Pereira c'è

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Dr.Malatesta
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Re: Pereira c'è

Messaggio da Dr.Malatesta » 18 mar 2019 14:47

mascherpa ha scritto:
18 mar 2019 13:36
...dalla seconda metà degli anni Settanta fino (almeno) al 2008 non solo non si parlò di sconti, ma esiste(va) un aumento legato all'esercizio del "diritto di prelazione". Il ragionamento, in sé correttissimo, di Grassi, fu che, essendo i costi dei biglietti coperti in parte (allora, come ho scritto sopra, per circa un quarto) dai denari del Contribuente, chi, essendo, da poco o molto tempo, già "dentro", s'avvaleva d'un diritto che escludeva dall'usufruirne altri contribuenti "in coda", doveva pagare di più (non ricordo se questo sovraimporto fosse del dieci o del venti per cento, in ogni caso non era una cosetta trascurabile).
"Correttissimo" sino ad un certo punto dato che mi pare vada contro ad ogni logica di buon senso: i "diritto" alla prelazione era ben controbilanciato dall'esborso anticipato dell'intero pacchetto di biglietti di cui si avvantaggiavano - naturalmente - le casse del teatro. Peraltro l'imposizione di un costo (significativo) all'esercizio della prelazione, mi pare contribuisca alla formazione di quella "aristocrazia scaligera" che del palco in abbonamento o delle poltroncine fece, e in misura minore (molto minore) oggi, un vero e proprio status symbol di ricchezza e privilegio (atteggiamento molto "Milano bene" che ovviamente non riguarda tutti gli abbonati di allora, ma che era comunque assai diffuso). Io credo che sia sacrosanto individuare formule di agevolazione e riduzione per chi anticipa al teatro una somma importante. Poi è chiaro che all'estero tutto funziona diversamente e infatti il teatro d'opera è un luogo vivo mentre in Italia è un museo. Paghiamo oggi scelte risalenti nel tempo e, forse, ha poco senso chiedersi quando e come è iniziato il problema: di sicuro deve mutare il modo di gestione e fruizione dell'intero sistema musicale italiano che, alle prove dei fatti, non regge.


Matteo

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ZetaZeta
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Re: Pereira c'è

Messaggio da ZetaZeta » 18 mar 2019 15:12

Annuntio vobis gaudium magnum: all'unanimità e con il tipico compromesso italico il cda ha deciso di restituire i soldi ai Sauditi e Pereira rimane fino al 2020.
Direi che possiamo dichiararci tutti insoddisfatti :scemo

LucaB.
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Re: Pereira c'è

Messaggio da LucaB. » 18 mar 2019 15:16


victorlebrun
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Re: Pereira c'è

Messaggio da victorlebrun » 18 mar 2019 15:19

A mio parere Pereira voleva coprire il buco della minor vendita di biglietti facendosi bello con l'accordo con gli arabi e nascondere il problema. Adesso il CDA dà una tiratina di orecchie a Pereira che ha gestito veramente ma le la faccenda, ma per coprire il buco alla fine accetterà i soldi con una scusa.

rebenello
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Re: Pereira c'è

Messaggio da rebenello » 18 mar 2019 16:26

mascherpa ha scritto:
18 mar 2019 12:35
Dell'insufficienza delle risorse pubbliche s'è in realtà cominciato a parlare in questo Forum nel 2001, quindi non mi lamenterei se questa volta non è stata ritirata fuori la geremiade. Quale percentuale del bilancio d'una istituzione teatrale sia oggi coperta da esse, non è del resto dato sapere ufficialmente, perchè le fondazioni di diritto privato, come si vantava quel sovrintendente che si sforzò più di tutti per averle, non sono tenute alla pubblicazione dei bilancio
In realtà non è così, le fondazioni sono è vero di diritto privato, ma essendo enti a controllo pubblico totale/maggioritario sono considerati a tutti gli effetti, sia dalla normativa comunitaria che nazionali, cd. organismi di diritto pubblico: ciò comporta che i loro bilanci siano pubblici e pubblicati sui loro siti (cosa facilmente verificabile), che debbano bandire gare d'appalto, e che siano sottoposti alle norme in materia di amministrazione trasparente.

Per chi volesse approfondire la situazione Scala, a questo indirizzo è scaricabile il bilancio 2017 ( https://www.patrasparente.it/amministra ... e=36&pa=32# ), da cui risulta che i contributi pubblici complessivi ammontano a 46,82 milioni di euro (voce Trasferimenti correnti da Amministrazioni pubbliche a pag. 106 - piano dei conti integrato). Su un totale entrate di circa 122 milioni fa circa il 38%.

Nota interessante: per Torino e Venezia la percentuale di incidenza dei contributi sale al 60%, a Roma al 70%. Quindi Milano, a differenza di quanto si potrebbe immaginare, è molto meno dipendente dalla mano pubblica rispetto ad altre realtà.

