere in sé stessi.

Bellurie sonore che, invece, m'hanno reso quasi continuamente fastidiosa l'esecuzione dei Wiener Philharmoniker, o cosiddetti tali. Suono rotondissimo, d'assoluta precisione, ma che c'entra questo con l'espressionismo del Wozzeck? Quanto a Jurowski, non è certo l'unico, né il più famoso, dei direttori che, al termine d'una serata con i Wiener si possono trovare a pensare: "toh!, stasera ho diretto questo..."). Spero che tra due ore, con la Lady Macbeth di Mzensk e un'orchestra che porta la stessa denominazione, Jansons s'aggiunga allo scarno elenco dei direttori (Boulez, Harnoncourt, Gergiev...) che, a mio parere, sanno o sapevano far fare ai Wiener quel che vogliono loro invece di star lì ad aspettare, felici o seccati a seconda dei casi, che gl'Immortali della Sala d'oro finiscano di sonare come gli garba.
Il quartetto è la forma più alta di democrazia (Angelo Zanin, Quartetto di Venezia)

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