Un grande artista che commise un fatale errore politico (?)

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mascherpa
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da mascherpa » 21 set 2016 12:58

Giulio Santini ha scritto:In merito ai gusti artistici di Hitler...
Gli strali di Speer, persona di corretta formazione accademica, sono certamente ben indirizzati, però è interessante ricordare anche quanto scrive il nostro archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli (Dal diario d'un borghese e altri scritti, ed. Il Saggiatore, 1962). Nel maggio del 1938 l'accademico senese, futuro presidente dalla CCC del PCI, fu "comandato", anche per la sua buona conoscenza della lingua tedesca, a fare da cicerone a Hitler durante il suo viaggio in Italia, e si trovò piú volte seduto in auto tra costui e il suo noto modello italiano per raccontare loro qualcosa su quel che vedevano. Orbene: il Bianchi Bandinelli afferma che, a differenza di quelle spesso incredibili che gli pervenivano dall'altro lato, le domande del dittatore tedesco denotavano una passabile cultura di base.

Afferma anche, il Bandinelli, d'essersi posto ripetutamente il problema se e come farsi saltare in aria con i due personaggi mentre gli spiegava l'arte italiana, ma di non averne avuto il coraggio, anche per le scarse le possibilità di successo.
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Giulio Santini
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da Giulio Santini » 21 set 2016 13:28

Questo che scrivi, e che ricordo di aver letto anche io recentemente in un articolo di quotidiano sulla figura dj R.B.B., sta semmai a confermare il retroterra "perbene" e piccolo borghese, dunque attento a una infarinatura culturale come si deve, e a un approccio corretto e rispettoso ad essa.

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il_bonazzo
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da il_bonazzo » 21 set 2016 14:31

Giulio Santini ha scritto: andrebbe riflettuto su come suonassero a un uomo, a un ragazzo degli anni trenta, su cosa suggerissero e ispirassero i caratteri vitalistici e camerateschi del pezzo, il quale io conosco e apprezzo tutt'altro che per i suoi clangori e il coro che apre e chiude. Questo non toglie nulla alla grandezza dell'autore, essendo che la sua ispirazione fu sincera e non dettata da ragioni di propaganda.
Ma questo credo sia un aspetto connaturato a quasi tutta la musica sinfonico/vocale: suscitare nell'ascoltatore suggestioni diverse a seconda della proprio sensibilità e del proprio humus culturale. Si può fare una riflessione più ampia, credo, sul come certa musica abbia provocato conseguenti suggestioni quando abbinata a opere cinematografiche e finanche televisive a volte quasi incredibili, sfuggendo anche a un concetto di "sapere alto" quale tendiamo ad associare a certo tipo di produzione musicale. L'incipit di Also sprach Zarathustra era immaginabile avrebbe fatto pensare a universi e astronavi, come tuttora avviene dopo il capolavoro di Kubrick? Per non parlare del quarto movimento della Nona di Beethoven, oggi considerata come Europeismo in musica, che è quanto di più lontano dalle intenzioni dell'autore. Come suonasse allora la musica di Orff e come suona adesso non dovrebbe distoglierci dal considerarlo più o meno "compositore di regime" sulla base di rigorosi approci analitici, documenti, azioni di effettiva adesione, come del resto Strauss. In teoria. Perchè in pratica la nostra coscienza storica, formata sugli orrori di quel periodo, e il nostro personale gusto estetico troveranno sempre una più o meno agile giustificazione in un senso o in un altro.
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Giulio Santini
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da Giulio Santini » 21 set 2016 15:25

È ovvia la differenza nella percezione deĺl'arte secondo i contesti storici e culturali: ma sarebbe affare ben diverso anche sotto il profilo penale se, ad esempio, seguendo la mia sincera inclinazione artistica, io mi facessi artefice di un'opera nonostante il fatto che, per essa, il mio pubblico possa essere indotto a togliersi la vita (quanto può essere censurabile ma non riprovevole), oppure se lavorassi proprio in ordine a tale suicidio. Allo stesso modo, posto che "Carmina burana" potesse confortare un giovane tedesco nel suo nazismo, questo sarebbe stato un epifenomeno (meglio evitarlo, comunque), non già il fine del brano, nel caso in cui Orff l'abbia composto senza desiderare di compiere un'apologia dell'ideologia hitleriana, tanto più grave, a mio giudizio, nel caso fosse insincera e dettata solo da ragioni di piaggeria gratuita (ma non dovrebbe essere il caso). Trattandosi di questioni molto delicate attinenti la morale di ciascuno, è chiaro che i giudizi finiscano per divergere anche al netto di tutto quanto non sia rigoroso dato storico; ma è assai importante che si fondino sulla base della massima attinenza alla realtà, che qui si può cercare di raggiungere in regime di scambio, almeno per me, molto proficuo.