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Re: Pereira c'è

Messaggio da cabaletta64 » 18 mar 2019 17:43

Uscita la notizia che il CdA della Scala ha respinto l'offerta dell'Arabia Saudita e quanto prima restituirà i soldi già accreditati, la causa di ciò è perché il versamento non era conforme alle procedure dello statuto (3 milioni di euro).

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Re: Pereira c'è

Messaggio da daphnis » 19 mar 2019 01:45

Sintesi del mio parere.
La Scala di Pereira-Chailly è artisticamente modesta. Lissner-Barenboim fu arte di altro livello. Basterebbe citare Tristano, Les Troyens, e le apparizioni del Salonen desaparecido nell’attuale gestione. E Gatti, naturalmente.
Ma: Pereira è stato voluto per la capacità di acquisire fondi. Allora: di cosa si lamentano? Ipocriti!!!!!!!

Io sto all’esito artistico musicale. Salvo la direzione e le maestranze locali, orchestra e coro, in Kovantschina. Tamerlano. E le apparizioni di Mariotti sul podio. Salvo questo, sono anni molto grami. I peggiori da quando frequento la Scala.
Di Chailly, si fa a meno tranquillamente. Se Pereira ci è legato a doppio filo… vadano pure tutti e due. Se Pereira è saggio, bypassi la strumentalizzazione arabica e si sganci dalla pietra Chailly. Ma temo non sia possibile.

marco vizzardelli

P.s. E postilla non indifferente: penso si possa fare di meglio, ma non nel modello di una Scala leghista-italiota chiusa al mondo.
Ci pensino bene, lor signori

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Re: Pereira c'è

Messaggio da mascherpa » 19 mar 2019 13:02

rebenello ha scritto:
18 mar 2019 16:26
...le fondazioni sono è vero di diritto privato, ma essendo enti a controllo pubblico totale/maggioritario sono considerati a tutti gli effetti, sia dalla normativa comunitaria che nazionali, cd. organismi di diritto pubblico: ciò comporta che i loro bilanci siano pubblici e pubblicati sui loro siti (cosa facilmente verificabile), che debbano bandire gare d'appalto, e che siano sottoposti alle norme in materia di amministrazione trasparente.
Grazie mille per la correzione e il chiarimento. Devo considerare mia gravissima leggerezza avere creduto tuttora valida la lontana affermazione di quel non rimpianto sovrintendente (rilasciata nell'occasione in cui annunziò agli abbonati il trasferimento all'Arcimboldi). E magari non era vera nemmeno allora.
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Re: Pereira c'è

Messaggio da ugo54 » 19 mar 2019 13:15

daphnis ha scritto:
19 mar 2019 01:45
Di Chailly, si fa a meno tranquillamente. Se Pereira ci è legato a doppio filo… vadano pure tutti e due. Se Pereira è saggio, bypassi la strumentalizzazione arabica e si sganci dalla pietra Chailly. Ma temo non sia possibile

marco vizzardelli
Va bene. Abbiamo capito.
Sono d'accordo sulle migliori annate del duo Barenboim-Lissner, sono d'accordo che Chailly non faccia impazzire ma non credo che Amsterdam e Lipsia siano istituzioni fuori di testa e che si siano affidate per anni ad un "barlafuss".....
Quindi, come al solito, non è che se non sei da 10 e magari pure con lode sei un totale "pirlun"...
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Re: Pereira c'è

Messaggio da mascherpa » 19 mar 2019 15:42

Dr.Malatesta ha scritto:
18 mar 2019 14:47
...mi pare vada contro ad ogni logica di buon senso...
La faccenda non è liquidabile in modo così manicheo. Mi pare che tu trascuri il fatto fondamentale che l'esercizio del diritto di prelazione non era obbligatorio: l'abbonato poteva rinunziarvi e mettersi in coda con chi chiedeva un nuovo abbonamento. Ovviamente non lo fece nessuno che non godesse d'entrature tali da garantirgli un rinnovo senza prelazione. In quegli anni c'era molta richiesta d'abbonamenti nuovi e la scelta era tra abolire il diritto di prelazione (il che a Milano sembrava impensabile) e farlo pagare. In questo senso continuo a trovare correttissima la trovata, anche se, come ho appena detto, qualcuno poteva aggirarla (forse il sovracosto, che io ho attribuito a Grassi perché mi pare sia stato lui a giustificarlo, gli fu imposto dal Comune, che tra il 75 e l'85 aveva una netta maggioranza "rossa", o perlomeno rosée).

Io, che pure ne fui danneggiato, ci vidi come una sorta di logica imposta sul privilegio. Non mi sono noti casi, storicamente parlando, in cui imposte applicate a quella che tu vedi come una casta siano state uno strumento della sua conservazione, anche se ovviamente lo sono d'una sua restrizione ed eventuale rinnovamento (esempio classico, in Lombardia, le imposizioni catastali teresiane).

Ovviamente, questo non ha nulla a che fare con i troppo scarsi benefici di cui, allora e oggi, godeva e gode l'abbonato.

L'enorme differenza con oggi, già sottolineata da molti, è che allora il teatro era molto spesso esaurito.
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