Almanacco del giorno

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massenetiana
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da massenetiana » 21 gen 2018 04:12

Oggi il grande Domingo compie 77 anni.
:torta:


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Neldìdellavittoria
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da Neldìdellavittoria » 27 gen 2018 11:20

Il 27 gennaio 1756 nasceva a Salisburgo Wolfgang Amadeus Mozart.
Nello stesso giorno, ma del 1901, moriva Giuseppe Verdi (formulata così pare che ci sia una correlazione un poco infausta, ma le date sono quelle).
Die bitteren Tränen der Petra von Kant

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massenetiana
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da massenetiana » 09 feb 2018 16:18

Il 9 febbraio 1885 nasceva a Vienna Alban Berg.
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da massenetiana » 10 feb 2018 03:40

10 febbraio 1881: prima rappresentazione (postuma) dei Racconti di Hoffmann di Offenbach all' Opéra-Comique di Parigi.
:love: :love:
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da il_bonazzo » 10 feb 2018 11:18

massenetiana ha scritto:
21 gen 2018 04:12
Oggi il grande Domingo compie 77 anni.
:torta:
Secondo altre teorie ne avrebbe compiuti 82 o anche 157.
"Spengi quella telecamera! Spengila, t'ho detto!!!"
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Berlioz
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da Berlioz » 11 feb 2018 16:27

il_bonazzo ha scritto:
10 feb 2018 11:18
massenetiana ha scritto:
21 gen 2018 04:12
Oggi il grande Domingo compie 77 anni.
:torta:
Secondo altre teorie ne avrebbe compiuti 82 o anche 157.
Certo. Ha cantato con la Pasta.
Al sesso non si applica il Principio di Esclusione di Pauli.

abc
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da abc » 12 feb 2018 08:31

95 :torta:

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massenetiana
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da massenetiana » 12 feb 2018 12:57

Grandissimo Franco.
:torta:
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da massenetiana » 16 feb 2018 00:07

16 febbraio 1892: prima rappresentazione (con libretto tradotto in tedesco) del Werther di Massenet al Wiener Staatsoper.
:love: :love: :love:
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Re: Almanacco del giorno

Messaggio da mascherpa » 16 feb 2018 13:08

massenetiana ha scritto:
16 feb 2018 00:07
1892 ... al Wiener Staatsoper.
Mi prendo le molto sorridenti libertà di rilevare che Oper in tedesco è femminile, cosí come opera in italiano, e di dire che mi suona inquietante trovarla concordata al maschile: caso diveso, infatti, da quelli di i]Saal[/i] e di Orchester, rispettivamente maschile e neutro in tedesco, ma i cui traducenti italiani sono femminili e per i quali è considerata corretta, nell'uso italiano attuale, sia la concordanza al maschile, sia quella al femminile (diversa ancora, ovviamente, l'ipotesi di dire "*la grand opéra francese", in cui la concordanza maschile appare imposta dalla presenza dell'aggettivo, maschile se scritto come si deve: non oso neppur pensare alle smorfie di disgusto degli stimatissimi aficionados di questo genere, che personalmente trovo d'un vuoto sensazionale, a sentir dire, peggio se senza ispirato e sognante trasporto, qualcosa di diverso da "il grand opéra francese"...). È quasi certo, peraltro, che la gentile forumista abbia usato il maschile sottintendendo, invero non incorrettamente (vedi sotto), "teatro"; ma le sorridenti libertà che qui mi prendo consistono appunto nell'esporle il profondo, seppur personalissimo e direi wertheriano disagio che ho provato trovando concordato al maschile quel nudo, per me attraentissimo, femminile Oper, e non un Operntheater disperatamente abbottonato in catafratte o ricamate Westen, ossia panciotti...

Oggettiva, invece, appare indubbiamente l'improprietà legata all'uso, nel contesto, della parola Staatsoper: nel 1892 il noto Haus am Ring, "teatro sulla circonvallazione", ormai ex tale perché le mura erano state demolite, non si chiamava infatti Wiener Staatsoper ("opera di stato di Vienna", bensí Hofoper ("opera di corte"), o, a voler essere precisi, Hof-Operntheater (come ho anticipato sopra): un'istituzione, si noti en passant, imperial-regia, cioè k.k., da non confondersi con quelle imperiali e regie, k.u.k. o anche, nelle dorate insegne predilette ancor oggi da qualche ristorante desideroso d'alzare i prezzi, K+K, qual era ad esempio l'incarico di direttore della medesima istituzione. Gustav Mahler fu infatti, come si evince dalla sua corrispondenza su carta intestata del Hof-Operntheater, l'imperiale e regio direttore d'un teatro che, in sé, era imperial-regio: in un capitolo memorabile, Robert Musil scrive che il corretto uso delle due indicazioni costituiva una vera e propria difficilissima scienza.
La denominazione attuale Wiener Staatsoper fu adottata formalmente, se ben ricordo, in occasione della riapertura nel 1955, mantenendovi il concetto di Stato formalizzato solo nel 1938 dopo l'occupazione nazista anche se, a quanto pare, già nell'uso corrente dagli anni Venti. Ricordo anche, qui piú con disagio che sorridendo, che, per distinguersi come si piccano di fare taluni fratelli minori, l'Opera di Budapest, entro la quale si visita tuttora l'appartamento di rappresentanza costruito per gli Asburgo e abbastanza usato dalla celebre Sissi, si chiamava invece, con ben piú d'una punta nazionalistica, "teatro ungherese reale di stato" (Magyar Királyi Állami Operaház, denominazione identica all'attuale salvo il Királyi abolito nel 1945).

N.B. Anche se il primo e corrente significato di Haus è casa, che in italiano è femminile, non mi parrebbe raccomandabile concordare al femminile, ad esempio "l'Opernhaus di Zurigo", e nemmeno, nel caso d'un noto teatro londinese, "*la Royal Opera House" (anche se il discutibile uso è di gran lunga prevalente), perché in queste espressioni composte il traducente naturalizzante italiano non è casa (che meglio si completa con espressioni come "mia", o "d'arte", o "del conducente", o "del cane", o "della casseruola inossidabile", o "di tolleranza", o persino "del cinghiale", come quella dove una volta entrai sperando d'acquistarvi un mezzo cosciotto da cucinare «in agrodolce alla romana» e mi furono invece offerti dei patetici portachiavi), bensí teatro, che femminile non è. Diverso, ovviamente, il discorso qualora s'insistesse per una traduzione estraniante dei termini surriferiti, che però, sempre a mio parere, si tingerebbe di sottile goffaggine...
«"Tradizione è trascuratezza", cosí fu spesso sentito dire Mahler» (Richard Specht, 1913)

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