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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da Dr.Malatesta » 21 set 2016 16:55

Pur rispettando l'opinione di tutti (non quella di Baricco, però, perché esposta con presunzione e supponenza), mi permetto di non essere d'accordo sulle premesse: sia per ciò che concerne Orff, sia per ciò che rappresentano o vogliono rappresentare i Carmina Burana, sia sulla questione - complessa e delicata - degli artisti e intellettuali che decisero di convivere più o meno con il regime nazionalsocialista (molto diversa la questione dei rapporti tra stalinismo e arte: lo scrivo perché non voglio avvicinare due situazioni profondamente differenti e perché ho recentemente letto con grande delusione il libello di J. Barnes "Il rumore del tempo" dedicato a Shostakovich).

Orff - come molti intellettuali dell'epoca - scelse di non emigrare. Faceva parte certamente di una classe agiata (quell'aristocrazia militare che era il fulcro sociale della Germania prussiana) e probabilmente era consapevole di non "rischiare" quanto altri suoi colleghi (per ragioni di esposizione politica o di genealogia). Tuttavia non si può ritenere che non si fosse posto il problema, che non fosse conscio di quello che gli accadeva intorno (come se lo posero Furtwaengler, Strauss, Heidegger o la stessa classe militare - c'è un bel volume di Fest sulle ragioni del fallimento degli attentati a Hitler, che indaga le motivazioni di questo rifiuto, non dettato da vigliaccheria o comodità, ma da ragioni più profonde). Neppure si può pensare che se fosse stato d'estrazione piccolo borghese avrebbe marciato con le S.A. Perché se il discrimine è l'essere partito o no allora la lista dei nazisti occasionali o potenziali si deve allungare di molto in un folle processo alla storia che non tiene conto delle circostanze e della vita personale di ciascuno. E sulla reale percezione di ciò che fosse l'opposizione al regime (e quale fosse il regime): se si gioca con la storia e si applicano al passato i termini di giudizio odierni, ci si pone subito in una dimensione anti storica tranciando condanne a posteriori e accusando chi ha vissuto in quegli anni drammatici di non essere vissuto oggi. E coerentemente insieme all'incolpevole Orff, si rischierebbe un calderone di "condanne" contenente una considerevole parte dei maggiori artisti del secolo XX (attivi in Germania e in Italia).
Il caso di Orff è poi particolare: non ebbe alcun incarico ufficiale nel Reich, anzi, si dimise da direttore di una prestigiosa associazione musicale di Monaco all'indomani dell'ascesa al potere di Hitler. I suoi Carmina Burana furono aspramente criticati e raramente eseguiti (è nota la stroncatura senza appello della stampa ufficiale sotto il controllo di Rosemberg: e proprio perché musica mancante di "germanicità", "cameratismo", "vitalismo"). La sua scuola musicale passò seri guai perchè nell'insegnare ai ragazzini usava il flauto dolce (strumento considerato giudaico e bolscevico)... I capi d'accusa sono noti: aver fatto partecipatare alle Olimpiadi del '36 la sua scuola (ma lui personalmente non contribuì con nessuna composizione, come invece fece Strauss) e l'aver scritto nuove musiche di scena per il Sogno d'una notte di mezza estate per sostituire quelle proibite di Mendelssohn (e qui in discreta compagnia, cogliendo, l'opportunità di lavoro: peraltro le musiche vennero rifiutate nella forma originale e fu costretto ad elaborarle per renderle più gradite, poi comunque ci lavorò sopra in anni successivi alla guerra, dandone diverse versioni). Orff come molti altri, credeva nella superiorità dell'arte e nel dovere dell'artista di preservare la bellezza e la civiltà anche nella tragedia o nei regimi totalitari: proprio come Furtwaengler era un tedesco e amava la sua terra rifiutandosi di confondere il nazionalsocialismo con la cultura tedesca o col popolo tedesco. Ingenuo? Forse, ma non per questo condannabile.
I Carmina Burana composti tra il ’35 e il ’36 sulla scia dell’interesse tutto intellettuale per gli antichi canti profani medievali: crogiolo di lingue e culture, simbolo di anarchia contro le barriere nazionali e gioco colto ricchissimo di contaminazioni (l’esatto contrario di ciò che il nazionalsocialismo voleva imporre nella sua politica culturale). A ben vedere la musica di Orff si fonda sul recupero del linguaggio arcaico che sta alla base della civiltà europea, nelle sue diverse anime (eredità classica, medioevo germanico, rinascimento), rifiutando sì certe contaminazioni o certi stilemi che invece altri suoi colleghi approfondirono (si pensi a Schoenberg, Berg etc..) così come l'eredità romantica e tardo romantica impersonata da Strauss (le sue opere pseudo "romantiche", Der Mond e Die Kluge, infatti, si rifanno ad un mondo fiabesco preromantico e simbolico). Proprio il recupero dell'antica polifonia e delle forme musicali arcaiche aprirà la strada a Henze, Rihm e Reimann. Certamente Orff si inserisce nel ricco mondo musicale del '900 tedesco e sicuramente il ricondursi alle tradizioni medievali germaniche, ai clerici vagantes, all'antica goliardia, al gotico e ad una religiosità epicurea, lo portano in quelle correnti novecentesche che possiamo definire come la reazione alla neue musik (intesa come ricerca di linguaggi alternativi alla tonalità o) e che fondevano tradizione e irrazionale. Anche Pfitzner può essere ricondotto alla stessa categoria (e pure la sua musica è giudicata da taluni come roba da nazisti...). Però non vi è nulla di "barbarico" o di "primitivo" - come spesso si legge - nel linguaggio di Orff, nè alcuna contaminazione con la musica "bassa", né di cameratismo: si tratta, piuttosto, di un'operazione culturale ed intellettuale che intende porgere l'antico recuperandone l'attualità linguistica reinventandone lo stile secondo una complessa valutazione filosofica che riporta all'"anima" di quella musica. La stessa scelta linguistica – come dichiarerà lo stesso Orff – non è un semplice riferimento classico straniante come per fissare una cesura tra il nostro tempo e l’antico (seppur reinventato), come ad esempio sarà Oedipus Rex di Stravinskij la cui scelta linguistica – latino classico rigorosamente nella pronuncia restituta – è motivata esplicitamente nel senso di distacco: il latino nella sua forma “volgare”, come il provenzale e l’alto tedesco, sono invece per Orff veicoli di internazionalizzazione, strumenti per sottolineare la koinè che supera le ubriacature nazionalistiche e i miti della razza. Davvero non ci trovo nulla di nazista in tutto ciò, come non c'è nulla di nazista nel Rienzi di Wagner (opera preferita di Hitler e che, secondo una sua ricostruzione, gli diede l'ispirazione per l'ideologia nazionalsocialista).
Matteo

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mascherpa
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da mascherpa » 22 set 2016 11:53

Repetita juvant, anche certe cose già dette da altri; però, caro e stimatissimo "Dr.Malatesta", scherza coi fanti e lascia stare i santi: quando si parla di Orff sarebbe bene non tirare in ballo, un colpo al cerchio, un altro alla botte, l'Oedipus rex e addirittura il Rienzi (su questo, sappiamo tutti a memoria la divertente frase di Theodor Adorno, o perlomeno la sua traduzione ad opera non ricordo mai se di Manzoni o Bortolotto, nella quale il personaggio diviene il «primo terrorista borghese e precursore dell'ideologia totalitaria»: benissimo! e allora?)

Mi congratulo, poi, per la tua arguzia (e la ringrazio perché... crea la mia) nel ravvisare in Orff l'uso di «strumenti per sottolineare la koinè che supera le ubriacature nazionalistiche e i miti della razza». Per me (dirò meglio: per la mia infinita rozzezza) una siffatta koiné musicale stava, proprio negli anni Trenta, da tutt'altre parti (e anche nei Quaranta: penso con raccapriccio al rifacimento dell'Orfeo monteverdiano, colpevole modello di quanto sarà perpetrato jussu Karajan nel '67 sulla Poppea, e penso, per rasserenarmi, alla Sinfonia in Do di Stravinskij o ai Canti di prigionia di Dallapiccola, o magari, koiné se mai ve ne fu una, a una certa Ode to Napoleon...). Ammiro, altresí, la tua disinvolta insistenza nell'affermare che Orff «personalmente non contribuì con nessuna composizione» alla cerimonia inaugurale del 1936, pur avendone firmata, anche sull'etichetta del disco prontamente pubblicato, una di non poco "impatto mediatico": a me parrebbe che il tacerne sarebbe stato bello, perché, proprio se l'ha fatta fare dalla gentile assistente (l'altro ieri sembrava solo in parte, ieri è diventato del tutto...) e poi ci ha messo su il suo nome, chiunque può trarne facilmente conclusioni antitetiche alle tue. Forse l'esigenza della brevità t'ha poi indotto sí a ricordare che all'indomani della Machtergreifung Orff si dimise da direttore d'una «prestigiosa istituzione musicale di Monaco» (il Münchener Bach Verein) e, piú volte, gli attacchi ai Carmina burana della stampa razzista vicina a Rosenberg, ma non il gradimento che per la composizione dimostrò Hitler (Sherree Owens Zalampas, Adolf Hitler- A Psychological Interpretation of His Views on Architecture, Art and Music): ovviamente, però, nulla ci assicura che Hitler capisse bene quel che era compatibile con il nazismo e quel che invece intendeva minarlo...

Aggiungo, decisamente OT, che non ho capito a quale delle mie presunte premesse alludi quando dici che non le condividi, visto che l'unica da me esposta è semplicissima e la ripeto: «mi par chiaro che in queste discussioni la differenza di fondo nasca sempre dal diverso gradimento individuale della musica». Ovvero, come si dice correttamente, de gustis non est disputandum. A te ed ad altri Orff piace, e tu ci trovi una silenziosa, aristocratica e sofferta dissociazione dai poteri del suo tempo; a me, come ad altri, non piace, e, personalmente, ci trovo una dipendenza di fondo dall'ideologia dominante nel suo tempo, anche se, come ho scritto due giorni fa, la cosa è «penalmente non colpevolizzabile».

Osservo, infine, che la tua frase: «neppure si può pensare che se fosse stato d'estrazione piccolo borghese avrebbe marciato con le S.A.» sembra voler contraddire come riguardante l'Orff maturo un'affermazione, non mia anche se da me ripresa ed espressamente condivisa, riferita invece in modo inequivoco al giovane Karajan. Chiarezza, "Dr.Malatesta", chiarezza e precisione nelle citazioni, quando si parte dal lodevolissimo principio di "rispettare l'opinione di tutti". Altrimenti si cade proprio nell'errore, esecrabile, di Baricco...

P.S. La famiglia di Orff era sí di militari, ma non prussiana: tutte le fonti concordano nel sottolinearne l'origine e il carattere schiettamente bavaresi (e, come ognun sa, i militari prussiani e quelli bavaresi s'erano voluttuosamente sparati addosso per secoli, sino a nemmeno trent'anni prima che nascesse Carl).
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da mascherpa » 22 set 2016 12:46

il_bonazzo ha scritto:...la Nona di Beethoven, oggi considerata come Europeismo in musica, che è quanto di più lontano dalle intenzioni dell'autore.
Eppure, Domenico (cito a caso e a memoria):

Deine Zauber binden wieder,
was die Mode streng getheilt;
Alle Menschen werden Brüder,
wo dein sanfter Flügel weilt.

e più avanti, prima nella solennità dell'Andante maestoso, poi intrecciato nello slancio dell'Allegro energico e sempre ben marcato:

Seid umschlungen Millionen,
diesen Kuss der ganzen Welt...


A me, tutto questo sembra un po' andare, ante litteram, contro «l'idolo immondo dello stato sovrano» (parole d'un gran saggio...).
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da Tebaldiano » 23 set 2016 03:14

mascherpa ha scritto: Seid umschlungen Millionen,
diesen Kuss der ganzen Welt...


A me, tutto questo sembra un po' andare, ante litteram, contro «l'idolo immondo dello stato sovrano» (parole d'un gran saggio...).
Pare quasi evocare Zum ewigen Frieden di Kant.
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fracapi
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da fracapi » 25 set 2016 14:12

nell'articolo in questione mi colpisce la frase : Le journaliste Thomas Trenkler rappelait alors que Karl Böhm devait sa nomination au Semperoper de Dresde (1934) à la démission de Fritz Busch (opposé au régime) et à l’intercession d’Adolf Hitler. " ...

in particolare : " à la démission de Fritz Busch (opposé au régime) "

quindi oppositori ce ne furono....

il popolo tedesco di allora , secondo me , fu causa della sec. guerra mondiale .. con tutte le sue conseguenze in morti ,distruzioni , genocidi ecc . " mi prendo l'Austria , mi prendo la Polonia ..ecc , cosi' con il nostro fuhrer domineremo il mondo . "
Hanno ( i tedeschi ) subito una disfatta ( come al solito ) .. e che faccio ? metto al muro tutti gli herr Hans Muller tutte le fraulein Brigit Schmidt .. ?
chiaro che no , giustizio un po' di conclamati assassini nazisti , per gli altri ANCHE QUELLI FAMOSI , faccio finta di niente , continuino a fare al loro MAGISTRALE arte , ma che almeno SOCIALMENTE spariscano!!! Cosi viva : Karajan , Leni Riefenstahl , Albert Speer , Wilhelm Furtwängler .. ecc ecc .

pero' se targa commemorativa si deve mettere , perche non a : Fritz Busch ?

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Giulio Santini
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Re: Un grande artista che commise un fatale errore politico

Messaggio da Giulio Santini » 02 nov 2016 13:33

A proposito di reductiones ad Hitler un poco avventate, a mio dire, segnalo questa che vede il successo e la grandezza di Mozart frutto della manipolazione ideologica di "nazisti" di metà Ottocento. Non ho letto il libro, ma solo l'intervista, che però mi pare sostenere tesi molto radicali con argomenti talvolta sconnessi.
http://www.connessiallopera.it/intervis ... trombetta/
Ultima modifica di Giulio Santini il 02 nov 2016 14:46, modificato 1 volta in totale.

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